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La partigiana del crochet

martedì, marzo 1st, 2016

E’ arrivata dal nord un sabato mattina ventoso ma senza ombrello, in una busta gialla morbida al tatto. Un sabato che non aveva nessuna voglia di esserlo e sembrava piuttosto un lunedì. E’ stato così che aprendola mi è apparsa lei

Golinelli crochet

una striscia di pensieri di filo fatti apposta per me. La striscia di una perenne combattente: la mia amica Antonella. Una che se le fai girare la trebisonda prima s’incacchia poi va a tirar qualche metro di sfoglia. O a cuocere un ragù. O a rammendar calzini. O a incrociar uncinetti. Una tosta, cresciuta senza scorciatoie. Una combattente senza esercito regolare.

Una partigiana. La partigiana del crochet. Sanno più cose quei punti catenella che i suoi familiari. E in certi momenti sanno darti più informazioni quelle mani operose, che all’occorrenza sono state anche operaie, che tutta wikipedia messa insieme.

Ho messo quella striscia dei pensieri sul pianoforte. All’ingresso della casa. Perché ogni volta, entrando e uscendo, possa ricordarmi sempre che, qualsiasi cosa accada, c’è chi quotidianamente combatte. Punto per punto.

Senti nell’aria c’è già

mercoledì, marzo 20th, 2013

Giusto due note a margine della odierna Giornata internazionale della felicità. E’ ben noto come i soldi non la facciano, la felicità, e dunque, devono aver pensato all’Onu, approfittiamo del fatto che ora ce ne sono ancora meno del solito per trarne qualche beneficio.

Il punto è, anche, capire che caspita sia la felicità. E siccome qui non è che possiamo riassumere secoli di speculazioni filosofiche in un post di sentimental per quanto stichespiralidoso blogghe, diciamo che secondo Wikipedia, la felicità è lo stato d’animo (emozione) positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri. Molto più prosaicamente ci pensarono Al Bano e Romina a stabilirne gli effettivi confini: felicità è un bicchiere di vino con un panino/ è lasciarti un biglietto dentro al cassetto/ è cantare a due voci quanto mi piaci.

Perché pure questo va detto, non so voi ma se io ritenessi già soddisfatti tutti i miei desideri non sarei affatto felice: sarei disperata. Tutto ciò premesso però uno spiraglio ve lo offro: da un paio di mesi a questa parte sta accadendo che persone a me vicine, o fisicamente o socialcosamente, stiano facendo scelte di vita ispirate non al raggiungimento della felicità ma alla “semplicità volontaria“.

Nell’inglish la chiamano “downshifting”, scalare una marcia, dedicare meno ore al lavoro (chi ce l’ha) per riappropriarsi del proprio tempo ovviamente adeguandosi al nuovo reddito: meno e meglio. Così come accade che alcuni di quelli che sono costretti dagli eventi a scalare una marcia dai propri stili di vita, inizino a farne un’occasione per affrancarsi dalla schiavitù dell’accumulo di oggetti e beni.  Sia chiaro: funziona se alla fine diventa una scelta, non se è la ratifica di una perdita.

Meno soldi ma anche meno stress e più gratificazione. Qualcuno, semplicemente, mi lascia i saluti sui socialcosi dicendo

-Meri, me ne vado da Facebook perché ho bisogno di ritrovare i miei tempi e vivere senza rincorrere a tutti i costi il gradimento degli altri.

Ecco, mi piace pensare che, volendo, siamo in grado di sottrarci anche alla dittatura del “mi piace”. E di quella delle cene di rappresentanza. E del “vestito adatto”. E degli status symbol. Vedete che poi sempre ad Albano e Romina si rivà: e, complice la crisi, magari riusciamo pure a fare a meno dell’edonismo culinario per tornare a un bicchiere di vino con un panino. E lasciarvi un biglietto dentro al cassetto. In luogo del presente blogghe.

Neanche io

mercoledì, luglio 7th, 2010

Se solo sapessi come si fa a scrivere a qualcuno che ha un tumblr lo farei privatamente. Invece mi tocca farlo qui, davanti ai miei 25 lettori ed e-lettrici. Dunque nell’elenco link di supercalifragili c’è anche una certa Blondeinside. E’ un tumblr. Diffido per principio di parole che abbiano una sola vocale. Ma in questo caso ricordo che feci un’eccezione perchè il momento era davvero complesso: stavo una chiavica. E non è che, mentre precipiti, se trovi un appiglio ti metti a fargli l’analisi al carbonio. Provi ad afferrarlo e basta. E io mi attaccai anche a questo tumblr -che forse è una specie di macedonia di cose prese qua e là ma con criterio, cercando di legare il gusto- perchè ogni giorno c’era almeno un motivo per aprire sto tumblr e non la boccetta del Lexotan.

Ecco perchè a un certo punto, con l’eroica decisione di aprire un blog -che pure questa è una parola che ha una sola vocale ma ormai la china discendente era presa- ci misi il link. Come un’indicazione stradale: se proprio non sapete dove cazzo andare provate a svoltare qui che c’è un posticino niente male. E tradussi: è una wikipedia del cuore. Perchè aveva fatto bene al mio, di cuore, che certi giorni proprio non sapeva che strade prendere per uscire dai vicoli ciechi. E andava a cercare su ogni Tom Tom possibile.

E così qualche giorno fa Blondeinside se n’è accorta. E si è chiesta: e com’è che m’hanno detto proprio a me che sono la wikipedia del cuore, a me che “dell’amore non ne so un cazzo”? Ecco, Blondeinside, forse perchè io -che sono Castanafuori- neanche. Evidentemente ho riconosciuto i tratti della comune ignoranza.

Poi tu, almeno, ti sei risposta che probabilmente si addita in te un faro perchè, in assenza di storie degne di questo nome dai tempi del Pleistocene, accade che “chi non sa fare insegna”. Io invece manco quello: nel frattempo, dopo la scoperta del tumblr, ho scoperto pure Cuba e, recentemente, di essermi presa una cotta con una trentina d’anni di ritardo, senza speranza alcuna nell’immediato di uscire fuori dal tunnellellelle.

E questo, lo capisci, ti farà restare in posizione inarrivabile ancora per un bel po’.