Posts Tagged ‘Voyager’

Basta un po’ di zuckercoso

lunedì, ottobre 22nd, 2012

Raccontarvi che caspita di weekend è stato quello che per me non è ancora passato nonostante sia quasi passato pure il lunedì è impossibile. Dunque, sostanzialmente, nel prolungamento che questo blogghe ci ha sui socialcosi è successo che un nutrito gruppo di esponenti del supercalifragilismo di Zuckercoso si sia autoconvocato per quella che hanno chiamato “La Woodstock di Meri Pop”. Ora, la contea dell’Ulster ci perdoni, l’evento annunciato da mesi è stato dalla sottoscritta preso come un divertentissimo Festival del Cazzenger che al massimo si poteva svolgere sui numerosi gruppi di discussione aperti all’uopo sul sempresialodato Zuckercoso (la rima baciata è offerta dalla ditta). La data, scelta sempre a cazzenger, si è in seguito scoperto coincidere con il Giubileo della qui presente. Insomma, una cosa rispetto alla quale ad esplicita domanda di mia sorella

-Meripo’ che si fa per il tuo cinq sessant settant esimo?
mestamente risposi
-Ecchevvuoifare figlia mia, un dignitoso silenzio, che è la mia anagrafe il Paese più straziato

Per farvela breve, questi si so’ presentati sul serio. Da tutta Italia e anche dalla Padania.
Tutto il materiale 2.0, video, audio, iconico, scribacchinocompulsivo con punte di parossismo tali per cui gente ha dovuto disattivare le notifiche, altri anche il computer, cambiare residenza ed espatriare per non essere più raggiunto da qualsivoglia patologia supercalifragica, dicevo che tutta sta roba è già all’attenzione di Voyager, Indagare per conoscere, del Censis, di Csi, The Mentalist, Cold Case e la facoltà di Antropologia.

Un momento dello sbarco in Sicilia, Grillocefaunbaffo (Foto bedda Maria)

Ciò che mi preme qui sottolineare è che io, nell’ultimo compleanno rintracciabile prima di approdare nel virtuale mondo dei blogghe, dei Zuckercosi e degli Uccelletti de Twitter, avevo ricevuto ben 5 sms di auguri: mamma, papà, mia sorella, la mia unica amica Rita e uno che s’era sbagliato. Io è da tre giorni che cerco di ringraziere e disseppellirmi dalle 385 notifiche di auguri, 57 messaggi privati, 50 zuckercosici in carne e ossa più quelli rimorchiati strada facendo.

Mi guardo bene dallo spezzare una lancia in favore di Facebook e dei blogghe e dei 2.0 e del popolodellarete, no io voglio solo dire, e lo dico con l’autorevolezza dei miei insuccessi, che se io oggi non sto sotto a un treno ma sotto a un ombrello e volo, è colpa vostra. E se dovessi riassumere in una sola parola qual è stato il motore che mi ci ha mandata e ci ci ha portati io credo sia “meraviglia”: che in fondo questo la nostra Mary Poppins ci insegna a fare. meravigliarci. E non è per dire ma a Mary Poppins poi alla fine pure Platone je spiccia casa: “E’ veramente propria del filosofo questa situazione: il provar meraviglia, né altra che questa è l’origine della filosofia”. E del casino che ne è venuto dopo fino a Sex and the city (ve la ricordate Carrie Bradshaw nella sigla, si, quando l’autobus si impozzanghera e le inguacchia il vestito e lei vede il suo nome sulla fiancata e sobbalza di meraviglia?).

Ecco mo’ se dovessi farlo io un augurio a voi direi che è: fate come Platone e Carrie, meravigliamoci sempre, meraviglie.

M’illudono d’immenso

giovedì, settembre 20th, 2012

27 agosto -Mabul Island

E infatti avete sentito male. Malissimo. Che sto sbarco a Mabul island manco nell’intera edizione 2012 di Voyager Indagare Per Conoscere, manco se vi trasferite a casa di Roberto Giacobbo lo potreste mai capì. Perché temo sia inspiegabile. Inspiegabile come si possa vivere su una potenziale Rangiroa con modalità da favelas di Rio. E mai potremmo capire come mai su un’isola da sogno non sia rintracciabile manco un metro quadrato di spiaggia pulita o un posto per fare un bagno fatta eccezione per le proprietà private degli esclusivi resort da 500 dollari a notte nei quali, vi è chiaro, noi non alloggiavamo di sicuro. Che però, lo dico, in Paradiso -almeno lì- bisogna starci liberi, non blindati col filo spinato tutto intorno. E dunque, lo ridico, no, in Paradiso col filo spinato no.

Ciò premesso sta Mabul island è la prima isola tropicale dalla quale ti viene voglia solo di scappare. Sul pontile ad aspettare il nostro arrivo era ammassato un gruppo di altri avventori in fuga che ci accoglievano come fossimo i Caschi Blu dell’Onu, neanche attendendo il nostro completo sbarco per tuffarsi nella barchina che li avrebbe riportati a Semporna. E si che, ve lo assicuro, per rimpiangere Semporna ce ne voleva. Mentre si tuffavano accompagnavano saluti e lanci con frasi del tipo
-Attenti che alla stanza A c’è un topo
-Ah e alla B non funziona lo scarico
-Alla 4 ci sono i piccioni

Arrivo a Mabul Island (Foto Professor Pi)

Il punto però non era tanto cosa ci fosse nelle stanze dell’alberghetto: è quello che non c’era tutto intorno.

E dunque ora io vorrei proprio dirvi che, da vera viaggiatrice navigata e scafata al punto giusto, scannerizzavo il luogo per i primi 10 minuti e preso atto della situazione non esattamente corrispondente alle attese, impiegati altri 5 minuti per gli opportuni imprecamenti, avviavo tosto le procedure di adattabilità e riconversione indi mi rilassavo già al sedicesimo minuto.

Mabul Island village (Foto Chiara Paparelli)

Vorrei anche aggiungervi che effettuato il primo sopralluogo nel villaggetto e resami conto che in un posto del genere sarebbe stato possibile effettuare al massimo una ricerca antropologica di ore 3 e poi, acquisito materiale di studio, fuggirne, in realtà innescavo comunque le procedure di riconversione da “dove immaginavo” a “dove effettivamente caspita sto” e mi godevo il bicchiere mezzo pieno pensando a come sopravviverci al meglio.

Mabul island eyes (Foto Chiara Paparelli)

E invece no. Non ve lo posso dire manco per niente. Mi sono sentita solo uno sconforto di classe A accompagnato da parallela cosmica incavolatura contestualmente inseguendo l’Idroscalo di Ostia come un miraggio. E iniziavo il countdown del “mancano quattro giorni alla partenza” consapevole che non sarebbero arrivati più. Che ci sono dei lunedì che il giovedì non arriverà mai. Questo, tipo.

E qui possiamo senz’altro introdurre un elemento di riflessione che il professor Pi pochi giorni dopo -a proposito del tema amore piuttosto che viaggi e più in generale vita- mi riassumeva magistralmente a Kuala Lumpur davanti a una zuppa di noodles con un:

-Meripo’, poco fa al bagno ho perfezionato una riflessione che mi sentirei di estendere a Teorema: le disillusioni per qualcosa che ci si aspetta e non arriva saranno sempre prevalenti rispetto alle belle sorprese che non ti aspettavi ma che hai comunque avuto.

Cioè sostanzialmente un
“La sòla di una delusione è di norma mai risarcibile dalla potenza della stupefazione per una sorpresa”

Io ne deducevo che
1) il bagno è sempre un luogo di grandi ispirazioni la cui profondità non è mai direttamente proporzionale all’impegno di altre operazioni contestuali che vi si compiono

2) le funzioni intestinali sono sottovalutate

3) a volte anche il professor Pi

E per quanto mi riguarda già solo per acquisire sto teorema valeva la pena il viaggio. A ciò si aggiunga che poi, calata la sera, anche Mabul Island ci ricompensava così:

Mabul Island sunshine (Foto Professor Pi)