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Émilie du Châtelet, quel “grande uomo la cui unica colpa fu essere una donna”

giovedì, aprile 6th, 2017

Storie calme di donne inquiete/17

“Era un grande uomo la cui unica colpa fu essere una donna”, disse di lei Voltaire.

Émilie du Châtelet, nata sotto Luigi XIV, prima scienziata di Francia, matematica, fisica, scrittrice, intellettuale (che, ricordiamolo, erano sempre e solo cosedauomini), poliedrica, passionale, anticonformista, stravagante, libera, studiosa di greco, tedesco e latino. “Una delle madri spirituali delle donne del ventunesimo secolo“, ha riassunto Elisabeth Badinter, scrittrice e filosofa francese.

E sì, nella sua vita ci fu anche Voltaire, che di Madame Émilie du Châtelet fu appassionato amante, intellettualmente complice, infedele ma sempre presente compagno. “Non ho perduto un’amante ma la metà di me stesso. Un’anima per la quale sembrava fatta la mia”, disse ancora alla sua morte. Una delle fiamme più vive dell’Illuminismo. Ma l’avete mai sentita accostare all’elenco di Voltaire, Rousseau e Montesquieu? Il link più gettonato se la si ricorda, quando succede, porta invece a Madame de Chatelet “amante di Voltaire”.

Un matrimonio combinato la porta a 19 anni a sposare il marchese Florent Claude du Châtelet. Lei intraprende altre relazioni e, nel 1733, arriva anche quella con Voltaire ed è a quel punto che molla Parigi, marito, figli e secondari amanti. Vanno a vivere nel castello di Cirey. E’ del 1737 il tomo “Elementi della filosofia di Newton”, che scrive insieme a Voltaire (il nomignolo che le darà lui sarà “Pompon Newton”,  a sottolineare la passione di lei per i fronzoli e per lo scienziato, non lo trovate delizioso?), e seguiranno poi le “Istituzioni di fisica” sulle teorie di Leibniz e la traduzione dal latino al francese di “Principia matematica” sempre di Newton, integrata con riflessioni e acquisizioni degli scienziati francesi.

Dormiva e mangiava poco (dicono si tenesse sveglia immergendo mani e braccia nell’acqua ghiacciata) e amava pazzamente, oltre la scienza, anche il sesso, territori che -ricordiamolo sempre- erano, entrambi, dominio esclusivo dei maschi.

E qui la Elisabeth Badinter ci fa entrare per un attimo nell’intimità al tempo dei Lumi, almeno dei Lumi di questi due che, diciamolo, ne hanno da far invidia fino ad oggi: “È lei che lo introduce all’astrazione filosofica, al mondo dei concetti. Madame du Châtelet era agnostica e probabilmente atea, anche se non si poteva dire all’epoca. Lei e Voltaire, all’inizio della loro passione, passavano le giornate al letto, analizzando l’Antico e il Nuovo Testamento, e facendosi un sacco di risate”.

Cervello, sesso, risate. Un trittico invincibile. Eppure. Eppure finisce anche per loro. Dove non poterono gli abbandoni di lui (prima per un’attrice e poi per la nipote, Madame Denis) a un certo punto poté la poesia, per meglio dire un giovane poeta. Ed è così che nel 1746 Emile infrange un altro tabù e molla Voltaire per un uomo di dieci anni più giovane di lei, il poeta Saint-Lambert. Ma è a quel punto che lei rimane incinta avendo già però raggiunto unacerta, per i tempi, cioè 42 anni. Ed è l’inizio dlela fine: la bambina nascerà morta e sei giorni dopo il parto morirà anche lei, assistita sia dal giovin poeta che dal vecchio amore Voltaire.

Émilie du Châtelet ci ha lasciato anche un “Discorso sulla felicità”, pubblicato postumo, in cui abbandona i toni del rigore scientifico e si lascia andare come avesse un blog sentimentale. Dal quale sprona tutti a seguire le passioni e per le donne aggiunge anche l’ambizione. E, come dovesse riassumercelo in un tweet, ci tramanda così la sua ricetta della felicità:

“Amare ciò che si ha, saperne gioire, godere dei privilegi del proprio stato, non invidiare coloro che ci sembrano più felici di noi, applicarsi per perfezionare noi stessi e per ricavare i maggiori vantaggi dai nostri comportamenti, è tutto quello che chiamo felicità”.

Quando siete felici fateci caso. E pensate ad Émilie.

Emilie du Chatelet

Allouìn

lunedì, ottobre 31st, 2011

Dispenser 2/

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle
Voltaire