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Nababbo Natale

venerdì, novembre 12th, 2010

1) Informo che il “pool aubergine” è al lavoro da stamattina alle 9. La Boccassini della situazione, il capo del pool, è tosta come poche. L’ideologo è il nostro Pres. 

2) Chiunque volesse essere inserito nei gruppi di lavoro può farne formale richiesta nell’apposito spazio Lasciauncommento che va inteso quindi anche come Mamagaritesoromio.

3) E’ giusto il caso di specificare al gruppo “ricerca Nababbi e miliardari” che, eventualmente ve ne avanzasse qualcuno, qua abbiamo una serie di amiche da maritare. E dunque si prega di lasciarne traccia nell’apposito spazio Lasciaunadichiarazionedeiredditi. ll pool intende rintracciarlo entro Natale.

4) Ricevo infine, e vi giro per conoscenza, il seguente essemmesse:
“Cara Meri, leggo solo ora il post su Vittorio. Scusa per tutte le volte che mi sono lamentata solo perché non ho un fidanzato. Fammi sapere se posso fare qualcosa”.
Cara amica, anche quella del fidanzato è una ricerca importante. Senonché è dimostrato che finché uno cerca un fidanzato non trova il fidanzato. Dunque, a questo punto, mettiamoci in cerca di qualcosa per Vittorio e confidiamo nel punto 3 nel quale, magicamente, fidanzato coincide anche con finanziato.

Veniamo via con te: seconda stella a destra

venerdì, novembre 12th, 2010

Sento un imprenditore che fa su e giù con la Calabria.
Contatto un chirurgo. Anzi due.
Io forse ho un Nababbo.
Io forse ho uno ricco.
Ho una casa al mare vedo se c’è un’Università adatta vicino.
Ho un paziente imprenditore.
Mia zia Simona ha una stanza in più a Milano.
Non so nulla della Calabria ma appena il ragazzo può lavorare full time può mandarmi il curriculum e vediamo.
Non ho capito che serve ma mo’ cerco ugualmente.
Ho mandato ai miei amici giornalisti.
Ho mandato ai miei amici infermieri.
Ho mandato a mio marito.
Ho ricontattato il mio ex marito.
Ho attivato un amico a Genova.
Ho attivato il mio commercialista.
Ho attivato mia sorella.
Ho attivato il cervello.

Potrei andare avanti per una decina di post. Quello che è successo ieri nella posta elettronica e feisbucchiana di Meri Pop e dintorni è roba che Guerre Stellari 3 gli facciamo un baffo.

Stato dell’arte: allora, perso l’ultimo treno per fare il test di ammissione quest’anno al corso di Laurea in Scienze Infermieristiche (grazie a una serie di cialtroni sparsi ovunque) Vittorio ha in sostanza bisogno di un anno di lavoro anche part time in attesa di fare il test a settembre prossimo. Lo cerchiamo in Calabria, Provincia di Crotone, o se fosse economicamente compatibile anche in posti da trasferimento, tipo ovunque.

Poi: fra un anno servirà il Mecenate ma, attenzione, nel gruppo Supercalifragili sono stati creati tre sottogruppi di lavoro e approfondimento: 1) ricerca Nababbi e Mecenati, 2) ricerca lavoro per un anno e soprattutto quello che per comodità chiameremo 3) un “pool aubergine“. Trattasi di esperti del settore che stanno valutando la possibilità di dar vita a un “fondo melanzana”, esperimento sociale, tipo una via di mezzo fra prestito scolastico statunitense, prestito d’onore e non mi ricordo che altro. Roba seria, serissima, piena di termini che io non capisco ma loro, tra loro, si. Vi dico anche che lei ancora non lo sa ma stiamo attivando anche la nostra inviata a Bruxelles.

Vi dico infine che Costanza vi abbraccia tutti. E che fa delle aubergine alla parmigiana che sono la fine del mondo. 

Io non lo so se e che riusciremo a fare. Però io ieri sera mi sentivooooo… mi sentivo che mi fate paura. Si, paura. Ma anche un po’ più leggera.  

Vieni via con te

giovedì, novembre 11th, 2010

Stavolta non basta sfilarsi calze. Stavolta serve un miracolo. O un Mecenate. Cioé un miracolo.

Si chiama Vittorio ma finora la vita gli ha riservato prevalentemente sconfitte. Ha una madre alcolista, un padre morto, una sorella che da sola non ce la fa e un fratello arenato pure lui nel guado del niente.

Vittorio è nato annaspando nel liquido amniotico e non ha mai smesso di boccheggiare nei mari in tempesta che bagnano la Calabria. Finché ha incontrato una roccia alla quale aggrapparsi. Una roccia di nome Costanza: è la madre che l’ha preso in casa con sé, qualche anno fa. Costanza di figli ne ha già quattro e aveva appena finito di accompagnarli sulla strada dell’autonomia quando, invece di godersene i frutti, ha ricominciato da capo con lui.

Che Costanza, quando ha incontrato l’amore di Vittorio, aveva appena perso quello della sua vita. E, invece di piangersene il lutto in santa pace chiusa in casa, ha riaperto il portone e allungato la mano per prendergli lo zainetto con dentro niente e uno spazzolino da denti. E gli ha detto: “entra”.

Poi, qualche mese fa, è arrivato il giorno in cui Vittorio ha compiuto 18 anni ma invece di farlo entrare a testa alta nella vita gli è stato spiegato che invece lo mettevano a testa bassa fuori. Fuori dalla casa di Costanza, fuori da quella piccola rete di protezione che pure, in mezzo al mare, aveva trovato. Perché Vittorio è un “ospite”. E perché pare che, in questo Paese, se hai due genitori sono obbligati a mantenerti fino a 40 anni ma se non ce l’hai, o quelli che hai non sono in grado di essere presenti manco a sé stessi, e compi 18 anni, sei in mezzo a una strada il giorno dopo, senza un cristo di qualcuno che ti dia una mano.

Vittorio e Costanza vivono in un paesino della Calabria e questo, è chiaro no?, ci complica non poco una storia già così disperante, pure se Costanza è una leonessa in un corpo di scricciolo.

La leonessa ha iniziato a suonare a campanelli e citofoni, a sobillare vicini, a bussare alle porte e pure a sbatterle ma nessuno finora ha risposto.

Nell’assoluta impossibilità di esigere qualcosa per questo “figlio di fatto” scippato alla disperazione, la leonessa dal corpo di scricciolo ha cominciato a chiedere prima e invocare poi: Santi, prelati, laici, sindaci, assessori, enti, ha strattonato giacche, scosso paramenti, assediato uffici.

Perché Vittorio, che se solo si decidesse a capire dove vive risolverebbe il problema del suo futuro in 5 minuti rispondendo alle offerte vantaggiose di altre “famiglie”, invece di andare a bussare alla porta di un boss vuole andare all’Università, iscriversi a un corso triennale e diventare infermiere.

Vittorio non vuole l’elemosina: vuole studiare. E se deve mantenersi agli studi vuole un lavoro: e lo vuole onesto.
Vittorio non vuole un seggio né una poltrona, né uno strapuntino: vuole un camice sterile.
Vittorio da grande non vuole fare il sicario e guadagnare 10.000 euro al mese: vuole fare l’infermiere e guadagnarne 1.000.

Chi ci aiuta?

Chi ci aiuta a dimostrare prima di tutto a noi stessi che viviamo in un caspita di Paese, sì rattoppato, malfermo, azzoppato, nel quale però, tutto sommato, un ragazzo testone di 18 anni e mezzo che vive in Calabria può ancora realizzare un sogno, quello di fare l’infermiere?

Chi ci aiuta a fare presto? Perché le Università hanno già iniziato i corsi e Vittorio, che fino a qui ci è arrivato in un mare di guai ma sempre risalendo la corrente con la rabbia in corpo, ieri ha detto alla leonessa che è stanco. E non ha più voglia di nuotare.