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Delle sorgenti dell’Isonzo e di quelle del Sauvignon

martedì, luglio 1st, 2014

C’è sempre un momento, attorno al solstizio d’estate, nel quale una sera, da una piccola folata di ponentino dalla finestra, si sente entrare anche che è ora di andare. E’ il momento Vento dell’est, il peggiore per le mie amiche sparse per lo Stivale: vento dell’est la nebbia è là,qualcosa di strano fra poco accadrà, troppo difficile capire cos’è ma penso che un ospite arrivi per te. E poi, poracce, io arrivo.

Senonché stavolta tra il messaggino di Franca

-Meri perché non vieni a trov…
e il mio atterraggio in Bisiacaria non c’era stato manco il tempo per lei di finire il clicco INVIO che già stavo sulla banchina della stazione di Cervignano. Opportunamente mobilitati anche il Santuomo e la Santafiglia ella organizzava uno sbarco che marines scansàtevi proprio.

Senonché entrare nel dettaglio delle quarantottore vere ma cinquecentoventisei percepite sarebbe arduo però una cosa ve la voglio raccontare perché è ascrivibile in quel capitolo così raro e prezioso classificato alla voce “emozione”. Contingentato il Santuomo alla guida di un fuoristrada la mattina dopo, la Santafranca mi faceva attraversare valli, boschi, laghi, fiumi, Redipuglia, Bisiacaria, Slovenia, Caporetto, boschi, boschi, boschi e a un certo punto mi depositava ai piedi di una montagna incantata che davvero Thomas Mann scansati pure tu. E davanti a quella meraviglia, guardando la cascata e infilandomi una felpa addosso esclamava

-Meripo’, siamo alla sorgente dell’Isonzo

E beh signori miei è stato come entrare nel sussidiario e pure nella storia, oltre che nella geografia. A me questo Isonzo fa venire -come direbbe la mia amica Carla insieme alla schiera delle mie altre tostissime partenopee- il fredd nguoll. Che effettivamente tirava una giannetta niente male.

Dopo un ristoro di caffè bollente e panino prosciutto formaggio e cetriolini si iniziava l’ascesa al sussidiario in un percorso Camel Trophy che naturalmente il Santuomo aveva definito

-Ma figurati celafaibenissimo è una passeggiatina, giustounpochettoinsalita

Aggrappata alla ferrata come un geco al soffitto della casa al mare mi inerpicavo agevolmente nella selva slovena e finalmente, all’ultimo aggrappo, ci si sgorgava questa robina qua:

Sorgenti dell'Isonzo - Foto Meri Pop

Che vi devo dire? Sovvecchia. Io un po’ mi sono internamente commossa, che esternamente con la posa plastica di Tarzan sulla liana di ferro c’era poco da distrarsi. E dunque hai voglia a rimembrar sempre del sussidiario de I Fiumi di Ungaretti, che sì L’Isonzo scorrendo Mi levigava Come un suo sasso Ho tirato su Le mie quattro ossa, che erano pure parecchio provate dall’artrosi dell’umidità mattutina.

Il romantic moment veniva comunque ricondotto al più congeniale filone trigliceridico quando il Santuomo, ricaricatici in macchina, ci depositava in un posto che non mi ricordo come si chiama ma è un ristorante sloveno dove fanno una cosa che si chiama pljeskavica (si pronuncia “plièscaviza”, nds, nota della santafranca). In realtà io e la santafranca prendevamo una piramide di carni e sloveniche bontà in mezzo alle quali si rintracciavano anche due plieskacose.

Alle sorgenti del pranzo - Foto Meri Pop

E sì, l’emozione alle sorgenti dell’Isonzo è stata davvero unica ma non vi dico quella quando mi hanno portata alle sorgenti del prosciutto di San Daniele alla Festa del prosciutto appunto a San Daniele del Friuli.

Alle sorgenti dei trigliceridi - Foto Meri Pop

Paragonabile solo a quella registrata quando la mattina dopo il Santuomo ci ha accompagnate alle sorgenti del Collio, che gli affluenti dell’Isonzo sono certamente notevoli ma non vi dico gli affluenti del Traminer, del Riesling e del Ribolla Giallo per non dire del Sauvignon.

Ora, dovendo trarre un insegnamento o quantomeno un finale da tutta questa vicenda, apporei qui la scarna conversazione intercorsa internamente con me stessa, allorquando ho visto postare minuto per minuto su Facebook il resoconto di viaggio da santafranca e me lo sono ripercorso poco fa
-Meri ma dove sei stata?
-Ospite della mia amica santafranca
-Beh mi pare tu abbia ormai completato la fase di passaggio del pompelmo
-Eh??
-Oscar Wilde: “Il  pompelmo è un limone cui si è presentata un’occasione e ha saputo approfittarne”. Solo che tu eri partita da un cetriolo. Vedi? Mai mai mai sottovalutare le innegabili chance che può offrire una sfiga d’amore.

L’amore se n’è andato… ma rimango io

mercoledì, maggio 28th, 2014

La frase più bella del mese (insieme ad “Abbiamo vinto”) è

-Meripo’ l’amore se n’è andato… ma rimango io

Me l’ha mandata la mia amica (omissis). E la metto insieme a un’altra che mi disse tempo fa il professor Pi, mentre stavo lì a farmi manco dei film ma direttamente un multisala mentale su cosa avessi sbagliato nei fallimenti amorosi precedenti. E della paura di commetterne di nuovi, errori, ugualmente fatali e di dover ricominciare da capo a postumi straziamenti.

Fu allora, di fronte alla ipotizzata inconsolabile scena di strazio postumo, che il professor Pi emanò:

-Meripo’, credo che non accadrà mai più che qualcuno che si allontana da te si porti via qualcosa di te. Rimarrai tu che -ormai dovresti averlo sperimentato- alla fine sei la migliore compagnia di te stessa

Non pago del momento Kierkegaard aggiunse:

-E lo so non perché io sia Giucas Casella ma perché ti è costato talmente tanto riappropriarti di te che se per caso la prossima volta ti lasciassi portare via da qualcun altro non è che rimarresti sola: rimarresti, perché ti ci porterei io, chiusa a chiave in una stanza della Asl in Trattamento Sanitario Obbligato.

E dunque si sappia che quand’anche l’amore se ne andasse, noi ci orienteremmo verso “il vento irrequieto del Nord” e anche “quello dell’est” lanebbiaèlàqualcosadistranofrapocoaccadrà che ci trascinerebbero verso nuove, grandi avventure. Volendo vi presto pure l’ombrello. (Dopodiché si sta maluccio lo stesso per un po’. Ma poi passa eh).

E comunque dai di Chocolat e Nutella