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L’altra metà del cielo sfregiata nell’altra metà del mondo

venerdì, ottobre 24th, 2014

Si chiama Isfahan, “perla di Persia”, “l’altra metà del mondo”. Su quanto fosse non una delle città più belle della Persia ma proprio del mondo vi avevo già ampiamente ammorbato qui, con il racconto del viaggio iraniano. Non so quante cose abbiate visto nella vostra vita ma fate di tutto per trovarvi almeno una volta al tramonto a Imam Square. Vi restituisco i soldi del biglietto se arrivati lì, in mezzo al cuore del mondo, non inizierà a battervi forte pure il vostro. Non ci provo nemmeno, a descrivervela. Fate conto 100 volte Place de Vosges a Parigi issata in mezzo al cielo e sui quattro sconfinati lati uno spicchio di Paradiso a forma di cupola, minareto, oro e azzurro e ancora oro in mezzo al cielo e turchesi in mezzo all’oro.

Isfahan, Imam Square - foto Professor Pi

Ed è incredibile che proprio nell’abbraccio di spazio di tanta bellezza si possa estrarre una bottiglia di acido e buttarlo addosso a donne accusate di indossare male il velo. Succede da tre settimane. La prima ad essere sfregiata si chiama Soheila Jurkash e ha 27 anni. Che ogni tanto bisogna dare anche nomi e cognomi all’orrore: Soheila Jurkash ha viso, braccia e gambe bruciate e ha perso un occhio.

Non si sa neanche con certezza quante donne, dopo di lei, abbiano subito la stessa violenza. Si sa che ora le ragazze vanno in giro con una maschera bianca sul viso per non essere sfregiate. E si sa che, piano piano, gli iraniani si sono mossi e sono scesi in piazza a Isfahan, fino a diventare migliaia al grido di “Fermate la violenza sulle donne, non si diffonde la virtù con l’acido”. Nel Paese in cui quattro ragazzi che cantavano Happy sono stati condannati a sei mesi di carcere e 91 frustate rischiano grossissimo anche questi eroi della protesta pacifica. Ma è anche lo stesso Paese nel quale ti si accoglie a braccia e case aperte, in cui ti si ferma per strada per salutarti, chiacchierare, sapere e offrirti un thè speziato. Un Paese dall’animo aperto e dai governanti chiusi, nonostante gli sforzi del loro presidente, Rohani.

L’altra metà del cielo sfregiata nell’altra metà del mondo. E noi? Che si fa? All’inizio ho pensato: facciamo lo sciopero del turismo, facciamogli sapere che non ci andremo finché non contrasteranno quest’orrore, che con la difesa della morale non c’entra un beneamato piffero. Ma poi ho anche pensato che, proprio nel momento in cui cercano di aprirsi, risbattergli la porta in faccia forse non sarebbe giusto.

E quindi sto qua, che non so che fare. E pensare. E allora mi riguardo questi visi qui, belli, aperti, coraggiosi e penso che queste donne hanno già vinto. Ma il prezzo è carissimo. E non possiamo farglielo pagare in solitudine.

Foto Flavio Favero

Iran, dove “le idee sono come l’acqua”

martedì, settembre 9th, 2014

Oggi siamo qui. Con questo:

“Il femminismo è obsoleto. E Shahla Sherkat non deve più scriverne”. Così ha sentenziato la censura della Repubblica Islamica dell’Iran nel cui mirino è finita il direttore di “Zanan-e Emruz”. Accusata di “femminismo” dagli ambienti ultraconservatori per aver scritto a favore dei diritti delle donne. Da qui la decisione dell’apparato giudiziario di processarla a Teheran davanti ad un apposito “Tribunale per i media”.

Quando ho letto la notizia ho pensato a Tahmineh e a una cena a casa sua, a Teheran. Tahmien ha 25 anni ed è laureata in Ingegneria idraulica, si occupa di acquedotti e grandi opere. Ma il suo capolavoro infrastrutturale, per quella sera, fu il Gormeh sabzi, un piatto a base di agnello variamente assemblato con spinaci, fagioli, cipolla, curcuma e coriandolo.

Si mangia seduti in terra sul tappeto del salotto, scarpe lasciate all’ingresso. A cena ha invitato, oltre me, alcune amiche. Tra i 20 e i 30 anni, tutte laureate, tutte con un impiego. Sono la carampana della situazione. Sono anche l’unica intabarrata nel velo: il loro è appena poggiato in cima alla crocchia di capelli variamente acconciata. Sono l’unica non truccata, l’unica non fumatrice. Una Flinstones occidentale. Accanto alla sfilata di sublimi pietanze c’è una scrivania con un computer acceso. Accanto al computer una finestra dalla quale fa capolino una parabola. Accanto alla parabola satellitare una libreria. Piena. Da una borsa spunta un tablet. Da ogni tasca un telefonino.

“Il femminismo è obsoleto. E Shahla Sherkat non deve più scriverne”, ripensavo a quell’accusa oggi. Paradossalmente è proprio così: perché sotto tanti aspetti il femminismo, in Iran, è già storia quotidiana di diritti acquisiti di fatto. E’ il velo che arretra sempre più sui capelli freschi di acconciature. E’ il trucco che avanza. E’ il filtro aggira-divieti per collegarsi al proibito Internet e alla vietata parabola.

A ogni divieto corrisponde una spinta uguale e contraria: chiudi una rivista, nascono dieci siti. Censuri un film, si schiudono cento download. Chiudere e proibire: due verbi che abitano al tribunale dei media. Ma non nelle case, nelle borsette, sulle scrivanie.

Sostanzialmente come svuotare mari con cucchiaini. Mentre la “rivoluzione” avviene, giorno per giorno, altrove. Perché, per dirla con una collega ingegnera idraulica come Tahmineh, “le idee sono come l’acqua: se tenti di bloccarne il flusso da una parte, quella si incanala da un’altra”.

@LaveraMeriPop

Foto Professor Pi

L’Iran e le donne Sansone

venerdì, novembre 8th, 2013

Lo so che vi ho sbomballato abbastanza sull’Iran solo che oggi dice che forse fanno l’accordo sui controlli nucleari. Eppure la vera arma di cambiamento in Iran credo sia da unì’altra parte: sotto al casco dei parrucchieri e sotto al velo. Un Paese nel quale le donne possono diventare avvocato ma non giudice e la cui testimonianza in tribunale vale la metà di quella di un uomo: ma è lo stesso nel quale puoi vedere una nonna al parco che sorveglia il nipote mentre legge la Divina Commedia tradotta in farsi. Il velo arretra e si appoggia sulla crocchia. La cultura delle donne avanza. E potrebbero essere proprio loro a sorprendere tutti. Pure gli Imam.

Piccolo reportage qui, soprattutto fotografico.

Grazie a Flavio Favero e Pietro Zecca. Che a noi Berengo Gardin ce spiccia casa

Tenere il punto

giovedì, luglio 18th, 2013

-Meripo’ quando parti per Londra?
-Chià, eeehhhhh no, non ci vado più
-E dove vai?
-In Iran
-Eh?
-I-N-I-RA-N
– Meripo’ scusa e “Ah basta eh, io quest’anno Londra. Si,Meri Pop a Londra alla ricerca delle sue origini, Londra, il Royal baby, Harrod’s, Victoria’s Secret”????
-Ecco veramente io quest’anno Teheran, Isfahan, jihab, palandrana, mutandoni
-Ah
-Eh
-Cheers Meripo’
-Salam Chià

I giorni dell’Iran

martedì, luglio 16th, 2013

Il professor Pi è quel Monopoli geografico sentimentale sul quale parti dal Via dicendo
-Basta, io quest’anno voglio andare a Londra che nasce pure il royal baby
e arrivi cliccando Prenota sul tasto Iran.

Al netto delle sue rassicurazioni standard
-pensa-non-andiamo-neanche-in-tenda-ma-negli-alberghetti (dove è chiaro che la prima sòla sta in quel diminutivo)
-Meripo’-guarda-che-andiamo-nell’antica-Persia-a-conoscere-finalmente-la-patria-dei-Medi-te-li-ricordi-sul-sussidiario-i-Medi

c’è che ieri ha mandato due cartelle -ripeto DUE cartelle- di “abbigliamento e norme di comportamento” tra le quali spiccano le seguenti istruzioni:

Per le donne:
Sono consentiti i sandali (anche se difficilmente vedrete una donna locale con i piedi nudi);
le caviglie devono essere coperte con pantaloni o gonne lunghe fino ai piedi (non vanno bene le gonne fino a metà polpaccio o spacchi);
il sedere deve essere coperto da camicie o maglie larghe (non vanno bene le maglie corte alla vita);
le forme non devono essere messe in evidenza
no alle maniche corte ma sono tollerate le maniche a tre quarti (sotto il gomito);
no a maglie scollate;
i capelli e il collo non devono essere troppo scoperti (è tollerato il foulard o la sciarpa che non copre i capelli davanti ma se arrotolate il foulard a mò di turbante questo deve coprire i capelli).
E’ consigliabile tenere il “velo” anche sul pulmino a meno che questo non abbia i vetri oscurati o non si tengano le tendine tirate perché  i guardiani della moralità potrebbero fermare il bus infliggendo multe.
Evitare gli indumenti troppo vistosi e un trucco troppo pesante
Anche in autobus, uomini e donne NON possono stare accanto, ma in sedili separati.
Cose da rimpiangere i tempi nei quali mi scriveva che dovevo portare la tenda, il sacco a pelo e la carta igienica.
E poi volevo dire un’altra cosa: Boldrì, leggi st’elenco e poi mi dici se è proprio Miss Italia la mortificazione delle donne
P.S.
driiiiiiiiinnnnn
-Si professor Pi??
-Meripo’ la carta igienica la devi portare pure in Iran