Posts Tagged ‘vedere’

Dell’andare a “vedere” una mostra

lunedì, settembre 29th, 2014

La prima cosa da dire è che io non sapevo nemmeno come si pronunciasse. E continuavo a dirgli che lo avrei portato a vedere la mostra di Escher con ch di chiesa. E lui continuava a dirmi
-Certo, ci vengo volentieri alla mostra di Escer
C’è poi da aggiungere che in realtà io non portavo proprio nessuno: non volevo andarci da sola. A incontrare l’opera di un formidabile nonché inquietante genio che dice cose tipo
“Io non uso droghe, i miei sogni sono già abbastanza terrificanti”.
Che però dice pure “Siete davvero sicuri che un pavimento non possa diventare un soffitto?”

E anche: “Solo coloro che tentano l’assurdo raggiungeranno l’impossibile”.

Fatto sta che ho aspettato che planasse a Roma il professor Pi e ci siamo portati al Chiostro del Bramante dove ad aspettarci c’erano 150 opere di Maurits Cornelius Escher, litografo dell’impossibile plausibile, dell’arte che incontra l’aritmetica, la geometria, la cristallografia, la fisica, l’architettura, insomma avete capito perché mi son portata Virgilio, nel senso il badante.

Il punto è che, passando davanti a quei misteri chiamati quadri, rimanevo lì a sguerciarmi spesso senza “vedere” ciò che avrei dovuto e vedendo invece ciò che non c’era; perché questa cosa di Escher non è stato andare-a-una-mostra: è stato entrare in quell’antro buio e misterioso chiamato dentro-di-sè.

Tu guardi ma non necessariamente vedi. E vedi ciò che è possibile e impossibile allo stesso momento. Insomma un casino. Aggravato dal fatto che c’erano persino dei pannelli di spiegazione delle leggi ottiche o fisiche o matematiche applicate.

E lì la tragedia ulteriore: stavo fissa sul quadro con la faccia a punto interrogativo finché una mano compassionevole mi si poggiava sulla spalla e una voce dall’alto alle mie spalle diceva
-Meripo’ vedi, questo è ciò che sta alla base della teoria dei frattali
-Meripo’ vedi il dodecaedro?
-Meripo’ vedi qui la regola della buona forma? EEEHHH?? Cioè che qualsiasi cosa vediamo tendiamo a percepire sempre la struttura più semplice

I frattali. Il dodecaedro. La buona forma. Un continuo e fallimentare annaspamento nei ricordi di scuola. Finché, al Nastro di Moebius, il professor Pi ha addirittura preso il cartoncino della mostra e me lo ha piegato per spiegarmi dal vivo il concetto.

Vi risparmio tutto il resto della psicologia della Gestalt. Le cui 8 regole (rappresentate nei quadri del genio) voglio comunque elencarvi (Wikipedia santa subito):

  1. buona forma (la struttura percepita è sempre la più semplice);
  2. prossimità (gli elementi sono raggruppati in funzione delle distanze);
  3. somiglianza (tendenza a raggruppare gli elementi simili);
  4. buona continuità (tutti gli elementi sono percepiti come appartenenti ad un insieme coerente e continuo);
  5. destino comune (se gli elementi sono in movimento, vengono raggruppati quelli con uno spostamento coerente);
  6. figura-sfondo (tutte le parti di una zona si possono interpretare sia come oggetto sia come sfondo);
  7. movimento indotto (uno schema di riferimento formato da alcune strutture che consente la percezione degli oggetti);
  8. pregnanza (nel caso gli stimoli siano ambigui, la percezione sarà buona in base alle informazioni prese dalla retina).

Ora, sostanzialmente, quello che ho capito -e con queste premesse lo capite da soli quanto io sia affidabile- è che non vediamo quello che guardiamo ma vediamo quello che pensiamo. Me sto a incartà. Cioè vediamo quello che siamo pronti a vedere non quello che realmente c’è.

Spero non vi stia sfuggendo la ricaduta da Escher a Giovanni. Intendo dire il passaggio di questo concetto dai frattali alle frattaglie dei nostri presunti uomini ideali. Quello che vediamo, quello che vogliamo vedere e quello che realmente sono.

E dunque da quella mostra si esce con un unico grande punto interrogativo: ma noi in effetti, quando crediamo di vedere, che caspita vediamo in realtà? E vediamo la realtà o ciò che riusciamo a percepire e accettare?

Bellimiei, guardate in che razza di guaio ci si può trovare solo per aver detto
-Andiamo a vedere una mostra?