Posts Tagged ‘uomini’

Mettetevi comode

Tuesday, June 11th, 2013

E’ nella sezione Neuroscienze del Corriere on line di oggi che potrete forse trovare una sorta di guida all’adolescente che quotidianamente vi si rivela nella magnificenza dell’età dello sviluppo. No, non vostro figlio: vostro marito barra partner barra convivente barra coso. “Gli uomini maturano a 43 anni” è l’ottimistica deduzione dei sondaggisti contattati dal canale televisivo Nickelodeon per il lancio di “Wendell & Vinnie“. Loro a 43, INIZIANO, voi a 32 avete bello che quasi completato. Dice pure che è per questo che “otto donne su dieci siano tuttora convinte che maturare per il sesso cosiddetto forte sia un’impresa impossibile al punto da costringere una su quattro a vedersi come “l’adulto del rapporto” (e il 46% addirittura come la mamma del soggetto maschile in questione)”.

Se dunque il tizio di 42 dal quale vi ostinate ad avere risposte in merito a scelte che prevedano capacità critiche tipiche della fase di stabilità dello sviluppo (tipo -Che intenzioni hai? -Cosa vuoi fare da grande? -Che pensavi di fare quest’estate?) traccheggia, sappiate che, probabilmente, è perché è ancora alle prese con la chiusura della “Fase delle operazioni formali”, che Piaget situa fra gli 11 e i 14 anni, quando “il pre-adolescente acquisisce la capacità del ragionamento astratto, di tipo ipotetico-deduttivo”. “Ovviamente -vi avverte persino Piaget- il pensiero logico-formale non è ancora quello teorico-scientifico, che non si forma certo nel periodo adolescenziale”.

E’ altresì probabile che sia ancora preda delle tempeste ormonali e psicofisiche quali il cambiamento della voce, la comparsa dei peli -nonostante abbia già quasi perso tutti i capelli- e lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari.

Dunque smettetela di angustiarvi perché è completamente assorbito dal fantacalcio e dallo stadio da settembre a maggio e dalla Wii e da Youporn per ciò che resta delle stagioni. Soprattutto smettetela di esultare perché ha rinunciato all’Xbox 360:  sta solo aspettando l’Xbox One. Che esce a novembre. Ancora in tempo prima del suo quarantatreesimo.

Dunque, in conclusione, mettetevi comode e smettetela di rompergli le scatole. Passerà. Appena cresce.

La decadenza del maschio/ Porto un gelato

Monday, September 24th, 2012

Alla luce di numerosi nonchè molto alcolici e approfonditi giri di cene con mie sodali di sesso -donne- fascino e congiuntivo munite,  intelligenti, brillanti e prevalentemente spaiate, si rende necessaria l’apertura di un’ulteriore pagina di geomaschiologia che possa, alla luce dell’esperienza di eroiche pioniere colleghenostre, salvarne il più possibile delle potenziali posteriori.

Ristorante, interno sera, tavolo per due. In attesa di due Menabrea e due gricie

-Meripo’ chettedevodì?

-Scusa ma mi hai accennato che finalmente si era deciso, allora??

-Aspè, dunque dopo mesi di melina, corteggiamento e appuntamenti della categoria “adessosiquaglia” poi rimandati, si decide e dice che mercoledì alle cinque starà in zona e che “beh se ci sei magari ci prendiamo un caffè”.

-Uh bene, quindi?

-Aspè. Ora tu capisci, sei mesi per il primo appuntamento serio, al che io rilancio

-Rilanci che?

-Dico: beh se sei dalle parti di casa mia allora magari sali e il caffè te lo faccio io e lui mi fa: maccerto, con grande piacere anzi se vuoi porto un gelato

-Vabbè insomma?

-Aspè. E allora io gli dico: “si bella idea il gelato”

-Alloraaaa??
Intanto sono arrivate le Menabrea, la gricia e valutiamo il da farsi pure noi due per il dopo gricia

-Meripo’ benissimo. Fino al gelato

-Eeeh??

-Insomma quando lui è arrivato a casa m’è apparso subito quale il gran figo che è: ci ha la moto, Meripo’ l’Harley. E poi dei pettorali che lèvati, è anche un ingegnere, insomma ti dico quest’estate ha anche letto dei libri

-Anvedi, alloraaaa???

-E beh mi entra in casa con giubbotto di pelle e casco in mano, casco pure io ai suoi piedi in senso figurato, poi poggia il casco sul tavolo ma non vedo il gelato e allora mi dico ma chi cazz caspita se ne frega importa del gelato

-E vorrei vedè, dai allora Francèèèèè??

-Meri, da dietro il casco tira fuori una cosa e dice: eccoti il gelato. MERIIIIIII UNA COPPETTA, una coppetta singola. Una-coppetta-singola-da-due-euro-due ancora arrotolata col tovagliolino di velina del bar

POSTILLA
Ora, donne ma anche uomini, io mi fermo qua. Famo proprio il fermo immagine su sta scena di-una-coppetta singola. Una-coppetta-singola-da-due-euro-ancora-arrotolata-col-tovagliolino-di-velina-del-bar.

Guardate io così però non ce laposso fare. La situazione è seria. Anzi direi agghiacciante.

Passionfruit maddeche?

 

Il modo peggiore per dirsi addio? Non dirsi niente

Friday, August 3rd, 2012

Cara Meri,
un anno. Un anno pieno di un sacco di cose. Anche di due case diverse nelle quali vivevamo insieme un po’ da me un po’ da te e anche un po’ ciascun per se’ che non fa mai male.
Poi una mattina dice “ci sentiamo dopo”. L’hai più sentito, tu? Dovevamo vederci la sera, ha annullato. “Ci risentiamo”. L’ho cercato e non ha risposto. Inutile proseguire, hai capito, no?
Insomma sparito. Smaterializzato. Da allora sono passati tre mesi. Di silenzio. E smaterializzazione. E ho scoperto che le parole più dolorose sono quelle che non si dicono. Perché un “non ti amo più, ho un’altra, ho un altro, sono sposato”, nulla, nulla mi avrebbe ferita tanto come il silenzio.
Meri, ora che si fa?
Tua
Renata

Cara Renata,
e dunque manco la scoperta della particella di Dio che dà corpo a tutto il creato è riuscita a risolvere, invece, il problema della smaterializzazione improvvisa degli amanti. Nonostante i continui progressi sul bosone resta intatto il mistero sul fifone, il  pusillanime di turno che, nell’impossibilità di articolare tre parole consecutive “scusami è finita” preferisce dire addio nel modo peggiore: non dicendo niente.
Sono certa che la sindrome colga anche nostre gentili colleghe fimmine anche se personalmente non conosco casi di smaterializzazioni fimmine ma non mettiamo limiti alla Provvidenza.
Il presente appello vale dunque per tutti: qualsiasi cosa abbiate da dire, ditela. Si fa un po’ di casino lì per lì ma poi passa. Giuro: passa tutto, anche l’impensabile. Anche se dovete dire che ne avete altre due dalle quali avete avuto due gemelli cadauna, anche se -per dire- dovete confessare che volete votarvi solo alla politica iscrivendovi a un partito di centrosinistra, anche se dovete dire che vi piaceva il nome “Polo della speranza”.

Ditelo. Fatevi questo regalo: uscitene da statisti. Tre paroline ed entrerete nella Hall of Fame di quelli che un giorno andremo a ripescare nello specchietto retrovisore della nostalgia. Perchè, credeteci, arriva il giorno in cui si sente che un po’ ci mancano persino il puttaniere e il bugiardo. Ma l’ameba e il codardo no.
Meri

Tutti giù per terra

Monday, July 23rd, 2012

Oh, è tornata. Spritz. Che vi ricordate che avevo detto che era sparita in coincidenza col matrimonio e ogni giorno andavo a spizzare il suo blogghe, tipo le carte del poker, piano piano poco poco, per controllare che prima o poi tornasse e non si dileguasse col bouquet? Che poi intanto Franka me l’aveva ritrovata, la Spritz, e la neosposina ci aveva lasciato anche un commento sotto al post dicendo:
- Meripo’ stai serena che sono solo pigra, non ammaritata persa e prima o poi mi spigro.

Insomma è tornata overamente. E meno male che sbircio perché c’era un post, preso dal blog di Paolo Nori, su come conoscere e conquistare i bambini e i gatti. E io là dentro, secondo me, ci ho trovato pure il Sacro Graal.

Per entrare nel mondo di un bambino (o di un gatto) bisogna almeno sedersi per terra, non disturbare il bambino nelle sue occupazioni e lasciare che si accorga della vostra presenza. Allora sarà lui a prendere contatto con voi.

[Bruno Munari, Libri per bambini, in Arte come mestiere, Roma-Bari, Laterza 2007, p. 97]

Mo’ sapete che c’è? Che secondo me è così che si conquistano pure gli uomini. Cioè noi stavamo continuamente con la testa fra le nuvole e a far sfracelli, ci giravamo in tondo, casca il mondo casca la terra… e quelli invece stavano già tutti giù per terra.

I rapporti uovo donna

Friday, July 13th, 2012

Continua il nostro percorso enogastronomico alle radici del significato dell’amore: dopo la lattuga oggi tocca alle proteine. E’ stata la mia amica Sabrina a ricordarmelo:

-Meripo’ su sta storia delle uova dovresti scrivere qualcosa
-Quali uova?
-Quelle di Woody. Allen. Che non te lo ricordi “Io e Annie”? Le uova, dai

Ed è così che ho ripescato il seguente dialogo finale della filmica pellicola:

“Dopo di che si fece molto tardi, dovevamo scappare tutti e due. Ma era stato grandioso rivedere Annie, no? Mi resi conto che donna fantastica era e di quanto fosse divertente solo conoscerla. E io pensai a… quella vecchia barzelletta, sapete…

Quella dove uno va dallo psichiatra e dice: “Dottore mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina”, e il dottore gli dice: “perché non lo interna?”, e quello risponde: “e poi a me le uova chi me le fa?”.

Be’, credo che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo-donna. E cioè che sono assolutamente irrazionali, ehm… e pazzi. E assurdi, e… Ma credo che continuino perché la maggior parte di noi ha bisogno di uova”. (Alvy)

E dunque se l’amore è una frittata è forse sostanzialmente inutile continuare a fare l’analisi del Dna alle nostre presunte o aspiranti metà: concentriamoci piuttosto sull’assemblaggio e puntiamo sulla cottura. Dopo, è chiaro, lungo e paziente sbattimento.


(Grazie a Sabrina)

Straziami ma di sguardi saziami

Monday, July 9th, 2012

Oggi su un discreto numero di blogghe a sfondo femminile ho incontrato questo estrapolamento preso da qui:

“Sappiamo quando ci guardate. Li sentiamo, gli occhi sul culo, sulle tette, sulle gambe. Non sono meno invasivi di un commento, di un fischio, di un miciomicio. Sono la stessa cosa: non ci faranno male fisicamente, ma li sentiamo. È un’attenzione appiccicosa, che lascia tracce di sporco, che ci causa pensieri un po’ ansiosi (“Ecco, sapevo che non mi dovevo mettere la gonna”) oppure bellicosi (“Maledetti lumaconi”). È sulla capacità di non trattare le donne come oggetti da esposizione che si gioca la vostra possibilità di diventare uomini migliori. Ogni volta che vi girate a fissare una donna, lei lo sa, quelli intorno a voi lo sanno, chiunque passi lo sa. La fate oggetto di un’attenzione che non ha chiesto e non vuole. Lo so, è difficile capirlo: a voi non succede. Quando siete per strada, è per andare dal punto A al punto B. E quello fate, senza che nessuno vi fermi”.

Ed è stato proprio arrivando alla fine che ho realizzato quanto tempo sia passato da quando forse lo pensavo purìo a oggi, che ogniqualvolta sento quegli sguardi e dicolaverità pure qualche commento -e ancora succede, questa è la notizia- sorrido mi faccio l’occhietto da sola e mi dico: apperò Meripo’, ancora je l’ammolli e, lungi dall’esser preda di pensieri ansiosi, vorrei solo andargli incontro e stringergli la mano.

Se

Thursday, June 14th, 2012

Se gli uomini scoprissero quanto risulta sexy prendere una cazzo di decisione, avremmo meno single in giro.

da qui, sempresianlodatiitumblr

Là dove financo le parallele s’incontrano (Ma l’uomogiusto mai)

Thursday, May 17th, 2012

Caro Professor Pi,
a seguito di decenni di esperienza amorosa mi chiedo: ma non sarà che uomini e donne sono un po’ come due rette parallele, destinate a non incontrarsi mai? E perché invece si incaponiscono nel volersi incontrare a ogni costo? E, soprattutto, davvero non c’è alcun modo di farle non dico incontrare ma almeno comunicare, metterle in relazione senza farsi male? Perché sarà un caso ma poi l’unico incontro fra parallele arriva tramite una trasversale che le taglia entrambe. E addio.
Angela

Risponde il Professor Pi

Cara Angela,
l’errore che commettiamo, secondo la mia modesta opinione,  è quello di pensare che le nostre vite si svolgano seguendo i postulati della geometria euclidea, l’idea cioè di vivere in un mondo dove ci si possa sempre muovere (coerentemente?) in linea retta (rettamente?) e dove, assiomaticamente (V postulato di Euclide), rette parallele sono destinate a non incontrarsi mai.

In realtà il mondo delle relazioni è non lineare, certamente più ellittico che Euclideo e, come ci ha insegnato Riemann, in una geometria ellittica due rette, anche se parallele, finiscono sempre con l’incontrarsi. Dove la geometria trova il suo limite è che non è in grado di dirci quanto tempo occorre perché l’incontro avvenga.

Le variabili sono troppe e tutte legate alla nostra capacità di non stare fermi, di percorrere queste rette. Credo che dovremmo, tutti, essere più attenti a comprendere e a godere delle scoperte che facciamo nel percorso, piuttosto che essere unicamente tesi all’incontro (finale?).
Suo Pi

Due cuori e una briocheconlapanna

Saturday, April 28th, 2012

Donne, a chi vi siete svegliate accanto stamattina ? Allo spalmatore seriale di fette biscottate? O al feticista della zuppetta? Al Peter, Pan, che ieri sera vi ha detto “e se invece di uscire giochiamo con la Wii” e stamattina si sta coerentemente panando nelle merendine? O vi siete coricate pensando di avere accanto Rambo salvo svegliarvi con mister Bonjourtristesse yougurtino bio zerograssi? Che se la colazione dice buongiorno può essere che entro la fine degli Abbracci, nel senso quelli del Mulino, vi dica, finalmente, anche chi avete  davvero di fronte: Dissapore docet e Cristina Scateni pure. 

Ve lo linko  ma la classificazione ve la verso pure come un caffè, qui sotto. Stampate e tenete a portata di tazza. E non fatelo raffreddare. Il caffè.

Essenziale. Caffè della moka e ciao. È un duro, senza fronzoli. Se lo prende amaro, non rivolgergli mai la parola nella prima mezz’ora dal risveglio. Se lo prende direttamente dal comodino, è fortunato/a.

Adolescente di ritorno. Apparecchia con cura la tavola. Latte caldo con un goccio di caffè in tazza grande, con 2 o 3 cucchiaini di zucchero. Mangia gli stessi frollini da 20 anni. Li tira fuori dalla confezione e li mette in fila sopra la tovaglietta. Guarda fisso davanti a sé mentre cronometra l’inzuppo. Si porta un pacco dei suoi frollini anche in vacanza.

Adolescente per sempre. Per lui una merendina è il massimo: il saccottino all’albicocca lo stuzzica, la girella lo ammalia. Viene da un passato di crostatine e tegolini. Accompagna con succo di frutta. Quando nessuno lo vede, beve il succo di pera in bricco con cannuccia.

Serio e risoluto. È uno spalmatore seriale di fette biscottate, un perfezionista. Spalma con costanza per sé e per gli altri. Beve caffè lungo e zuccherato, macchiato con latte freddo. Ha eliminato il burro, anche se a ogni passata di marmellata, lo ricorda con nostalgia.

Light convinto. Yogurt bianco e caffè senza zucchero. Allegria fin dalle prime luci dell’alba e soglia del vizio pari a quella di un campione olimpionico in allenamento. È convinto che la sua linea impeccabile sia proporzionale all’acidità dello yogurt che mangia, mai e poi mai comprerebbe un Muller.

Light forzato. Marmellata light su biscottino senza zucchero. Vorrebbe addentare una fetta di torta margherita, ma rinuncia. In alternativa si concede un tazzone di latte e cereali. Scrocchia e saltella. È già stato in piscina alle 8 del mattino. È metodico, lava la tazza prima di uscire.

Ancestrale. Miele e pane integrale per lui. Al massimo uno yogurt comprato nel negozio bio sotto casa. Rassicurante e sapiente, vegetariano, ciclista, salutista.

Advertising oriented. Kinder fetta al latte o Actimel multi frutto con l’illusione di avere una riserva di energie sempre in tasca. A metà mattinata mangerebbe il polso completo di mouse del collega di fronte, ma resiste e se non ce la fa, si mangia ovviamente una Fiesta o un crackerino che conserva nel primo cassetto della scrivania.

Il dolce è una bugia. Il salato è il suo dio. Prosciutto cotto o crudo e formaggio. Quando esagera si butta sulle uova, strapazzate o alla coque. Caffè nero e pane integrale. Da quando ha scoperto che la colazione non deve per forza essere dolce, è una persona felice.

Caffè sport. Per lui cappuccino e cornetto sono il massimo dell’ispirazione mattutina. Se trova chiuso il bar di sempre, la giornata sarà indiscutibilmente compromessa.

Per caso vi ho dimenticati? Non sia mai, qual è la vostra colazione?
(Cristina Scateni su Dissapore)

Canzoni che hanno rovinato generazioni/Gli esodati di “Mi manchi”

Friday, April 13th, 2012

E’ un altro tragico risvolto degli “esodati”. Nel senso quelli in vacanza per l’esodo pasquale che prolungano oltre il martedì dopo Pasquetta. E’ che ieri, in rapida successione quasi fosse la Giornata nazionale dell’Esodismo, si è verificata una escalation di Mimanchismo: uomini ovunque dispersi nel globo terracqueo, per la coda della pasqual vacazione, mandavano sms con la fatale locuzione a donne sdilinquite, ovunque disperse anche loro ma disperse da sole. Nel senso che il mandante trascorreva la pasqual vacazione con moglie e figli regolarmente riconosciuti e messi a bilancio.

Ora c’è che la maggior parte dei mandanti non si limitava allo struggente sms ma inviava proprio il link alla sdilinquente nenia dell’ipertricotico urlatore.

E dunque si veniva a determinare la grottesca situazione di uomini famigliacontornati, esausti e provati da giorni di libagioni e convivenza parentale coatta, che approfittando dell’ora che volge al butting della mondezza -cioè “quando il sole da’ la mano all’orizzonte,
quando il buio spegne il chiasso della gente “- si precipitavano sul T9 e compulsavano il “Mi manchi” poi seguito da apertura server di posta con invio link. Alla tapina sola e abbandonata in città.

La quale, qui mi si consenta l’incursione nel buco nero del cervello femminile, trionfante mi comunicava “Meri, dopo cinque giorni di blackout si è rifatto vivo, lo vedi che pensi sempre male?”.

L’annuncio veniva condito da sospiri di sollievo e ansimi di struggimento, ignare del fatto che invece, purtroppo, la dedica del “Mi manchi” Faustolealista segna, di norma, il punto più anguillesco della illegal relazione:  perché il fedifrago sa che la lusinga della descrizione contenuta ”nei tuoi sguardi e in quel sorriso un po’ incosciente/ nelle scuse di quei tuoi probabilmente” culminante in ”sei quel nodo in gola che non scende giù” sposta definitivamente il piano della realtà: guarda che sei tu quello dal sorriso parecchio incosciente, che mette scuse e fa vivere lei di “probabilmente” (soprassiedo sul nodo in gola che invece te lo meriteresti al collo, scorsoio, anche).

Come da denuncia per circonvenzione d’incapace, di lei, risulta essere anche il prosieguo a base di: “Mi manchi…mi manchi/ posso far finta di star bene, ma mi manchi”.Che te l’ha ordinato il dottore di non fare ordine nel tuo stato civile? 

Per non dire del “Mi manchi/ e potrei cercarmi un’altra donna ma m’ingannerei”. Ancora? 

E infine ci avviamo a sprazzi di onestà con quel “sei il mio rimorso senza fine (era ora)/il freddo delle mie mattine/ quando mi guardo intorno e sento che mi manchi”. Quindi?
Quindi per favore chiudete quel caspita di Iutubb e aprite gli occhi. Perché mentre quello ”cammina a piedi nudi dentro l’anima” voi state proprio a piedi. In mezzo a una strada. Capito?