Posts Tagged ‘uomini’

La quadratura del cerco

mercoledì, giugno 4th, 2014

Cara Meri,
insomma esiste o no una formula per trovare l’uomo giusto?
Maria Luisa

Marialuì, certo che esiste. Eccola:


(si ringrazia per la collaborazione l’amico Drago)

Quella sua maglietta

martedì, maggio 6th, 2014

Comunque, in linea di massima, evitate qualsiasi uomo vada in giro dopo i 18 anni indossando magliette con le scritte. Se è l’unico modo che ha per dire qualcosa stiamo fresche.

Auguri eh

lunedì, giugno 24th, 2013

Cara Meri,
oggi è il mio compleanno. Me lo faresti un piccolo regalo? Un post dove gli uomini sono bravi e buoni e le donne no. Solo per oggi.
Grazie
Mario

Lo sapevo che prima o poi sarebbe arrivato anche per me il momento Clerici, nel senso Antonella. Che ha dovuto invitare in trasmissione il patròn del ristorante del quale aveva sobriamente detto che ci “si mangia da schifo” per dire, prima che gli avvocati la riducessero in fricassea, che invece è una squisitezza. Siamo dunque al patto del capitone. Da affamati a diffamati e ritorno. Solo che la Clerici ci ha mandato Lippi, Claudio, a riparare. E dunque è con viva e vibrande soddisfazione che, mio caro Mario, ho pensato di chiedere a Claudio Lippi di scrivere un post riparatore ma col cavolo, metaforico, che penso lo farà. Peccato perché Lippi si era sperticato in lodi che io me le sogno.

Dunque, Mario, Auguri.
E auspici di ogni bene per questo tuo compleanno che naturalmente ti auguro di trascorrere con un uomo. La migliore forma di compagnia possibile. Uomini: oasi di comprensione, sensibilità e delicatezza in un mondo di fimmine ostili e aggressive, scassacabasisi come poche specie in natura. Ti auguro invece di rientrare a casa dal lavoro ed essere subito avvolto dalla comprensione e dal dolce afrore di una pila di abiti post calcetto da mettere in lavatrice, dopo che avrai festeggiato eh sia chiaro. E dunque poi potrai usufruire di una serata indimenticabile sul divano a base di partite del girone Z della Kamchatka, che i nostrani sono finiti. Quanto al regalo rilassati pure: lui se n’è dimenticato e tu non è che puoi stare lì a fare Arpagone. Ma avrai tanta comprensione. Potrete trascorrere sta bella serata in silenzio a esultare per la Kamchatka Footbal League, bevendovi un birrozzo gelato con ciò che ne consegue.
Insomma, Mario, che ti devo dire: beato te.
Con tutto il cuore e tanta invidia
Tua Meri

Mettetevi comode

martedì, giugno 11th, 2013

E’ nella sezione Neuroscienze del Corriere on line di oggi che potrete forse trovare una sorta di guida all’adolescente che quotidianamente vi si rivela nella magnificenza dell’età dello sviluppo. No, non vostro figlio: vostro marito barra partner barra convivente barra coso. “Gli uomini maturano a 43 anni” è l’ottimistica deduzione dei sondaggisti contattati dal canale televisivo Nickelodeon per il lancio di “Wendell & Vinnie“. Loro a 43, INIZIANO, voi a 32 avete bello che quasi completato. Dice pure che è per questo che “otto donne su dieci siano tuttora convinte che maturare per il sesso cosiddetto forte sia un’impresa impossibile al punto da costringere una su quattro a vedersi come “l’adulto del rapporto” (e il 46% addirittura come la mamma del soggetto maschile in questione)”.

Se dunque il tizio di 42 dal quale vi ostinate ad avere risposte in merito a scelte che prevedano capacità critiche tipiche della fase di stabilità dello sviluppo (tipo -Che intenzioni hai? -Cosa vuoi fare da grande? -Che pensavi di fare quest’estate?) traccheggia, sappiate che, probabilmente, è perché è ancora alle prese con la chiusura della “Fase delle operazioni formali”, che Piaget situa fra gli 11 e i 14 anni, quando “il pre-adolescente acquisisce la capacità del ragionamento astratto, di tipo ipotetico-deduttivo”. “Ovviamente -vi avverte persino Piaget- il pensiero logico-formale non è ancora quello teorico-scientifico, che non si forma certo nel periodo adolescenziale”.

E’ altresì probabile che sia ancora preda delle tempeste ormonali e psicofisiche quali il cambiamento della voce, la comparsa dei peli -nonostante abbia già quasi perso tutti i capelli- e lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari.

Dunque smettetela di angustiarvi perché è completamente assorbito dal fantacalcio e dallo stadio da settembre a maggio e dalla Wii e da Youporn per ciò che resta delle stagioni. Soprattutto smettetela di esultare perché ha rinunciato all’Xbox 360:  sta solo aspettando l’Xbox One. Che esce a novembre. Ancora in tempo prima del suo quarantatreesimo.

Dunque, in conclusione, mettetevi comode e smettetela di rompergli le scatole. Passerà. Appena cresce.

La decadenza del maschio/ Porto un gelato

lunedì, settembre 24th, 2012

Alla luce di numerosi nonchè molto alcolici e approfonditi giri di cene con mie sodali di sesso -donne- fascino e congiuntivo munite,  intelligenti, brillanti e prevalentemente spaiate, si rende necessaria l’apertura di un’ulteriore pagina di geomaschiologia che possa, alla luce dell’esperienza di eroiche pioniere colleghenostre, salvarne il più possibile delle potenziali posteriori.

Ristorante, interno sera, tavolo per due. In attesa di due Menabrea e due gricie

-Meripo’ chettedevodì?

-Scusa ma mi hai accennato che finalmente si era deciso, allora??

-Aspè, dunque dopo mesi di melina, corteggiamento e appuntamenti della categoria “adessosiquaglia” poi rimandati, si decide e dice che mercoledì alle cinque starà in zona e che “beh se ci sei magari ci prendiamo un caffè”.

-Uh bene, quindi?

-Aspè. Ora tu capisci, sei mesi per il primo appuntamento serio, al che io rilancio

-Rilanci che?

-Dico: beh se sei dalle parti di casa mia allora magari sali e il caffè te lo faccio io e lui mi fa: maccerto, con grande piacere anzi se vuoi porto un gelato

-Vabbè insomma?

-Aspè. E allora io gli dico: “si bella idea il gelato”

-Alloraaaa??
Intanto sono arrivate le Menabrea, la gricia e valutiamo il da farsi pure noi due per il dopo gricia

-Meripo’ benissimo. Fino al gelato

-Eeeh??

-Insomma quando lui è arrivato a casa m’è apparso subito quale il gran figo che è: ci ha la moto, Meripo’ l’Harley. E poi dei pettorali che lèvati, è anche un ingegnere, insomma ti dico quest’estate ha anche letto dei libri

-Anvedi, alloraaaa???

-E beh mi entra in casa con giubbotto di pelle e casco in mano, casco pure io ai suoi piedi in senso figurato, poi poggia il casco sul tavolo ma non vedo il gelato e allora mi dico ma chi cazz caspita se ne frega importa del gelato

-E vorrei vedè, dai allora Francèèèèè??

-Meri, da dietro il casco tira fuori una cosa e dice: eccoti il gelato. MERIIIIIII UNA COPPETTA, una coppetta singola. Una-coppetta-singola-da-due-euro-due ancora arrotolata col tovagliolino di velina del bar

POSTILLA
Ora, donne ma anche uomini, io mi fermo qua. Famo proprio il fermo immagine su sta scena di-una-coppetta singola. Una-coppetta-singola-da-due-euro-ancora-arrotolata-col-tovagliolino-di-velina-del-bar.

Guardate io così però non ce laposso fare. La situazione è seria. Anzi direi agghiacciante.

Passionfruit maddeche?

 

Il modo peggiore per dirsi addio? Non dirsi niente

venerdì, agosto 3rd, 2012

Cara Meri,
un anno. Un anno pieno di un sacco di cose. Anche di due case diverse nelle quali vivevamo insieme un po’ da me un po’ da te e anche un po’ ciascun per se’ che non fa mai male.
Poi una mattina dice “ci sentiamo dopo”. L’hai più sentito, tu? Dovevamo vederci la sera, ha annullato. “Ci risentiamo”. L’ho cercato e non ha risposto. Inutile proseguire, hai capito, no?
Insomma sparito. Smaterializzato. Da allora sono passati tre mesi. Di silenzio. E smaterializzazione. E ho scoperto che le parole più dolorose sono quelle che non si dicono. Perché un “non ti amo più, ho un’altra, ho un altro, sono sposato”, nulla, nulla mi avrebbe ferita tanto come il silenzio.
Meri, ora che si fa?
Tua
Renata

Cara Renata,
e dunque manco la scoperta della particella di Dio che dà corpo a tutto il creato è riuscita a risolvere, invece, il problema della smaterializzazione improvvisa degli amanti. Nonostante i continui progressi sul bosone resta intatto il mistero sul fifone, il  pusillanime di turno che, nell’impossibilità di articolare tre parole consecutive “scusami è finita” preferisce dire addio nel modo peggiore: non dicendo niente.
Sono certa che la sindrome colga anche nostre gentili colleghe fimmine anche se personalmente non conosco casi di smaterializzazioni fimmine ma non mettiamo limiti alla Provvidenza.
Il presente appello vale dunque per tutti: qualsiasi cosa abbiate da dire, ditela. Si fa un po’ di casino lì per lì ma poi passa. Giuro: passa tutto, anche l’impensabile. Anche se dovete dire che ne avete altre due dalle quali avete avuto due gemelli cadauna, anche se -per dire- dovete confessare che volete votarvi solo alla politica iscrivendovi a un partito di centrosinistra, anche se dovete dire che vi piaceva il nome “Polo della speranza”.

Ditelo. Fatevi questo regalo: uscitene da statisti. Tre paroline ed entrerete nella Hall of Fame di quelli che un giorno andremo a ripescare nello specchietto retrovisore della nostalgia. Perchè, credeteci, arriva il giorno in cui si sente che un po’ ci mancano persino il puttaniere e il bugiardo. Ma l’ameba e il codardo no.
Meri

Tutti giù per terra

lunedì, luglio 23rd, 2012

Oh, è tornata. Spritz. Che vi ricordate che avevo detto che era sparita in coincidenza col matrimonio e ogni giorno andavo a spizzare il suo blogghe, tipo le carte del poker, piano piano poco poco, per controllare che prima o poi tornasse e non si dileguasse col bouquet? Che poi intanto Franka me l’aveva ritrovata, la Spritz, e la neosposina ci aveva lasciato anche un commento sotto al post dicendo:
– Meripo’ stai serena che sono solo pigra, non ammaritata persa e prima o poi mi spigro.

Insomma è tornata overamente. E meno male che sbircio perché c’era un post, preso dal blog di Paolo Nori, su come conoscere e conquistare i bambini e i gatti. E io là dentro, secondo me, ci ho trovato pure il Sacro Graal.

Per entrare nel mondo di un bambino (o di un gatto) bisogna almeno sedersi per terra, non disturbare il bambino nelle sue occupazioni e lasciare che si accorga della vostra presenza. Allora sarà lui a prendere contatto con voi.

[Bruno Munari, Libri per bambini, in Arte come mestiere, Roma-Bari, Laterza 2007, p. 97]

Mo’ sapete che c’è? Che secondo me è così che si conquistano pure gli uomini. Cioè noi stavamo continuamente con la testa fra le nuvole e a far sfracelli, ci giravamo in tondo, casca il mondo casca la terra… e quelli invece stavano già tutti giù per terra.

I rapporti uovo donna

venerdì, luglio 13th, 2012

Continua il nostro percorso enogastronomico alle radici del significato dell’amore: dopo la lattuga oggi tocca alle proteine. E’ stata la mia amica Sabrina a ricordarmelo:

-Meripo’ su sta storia delle uova dovresti scrivere qualcosa
-Quali uova?
-Quelle di Woody. Allen. Che non te lo ricordi “Io e Annie”? Le uova, dai

Ed è così che ho ripescato il seguente dialogo finale della filmica pellicola:

“Dopo di che si fece molto tardi, dovevamo scappare tutti e due. Ma era stato grandioso rivedere Annie, no? Mi resi conto che donna fantastica era e di quanto fosse divertente solo conoscerla. E io pensai a… quella vecchia barzelletta, sapete…

Quella dove uno va dallo psichiatra e dice: “Dottore mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina”, e il dottore gli dice: “perché non lo interna?”, e quello risponde: “e poi a me le uova chi me le fa?”.

Be’, credo che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo-donna. E cioè che sono assolutamente irrazionali, ehm… e pazzi. E assurdi, e… Ma credo che continuino perché la maggior parte di noi ha bisogno di uova”. (Alvy)

E dunque se l’amore è una frittata è forse sostanzialmente inutile continuare a fare l’analisi del Dna alle nostre presunte o aspiranti metà: concentriamoci piuttosto sull’assemblaggio e puntiamo sulla cottura. Dopo, è chiaro, lungo e paziente sbattimento.


(Grazie a Sabrina)

Straziami ma di sguardi saziami

lunedì, luglio 9th, 2012

Oggi su un discreto numero di blogghe a sfondo femminile ho incontrato questo estrapolamento preso da qui:

“Sappiamo quando ci guardate. Li sentiamo, gli occhi sul culo, sulle tette, sulle gambe. Non sono meno invasivi di un commento, di un fischio, di un miciomicio. Sono la stessa cosa: non ci faranno male fisicamente, ma li sentiamo. È un’attenzione appiccicosa, che lascia tracce di sporco, che ci causa pensieri un po’ ansiosi (“Ecco, sapevo che non mi dovevo mettere la gonna”) oppure bellicosi (“Maledetti lumaconi”). È sulla capacità di non trattare le donne come oggetti da esposizione che si gioca la vostra possibilità di diventare uomini migliori. Ogni volta che vi girate a fissare una donna, lei lo sa, quelli intorno a voi lo sanno, chiunque passi lo sa. La fate oggetto di un’attenzione che non ha chiesto e non vuole. Lo so, è difficile capirlo: a voi non succede. Quando siete per strada, è per andare dal punto A al punto B. E quello fate, senza che nessuno vi fermi”.

Ed è stato proprio arrivando alla fine che ho realizzato quanto tempo sia passato da quando forse lo pensavo purìo a oggi, che ogniqualvolta sento quegli sguardi e dicolaverità pure qualche commento -e ancora succede, questa è la notizia- sorrido mi faccio l’occhietto da sola e mi dico: apperò Meripo’, ancora je l’ammolli e, lungi dall’esser preda di pensieri ansiosi, vorrei solo andargli incontro e stringergli la mano.

Se

giovedì, giugno 14th, 2012

Se gli uomini scoprissero quanto risulta sexy prendere una cazzo di decisione, avremmo meno single in giro.

da qui, sempresianlodatiitumblr