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The Pecerin Primula Show

sabato, maggio 26th, 2012

Rendo noto che da giorni ormai una significativa parte di questa utenza vive sostanzialmente incollata ai post della tenzone Pecerin Primula come gli abitanti dell’isolotto di Sheaven ai televisori: l’isolotto nel quale abita Truman Burbank nel Truman Show, ovvero un gigantesco studio televisivo creato dal regista Christof.

Parafrasando, credo che Pecerin sia il primo fedifrago seriale adottato da un blog. E come per Truman anche per Pecerin forse possiamo dire che:

“Siamo veramente stanchi di vedere attori che ci danno false emozioni, esauriti da spettacoli pirotecnici ed effetti speciali. Anche se il mondo in cui si muove è in effetti per certi versi fittizio, simulato, non troverete nulla in Truman che non sia veritiero. Non c’è copione, non esistono gobbi… Non sarà sempre Shakespeare, ma è autentico: è la sua vita”.

Senonché non sarà sempre Shakespeare ma Pecerin tradisce -pure- ottime frequentazioni di lettura e scrittura il che di questi tempi è roba. Come Truman, infine, anche lui “potrebbe andarsene quando vuole. Se fosse qualcosa di più di una vaga aspirazione, se fosse assolutamente determinato a scoprire la verità, noi non potremmo fermarlo. […] Truman preferisce la sua cella”. Però, per ora, Pecerì nun ce lassà.

Signore e signori, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte.

Se tu ci fai toccare il fondo perché noi ancora non strappiamo ‘sto fondale?

lunedì, gennaio 31st, 2011

Ho fatto un sogno: che anche io, come Truman, ce la farò. Ne ho fatto anche un altro: che non ce la farò da sola ma che ce la faremo insieme. E mi piacerebbe cominciare a farcela insieme ad altre donne. Bello smacco, eh, per Toro Sedutoflaccido.

Che in tutta questa storia una cosa mi ha spaventata: quando ho visto che dopo l’arrabbiatura, il disgusto, l’umiliazione arrivava al massimo la nausea. Cambiavo canale, chiudevo i giornali, spegnevo la radio. Finché mi sono accorta che quello che stavo provando non era stanchezza: era rassegnazione. E cioé “la disposizione di chi si adegua consapevolmente a uno stato di dolore o di sventura”. Brutto, eh? 

E’ che aspettavo che ci pensassero Di Pietro, Bersani, Fini, Casini e mi sono attaccata pure a Iva Zanicchi. E quando lui da Lerner le ha intimato di alzarsi mi sono alzata io dal divano, avvicinata al televisore e le ho detto: non lo fare, ti prego non lo fare e resta seduta su quella caspita di sedia.

Ma, pur parteggiando per la seduta della Zanicchi, non arrivava mai il momento di rialzare la testa io. E lo so, l’immagine in questo caso non favorisce quel clima di assoluta eleganza e decoro al quale invece lui ci ha abituate in questi anni. E però che-cosa-posso-fare-io che manco siedo non dico in Parlamento e nemmeno a Kalispera ma al massimo sul divano di casa mia?

E poi hanno cominciato a raccogliere le firme. Si, capirai, stiamo freschi. Poi a mettersi le sciarpe bianche. Poi pure a imbracciare pentole. E, mentre io stavo ancora sul divano,  ho visto, ieri, che qualcuno iniziava persino a timidamente fischiare Ruby. E siccome questo è il vero danno e il vero male che ci sta facendo, che ormai misuriamo tutto non più dall’Osservatorio di Pavia ma solo da quello di Lele Mora, beh insomma io ieri a un certo punto ho sentito che stava succedendo qualcosa. Che stavo alzando il mio fondoschiena dal divano per ripoggiarlo sulla sedia della scrivania, aprire il pc, andare a cercare sto caspita di link delle firme, e poi pure cercare dove si rivedono queste che protestano con le padelle. E se la parabola del nostro Paese è passata dalla Costituzione alla Prostituzione, allora embeh va bene pure che si faccia qualcosa per passare dalle mignotte alle pignatte.

Io, ieri, guardando le immagini di un servizio di riepilogo di tutta ‘sta storia, mi sono ricordata di te, caro Truman. Quando eri nel mare in tempesta sulla barca e hai sentito “Toc”. E ti sei accorto che non eri andato a scogli: eri andato a finire sul fondale. Avevi bucato con la prua la quinta della scena che ti teneva prigioniero, alla Scajola, a tua insaputa. Sono andata su Iutùbb e me lo sono riguardato.

E ho capito che, io, per farcela, è a te che devo guardare. Perché se ce l’hai fatta tu a ribellarti e  affrancarti dall’uomo-Creatore beh allora magari je la famo pure noi con l’uomo-Cerone.

Sei stato bravo, quando lui ha provato a fermarti.
Quando, per fermarti, ti ha detto che aveva creato tutto, tutto lo Show, per te.
E tu gli hai detto “E io chi sono?”
E lui ti ha detto: “Tu sei la star”.
Ma tu, per la prima volta, hai messo la mano non nel costato (del Creatore) ma sul fondale e non gli hai creduto.
Eh, Truman, se riuscissimo pure a noi a non credere più a chi ci dice che siamo le Star quando invece siamo solo le sue comparse.
E poi lui ti ha detto: “Dove vai? Guarda che là fuori ci sono le stesse ipocrisie. Ma nel mio mondo tu non hai niente da temere”.

Quanto ti ho amato quando non gli hai creduto per la seconda volta di seguito e hai fatto quell’inchino prima di prendere la porta del fondale e andartene. Per uscire e andare a sbattere il muso non su un fondale ma su qualche altro muro. Però vero. E tu, perciò, libero.

E guarda eh, te lo scrivo io che sono tenutaria di un blog sentimentale su tacco 12, se poi come donne riuscissimo a farlo non solo in politica ma anche in amore ebbeh allora si che non ce ne sarebbe più per nessuno.

Vabbè però intanto cominciamo da qualche parte, no? Ecco, Truman, io ho deciso di seguire te.
E ora mi alzo da questa caspita di scrivania e vado. Vado a strappare il fondale.
Con una penna e una padella, forse anche una sciarpa bianca.

Perché vedi, Truman, non vorrei che a forza di aspettare che venga a liberarmi qualcun altro, io alla fine, per dirla in un modo che forse non favorirà un clima di assoluta eleganza ma certamente favorirà me, rinunciassi alle palle perché sono ormai rassegnata alla prevalenza numerica dei coglioni.

 

Che poi, riguardandolo, mica me la ricordavo questa bella musica. Apperò. Burning benches nel Bignami del film, tiè: