Posts Tagged ‘treno’

BastaunpocodiDietor

domenica, febbraio 1st, 2015
Trenino Bracciano Roma. Con la borsa regalo della giovane older e della giovin madre Towanda.
Il vicino di sedile scruta, osserva, poi:
-Senta, non è che da sta borsa de Mary Poppins riesce a tirà fuori na carammella, che me sto a strozzà?
Frugo e rinvengo una Dietorella di almeno due Repubbliche fa. Gliela offro mentre lo strozzante esulta al grido di
-La carammella de Mary Poppins!
e proprio allora si palesa il controllore:
-Immagino che se le chiedo il biglietto me tira fuori pure il lampadario…

Rintracciato anche il biglietto ci si accapanellava dunque verso l’uscita per la fermata successiva quando, dietro di me, ho sentito risuonare

-Aò, basta un poco di zucchero un cavolo: ormai pure Mary Poppins va in giro col Dietor

Viaggio al Termini della notte

venerdì, novembre 16th, 2012

Stasera prendo un treno. Domani altri due. Lunedì di nuovo un altro. Io non so che malattia sia quella che ti provoca piacere a prendere treni. Io ce l’ho. Il primo viaggio in treno che ricordi l’ho fatto con nonno Gigi, mi sa che avevo tipo nove anni. Il Pleistocene, praticamente: è probabile andasse a vapore. Andavamo in Molise. Era come partire per l’America: non sapevi mai quando e come saresti arrivato. E’ più o meno ancora così, perché Freccerosse, argento e d’oro sono riservate ai Parioli delle traversine: chi va in Molise da Roma Termini ci mette ancora un paio di giorni.

Insomma nonno Gigi mi aveva comprato un cornetto chiuso in una bustina bianca di carta che tenevo fermamente in mano come avessi appena ricevuto il calice del Sacro Graal. Perché a quei tempi il cornetto non è che lo mangiavi tutti i giorni, almeno io. Non ricordo di averlo mai mangiato fino a destinazione. Ricordo solo il piacere di guardare il mondo scorrere dal finestrino sapendo di avere il sacro Graal dei lipidi a portata di mano.

Ogni volta che salgo sul treno a Roma Termini mi torna in mente quella prima volta. E ora che di cornetti posso averne quanti me ne pare e sceglierne fra decine di gusti e categorie, mi rendo conto che il desiderio di quello che forse non mangiai mai non tornerà più. E ogni volta che salgo su un treno mi godo il paesaggio ma senza nonno e senza il suo cornetto nella busta. Ma il ricordo è dolce lo stesso.

Forse è una cosa che andrebbe indagata questa del Ritorno al futuro che mi succede ogni volta a Roma Termini quando sto per salire su un Frecciarossa con un trolley. E invece mi sembra di essere Marty McFly che sale sulla DeLorean di Emmett “Doc” Brown. E invece di entrare nel flusso di ciarlatori aifonici dagli insopportabili decibel  entro nel “flusso canalizzatore” che mi porterà in viaggio nel tempo. Fuori dalla notte, anche se li prendo di sera. Dove, lo confesso, mi piacerebbe rincontrare nonno Gigi. Che, ora che ci penso, un po’ al “Doc” ci somigliava pure.

Vabbè mo’ vado sennò perdo la DeLorean.

Ciuff ciuff

lunedì, giugno 4th, 2012

Tipo i bambini: amo i trenini. E anche le stazioni e i capotreno col borsello. Mi piace viaggiare in treno posto finestrino anche se posto corridoio mi solleva dall’imbarazzo del dover comunicare a tutto lo scompartimento che devo far pipì. Il che avviene spesso, motivo per il quale il poveruomo del mio ex marito aveva peraltro desunto “Tu hai la vescica di un colibrì”. Non escludo che la cosa possa aver avuto anche un’influenza sulla decisione finale, per la sua quota parte, di diventare appunto un ex.

Divagazioni urinarie a parte dicevo che amo viaggiare in treno. E da qualche tempo ne faccio un uso smodato nei weekend liberi per andare a conoscere gli amici. Gli amici di Facebook. Che così diventano un po’ più amici veri. Cioè, dipende. Finora mi è andata di lusso nel senso che mi sono rimasti amici anche dopo avermi conosciuta. Son gente a modo, molto buona: si vedono piombare questa sconosciuta in casa (che ogni tentativo di pretendere la prenotazione di un ostello o pensione è andata fin qui fallita) e se la spupazzano come l’avessero sempre avuta fra i piedi facendola sentire a casa sua. Errore esiziale non ché cosa della quale avranno in seguito modo di pentirsi. Ma per ora funziona. Ci cascano. E mi invitano. E io quasi quasi prendo il treno e vengo vengo da te.

Per percorrere l’Italia i Frecciarossa sono fantastici. Ma per conoscerla bisogna prendere i regionali. Prendete il weekend scorso. Dovevo andare in Versilia. Fino a Firenze ho preso il Frecciarossa. E poi il trenino.

Il trenino si prende sempre da un’altra parte, rispetto ai trenoni. Il trenino non ha la prenotazione, sali e quello che trovi trovi. Il trenone ha l’addetto pulizie con la tuta fosforescente arancione che passa. Il trenino è come una casa dopo che se ne sono andati gli amichetti di tuo figlio: briciole, cartacce, pezzi di cingomma, bottigliette vuote dell’acqua lasciate sul sedile, il giornale locale zozzo e spiaccicato per terra. 

Il trenone fuori dal finestrino ha le località. Il trenino ha i posti. Che tu passi e ogni tanto, sbigottito, ti dici “magguarda che posto”. Tozeur, per dire, non è che te lo trovi fuori dal frecciarossa: Tozeur sta fuori dal trenino. “E torna la voglia di vivere a un’altra velocità”. Che i trenini passano lenti, più lenti. E in effetti nel trenino a volte io mi chiedo madovecazzocorro? Invece nel trenone più spesso mi chiedo maquandocazzoarriva?

Quando sali sul trenino è come attraversare la storia, i libri, la cultura, l’opera nel senso lirica: e dunque sabato, lasciata Firenze Santa Maria Novella, il trenino m’ha fatto attraversare Empoli, San Miniato, Fucecchio, Pontedera della Piaggio, San Frediano non quello delle ragazze, Torre del Lago quella di Puccini, Viareggio, Camaiore quella del lido di, Forte dei Marmi dove cantava Mina e dove c’è il pineto che ci piove dentro.

Insomma a me i trenini insegnano anche un po’ a vivere meglio: tutti nella stessa classe, tutti tra le stesse carte di giornale, tutti senza la certezza del posto fisso. Il trenino, sostanzialmente, è anche meglio del Censis e di Wikipedia messi insieme, se devi farti un’idea del mondo.