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Cambiamo casa

martedì, ottobre 22nd, 2019

Sto facendo il trasloco perché mi trasferisco in un’altra città. Vado via per lavoro ma in quella nuova città ci sto ricostruendo anche altri pezzetti di vita. Sto facendo il trasloco ma solo pochi mesi fa non avrei mai pensato di fare il trasloco. Poi succede sempre così: in pochi secondi. In pochi secondi prendi una decisione -che per esempio a dire sì è proprio neanche un secondo, è una frazione di secondo, una cosa impercettibile- e quella ti cambia tutta la vita. Tutta la vita accumulata fino a lì.

Insomma io sto facendo questo trasloco ma non l’ho voluto ammettere fino ad ora, che stavo facendo il trasloco. Non lo sto facendo proprio io, cioè lo fanno i traslocatori, ma non è che stanno smontando la mia casa. Stanno smontando la sua. Della mia amica. Che è già il secondo mio trasloco che non è proprio mio. Perché prima c’è stato quell’altro dell’altra mia amica.

Due traslochi in poco tempo smontando case diverse che non sono le mie ma che sono state anche le mie. Sono stremata. Lo capite.

Perché se trasloca l’amica con una sua famiglia trasloca una famiglia. Ma se trasloca un’amica singola traslochi pure tu.

Tipo io in questa casa che traslochiamo oggi mi ci sono rifugiata il giorno della causa del mio divorzio. Perché sta vicino al tribunale, questa. Ed ecco che il giorno della causa del mio divorzio è diventato un’altra cosa da mettere nella casellina dei ricordi: e oggi posso dire che il giorno della causa del mio divorzio ho mangiato un piatto di spaghetti a vongole buonissima. Che questa casa sta vicino al tribunale e anche al mercato.

Ecco che dunque smontare quella suacasa è smontare un po’ anche la mia. La casa quella di dentro. E quando smontano il tavolo del soggiorno non è il tavolo del soggiorno della casa della mia amica: è il tavolo del soggiorno sul quale potevo versare lacrime -e all’inizio l’ho fatto- ma poi è stato il tavolo del soggiorno sul quale lei mi ha versato un buonissimo vino per accompagnare gli spaghetti a vongole. E ho anche smesso di piangere. Perché gli spaghetti a vongole sono sottovalutati.

Tutto questo per dirvi che stiamo cambiando casa. Non conosco la mia-sua nuovacasa e quindi non riesco a immaginare dove sarò da domani, dove dovrò pensarla da domani. Non le ho chiesto se quella nuovacasa stia accanto a un tribunale e a un mercato. Perché in ogni caso di giorno della causa del mio divorzio ne basta uno.

Ora però scusate devo andare che mi stanno portando via pure l’ultimo strapuntino.

Tutta la vita davanti. Ma soprattutto dentro

giovedì, luglio 19th, 2012

Patty ci introdusse nella magia di quella blu, Francesco a quella dell’attore ma sempre e ovunque farle e disfarle è il segno che qualcosa eppur si muove e sta cambiando. Mettere il riassunto della propria vita in 20 chili è arduo ma in tempi nei quali siamo costretti a metterlo in 140 battute di un tweet è un’operazione decisamente più alla nostra portata. La valigia.

Ci pensavo ieri perchè la mia amica Dani si prepara a un trasloco. Le valigie della transumanza immobiliare sono tra le più impegnative, forse più di quelle dei viaggi (che il Professor Pi si metta una mano sulla coscienza lo stesso) e di solito sono seguite a ruota, per frequenza ed intensità emotiva, da quelle della transumanza amorosa.

Alla fine noi e lei, la valigia, siamo proprio “l’amante e la sposa arrivati fin qua, l’attore e la sciantosa e siamo pronti a qualsiasi cosa”. Perché ci sono bivi della vita nei quali, a prescindere dalla consistenza numerica e qualitativa di chi ti sta intorno, ci si ritrova soli, con una valigia in mano. Il che è già un privilegio rispetto alle situazioni in cui a quei bivi ci si ritrova con una busta della Coop o anche con un sacco dell’immondizia, che pure questo abbiamo visto: la flessibilità in uscita (amorosa) con tutta la vita non davanti ma dentro, i sacchi della mondezza.

Tutta la vita dentro. Per affrontare quella che ci sta davanti. Selezionare, organizzare, distribuire: fare una valigia è rifarsi la vita portandosela a mano. Che anche lì, come nel resto, tutto non si può avere e non ci può stare. E spesso ci si accorge di avere quella sbagliata quando ormai si è già in mezzo al guado.

“E allora eccoci, siamo qua siamo venuti per niente perché per niente si va
e c’inchiniamo ripetutamente e ringraziamo infinitamente”.
E Dani, ricordati, “siamo una grande famiglia, abbiam lasciato soltanto un momento la nostra vita di là, nel camerino già vecchio tra un lavandino ed un secchio”.

Perché il lavandino, Daniè, ovunque si vada, non si sa com’è ma perde. E come disse l’idraulico Giorgio nell’indimenticabile performance del mio Erasmus post separazione:
-Signò è er sifone. Se ricordi che naa vita, quando ce sta un guaio, è sempre un problema de tubi.

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