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Non si tratta, disse, di quanto hai viaggiato

martedì, aprile 14th, 2015

La parte bella dei viaggi è che cominciano mooolto prima di quando iniziano. Che sognarli prima e immaginarli strada facendo è entusiasmante assai. Farli, in taluni casi, potrebbe addirittura essere la fase meno avvincente. E la parte che di norma anche io preferisco è il prima (anche perché vorrei vedere voi a viaggiare con Pi, la tenda, il sacco lenzuolo, il Biokill, il Dissenten e quant’altro).

Comunque sia l’altro giorno è sbarcato, per l’appunto Pi, con una mappa della Nuova Zelanda. Che il mio amico Giambe stamani mi ha detto “Uh, lo Hobbit, il Signore degli Anelli…” mentre invece Stefà aveva detto: “Vai da Avatar?”

Certo nessuno ha ancora detto “Uh Meri Taumatawhakatangihangakoauauotamateaturipukakapikimaungahoronukupokaiwhenuakitanatahu (detta anche Taumata se non avete mezz’ora di tempo per pronunciarla, una collina vicina a Porangahau, nota per il suo nome composto da 92 lettere cioè il più lungo del mondo).

Ma il punto è che, in realtà, la parte più bella dei viaggi per me è il dopo. Quando torni e te li porti dietro, e dentro, finché la capoccia e la memoria ti assistono. E infatti giusto ieri mi si è illuminata questa cosa, quando su Rep è apparsa una paginata di John F. Burns che parlava di Tiziano Terzani. E a un certo punto, citandolo, chiude così:

“Non si tratta, disse, di quanto hai viaggiato ma di ciò che hai riportato indietro”.

I migliori anni

venerdì, febbraio 21st, 2014

Racconta Tiziano Terzani, all’inizio di “Un indovino mi disse” che “Una buona occasione nella vita si presenta sempre. Il problema è saperla riconoscere e a volte non è facile. La mia, per esempio, aveva tutta l’aria di essere una maledizione”.

Credo sia quello che deve essere successo anche a Lorenzo Vandelli, di Spilamberto, Modena, innamorato dello sport, quando a venti anni un medico gli dice che ha la distrofia muscolare. E che nel giro di sei mesi rimarrà completamente paralizzato. La maledizione, appunto. Lui che fa? “Ho iniziato a studiare la malattia”. E a escogitare un modo per conviverci. Scopre che esiste il wheelchair hockey, l’hockey in carrozzina. Mette su una squadra a Modena. La sua. La loro. Gruppo sportivo Sen Martin.

Lo racconta qui, in questo trailer di un documentario di 70 minuti che verrà presentato la settimana prossima. Si chiama “Lo sport è uguale per tutti”

Me lo ha mandato stamattina la mia amica Arianna: era lì fra le sette caselline rosse di Facebook dei messaggini privati, insieme a una bella foto di Mary Poppins e Cancaminin (grazie Maurizia), con la prima pagella del mio fidanzato seienne di Bologna e saluti e notizie di altri amici. Mi è sembrato significativo che fosse lì, in mezzo al normale, ordinario fluire della vita, tra la pagella e l’amicizia, senza clamori e senza ammiccamenti alla compassione.

Lorenzo Vandelli. A Modena. Con i suoi compagni di squadra. Con la mamma. Con gli amici. Storie di ordinario eroismo quotidiano. Storie di vita, alcune in piedi alcune sedute. Tutte a schiena dritta. Perché, dice alla fine del trailer, “ho vissuto 20 anni da persona normale e 20 da disabile: posso tranquillamente dire che i miei 20 anni da persona normale sono stati molto peggio dei miei 20 anni da disabile. Da disabile mi sono tolto tante soddisfazioni. E sono convinto di potermene togliere ancora”.

D’istinto farei molta fatica a credergli. Ma ho deciso che mi fido.

Ma dove arrivo se parto

sabato, ottobre 29th, 2011

E allora mi sono detta: sai che c’è? Che dopo Ponte Milvio, Ponte sullo Stretto e Ponte Silvio io quasi quasi mi prendo pure sto Ponte Giglio. Nel senso che me ne vado nel Granducato di Toscana, altezza Orsigna. Il suo inzio della sua fine. Di Tiziano Terzani.

No, non è che vado a ritrovare me stessa, che certe volte è meglio perdermi. E manco vado a cercare il nirvana. O la via. Che comunque pure lui diceva che “Finirai per trovarla la Via… se prima hai il coraggio di perderti”, cosa per la quale ho un talento naturale. Perdermi, intendo.

L'Orsigna

Però la cosa veramente grave è che, dopo anni di Tom Tom, Tuttocittà e fotocopie di MappeViaMichelin, ora comincia a piacermi il perdermi. E sperdermi.

Tutto questo per dirvi che se il 2 non trovate un post… venitemi a cercà fra i boschi, quantomeno mandateme la protezione Civile. No, facciamo i boy scout. No. Vabbè torno da sola.
(E comunque lascio un paio di cosette surgelate tipo dispenser. Quel coso che ci ha anche Tequila, il cagnone della giovane older, che a una certa ora anche quando loro non ci sono si apre una finestrella ed escono i croccantini)

P.S.
E ancora comunque il mio suo preferito resta “Un indovino mi disse”.
Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare, darsi tempo, stare seduti in una casa da tè ad osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l’amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro di umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove.
La miniera è esattamente la dove si è: basta scavare
“.
(Tiziano Terzani – Un indovino mi disse)