Posts Tagged ‘Tiziana Sensi’

It’s a kind of magic

lunedì, settembre 24th, 2018

-Ehi, Yancey, come sarà Kickstarter fra cinque anni??

-Mmhh. Più o meno come adesso. È il resto del mondo che, fra cinque anni, sarà molto più simile a Kickstarter.

Dunque, miei cari, lui -quello in mezzo con la camicia bianca- si chiama Jancey Strickler, è uno dei due fondatori di Kickstarter, il più grande sito web di finanziamento di idee creative: a oggi conta 150 mila campagne finanziate per un totale di 4 miliardi di dollari raccolti.

È su Kickstarter che sono nate le “Storie della buonanotte per bambine ribelli”.

E venerdì a Heroes meet in Maratea abbiamo raccontato la sua storia.

Tre quarti d’ora di monologo teatrale durante il quale ha riso, fatto foto e video.

Poi questa foto. Con:
Da sinistra la vostra quippresente autrice del testo
Tiziana Sensi
, la regista che ha trasformato in vita le parole di carta
Fabio Pappacena, l’attore che ci ha trasportati da Brooklyn al Giappone a Firenze a Milano ma sempre stando sullo stesso palco
Andrea Fusacchia che ha messo il tocco magico del sax
Andrea Dotti, coraggioso produttore e ideatore di Companies Talks

Insomma, pare gli sia piaciuta. E alla fine Yancey ci ha guardati come a dire
-Really? Ma overamente ho fatto questo?

Grazie, davvero, a tutti. Forse manco la Poppins sarebbe riuscita in una magìa così.

Dove le idee fanno sesso

martedì, maggio 22nd, 2018

No non è un post sconcio. Ma “L’innovazione nasce quando le idee fanno sesso”, disse un certo Scott Galloway. Beh insomma qui si proverà fargli fare anche l’amore: ve l’avevo detto che vi avrei perseguitato con la tappa romana dei monologhi teatrali sui socialcosigeni.

Care e cari romani da stasera a giovedì, per tre sere, trovate la vostra quippresente alla Nuvola di Fuffas, al Forum PA: oggi La storia di Google, domani Zuckercoso e giovedì Amazon.

Vi aspetto a teatro, dove tutto è finto ma niente è falso. Tipo certi amori, insomma.

PopLetter

venerdì, marzo 18th, 2016

E dunque pare abbiano trovato l’interruttore della fame. Sta nel cervello. Purtroppo invece non hanno trovato nè l’interruttore della minchionaggine e manco il cervello nei trogloditi dello Sparta Praga che hanno urinato indisturbato addosso a una mendicante su ponte Sant’Angelo, a due passi dal Vaticano, per capirci. Ce ne sarebbe per iscriversi al movimento per l’autoestinzione dell’umanità.

Ma siccome “viver bene è la miglior vendetta” andrei qui a raccogliere qualche idea e qualche appuntamento per ritemprarci un po’.

Inizierei tenendo conto del fatto che, essendo venerdì, potreste abbandonarvi nottetempo a qualche bagordo. E siccome “di sera leoni, di mattina (omissis)” giusto giusto arriva il nuovo sito di Ricciocapriccio (che sarebbe quel luogo di ciclonica energia che definire parrucchiere è quantomeno riduttivo gestito da Alessandra Pucci). Andate alla sezione di Tamara e cuccatevi “Le conseguenze dell’hanghover”. Poi fatevi una tisana e rimettetevi a letto con le fettine di cetriolo, che Tamara è pischella e noi abbiamo na certa quindi quella ci mette un’ora, noi un paio di giorni.

Contestualmente, se siete libere-liberi lunedì, inauguriamo la primavera alle 18 a Roma a Viale Mazzini presentando il libro di Jolanda dal titolo-sentenza “D’altronde sono uomini”. Lunedì 21 marzo alle 18 alla Galleria Plus Art Plus in Viale Mazzini, 1 con la quippresente, Beatrice Curci, Tiziana Sensi, Maria Rosa Borsetti, Follie Parrucchieri (Hair Artist: Alessandro, Andrea, Luciano) e naturalmente lady Iolanda Pomposelli

Buon uichendo a tutti. Statemi bene. Ma soprattutto vivete bene.

PopLetter1

PopLetter

La parrucchiera dell’Imperatrice

mercoledì, gennaio 27th, 2016

E’ che io, non avendo mai posseduto una Barbie, con la principessa Sissi ci sono cresciuta. Col film, intendo. E dunque stavo ferma lì, al fumettone con Romy Schneider, al punto che l’anno scorso quando il professor Pi mi portò a Merano non facevo altro che inseguirne le orme su “la passeggiata di Sissi”, nonostante nel frattempo si fosse appurato che non era principessa e manco si chiamava Sissi.

Comunque, il mito dell’eterea -al netto dei miei traumi da assenza di Barbie- resiste al punto che financo Chanel poco più di un anno fa l’ha presa come testimonial facendone girare un corto a Lagerfeld con Cara Delevingne.

E’ con questo curriculum che quindi ieri sera ho fatto il mio leggiadro ingresso accompagnata dalla fida Shylock al teatro Tor di Nona di Roma per la prima de “La parrucchiera dell’Imperatrice, ossia la vera storia della principessa Sissi” perché, lo dico subito, stavolta tutto il ponte di comando dello spettacolo è amicamia. Che su sto ponte son tutte donne.

Un’ora e quaranta di monologo. In cui l’improbabile eterea e patinata Sissi lascia il posto a un gioco di specchi fra Sissi e Fanny, la sua parrucchiera di corte. La padrona e la serva, la vittima e la carnefice, così distanti nella scala sociale ma così vicine nell’infelicità. Tutte e due nell’unico corpo, voce, anima di Tiziana Sensi.

Che è amicamia, ve l’ho detto. Come lo è Franca De Angelis che ha scritto questo monologo come un vestito su misura per lei. Come uno dei magnifici vestiti di Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach. Franca De Angelis che con Sissi si era misurata insieme ad altri colleghi per scriverne il film tv e sempre, anche sui titoli di coda, le era rimasta impressa e in sospeso Fanny, Fanny Angerer, la parrucchiera di corte, che era stata al fianco dell’imperatrice –ossessionata dalla cura dei propri capelli – per decenni. Due donne che riescono a farsi spazio in un mondo dominato da uomini. Ma il cui prezzo è altissimo.

Dunque Tiziana Sensi. Un’ora e quaranta di gioco delle parti,

Sissi Titti

Tiziana Sensi-Fanny-Sissi

di disperazione e di gioia, di salti e di paralisi, di altezzoso sguardo e di popolana veracità tutto insieme nel corpo di Tiziana e che io non lo so come caspita faccia. Che già l’idea di dover mandare a memoria un’ora e quaranta di cinquant’anni di storia e di personali e sociali tormenti è roba per me inimmaginabile, una mole epica

-Tipo l’esame di procedura penale…
chiosava esterrefatta alla fine Natalia, mentre anche Bea strabuzzava l’occhio in corso d’opera sgranandomelo addosso come per reciprocamente convincerci

-Ma che, davero?

Insomma, cinquanta chili scarsi lì a sprigionare energia come una centrale nucleare.
Il finale non ve lo dico. Vi dico solo che ci sto ancora pensando. E che stamattina quando ho preso la spazzola l’ho guardata ben bene e le ho detto

-Incredibile, amicamia, quante cose potresti raccontare anche tu

Perché, si, e non solo per Sissi, la nostra forza spesso parte dall’alto. Dai capelli, per la precisione

LA PARRUCCHIERA DELL’IMPERATRICE
ossia la vera storia della principessa Sissi
di Franca De Angelis
regia Anna Cianca 
con Tiziana Sensi

Teatro Tor Di Nona, Roma
Fino al 7 febbraio

 

Quello che ci salva

giovedì, novembre 26th, 2015

Quando si è fatto buio in sala e lui è apparso dietro un pannello a sbarre mentre pronunciava le parole di Re Claudio, un assassino come lui, beh insomma io ho avuto persino un po’ paura. Perché su quelle tavole di legno c’era Cosimo Rega, condannato per reati di camorra a “fine pena mai”. Quarant’anni di carcere già scontati, tre omicidi alle spalle. Eppure sta su un palco di teatro, il Vascello di Roma, a raccontare la sua storia.

Il punto è che uno con questo curriculum alle spalle oggi invece è attore e scrittore, ha fondato la prima compagnia teatrale di Rebibbia, gli mancano pochi esami alla Laurea in Lettere e Filosofia a Tor Vergata e grazie ai fratelli Taviani, ce lo ricordiamo più come Cassio in Cesare deve morire che per le gesta criminali precedenti.

E lo spettacolo non a caso si chiama noveEtrentatré, cioè citando gli articoli 9 e 33 della Costituzione italiana che sostengono la libertà dell’arte e della scienza e l’impegno dello Stato a promuovere lo sviluppo della cultura, sostenendone le attività e cercando di mettere tutti in condizione di poterne godere.

In conclusione uno pensa Ma cos’è che ci salva, nella vita? E tutto penseresti tranne che possano salvarci le parole. Eppure così è. La parola che, già a dirla, ti trasforma. La parola che a pensarla ti cambia. La parola che lenisce ferite e lo so, è la stessa che le ferite te le ha inferte, diciamo allora una cura omeopatica. Ed è per questo che tutto lo spettacolo, la vita e la strada stanno riassunti e ben comodi dentro un’unica sua frase, che vale per lui e valga per il riscatto di tutti:

“Dopo che ho conosciuto il teatro ‘sta cella me pare ‘na prigione”

Cosimo Titti

Tiziana Sensi e Cosimo Rega

Teatro Vascello (fino a stasera…)
“noveEtrentatré”
Liberamente tratto dal romanzo di Cosimo Rega  “Sumino ‘o Falco. Autobiografia di un ergastolano”
Con Cosimo Rega, Mariateresa Pascale e gli studenti del D.A.M.S. di ROMA TRE
Regia di Tiziana Sensi

Oltre al buio che c’è e al silenzio che lentamente si fa

giovedì, settembre 18th, 2014

Qualche sera fa la mia amica Shylock ed io siamo state al Globe Theatre di Roma a spararci tre ore di Shakespeare. E anche un hot dog con un prosecchino. Ma questi due prima di entrare. Dopo l’ebbrezza alcolica, nel volgere del primo atto, passavamo agevolmente a quella di

“eccomi qua
sono venuto a vedere
lo strano effetto che fa”.

Una delle cose che mi stupisce sempre, ogni volta che vado a teatro, è

“e quanta gente ci sta
e se stasera si alza una lira
per questa voce che dovrebbe arrivare
fino all’ultima fila”.

E ogni volta mi sembra un miracolo. Che le persone ci siano. Fino all’ultima fila. Lì c’erano. Pure sedute per terra.

Tutto questo pippone introduttivo per dire che quando la mia amica Tiziana Sensi mi ha detto che insieme a Franca De Angelis e altre amiche coi controcavoli avevano messo su una scuola di recitazione teatrale sul modello anglosassone (che io infatti ho chiesto
-Tizià e che è sto modello anglosassone?
e lei mi ha detto
-Meripo’ se non lo sai tu che atterri nei giardini di Londra..
vabbè una cosa del genere)

ecco dicevo appena mi ha detto che avevano messo su questa scuola di recitazione io mi son detta
-Santocielo che coraggio

Poi dopo sono andata al Globe e ho trovato tutto pienissimo e poi sono andata anche alla Sala Umberto da Strimpelli e Vinile e ho trovato pieno pure là

allora ho detto
-Santocielo che figata

E Tiziana mi ha detto
“se conosci dei ragazzi che vogliono imparare il mestiere dell’attore, con una preparazione di altissimo livello e la possibilità di andare in scena almeno 9 volte alla fine del triennio con tanti registi confrontandosi con varie drammaturgie, sappi che noi ci siamo”.

Insomma una scuola “per questa voce che dovrebbe arrivare
fino all’ultima fila
oltre al buio che c’è
e al silenzio che lentamente si fa”.

Che deve essere un’emozione immensa. Quando ti spengono le luci e resti là.  Che “siamo l’amante e la sposa
arrivati fin qua
l’attore e la sciantosa
e siamo pronti a qualsiasi cosa
pur di stare qua”.

Che d’altra parte che son tre anni di scuola. Che, come diceva Clark Gable, “non dimenticate che nel mestiere dell’attore solo i primi trent’anni son duri”.

Bottega Teatro Attivo
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T’illumino d’intenso

lunedì, novembre 18th, 2013

Ci sono stata. Ieri sera. E ne ho scritto anche qui.

E’ stato alla fine, dopo gli applausi, gli inchini e le ovazioni, quando la regista mi ha chiesto

-Allora, hai capito chi erano gli attori non vedenti?

che ho vacillato, elencandone quattro, due dei quali erano, invece, vedentissimi. Perché questo è “Condominio occidentale”: l’esperienza di un nuovo modo di “vedere”, una perdita totale dei punti di riferimento fin qui conosciuti, un’esperienza ad occhi aperti nella quale però si va a tentoni finché questa compagnia di sedici attori non vedenti, ipovedenti e normodotati -chiamati a “portare alla luce” le nuove povertà- ci illumina di intenso. E a vedere soprattutto “sentendo”. Neanche vi sto a dire che sono entrata in sala accompagnata da Jerry e dal suo bastone bianco e ovviamente dalle scale, nel teatro già semioscurato, stavo ruzzolando io. Jerry che, per la cronaca, conduce un programma radio che si chiama “Hasta la vista”.

E dunque “Condominio occidentale”, un campo per senza tetto, rifugio a cielo aperto di diseredati e sconfitti dalla vita, il dramma dietro l’angolo nel quale ognuno di noi potrebbe precipitare, dove “la povertà è organizzata, e organizzata bene”, perché “alla lunga stanca pure disperà”. In scena al teatro Vascello di Roma, anche stasera, “Condominio occidentale” è l’adattamento teatrale dall’omonimo romanzo di Paola Musa. Un’impresa titanica che porta la firma di Tiziana Sensi, un caterpillar di determinazione e tenacia, e la passione e professionalità della sua compagnia teatrale.

Un anno di lavoro per prepararlo, un’ora e mezza per esserne conquistati e un’emozione che ti accompagna e ti resta addosso ancor di più quando si chiude il sipario. Consapevole che, alla fine, l’unico modo per riuscire a vedere l’invisibile è farsi guidare da chi non vede ma sa guardare. La sfida era doppia: far incontrare il mondo della disabilità con quello dell’emergenza sociale. Le nuove povertà: soprattutto la paura che tutti -tutti- ci attanaglia, cioè quella di poter precipitare da un minuto all’altro dalle certezze alla precarietà e alla mancanza: del lavoro, di un tetto sulla testa, soprattutto della dignità. Anna che dorme in macchina insieme alla figlia è un’immagine praticamente indelebile. Ed è stato dunque a tarda sera, rientrando, che per la prima volta mi sono emozionata assistendo a quel piccolo miracolo che inconsapevolmente compio ogni sera: infilare una chiave nella serratura di casa.

Se stasera siete liberi andate. Andate a, finalmente, “vedere”.

A me gli occhi

venerdì, novembre 15th, 2013

Il faldone “gesti di sconsiderata ed auspicabile follia” si arricchisce di un nuovo capitolo:

al Teatro Vascello di Roma domenica e lunedì alle 21

andrà in scena una cosa che si chiama “Condominio occidentale”:

una compagnia di attori non vedenti che “porta alla luce gli invisibili del nostro tempo”. Vado. Ma non è che ci vada da sola eh: oltre alla mia amica Francesca, nota catalizzatrice di gesti di folle sconsideratezza, verranno anche spettatori non vedenti, dotati di una cuffia a onde radio attraverso la quale verranno descritte azioni, stati d’animo e paesaggi e  non udenti che potranno leggere le didascalie con i dialoghi e le indicazioni su suoni, rumori e sulla colonna sonora.

Tutta questa cosa porta la firma di una irrimediabilmente sconsiderata regista che si chiama Tiziana Sensi. Sconsideratevi tutti invitati.

Ci “rivediamo” lunedì. Per raccontarvi come è andata

Roma, Teatro Vascello
17-18 novembre 2013 – alle 21

Compagnia TeArca Onlus | Ri-diamo Onlus
Con l’Alta Medaglia del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
con il Patrocinio dell’U.I.C. Unione Italiana Ciechi