Posts Tagged ‘The 12th room’

Di quello che troviamo perdendo

domenica, maggio 8th, 2016

Finisce che ci alziamo tutti in piedi per la più entusiasta standing ovation che ricordi in una sala da concerto ma è lui a dire dal palco “Mi avete fatto stare bene”.

Finisce che una poi, dopo due ore e mezza di immersione musicale ma soprattutto umana, non riesce manco a capire se si senta più commossa, gratificata o cosa.

Finisce che guardo la giovane older seduta accanto a me e sono contenta che abbia visto qualcosa a cui, onestamente, neanche io che ho una quarantina d’anni di vantaggio su di lei, avevo mai assistito.

Finisce che per la prima volta guardo un pianoforte gran coda lì sul palco ma mi sembra sia tutt’uno con il maestro che lo fa cantare. Maestro o per meglio dire fratellone, come piace a lui definire l’altro.

Finisce che lui è stremato ma sprizza energia come fosse appena entrato.

Finisce che ripenso a questa storia delle 12 stanze, filo conduttore del viaggio che circa tremila persone hanno compiuto per due ore guidati da questo pianista, compositore, direttore d’orchestra ma soprattutto istrione che si chiama Ezio Bosso, conosciuto a livello internazionale ma a me solo da quando a febbraio è apparso al Festival di Sanremo. Finisce che uno poi deve pure ringraziare Carlo Conti e anche questo no, non me l’aspettavo.

Un’antica teoria dice che la vita sia composta da dodici stanze,  nessuno può ricordare la prima perché quando nasciamo non vediamo ma pare questo accada nell’ultima che raggiungeremo, dalla quale potremo tornare alla prima e ricominciare.

Ezio Bosso dal 2011 convive con una malattia degenerativa, la Sla, sclerosi laterale amiotrofica, alla quale non ha permesso di impossessarsi della sua testa, delle sue mani e soprattutto del suo.

Inneggia al sorriso. Perché “per sorridere occorrono più muscoli di quelli che servono a fare passi, tiè”. Cita da Chopine George Sand a John Cage, che lo ascoltò quando era piccolo -John a lui- e disse “questo è bravo”.

Durante il concerto possono sfuggirgli le note, sì. Ma mai l’anima. Può perdere qualche tasto. Ma mai il tocco. E, rispetto a tutto quello che ha perso e che perde, ama dire che Non avete nemmeno idea di quello che si acquista e che si trova perdendo.

Chiunque lo dicesse al suo posto sarebbe preso per matto. Lui no: lui è lì, su quel palco, per dimostrarcelo. Anzi, per farcelo ascoltare. Anzi, meglio ancora, per farcelo sentire.

Ezio Bosso