Posts Tagged ‘terremoto Emilia’

Parmigiano da Tiffany

mercoledì, luglio 16th, 2014

Poche cose danno soddisfazioni gratis come offrirsi volontariamente di recarsi da Tiffany a Via del Babuino per “dare un’occhiata per i ciondolini, vedi se c’è qualcosa da prendere per Clara sotto i 150”. Naturalmente essendoci “sotto i 150” niente, neanche il laccetto di caucciù, l’occasone mi era comunque gradita per dare almeno l’occhiata e sentirmi Audrey per venti minuti.

Ed è così che la vostra volontaria si recava, al termine di una giornata priva di altre soddisfazioni gratis ma neanche a pagamento, in quel del Babuino a farsi aprire il portone dal bonazzo di turno. Naturalmente, in previsione della visita del tardi meriggio, già dalla mattina sceglievo con accortezza nel guardaroba un dress-code “abitino acconcio” ma senza ricadute in “modalità Messa della domenica”.

Saltato del tutto il piano terra mi recavo direttamente all’ascensore (i ciondolini eventualmente abbordabili sono relegati in un anfratto del primo piano, fronte parure) come una di casa insomma, modalità per la donna che non deve chiedere mai.

Era allo schiudersi delle porte automatiche dell’ascensore che mi si faceva incontro il commesso beta (essendo l’alfa al guardaportone) che iniziava a ricoprirmi di inspiegabili salamelecchi e attenzioni. Signora prego, signora come posso esserle utile, signora si accomodi, il tutto essendo ancora all’oscuro del budget disponibile, già esaurito al terzo salamelecco e proprompendo in un imbarazzante

-D’altra parte vedo che è tra le nostre migliori clienti

Escluso che avesse potuto desumerlo dagli orecchini a forma di Mary Poppins regalatimi da Elisa e Daniele che pure adornavano i quipresenti lobi, al mio sguardo a punto interrogativo fissava il suo, di sguardo, sulla mia giugulare e sì, santocielo sì, ricordavo di aver opportunamente indossato un bellissimo girocollo loro che la mia amica Rita regalommi per uno storico genetliaco.

Sentendomi ormai appajata con la clientela storica da Liz Taylor alla Callas,  ma infine non trovando nulla, portavo il mio regale incedere verso la cassa dove il commesso-beta voleva a tutti i costi farmi omaggio di un biglietto da visita e mi porgeva contestualmente un cartonato Pineider ghiaccio, istoriato argento, sul quale lasciare i miei riveriti dati. Appostovi NOME e COGNOME rimaneva intonsa la casella TITOLO. E richiestagli una spiegazione egli, sussieguosamente, ammiccava

-TITOLO nobiliare, signora, se ne ha

Sulla reazione scatenata da quel “se ne ha” potremmo scrivere dei tomi. Vi basti sapere che ora da Tiffany di via del Babuino esiste una scheda con apposizione di mio nome cognome e al titolo troneggia un nobilissimo articolo determinativo femminile singolare: LA.

Ma è stato infine aprendo la mia borsina Hervè Chapelier Paris, comprata in liquidazione con la mia amica Mietta anni orsono per la cifra di euro trenta, che ho dato un senso ai miei venti minuti di glamour: perché sì, nella borsina Chapelier comprata a Parigi ove dovevo introdurre il biglietto Tiffany N.Y faceva capolino -giusto mentre il commesso si sporgeva con lo sguardo- il prodotto manufatto in zona terremotata e alluvionata, acquistato via mail dalla mia amica Barbara e recapitatomi giusto prima di uscire in direzione Tiffany: un dorato quarto di Parmigiano Reggiano sottovuoto.

Lu terramòòt

mercoledì, maggio 30th, 2012

Oggi ho pranzato con mia madre. Classe 1933. Molisana.
Due insalate, una bottiglietta d’acqua.
Poi le chiedo:
-Un dolcino con il caffè?
E lei:
-No, mi sembrerebbe brutto
-Eh? Brutto in che senso?
-Nei confronti di quei poverini, quelli del terremoto.
Poi si è fermata un attimo, ha fissato la ciotola vuota dell’insalata e ha ripetuto con aria grave:
lu terramòòt
Che ci sono certe parole che in dialetto ti fanno sentire anche il boato, oltre al dramma.

Io poi il dolcino, piccolo, gliel’ho preso e abbiamo diviso a metà. Lei ne ha lasciato un quarto. E ha detto:
-Giusto per assaggiarlo
Ma si vedeva che si sentiva in colpa.

Ed è allora che mi ha raccontato che, poco dopo la sua nascita, in quel di San Pietro Avellana, cucuzzolo del paesello di montagna molisana un boato squarciò la notte. Prima del boato si sentì scricchiolare e sussultare la casa. Sua madre balzò dal letto, l’afferrò con tutte le coperte dalla culla e, appena arrivata sotto lo stipite della porta per uscire, le pareti si aprirono e un mattone cadde sul cuscino di sta culletta. Credo fosse il terremoto, anzi lu terramòòòt, della Majella (settembre 1933 ottavo-nono grado Mercalli).

Lei ovviamente l’ha saputo qualche anno dopo, quando sua mamma l’accompagnò a vedere quello spettro di casa mezza squarciata (che poi pensarono i tedeschi a radere al suolo direttamente, senza passare dalla ricostruzione) nella quale era stata “miracolata”.

Sempre la madre le raccontò che arrivò l’esercito con le tende (a mille metri di altezza a settembre già si va sottozero) ma che, nel disastro generale, l’unica cosa che aggiunse fu:
-Tua nonna aveva un negozio nel quale avremmo anche potuto prendere la pasta, se solo avessimo avuto modo di cuocerla. Abbiamo fatto la fame ma ci ha salvati – e tu ti sei salvata, visto che ti allattavo io- grazie alla “grandissima novità” che tua nonna, previdentemente, decise di sperimentare.
A quel punto io le ho chiesto:
-E qual era sta grandissima novità di tua nonna?
-La carne in scatola. Una rappresentante un giorno arrivò da lei, aspettò che l’emporio si svuotasse dai clienti poi, guardandosi circospetto intorno, mise la mano in una borsa ed estrasse delle scatolette di latta. Le poggiò sul bancone e, come le stesse presentando il Sacro Graal, disse:
-Commà (commare, si usava così): questi so’ riusciti a infilare la carne nelle buatte (buatte, dal francese “boite“, contenitore di latta, pensate un po’ il molisano da dove arriva, chéris…).

Ecco, per dire, mia madre è salva grazie alla prontezza di riflessi di sua madre. E alla Manzotin.

Terremoto Majella, 1933

Estote parata

martedì, maggio 29th, 2012

Oggi è praticamente impossibile scrivere alcunchè. L’unica cosa che mi viene in mente è che questa mattina, come tutte le mattine, sono passata per Via dei Fori Imperiali per arrivare al lavoro.

E Via dei Fori Imperiali, da dieci giorni, si sta imbellettando per la parata del 2 giugno. Stamattina stavano montando i falpalà e i tendaggi azzurri. Ciò vuol dire che molto è già stato fatto. Ma ciò vuol dire che altrettanto potrebbe ancora essere evitato: non so, per dire, la benzina e i fumogeni delle Frecce Tricolore, le tartine al Quirinale e cose del genere.

Perché il punto non è solo devolvere questi fondi alle zone devastate dal terremoto. E’ che la maionese impazzisce e la tartina ti si ripropone: perché ditemi un po’, come caspita si fa a mangiare canapè sotto al gazebo mentre l’Emilia sprofonda sotto le macerie?

Ho imparato a sorellare. E non smetterò

domenica, maggio 20th, 2012

Sono giorni dolorosi. Molto. Molto dolorosi. E però sono anche giorni nei quali s’avanza ancor di più la sorellanza. Non ho trovato il significato preciso di questa parola. Nel vocabolario. Invece lo sto trovando in parecchie case. Case di donne. Nelle quali arrivo, sbarco, sorello e riparto. Apripista fu Lamicamia, sempresialodata. Seguì il viaggio in Carinzia, sempresianlodatepure Frà&Vale too.

Stavolta ne ho fatto uno apparentemente più corto. Nel quartiere accanto. Ma per arrivarci ho dovuto fare un sacco di strada. Nel senso che 1) io fino a due anni fa una cosa del genere me la sognavo e 2) che prima di aprire sto blogghe e di andare sui socialcosi non avevo una movimentatissima vita. Cioè se ce l’avevo era perché pedinavo la vita di un altro. Ma che potessi permettermi io di averne una per i fatti miei questo poi figuriamoci (e, sia chiaro, non è che fosse colpa del poveruomo. Era miaebbasta).

Insomma c’è che io sono stata invitata. A casa. Di… Ippazia. La mia amica Ippazia. Che come Lamicamia e Franca e Vale io non l’avevo vista mai. Ma ci seguivamo sul socialcoso. Ippazia me l’aveva raccomandata la mia amica Nì e Nì un’altra Nì e insomma na specie di effetto domino di amiche.

C’è che Ippazia faceva il compleanno. E aveva invitato le amicheamiche. E poi pure Meri Pop in quota “sparigliatrice”. Tra le referenze di Ippazia c’era che cucina che in confronto Ferran Adrià je spiccia casa. E io vi voglio solo ricordare che mia sorella -quella anche di Dna- mi ha regalato il curriculum adesivo “Bacio meglio di come cucino”.

Capite? Insomma io vado. E arrivo in una casa che lì proprio lì ci ha abitato venti anni la mia zia del cuore. Me stava a prende un colpo. Citofono, salgo, lei apre, ci abbracciamo, entro, mi abbraccio pure le altre insieme a un calice di Berlucchi e -non so come dirvelo- io mi sono sentita tutta una cosa emozionante nello stomaco. Era fame. Perché era dalla sera prima che facevo posto. E avevo ingurgitato solo un Bifidus Actiregularis. Ma me ne sono sentita pure un’altra di cosa emozionante. In testa. Era il Berlucchi. Rosè.

Ed è stato dal secondo bicchiere che si è aperta una delle più memorabili Woodstock del palato e della chiacchiera che si ricordino. A ricordarsele, appunto. Che dopo il Berlucchi è arrivato il Verdicchio e un altro buonissimo che non mi ricordo e poi i liquorini e gli elisir e i nettari degli dei.

Ippà, mi ricordo che quando sono uscita da casa tua-vostra-nostra ero più vicina al Nirvana che a Lungotevere. Ma che caspita ci siamo dette in quelle quattro ore a tavola io proooooooprio non me lo riesco a ricordà. Uomini, di sicuro. Tacco. Tacco 12 di sicuro pure lui. Poi tipo i rossetti. I rossetti, i tacchi e gli uomini (nell’ordine, che di solito così si conquistano). Mannaggia, poi?
So solo che, uscendo, mi sono detta:
-Meripo’, qualsiasi sia stato il prezzo per arrivare fino a qua ne valeva la pena. Ahssì, se ne valeva la pena.

Segue elenco parziale delle meraviglie patrimonio dell’umanità (che ora devo far aggiungere dall’Unesco) consumate dalle otto sorelle:

Bavaresina di gorgonzola (un piccolo Ayers Rock) con sopra una gelatina di squisitezza e uvetta al Marsala
Ravioli (fatti a mano) di melanzane e ricotta salata con confit di pomodorini
Timballino di pesce azzurro all’arancia, zenzero e cannella su letto di patate
Mozzarella sbottonata con bottarga e Saba
Tiramisù che lèvati
Parfait di mandorle glassate con squaglio di cioccolata calda
Rotolo al cioccolato con bucce di arancia candite

I dolci di Ippazia - Foto (e stomaco) Meri Pop