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El tomblero

giovedì, settembre 8th, 2016

Galapagos 5

Dopo il determinante contributo all’approvigionamento energetico di Alausì ci si apprestava a farci queste sette ore di pulman con destino Quito, reduce da altre scosse di terremoto. El tomblero, come ho sentito dire a una signora di Quito, non trovando però questa parola in nessun vocabolario.

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E qui devo dirvi una cosa che riguarderebbe la fine del viaggio, 20 giorni dopo la puntata odierna di Quito. E cioè che quando la prudenza incontra il destino, la prudenza è spacciata. Perché è stato questo l’unico pensiero venutomi in mente quando, a fine viaggio, usciti dopo due giorni di foresta amazzonica senza luce e senza internet, ci ha raggiunti all’amaZoonico di Tena la prima frammentaria notizia di un terremoto in Italia. Lì dove il terremoto ha colpito duro quattro mesi fa, con un bilancio di 660 morti, 29.000 senza tetto e milioni di danni, lì dove per tutto il nostro soggiorno il fantasma di altre scosse ci ha affiancati sempre, e in un caso ci ha anche trovati a distanza ravvicinata, ecco lì dove a lungo avevo riflettuto se fosse il caso di andare, in quel momento ho pensato che a volte non c’è argine al destino. Che può ignorarti a Quito e venire a prenderti sotto casa. Un viaggio che sul finale ci ha dato, insieme a tanta bellezza, un’ansia implacabile per le notizie che iniziavano ad arrivare dall’Italia. E il dolore dell’impotenza. Che così è la vida, come cantava Joan Baez, quella che mi ha dado tanto, que ce ha dado la risa y ce ha dado el llanto.
E ora andiamo a continuare. E a comandare. Che con una viaggiatrice al seguito di anni 12 ci ha accompagnati pure Rovazzi.

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Continuiamo dunque aprendo una doverosa altra parentesi dedicata agli alberghi. Anzi agli “alberghetti”, perché è così che Pi scrive quando ci manda le istruzioni del viaggio alla voce “Pernottamenti”: alberghetti.

Capite da voi che la sòla si annida in quel diminutivo e attraversa la distanza tra le 3 sillabe della prima parola e le 4 della seconda. E oltretutto, in caso di ricorso al giudice di pace per chiedere i danni, pure el senor juez de paz me direbbe

-Meripopas, pero el profesor Pi escribió hoteles pequeños, y mo’ que caspita quieres tu da me?

Va detto che fino a Quito ello, el profesor Pi, había sorprendido a nosotros con una serie de alberghete niente male, segnalazione speciale che -se i dieciseis estan d’acuerdo- darei all’Hostal Orquidea de Cuenca,

Galapagos hotel Cuenca Pi

Hotel Orquidea, Cuenca – Foto Professor Pi

Borrero 9-31 y Bolìvar, ambientazione moresca, pieno centro storico, patio e ballatoi circondati da vetrate da giardino d’inverno.

Ecuador Cuenca hostal

Meri Pop en la Orquidea a Cuenca

La ricerca dell’alloggio a Quito si rivelava meno charmant, in quanto el hombre che avrebbbe dovuto prenotare -lo stesso del trenino- non l’habia fatto manco peggnente dunque la signora di Cuenca dice che aveva chiamato un’amicasua per un “equivalente hostel”.

El poro Alejandro, el conducador del pulmino, si gettava dunque sulle discese ardite ma soprattutto sulle risalite de Quito pervenendo a una specie di quartiere di tagliagole e narcos, ove tirava el freno a mano in front of una mefitica friggitoria accanto a decadente stamberguccia con todos i fili elettrici appesi de foris. Colì scendeva. L’ultimo refolo de esperanza attraversava i sedili

-Sarà sceso a chiedere informazioni sull’indirizzo esatto

invece quello si ripresentava alla portiera con la sentienza senza appello

-Estamos aquì, llegamos

-LLEGAMOS UN PAR DE PELOTAS… Io rimango aquì sopra – avrei voluto dire, prima di ricordarmi della fazenda di “alberghetti” e del senor juez de la pas

Immaginate un’ambientazione film di Zorro ma dentro a uno splendiore che fu, completamente decaduto. Con los bagnos da dividere con la famiglia della padrona de las casa. Il punto è, signorimiei, che di fronte all’accrocco attuale, nelle cui assi di legno vissuto dei pavimenti, nelle mattorelle istoriate e scheggiate, nei paramenti sbiaditi e beh invece di attaccare il solito pippone a Pi, appunto, mi son guardata intorno e gli ho detto

-Però, in qualche modo esta decadienza è affascinante

Il che, lo capite, certifica la resa, el rendimiento final

E dunque all’una di notte, quando stremati eravamo finalmente svenuti nell’improbabile letto del Big Mama House de Quito, ecco che venivamo svegliati da un boato, accompagnato da un tremore di suppellettili e vetri.

El tomblero. Il terremoto. La vita che ti passa davanti in un attimo, il cuore in gola, i residui neuroni ancora attivi alla ricerca delle rudimentali regole dell’emergenza, niente ascensori (ma quali ascensori), cercare i muri portanti eccetera. In realtà Pi ronfava della grossa.

El panico che me prendiò mi consentiva comunque di dargli due manate sulle spallone, così scuotendolo per trarlo in salvo con me, quando ello, El Pi, aperto un solo e contrariato occhio, bofonchiava

-Che c’è?

-Profesor Pi, il terremoto, un altro…

ed è stato lì che, aperto anche l’altro occhio, riacciuffandomi e riportandomi sul letto con la possente sua manona sentenziava

-Meripo’, è l’escavadora

-Eh?

-Stanno asfaltando la strada, è il martello pneumatico, rimettiti giù e dormi

-Ma è l’una di notte, quale escavadora??

-Embeh, sarà l’escavadora notturna, ho detto Dormi

Ora, dicoio, por todas las escavadora, ma a te, assessore ai lavori pubblici de Quito, ma come caspita te viene en la cabeza di rifare il manto stradale con l’escavadora all’una de notte la sera seguiente un terremoto?? Come? Eh?