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Io ti Hamer

martedì, gennaio 17th, 2012

31 dicembre 2011
La notte del 30 trascorreva nell’Evangadi Hotel che qui manco vi sto a dire il concetto di Hotel locale. Ma siamo al punto in cui 1) un letto è comunquemente preferibile a un materassino alto 2 cm adagiato su terreno sconnesso in tenda arroventata di calore 2) si perviene nella stanza dell’Hotel in condizioni di prostrazione tale che è già tanto riuscire a trascinarcisi dentro. Ora, nella fattispecie, l’Evengadi ci accoglieva nella magnificenza di uno stanzone spoglio di mobili ma affollato di zanzare e altri oggetti volanti, striscianti, arrampicanti. Spiccando la presenza di due letti a baldacchino (calmi, avremo modo di pentircene) corredati di zanzariera e annesso bagno in camera ma senza porta, il 30 sera verificavo la possibilità di poter fare una doccia e spalmarmi sul letto. Ma ovviamente in assenza di acqua e di luce il programmino saltava per la prima parte. La seconda, lo spalmaggio sul letto, avveniva a tarda ora. Chiusa la torcia e dunque chiuso il video iniziavano gli audio, interni ed esterni. Latrati, ululati, ronzii, scalpiccii, arrampichii. Con agile balzo mi infilavo nella piazzona e mezzo ospitante un già ronfante professor Pi. Non prima di aver acciaccato e quasi divelto la zanzariera nella quale ero rimasta impigliata, al buio, in uno dei buchi della trama. Soddisfatta di una performance ginnica al buio (inciampo, con avvitamento, semiscivolamento in terra evitato da aggrappaggio a zanzariera a baldacchino) dunque sconosciuta al dormiente, me ne stavo immobilizzata nella fettina residua di letto libero. Quando l’apparentemente dormiente proferiva nel buio un
-Che c’è Meripo’?
Avendo già esperito giorni prima il “sento dei rumori”, ottenendo un “allora mettiti i tappi” preferivo costituirmi spontanemante:
-Se non ti dispiace preferirei terrorizzarmi, ma in silenzio stai tranquillo, nel baldacchino tuo anziché da sola nel mio
Non avendo ottenuto audio di pareri contrari, la luce viaggiando più velocemente del suono ma in comprovata assenza di entrambe, me ne restavo ancora una mezz’oretta meditando su sinistri scricchiolii alternantisi a rumore come di segatura cascante. Dopodiché, a seguito di un ennesimo giramento di lato del Professor Pi e speriamo solo del lato, egli così interrompeva il silenzio stampa:
-Meripo’, credo stia cedendo la rete
Con due balzi felini ci aggiudicavamo il campionatoo etiope di salto del baldacchino al buio, tentando di aprirci un varco nella zanzariera bucata ma comunque avvoltolata. Approdavamo in un nanosecondo nell’altro baldaletto. Nessuno commentando oltre. Che così ormai funziona: cose che avrebbero richiesto quantomeno un “uggesummio…. ossantocielo… ommaronna…” e via elencando esponenti del calendario liturgico, si archiviavano agevolmente solo con un “vabbè”.

(La segatura cascante avrete quindi capito da dove cascava. Lo scricchiolio conseguente pure).
Si è fin qui trascurato di ricordare che il giorno 25 dicembre, in presenza di sole a intensità microonde De Longhi e nuvole zero, erano state annunciate piogge strordinarie per ” i giorni del campeggio”. Dunque la mattina del 31, provenendo da sette giorni di microonde e dalla notte che vi hoi appena descritto, dovendo ottemperare al trasloco da camera a tenda, ci si accorgeva che il cielo era oscurato come fosse notte: maporc….. ecco si qui ci sta tutto.
Acqua ancora no ma aria monsonica si.
E dunque si iniziavano i trasferimenti, di circa 200 metri, dalla stanza a qui:

Evengadi camping (Foto Meri Pop)

La giornata proseguiva con colazione di acqua calda con tracce di caffè e thè e mezza fettina di pane secco (tostato naturale) con una specie di marmellata solida e proteinica: nel senso che dentro vi comparivano mosche, tipo l’ambra fossile. No, non riuscirete a farmi lamentare: di pane e ambra fossile ho preso anche il bis.
L’appuntamento clou della giornata era per le ore 18 al villaggio Borea dove David era riuscito a procurarci un invito ad assistere alle danze degli Hamer. Danze di corteggiamento. Gli Hamer sono bellissimi: capigliature acconciate che non vi dico, colori, perline, trecce, rasature tipo quadri. Le donne indossano pelli e collane e decorazioni fatte con centinaia di conchiglie. Si sposano più o meno a 16 anni ma non è che ti sposi chi ti pare: i ragazzi devono superare prove di forza e destrezza per accaparrarsi le più belle. Le ragazze non arrivano vergini al matrimonio: anzi la verginità potrebbe essere motivo di ripudio. Perché, dicono, per loro il matrimonio deve durare tutta la vita, già che ti impegni a 15 anni almeno fai qualche verifica, prenditi qualche riferimento certo, tipo una sintonia fisica. 

E dunque arriviamo. E troviamo uno dei 10 motivi per cui vale la pena partire, viaggiare, dormire anche all’Evengadi e arrivare, infine,m qui davanti a sto spettacolo:

Uomini Hamer in avvicinamento donne (Foto Meri Pop)

Adornati che non vi dico:

Acconciatura Hamer (Foto Meri Pop)

per conquistare loro:

Shall we Hamer dance (Foto Meri Pop)

Belle. Tutte. Belli i corpi, le pelli, le decorazioni, i volti.

Poi però vedo anche questo:

Frustate (Foto Meri Pop)

Frustate. Ripeto: frustate. Erano giorni che le vedevo trasversalmente alle schiene. Anche la mattina al mercato:

Al mercato di Dimeka (Foto Meri Pop)

e no, non proverò a dirvi che lo capisco. Ma lo rispetto. Questo è il punto: mi spiegano che fa parte dei riti di passaggio, che gruppi di donne si fanno coraggio al suono delle litanie mentre invitano i giovani a frustarle ed ecco io, si, lì ho provato rispetto per donne che chiedono di essere martoriate e incredibilmente non trasecolavo di fronte al fatto che questo gesto estremo è il loro modo di dimostrare la profondità del proprio affetto nei confronti dei familiari. Non ci vedo, alla fine, troppe differenze con i nostri martiri cristiani. O sono tutti selvaggi o non lo è nessuno. E in quel momento mi è sembrato che non lo fossero certo loro. 

 

Di quello che ci manca quando abbiamo ciò che abbiamo

giovedì, gennaio 12th, 2012

28 dicembre 2011
Dice mia sorella che se vado così lenta co sti racconti facciamo direttamente il ricongiungimento col viaggio estivo. Che, ve lo preannuncio, sarà ad Abano terme. Io, la Finanza e gli scontrini fiscali.
Dunque che stavo a di’? Ah si eravamo nel villaggio dei Borana. E non so se vi ho già detto che nel gruppo eroico di viaggiatori avevamo due medici, Sven e Walter. Walter, in particolare, viaggia tipo Obama: con una valigetta sempre attaccata al polso. No, non contiene i codici delle atomiche in caso di implosione mondiale ma medicinali. E a un certo punto lo vedo armeggiare nel borsone. Accanto a lui una mamma con un bimbo di 10 mesi in braccio. E un grosso ascesso in testa.
-Andrebbe inciso, operato -dice- ma io qui ho solo il Gentalyn
Quel coso, se non troverà sfogo, prima o poi potrebbe ucciderlo, aggiunge. Ora io vorrei sapere perché da quel villaggio non passa un bisturi da 10 mesi, tipo. E non pare ne passerà fra altri 10. Per dire. Però c’era un telefonino, col quale il vicecapo o chi per lui ci aveva fotografato. Che, mi chiedo, dove caspita lo ricaricano che non hanno manco la luce?

On the Borana road (Foto Meri Pop)

Ripresa la via delle jeep il gruppo viaggiante si fermava al bivio per fare il punto sul percorso. Da una baracchetta di lamiera sul ciglio della strada facevano capolino alcuni avventori locali mentre uno solo si avvicinava a passo deciso ai nostri finestrini. Bel ragazzo, occhi profondi e scuri. Ero già pronta all’ipotetico repertorio “birr, pen, foto…” e lui invece iniziava con le formalità dell'”how-do-you-do, where-you-came-from”. Poi, a sorpresa:
“e cosa pensate della nostra cultura?”.
EEHH??? COSA PENSATE DELLA NOSTRA CULTURA?
Signori, l’insegnante del villaggio.
Sirvietta nostra dice, e glielo dice, che ha un ottimo inglese. Lui ne è molto contento e fiero e aggiunge che “culture is very important”. E, ma questo lo deduco io, i primitivi che ancora non lo capiscono siamo rimasti, a questo punto, giusto noi.

Però, proprio osservando la serietà e la fierezza di quell’insegnante, il mio punto interrogativo irrisolto, che dunque vi giro, è stato: noi ormai abbiamo contaminato tutto, di quel mondo. Ma come mai loro si sono fatti corrompere dai telefonini, più ancora che dai soldi, ma non ci hanno seguiti, ad esempio, anche sulla voglia di un materasso, che stanno col Samsung sotto al pagliericcio, di un pozzo di acqua potabile più vicino, di una macchina per andare aprendere un dottore da qualche parte, di un cibo più nutriente della polentina di miglio?

Finita la fase economico-sociologica alla Muhammad Yunus mi rituffavo nella riflessione più alla mia portata, cioè quella su come eliminare non le disuguaglianze ma la polvere rossa che ormai mi avvolgeva come Marte. E mentre già preparavo una lamentela da esibire a ora di cena al professor Pi per avermi trascinata in stamberga senz’acqua, egli calava il jolly del viaggio facendoci approdare, in quel di Konso, in un complesso di bungalow sette stelle gold che lèvati. Tal Edget (voglio lasciarvene traccia che, siamai capitate a Konso, ci fate un salto). Mosaici al bagno, cipollone da doccia dieci volte la doccetta mia, arredi, tendaggi, insomma chevvidico.

Ed è proprio qui, nella magnificenza dell’Edget Hotel, Professor Pi già sotto una meritatissima doccia a tre piazze e Meri Pop spaparanzata sul king size superior più più, che si svolgeva il seguente, imprevedibile, disastroso atto della resa finale:

CIAFFFFFFF SSSSSHHHHCCCCHHHHH (acqua docciante)
-Meripo’… Stavolta non sento lamentele. Anzi, non sento proprio nulla. Allora?
Con un fil di voce la qui presente:
-Bellissimo
Silenzio
CIAFFFFFFF SSSSSHHHHCCCCHHHHH
Lui: – Si. Maa?
Silenzio
Lui: -Mbeh?
A quel punto apro una trattativa. Perdente. Ma la apro lo stesso:
-Prometti solennemente che appena avrò finito di dirti sta cosa tu te la dimenticherai subito e per sempre??
-Prometto -dice in evidente flagranza di bugia
-Beh, mi manca la tenda
Silenzio
Lui – Eh? Non ho capito
-HO DETTO MI MANCA LA TENDA, il terreno di sassi sgarrupato sotto, lamentarmi perchédovecaspitam’haiportata, ecchimelhafattofarammè, che però quando ci accampiamo in mezzo a loro poi la mattina dopo non mi sembra di uscire dallo Sheraton per andare a Disneyworld. C’è che in mezzo a loro, alle loro scomodità, alle capanne, ai fuochi, anche alla loro sporcizia e alle puzze, mi sembra tutto più vero. Ecco che c’è.
Silenzio
Poi, lui:
-Meripo’, passami l’asciugamano

Però io l’ho visto che, avvolto nell’asciugamanone, sghignazzava. In silenzio.