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It’s a kind of magic

lunedì, settembre 24th, 2018

-Ehi, Yancey, come sarà Kickstarter fra cinque anni??

-Mmhh. Più o meno come adesso. È il resto del mondo che, fra cinque anni, sarà molto più simile a Kickstarter.

Dunque, miei cari, lui -quello in mezzo con la camicia bianca- si chiama Jancey Strickler, è uno dei due fondatori di Kickstarter, il più grande sito web di finanziamento di idee creative: a oggi conta 150 mila campagne finanziate per un totale di 4 miliardi di dollari raccolti.

È su Kickstarter che sono nate le “Storie della buonanotte per bambine ribelli”.

E venerdì a Heroes meet in Maratea abbiamo raccontato la sua storia.

Tre quarti d’ora di monologo teatrale durante il quale ha riso, fatto foto e video.

Poi questa foto. Con:
Da sinistra la vostra quippresente autrice del testo
Tiziana Sensi
, la regista che ha trasformato in vita le parole di carta
Fabio Pappacena, l’attore che ci ha trasportati da Brooklyn al Giappone a Firenze a Milano ma sempre stando sullo stesso palco
Andrea Fusacchia che ha messo il tocco magico del sax
Andrea Dotti, coraggioso produttore e ideatore di Companies Talks

Insomma, pare gli sia piaciuta. E alla fine Yancey ci ha guardati come a dire
-Really? Ma overamente ho fatto questo?

Grazie, davvero, a tutti. Forse manco la Poppins sarebbe riuscita in una magìa così.

Sostiene Pereira

lunedì, dicembre 15th, 2014

C’è che La Scala di Milano ha deciso di posticipare di cinque minuti l’inizio delle recite “per tutelare le maschere”. Perché “gli spettatori che non erano puntuali aggredivano i dipendenti”. Ve lo riscrivo: uno dei principali Teatri d’Opera del mondo ha deciso di adeguare l’orario di inizio delle recite ai ritardatari perché altrimenti menano le maschere.

Il sovrintendente Alexander Pereira, austriaco, ha spiegato che “ogni volta che uno spettatore che ha pagato il biglietto intero di Platea, costoso, si trovava escluso per essere arrivato anche con un solo minuto di Pereira si mostra molto aggressivo con le maschere”. Ecco perché ha deciso di “introdurre questo periodo di tolleranza”.

Questo vuol dire che mentre voi siete lì, seduti, puntuali, magari a costo di uno scapicollo, e iniziate a godervi l’Ouverture del Fidelio o la cavatina del Barbiere di Siviglia, arriva Cacini (a Roma Cacini è l’emblema del macchittecredid’esse, del bullo, del prepotente) e fa alzare voi e tutta la fila.

Ora io vi chiedo: può mai avere salvezza un Paese così? E più della decisione trovo umiliante il motivo: dice ma perché Cacini può arrivare e disturbare tutti? Perchè sennò mena le maschere. Quindi invece di prendere per la collottola del frac il Cacini e consegnarlo alle guardie, mettiamogli il tappeto rosso e portiamogli pure un whiskino alla poltrona quando si presenta quando je pare.

Dopodiché al prossimo che viene a dirmi che il primo problema dell’Italia è il pil e non l’educazione je meno io.

Oltre al buio che c’è e al silenzio che lentamente si fa

giovedì, settembre 18th, 2014

Qualche sera fa la mia amica Shylock ed io siamo state al Globe Theatre di Roma a spararci tre ore di Shakespeare. E anche un hot dog con un prosecchino. Ma questi due prima di entrare. Dopo l’ebbrezza alcolica, nel volgere del primo atto, passavamo agevolmente a quella di

“eccomi qua
sono venuto a vedere
lo strano effetto che fa”.

Una delle cose che mi stupisce sempre, ogni volta che vado a teatro, è

“e quanta gente ci sta
e se stasera si alza una lira
per questa voce che dovrebbe arrivare
fino all’ultima fila”.

E ogni volta mi sembra un miracolo. Che le persone ci siano. Fino all’ultima fila. Lì c’erano. Pure sedute per terra.

Tutto questo pippone introduttivo per dire che quando la mia amica Tiziana Sensi mi ha detto che insieme a Franca De Angelis e altre amiche coi controcavoli avevano messo su una scuola di recitazione teatrale sul modello anglosassone (che io infatti ho chiesto
-Tizià e che è sto modello anglosassone?
e lei mi ha detto
-Meripo’ se non lo sai tu che atterri nei giardini di Londra..
vabbè una cosa del genere)

ecco dicevo appena mi ha detto che avevano messo su questa scuola di recitazione io mi son detta
-Santocielo che coraggio

Poi dopo sono andata al Globe e ho trovato tutto pienissimo e poi sono andata anche alla Sala Umberto da Strimpelli e Vinile e ho trovato pieno pure là

allora ho detto
-Santocielo che figata

E Tiziana mi ha detto
“se conosci dei ragazzi che vogliono imparare il mestiere dell’attore, con una preparazione di altissimo livello e la possibilità di andare in scena almeno 9 volte alla fine del triennio con tanti registi confrontandosi con varie drammaturgie, sappi che noi ci siamo”.

Insomma una scuola “per questa voce che dovrebbe arrivare
fino all’ultima fila
oltre al buio che c’è
e al silenzio che lentamente si fa”.

Che deve essere un’emozione immensa. Quando ti spengono le luci e resti là.  Che “siamo l’amante e la sposa
arrivati fin qua
l’attore e la sciantosa
e siamo pronti a qualsiasi cosa
pur di stare qua”.

Che d’altra parte che son tre anni di scuola. Che, come diceva Clark Gable, “non dimenticate che nel mestiere dell’attore solo i primi trent’anni son duri”.

Bottega Teatro Attivo
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Essere o non tessere

mercoledì, aprile 9th, 2014

Il presente post per compensare la soddisfazione che mi avete dato col Cristo velato.
Liceo, V superiore
-Profe, prossima settimana saltiamo le sue ore perché andiamo a teatro
-Ah bene e a vedere cosa?
-Shakespeare
-Ottimo e cosa, di Shakespeare?
-Anacleto

(tenchiù a Sara)