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Ancora su Taricone: mi piacevi. E non so perchè

giovedì, luglio 1st, 2010

Torno sulla morte di Pietro Taricone. Lo faccio perchè da quando ho fatto “outing” ho ricevuto, oltre ai sempre confortanti commenti pubblici di condivisione, molte più manifestazioni di disaccordo, aspra critica e soprattutto stupore.

Il “se l’è cercata” (vero) ne esce a pari merito con “muore tanta gente giovane” (vero), seguiti a ruota da “che avrà fatto di particolare” (meno vero) e “tutto sommato non è una gran perdita” (dipende) insieme con “è morta gente di maggior valore e non se ne è letta una riga, manco tua” (vero, però non è che qui siamo l’Antologia di Spoon River).

Metto io nero su bianco queste rispettabili opinioni perchè, tranne poche eccezioni, nessuno ha voluto lasciarne traccia se non nel mio cellulare o nel mio orecchio. Neanche ci sarei tornata su se non fosse che un po’ mi dispiaceva chiudere senza una replica pubblica.

E dunque insisto: il dispiacere per la morte di questo ragazzo ha sorpreso prima di tutto me.

Oltretutto non lo so, perchè. Ma è così. E d’altra parte per Meri Pop è un periodo di tanti “io non lo so perchè”: prima la terrorizzavano e cercava di scoprirlo o di costruirselo a tutti i costi, un perchè. Poi ha deciso di abbandonare l’autostrada  delle certezze e avventurarsi nei terreni accidentati del dubbio. La cosa non mancherà di procurare spiacevoli conseguenze ma ormai è tardi per fare marcia indietro.

E, siccome qua non ci facciamo mancare nulla, mo’ ci abbiamo pure i dubbi su Taricone, che si sono tranquillamente accomodati nel casino generale originato da tutti gli altri che lo hanno sin qui preceduto.

Caro Pietro Taricone, dunque, insisto: mi piacevi. E non so perchè. E trovo che questo dubbio sia, persino, inquietantemente piacevole.

Perchè avere certezze era molto rassicurante. Ma pure un po’ duepalle.

Ricordatevi di me

martedì, giugno 29th, 2010

So che magari non fa chic ma a me la morte di Taricone intristisce e immalinconisce un bel po’. Ma parecchio, eh.

Me lo sono perso nel Grande Fratello ma l’ho amato al primo sguardo di Tutti pazzi per, appunto, amore.

E quando stamattina sono rimasta attonita con l’Activia in una mano e il telecomando nell’altra a veder scorrere il rullo delle notizie sotto la rassegna stampa, con quell’”è morto stanotte”, ho capito che ero abbastanza rincoglionita da potermi permettere anche un accorato “Oh noo” a voce alta tra me e il Samsung.

Poi mi sono fatta forza e sono andata al mare (perchè a Roma oggi è festa, Brunè) con il consueto fascio di giornali che però alle 8,30 erano già da buttare per l’unica notizia che stesse veramente a cuore a tutta la spiaggia e cioè “ma è vero che è morto quel ragazzo?”.

Notizia imprescindibile per chiunque al punto che anche il vucumprà errante, oltre a “voi pareo?”, ha sbirciato il giornale e ha chiesto “i come sta ragazzo?”.

Quel ragazzo. Forse il motivo sta qui: in quel ragazzo col sorriso buono e un po’ sornione, anche determinato ma, diciamolo, ben poco “guerriero”.

L’ho perso anche in “Ricordati di me”, perdita che intendo recuperare al più presto.

Me ne sono resa conto quando, da ieri sera, i servizi in tv fermavano le immagini su quel sorriso buono e sornione sul quale mi è apparsa improvvisamente, in sovraimpressione, la nuvola di un grande, ideale fumetto: “Ricordatevi di me”.

 Mi chiamavo Pietro. Pietro Taricone.