Posts Tagged ‘Tam Coc’

Chi va in bici sa che nella vita niente è mai piatto

martedì, gennaio 31st, 2017

VIET POP 8

Dice lui vabbè allora dopo la mattinata di impettate alla Pagoda oggi pomeriggio prendiamo le biciclette e facciamo un giro delle risaie. Dico io menomale, così almeno stiamo un po’ seduti. Pi e Chi ci conducevano su uno sterrato di pietraia in quel di Ninh Binh che altro che biciclette, neanche coi cingolati. Pietrato e salitoso. Cioè una volta che dovevamo farla a piedi lui ci mette sulle biciclette. Capite, sì? Si partiva per acciottolati e bordofango.

Viet Biciclette

Ninh Binh

A conferma di quanto sosteneva tal Renè Fallet secondo il quale “Quelli che vanno in bicicletta sanno che nella vita niente è mai piatto”. Come ben sanno ormai pure quelli che vanno con Pi.

Ero giusto lì lì per avanzare un flebile gemito di protesta, mentre attraversavamo un villaggetto a Tam Coc, quando Mister Chi -che mi precedeva- improvvisamente inchiodava apperciocchè io gli planavo praticamente addosso, essendo la frenata sdrucciola venutami una ciofeca.

-Celimonia, celimonia, lito lito, nel tempio c’è un lito, andiamo andiamo

gridava giulivo. Ci avvicinavamo al locale Tempio ove vedevamo radunata una copiosa folla di astanti. Dentro si stava preparando lei:

Viet rito 2

Rito (Foto Meri Pop)

contornata da un cerchio di preparatrici. Ed è così che assistevamo a una delle cerimonie più suggestive che abbia mai visto, un frammento di usi e costumi vero, non l’animazione per i turisti del caso. Come entrare in un pezzo, intimo, della vita di qualcuno che non hai mai visto ma che ti accoglie spalancandoti le porte di casa o del tempio suo. Una cerimonia propiziatoria organizzata da una famiglia locale, spiegava Mister Chi, come richiesta di protezione, favori augurali, benessere per la propria famiglia e per i contigui. Una cosa tipo “Auguri a lei e famiglia” ma di un par d’ore e fatto come si deve.

A un certo punto la protagonista, dopo aver fatto danze con ventagli, candele, nastri e cotillon, prendeva un vassoio di mandarini e iniziava a lanciarli agli astanti. Io lo prendevo giustappunto quasi in fronte, Mister Chi sostenendo che il frontale fosse proprio un buon segno. Mo’ tu pensa quando invece ti arriva il segno cattivo.

Viet rito 4

Foto Meri Pop

Infine, tra canti, danze, mandarinate e giubili, iniziava una pioggia di soldi. Veri. Banconote vietconghe dal cielo sempre al canto di un Anghingonghe.

Viet rito 5

Pioggia di duong

Ora immaginatevi una cosa del genere, cheneso, a Roma. Tipo ‘na pioggia di soldi a Piazza dei Mirti. Che si potrebbe scatenare?

Beh lì non s’è mosso nessuno. A chi, fermo e composto, capitava sulla testa la discendente banconota la raccoglieva, il resto fermi. Lei ne prendeva un po’ e iniziava a distribuirle agli astanti. A Luisa ne affidava una mazzetta che manco il miglior mariuolo a Tangentopoli. Modestamente anche la quippresente ne rimediava del significativo e apprezzabile briciolame. Stavo giusto lì a interrogarmi sul senso della superstizione nel mondo quando mi ricordavo che prima della partenza avevo acquistato un biglietto della Lotteria Italia. Rivelatosi poi meno redditizio della banconota vietconga.

Terminato il tutto ci si rimetteva in sella e, fatte poche centinaia di metri di sterrato pietroso, vedevo macchine con lampeggianti gialli come per una segnalazione di incidente. Infatti. Era in corso il servizio fotografico di un matrimonio. Un capolavoro la cui tristezza e premonizione racchiuderò in questa foto. Il senso del “per sempre”, proprio.

Viet matrimonio triste

Bellamia, sarà sempre così (Foto Meri Pop)

Ci si rimetteva di nuovo in marcia e mentre tutto il resto del gruppo sfrecciava come Moser verso altre fantastiche acciottolate, la quippresente arrancava in maniera vergognosa restando ultima, ormai però su strada asfaltata.

-Ecco -sbuffavo a voce alta con Christian e Luisa, anime pie venutemi in soccorso- è proprio il segno che ci ho nacerta, porcamiseria

-No Meripo’, scusa ma è proprio il segno che hai bucato

Così è: attraversi indenne fango e pietraie. Poi quando finalmente ti rimetti in sesto e ti sovviene la speranza che forse jelapoifare, buchi sull’asfalto.