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Daje de tacco

giovedì, maggio 28th, 2015

E’ stato quando mi ci sono issata sopra dopo due aperitivi a base di prosecco che ho finalmente capito la formula del Principio di Autostima: tacco 12 moltiplicato 2 elevato al doppio cocktail diviso per 30.

Dunque, donne, si fa così: si toglie dalla naftalina quel paio di tacchi importabili, ci si reca da RiccioCapriccio (che di suo sarebbe un negozio di parrucchieri -ecoparrucchieri)  in una serata in cui il monsone trasformava Roma in Calcutta, e ci si accomoda al corso di sopravvivenza di Stiletto Academy insieme ad altre 30 aspiranti trampoliere. Che già come portare i tacchi è un’arte ma come portarli sui sampietrini romani è capolavoro.

Ed è poi stato quando Tamara mi ha appiccicato sulla camicia l’adesivo “Impedita numero 7” che ho realizzato l’irreversibilità del passaggio: da sfigata a regina. Apprendendo l’arte del come impedire a un tacco di farti camminare come un piccione o un Tyrannosaurus rex.

Che in principio fu senz’altro Marilyn a darci la linea “Io non so chi abbia inventato i tacchi alti, ma tutte le donne devono loro molto ma ci diede parecchia soddisfazione anche Veronica Webb: “I tacchi alti mettono il sedere su un piedistallo, che è il suo posto” .

E dunque sempresialodato Riccio Capriccio che invitò un’altra Veronica, Benini, in arte Spora, gran maestra di portamento sul trono al quale ogni sedere dovrebbe aspirare.

Naturalmente si iniziava con una sfilata… di cocktail, dunque non solo sui tacchi ma pure mbriache, giustamente. Vi dico solo che, a partire dal riscaldamento delle caviglie per finire alla fisiologia dell’ancheggiamento bilanciatorio, a un certo punto la Spora ha squarciato il cielo nero del monsone romano e anche quello dello sfigatismo nostro con una chiamata alla riscossa che manco decenni di Anais Nin e la Kulisciova e Senonoraquando messe insieme.

Salendo sui tacchi, mie care, parte la retroversione del bacino e a quel punto ruota indietro anche la Iolanda che si riposiziona pure nel cervello. E qui sta la percezione anche del potere legato al sesso. Altro che uomini, bellemie.

Delle mie 30-40 sodali di serata dirò che era da tempo che non facevo una full immersion di energia così. L’apoteosi è stata raggiunta alla sfilata finale, un Tacco Pride che resterà nella Hall of Fame degli eventi motivazionali, conclusasi con la proclamazione della Regina delle Impedite, la sfolgorante Astrid del Celio (che Astrid del Belgio scansati proprio).

Dunque sì, ciò che il mondo chiama tacchi noi chiamiamo autostima. Ed è impagabile poterla portare in giro a testa alta. Che diversamente, come dice la Spora, se la testa la sporgi troppo in avanti prendi l’andatura del piccione. E anche questo ricordiamolo sempre: da trampoliere a piccione è un attimo. Ma anche il contrario, se hai le amiche e le maestre giuste.

Daje de tacco daje de punta

mercoledì, ottobre 27th, 2010

Interrompiamo momentaneamente le schermaglie aprendo una via di fuga in ambito scientifico.

Riceviamo dal professor Pi e volentieri diffondiamo

Cara Meri Pop,
per fugare l’idea che gli scienziati si occupino solo di cose astruse, lontane dalla quotidianità delle persone, mi è gradito inviarle la seguente formula, volta a determinare l’altezza del tacco che una signora deve indossare la sera che decida di uscire, elaborata presso l’Institute of Physics dell’Università del Surrey: 

 h=12 Q + 3 s/8

Glossario
s
= il numero di scarpe espresso nella misurazione anglosassone
Q= viene chiamato fattore sociologico, ha bisogno di un calcolo più complesso. Viene espresso dalla formula (che ho riadattato ragionando in Euro) dove bisogna immettere al posto dei simboli i seguenti valori

v – rappresenta la voglia che avete di mettere i tacchi quella sera, va da 0 a 1, 0 nessuna voglia, 1 desiderio assoluto di portare i tacchi.

a – indica il numero di anni di esperienza sui tacchi. Poiché sta al numeratore della formula ci dice, come v del resto, che più esperienza avete più potete osare.

c – è il costo delle scarpe espresso in Euro, lo 0,85 a moltiplicare è solo dovuto al fatto che la formula originale era in sterline e questo rappresenta il rapporto Euro Sterlina al momento attuale.

t – misura il tempo, in mesi, passati dall’acquisto delle scarpe, cioè quanto esse sono alla moda; t=0 indica scarpe nuove.

b – indica il numero di bicchieri di cocktail che si intendono bere, una sorta di misuratore del tasso alcolico, essendo al denominatore ci dice che più si beve meglio è che il tacco sia basso.

Potete adesso calcolare Q, che va da un minimo di 0 ad un massimo di 1. 0 indica che non avete nessuna voglia di uscire, 1 che non potete e volete farne a meno!

Per fare un esempio. Supponiamo v = 1 (assoluta voglia di uscire), a = 10 (10 anni di esperienza sui tacchi), serata a medio tasso alcolico, due bicchieri di cocktali, b = 2 e scarpe appena comprate t= 0 che sono costate 200 Euro

Si ha che Q vale circa 0,30 e quindi l’altezza del tacco deve essere, se per esempio il numero delle scarpe è 38 (5 misura inglese)

h =12 0,3015/8 = 5,875

cioè non più di tacco 6.

Il bere, in questa formula, ha un peso notevole: già bevendo un solo bicchiere Q diventa 0,45 permettendo un tacco 8, con buona pace di tutte coloro che hanno visto caracollare le Sex and the City su tacchi vertiginosi mentre trangugiavano un cocktail via l’altro.

Lascio a voi signore ogni commento sul lavoro dei ricercatori inglesi ed attendo suggerimenti su come modificare la formula tenendo conto delle abitudine alcoliche delle donne italiane.

Questo è il sito da cui ho ripreso la formula:

http://www.eurekalert.org/pub_releases/2004-03/iop-sch031904.php
e riporto anche il commento del suo “scopritore”:

“Although at first glance our formula looks scary” said Dr Paul Stevenson of the University of Surrey who carried out the research for the Institute, “It’s actually pretty simple as it’s based on the science you learnt at school and which you never thought you would use in real life, in this case Pythagoras’ theorem
1 Applying this to shoes can tell us just how high the heel of the foot can be lifted above the ground.”

Della serie anche gli scienziati possono toppare.
Suo Professor Pi

Caro professor Pi,
sono ammirata. Soprattutto pensando alle mie 25 lettrici. Che, con questa formula, l’unica che riuscirà a calcolare con quale caspita di tacco uscire stasera è la Montalcini, che non fa parte delle mie 25. Forse anche Margherita Hack che non solo non fa parte delle mie 25 (però mi sa che fa parte delle sue),  ma che esce di sera solo per vedere le stelle e non mette tacchi.

Vedo che i fisici del Surrey hanno cassato completamente il fattore “FDA” fidanzato da accompagnamento, che per le italiane è determinante per il calcolo tacco molto più degli Spritz da scolarsi. E non vedo neanche il “FSI”, fattore strafigaggine indotta, cioé la considerazione che, comunque, il tacco 12 offre una chance in più a chiunque, per il prosieguo della serata.

Ciò detto Meri Pop si è arenata -tipo leone marino nella baia di San Francisco- già alla quinta riga, prima di “Surrey”.

Non è che il tacco me lo può calcolare Lei direttamente, prof, se le dico che ci sono 40 cm. che mi distanziano dallo spilungone col quale devo uscire? Io nel frattempo, stasera, mi leggo un libro. Scalza.
Meri

La nostra vita

lunedì, giugno 7th, 2010

E’ un film che parla dei mobili dell’Ikea. E della possibilità di ricominciare sempre. E di una bella canzone di Vasco Rossi. E anche di quanto cazzo è bravo del talento di Elio Germano.

La battuta: “I parenti sono come i tacchi: scomodi, ma a volte aiutano”.