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Il difficile non è dire Supercalifragilistichespiralidoso

lunedì, ottobre 21st, 2013

Ci sono stati tempi nei quali ovunque andassi mi sembrava tutto in salita. E guardate che è un’arte pure quella. Una si dice che prima o poi una discesa pure ci sarà. E sembra che quella non arrivi mai. O, se arriva, è un precipizio. Insomma una percezione psicogeografica dell’esistenza che Giacomo Leopardi al confronto era un viveur.

Senonché poi, mentre aspettavo un segnale di cambiamento dall’alto, mi resi conto che esso, il segnale, forse doveva arrivare dal dentro: un’autoschioppettatina, tipo.

Ci pensavo ieri mentre sul socialné di Zuckercoso la data del genetliaco della qui presente si trasformava in una specie di rave party 2.0. Difficile dire che caspita sia successo in pochi anni dalla fase Giacomo Leopardi. Difficile capire come mai un giorno mia sorella, santadonna, a pochi mesi dall’apertura di questo blog -che comunque aveva già allargato enormemente la platea dei dirimpettai e aperto qualche discesa delle salite e risalite- mi legò a una scrivania e intimò

-Meripo’ adesso tu la fai finita di nasconderti e ti metti un po’ in gioco

La povera creatura, la giovane older, di anni otto, che assisteva alle concitate fasi della registrazione sul socialcoso e della messa a punto del qui presente blogghe, mentre eravamo ferme da ore e ore su un inspiegabile blackout che non ci faceva sentire i video caricati, si avvicinò, prese il mouse, fece un clic e disse

-Se non alzate il volume sarà difficile

Dopo questa bella figura del cavolo riflettei su quel clic. Il clic col mouse per alzare il volume. L’uovo di Colombo. Anzi della Giovane Older. Il clic con il quale prenotai poi un viaggio all’avventura. Il clic che feci fare alla testolina sulla modalità Daje. Il clic da “siamo in salita” a “presa al contrario sarà pur una discesa”. A volte ho l’impressione che sia sempre un clic che ci salva. O ci rovina. Un attimo per prendere una decisione. E certe volte una vita a pagarla. Ma il clic può farci ricambiare marcia.

Tutto sto bel pippone per dire che, dopo una giornata come quella di ieri piena di tutto, specie del pranzo da mamma che aveva fritto 174 micro polpettine per farmi la lasagna in brodo della nonna, delle badanti 2.0 e non solo che ancora sono mia sorella e la giovane older, di una bella mostra in un bel palazzo, di un pomeriggio a giocare alle signore, di un thè e tarte tatin, la giornata è finita con una telefonata, LA telefonata. Nella quale l’amica dall’altra parte ha condiviso la cosa più difficile: lacrime di gnaafaccioppiù. Che è bellissimo condividere risate. Condividere lacrime invece è roba ardua. Da funamboli dei sentimenti. Sul filo del pericoloso mostrarsi come si è. Del saper lasciarsi andare. Del giù la maschera.

Si consideri che dall’altra parte c’era la qui presente che non è stata in grado di dire una parola, che sia una, utile a qualsivoglia conforto. Ma dice che per fortuna non importa essere bravi: a volte basta esserci.

E alla fine mi sono risentita la io del qualche tempo fa. Prima del clicche. Che a volte il difficile non è neanche azionarlo: è credere che ci sia, quando tutto mostrerebbe il contrario. E il difficile non è dire supercalifragilistichespiralidoso. Il difficile è dirsi “Dai”. E, già che ci siamo, dirvi pure grazie eh. Voi che quel Dai l’avete aiutato.

L’uomo che sussurrava alle Meri Pop

martedì, marzo 6th, 2012

Se n’è andato pure Robert Sherman “che aveva scritto Supercalifragilistichespiralidoso“.
Lascia come è evidente la qui presente Meri Pop, tenutaria del blog sentimentale che a Supercali si ispira, inconsolabile. Ma, appurato che dai 20 agli 80 anni tutte le vedove si rivelano poi consolabilissime ed appurato anche che la qui presente rientra, seppur di poco, nell’intervallo anagrafico succitato, l’occasione mi è gradita per dirgli quanto gli devo.

Caro Robert,
sono già circa due anni allorquando, reduce da uno di quei disastri emotivi che in confronto Demi Moore sta un fiore, mi accingevo a ulteriormente stressare le poche amiche rimaste nonché l’inamovibile sorella, quando mi sovvenne non ancora l’eterno ma il provvisorio pensiero che “magari se invece di stressare i superstiti per telefono cominciassi a scrivere così se lo leggono quando je pare, anche mai, può essere che magari un po’ mi sento meglio pure io”.

Il valente grafico chiamato a occuparsi del caso al posto dello strizzacervelli disse che
“mi serve un nome pe’ sto blog e un nick tuo”.
Io Nick pensavo fosse uno, pensa come stavo. Poi mi disse che voleva dire pseudonimo. E così passai dal tormento di Coso (il poveruomo, l’ex marito) a quello di Nick. Pensa che ti ripensa cominciai a stilare liste di improbabili nomi di blogghe e di tenutarie di blogghe. Finchè in un momento di particolare giramento di cabbasisi misto a lacrimazione sfrenata mi iniziasti a suonare tu nella testa e mi venne in mente lei, Mary Poppins:

proprio così, che volava trascinata via dall’ombrello. Ebeh, che avrei dato per potermi sollevare un po’ pure io ma fu proprio canticchiandomi “eeee-sssupper-cali-fragi-listi-chesp-irali-do-so” che mi chiesi: e perché non posso essere anche io una Mary Poppins? E sto blogghe lo chiamiamo proprio con questa parola che vuol dire sia “super cali fragili” (che stavo effettivamente piuttosto in calo e instabile assai) ma anche “su, per cali fragili” (che l’ottimismo è sempre della volontà, come diceva pure il poro Gramsci, mi scusi se lo cito insieme a Cancaminin).

Insomma Robert ma lo sai che anche se ti sembra che abbia un suono spaventoso se lo dici forte avrai un successo strepitoso pe’davero??? Che io da allora, non lo so perché, non solo sono stata un fiore ma “giro in lungo e in largo, e sempre ovunque vo’, la tua parola magica mi da notorietà. Coi duchi e i marajà, coi mandarini e i vicerè, mi basta appena dirla che m’invitan per il the”?? Insomma, Robbè, FUNZIONA!

E quindi state in campana perché “Se tu non sai che dire non ti devi scoraggiar ti basta una parola e per un’ora puoi parlar
ma attento a usarla bene o la tua vita può cambiar”.

Ma soprattutto Per esempio, l’ho detto un giorno ad un ragazzo (beh insomma) e quello non mi ha sposata pe’gnente!! Fantastica, Robbè. Grazie