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Maria Mitchell, l’astronoma che gridò “la scienza ha bisogno delle donne” santocielo

martedì, luglio 11th, 2017

Storie calme di donne inquiete/32

E’ stato ieri sera, quando dalla terrazza di Manu l’ho vista alzarsi immensa, rossa, abbagliante

Luna Manu

La luna da Manu – Foto Meri Pop

che ho pensato a Maria Mitchell (e fino ad allora in verità stavo pensando prevalentemente al ristoro che un bianco ghiacciato può darti in una notte di afa). Maria Mitchell, la prima donna americana a lavorare come astronoma professionista. Maria nata in una famiglia di quaccheri nel 1818 nel Massachusetts, cugina di quinto grado di Benjamin Franklin. Maria curiosa, pioniera, attenta, rivoluzionaria. Maria che scoprì una cometa, la “cometa di Miss Mitchell” e per questo ebbe in premio una medaglia d’oro (gliela consegnò Federico VII di Danimarca). E sulla medaglia di Maria c’era scritto: “Non invano osserviamo il sorgere e il calare delle stelle”.

Già. Non invano. Solo che mentre io sul sorgere e il calare delle stelle al massimo ci fantastico di amore, mentre sulle fasi lunari al massimo ci prenoto la ceretta, Maria no: a 12 anni aiuta il babbo a calcolare il momento esatto di una eclissi anulare, nel 1847 usando un telescopio scopre la cometa, calcolò pure le tabelle di posizioni di Venere, diventa professore di astronomia al Vassar College nel 1865 e sarà la prima persona con questa carica nominata in quella facoltà. Diventa poi Direttrice del Vassar College Observatory. Inizia a insegnare ma viene a sapere che, nonostante il suo curriculum che lèvati, il suo stipendio è inferiore a quello di molti professori più giovani e maschi. Inizia una battaglia per avere l’aumento di stipendio. L’ottiene. E sarà proprio lei a gridare ai suoi colleghi “La scienza ha bisogno delle donne!” santocielo.

Amica di tante suffragette si impegna per il diritto di voto e di proprietà (che le donne quacchere non avevano nonostante ci fosse una considerazione di diritti abbastanza paritari. Tanto per farsi un’idea del caratterino, a un certo punto in segno di protesta contro la schiavitù smette di indossare vestiti di cotone. Maria Mitchell è stata anche la prima donna non religiosa alla quale è stato permesso di metter piede alla Specola Vaticana, l’Osservatorio della Santa Sede. A patto che se ne andasse al tramonto. L’ora di andare a osservare le stelle. Ma altrove.

Muore nel 1889. Indomita e curiosa. Maria Mitchell, la donna che rivendicò il diritto di non fermarsi al guardare ma quello di osservare.

“Abbiamo una fame della mente. Vogliamo conoscere tutto intorno a noi e più otteniamo, più desideriamo conoscere”.

Nel 1905 è stata inserita nella Hall of Fame for Great Americans.

Tenchiù, Maria. E buone stelle a tutti.

Maria Mitchell

 

Cecilia Payne-Gaposchkin, cui scipparono il sole e le altre stelle

martedì, marzo 28th, 2017

Storie calme di donne inquiete/ 12

Più che la storia di una donna questa è la (ennesima) storia di uno scippo. Cecilia Payne-Gaposchkin, astrofisica inglese, è la donna che scoprì di cosa sono composte le stelle, compreso il sole, e cioè di idrogeno ed elio. Lo scoprì a venticinque anni, preparando la tesi di dottorato, mentre tutti ritenevano che sole e stelle fossero composti di elementi pesanti. Ora però voi, di Cecilia, avete mai sentito parlare? Neanche io, grazie.

Nata nel 1900 in Gran Bretagna, la Payne se ne sta in realtà buona buona a studiare botanica quando un giorno, ascoltando la lezione di un astrofisico, Sir Arthur Eddington, riceve è il caso di dirlo una folgorazione: la sua strada sono le stelle. Completa i suoi studi a Cambridge ma -attenzione- Cambridge non concedeva il riconoscimento della laurea alle donne e non lo farà fino al 1948. Nel 1923 va quindi ad Harvard a studiare astrofisica e lì, preparando la tesi, s’illumina di intenso e fa questa scoperta sensazionale.

La Payne è una scienziata il cui nome avrebbe dovuto stare sul podio quantomeno insieme a Galileo. E invece che succede? Che nella fase di revisione della tesi, prima della discussione, l’eminentissimo ac reverendissimo astronomo Henry Norris Russell le consiglia di dire che i risultati sono “quasi certamente non reali”. Salvo poi pubblicarli lui come suoi qualche anno dopo. Capito sì?

E siccome lo so che siete personcine temerarie e curiose, nel blog dall’evocativo nome Quantizzando.org ho trovato e vi linko la tesi di Cecilia Payne: eccovela, non foss’altro per spammarla in ogniddove a postuma ricompensa dello scippo e dell’oblìo.

Lei, nonostante abbia contro non solo Saturno ma proprio tutto il firmamento d’intorno, continua a studiare lavorare e scoprire finché nel 1956 diventa la prima donna docente di ruolo ad Harvard, nonché la prima donna a capo di una Facoltà. Nel frattempo, nel 1933, sposa l’astronomo russo Sergei Gaposchkin dopo averlo aiutato ad ottenere un visto per gli Stati Uniti, che siamai solo una cosa per volta. Insieme avranno tre figli.

Ora, poiché la vita è fantastica nel senso che è davvero fantasiosa, la nostra stella Payne nel 1976 riceve un premio dalla Società Astronomica Americana che porta proprio il nome di Henry Norris Russell, lo scippatore. Accettandolo, narra Maria Di Rienzo,  Cecilia ebbe a dire: “La ricompensa di una giovane scienziata è l’euforia emotiva dell’essere la prima persona nella storia del mondo a vedere qualcosa o a comprendere qualcosa. Nulla può essere paragonato a tale esperienza… La ricompensa di un’anziana scienziata è il senso dell’aver visto una vaga bozza crescere sino a divenire un magistrale paesaggio”.

Le sono state rubate scoperte e fama in vita e dedicato un asteroide dopo la morte, il 2039 Payne-Gaposchkin. Oltre a una patera (struttura geologica costituita da una struttura crateriforme) sul pianeta Venere. Siamo dunque ai premi di consolazione. Postumi. Lei, da lassù, avrà continuato a non intristirsene più di tanto.

Perché la classe, signorimiei, non è acqua: nel caso di Cecilia fu elio e idrogeno.

Cecilia Payne

(La storia di Cecilia Payne-Gaposchkin mi è arrivata tramite la sempresialodata Maria Luisa Battiato)

Via con l’Avvento/E partorian le stelle

venerdì, dicembre 9th, 2011

Bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante.
F. Nietzsche 
Così parlò Zarathustra

Lo so, lo so che abbiamo solo il caos. Ma pare che mo’ arriva pure la stella. No cometa, danzante. Che, avete fretta?