Posts Tagged ‘SS’

Orador-sur-Glane, dove il tempo è eterno e l’orrore perenne

giovedì, febbraio 15th, 2018

Ci siamo arrivate tornando da Limoges e dirette a Cognac. Non era in programma e avevamo la testa e il portabagagli ancora pieni di porcellane finissime. Ma non c’è stato neanche bisogno di dirglielo: ho fissato Grace che era alla guida (ci stava da almeno mille chilometri), le ho indicato la foto che avevo trovato sulla Lonely, ci siamo guardate come Thelma e Louise e lei ha prima inchiodato poi fatto l’inversione a U che giusto ci mancava la Gendarmerie.

Per non farci mancare nulla, sulla giornata grigia e plumbea ha iniziato a scendere una pioggerella sottile. Abbiamo parcheggiato in un piazzale che eravamo al 7 agosto 2017 e siamo entrate in un corridoio che ci ha fatto sbucare nel 10 giugno 1944.

Si chiama Orador sur Glane ed è la Sant’Anna di Stazzema francese. Ma a Orador hanno fatto sì che tutto restasse come la furia nazista aveva lasciato: non hanno toccato o ricostruito nulla. Hanno lasciato che ciò che accadde quel 10 giugno 1944 durasse per sempre.

Alle 14 del 10 giugno le SS circondarono l’abitato di Orador Sur Glane e ordinarono a tutti gli abitanti di radunarsi sulla piazza per un accertamento di identità.

Orador 6

Alle 15.00 ordinarono di portare tutte le donne e i bambini, 400 persone, all’interno della Chiesa. L’unica che sopravviverà, Marguerite Rouffanche, testimonierà in seguito che furono fatti sdraiare tutti a terra: due soldati, dopo aver sbarrato le porte, misero un involucro alla fine della navata e accesero delle “cordicelle”. Fu lì che capirono che erano micce di una bomba. Donne e bambini furono presi dal panico ma la prima che tentò di alzarsi per fuggire fu mitragliata con il figlio in braccio.

Li fecero esplodere così. Tutti. Contemporaneamente, all’esterno, iniziarono le altre esecuzioni. Chi non fu ucciso subito nella piazza fu radunato rimesse, fienili e garage e mitragliato. Poi diedero fuoco a tutto.

Alle 17, terminato il massacro, se ne andarono. In tre ore trucidarono 642 persone. Tornarono due giorni dopo, per scavare due grandi fosse dove seppellirono i resti.

Ed è così che Orador è ancora oggi. Come se le SS fossero appena andate via.

Orador 2
Non so dirvi cosa si provi a percorrere quelle strade, entrare dall’ex merceria, nel negozio del barbiere, in quella casa con le scarpine ancora a terra. Grace ed io l’abbiamo fatto in silenzio per due ore. Era un giorno qualunque. Ed era pieno. Pieno soprattutto di nonni che ci accompagnavano i bambini.

Orador 7

Nel cimitero oggi riposano tutti insieme, ma non tutti hanno un nome. Tra quei morti recentemente sono stati identificati almeno 9 italiani, tra i quali una madre con 7 dei suoi 9 figli. Il sindaco ha messo anche un avviso, all’entrata: chiunque abbia informazioni per aiutare ad identificare chi manca lo faccia. Lo faccia perché il tempo, a Orador, è eterno. E non è andato avanti mai.

Orador 5

 

Se andate in Dordogna e se andate a Limoges prendete la strada per Orador. Prendete la strada per quell’inferno. Perché nonostante tutti continuino a dire “Mai più” c’è chi nel frattempo sta ponendo le basi per il”Di nuovo”.

L’eroe col messale

lunedì, aprile 25th, 2016

Abito vicino a Via Tasso, quella via Tasso, e quando posso entro, mi faccio un giro, mi commuovo un po’ (che è proprio il segno che sovvecchia) e me ne vado. Via Tasso ormai non è più neanche un luogo: è uno stato d’animo. La pronunci e ti torna in mente la storia. Quella orribile storia. Fatta di torture, di delazioni, di tradimenti, di viltà e di morte. Via Tasso è Herbert Kappler. Ma via Tasso, oggi che ci sono ripassata, per me è stata soprattutto don Morosini.

Don Morosini

Don Giuseppe Morosini da Ferentino. Sacerdote. Compositore. Eroe. Perché è a lui che tanti, ebrei e non ebrei, devono la vita. Fece di tutto. Compresa la fabbricazione e distribuzione di documenti falsi. E me lo immagino, quell’uomo in tonaca, passare dal messale alle tipografie clandestine. Tradito, infine, dagli stessi che aiutava. Rinchiuso a via Tasso, torturato, trasferito a Regina Coeli e fucilato a Forte Bravetta.

E’ proprio a Regina Coeli che lo incontra Sandro Pertini. Che raccontò questo:

“Detenuto a Regina Coeli sotto i tedeschi, incontrai un mattino don Giuseppe Morosini: usciva da un interrogatorio delle SS, il volto tumefatto grondava sangue, come Cristo dopo la flagellazione. Con le lacrime agli occhi gli espressi la mia solidarietà: egli si sforzò di sorridermi e le labbra gli sanguinarono. Nei suoi occhi brillava una luce viva. La luce della sua fede. Benedisse il Plotone di esecuzione dicendo ad alta voce: “Dio, perdona loro: non sanno quello che fanno”, come Cristo sul Golgota. Il ricordo di questo nobilissimo martire vive e vivrà sempre nell’animo mio”,

In carcere continuò a essere prete, uomo con la schiena dritta (non rivelò mai neanche un nome e anzi cercò di addossarsi ogni colpa del movimento) e financo compositore, che anche lì continuò a scrivere musica. A Via Tasso c’è l’atto della sua condanna a morte.

Don Morosini Via Tasso

La mattina del 3 aprile 1944, al cappellano capo di Regina Coeli, Cosimo Bonaldi, entrato nella sua cella per prepararlo alla fucilazione, Morosini dichiarò: «Monsignore, ci vuole più coraggio per vivere che per morire»

Nel plotone di esecuzione composto da 12 militari, all’ordine di “fuoco!”, 10 componenti spararono in aria. Rimasto ferito dai colpi degli altri 2, don Morosini fu ucciso dall’ufficiale fascista che comandava l’esecuzione con due colpi di pistola alla nuca.

A Via Tasso bisogna andare per toccare con mano  l’orrore. Ma anche per toccare con mano quel silenzioso, quotidiano eroismo che ci ha resi liberi. Un eroismo che, in tanti casi, ci ha liberati non col fucile ma con il messale.

La lista

martedì, marzo 24th, 2015

Abito vicino a Via Tasso. E ci sono giorni in cui, anche quando non è di strada, allungo il giro e passo sotto a quelle finestre. Quelle murate. A volte salgo, altre resto là sotto.

Una volta che son salita c’era un sopravvissuto alle Fosse Ardeatine. Stava facendo fare il giro dell’orrore di quelle stanze a una scolaresca. Mi sono chiesta quanta forza, proprio nel senso quanto peso di forza, occorra per ritornare in posti nei quali si è sofferto al punto da desiderare la morte. E invece lui a un certo punto, quasi incredulo durante il racconto, con un senso di pena ma non per sé, si ferma, li guarda e dice:

“Mi sono sempre chiesto che razza di persona possa essere uno che ne ammazza 335 considerandole solo crocette da spuntare su una lista”