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Inforchèttabol

giovedì, giugno 13th, 2013

Nella generale crisi di sistema che ci attraversa ieri sera si è aperto un varco. Gastricoemotivo. E anche di accesso al centro storico. E cardiaco. La convocazione è arrivata qualche sera fa con un dispaccio mail secretato che contemporaneamente veniva dunque letto nella Sala Ovale di Barack, che a noi Prism ce spiccia casa.

-Meripo’, cena di femminazze da Ippazia. Astenersi astemie
La specifica secretata era che, tra le femminazze, ci sarebbe stata anche alta, molto alta, carica dello Stato ma solo in qualità di femminazza (si, ve vojo proprio vedè a -tipo- trovarvi, per dire, Michelle sul divano desiderosa solo di parlà di tacco12 e di (omissis)).

Vabbè, dunque Ippazia, al solito, aveva allestito il tinello delle grandi occasioni, comprensivo di candele profumate e sottofondo di Natalie Cole iz incredibol mentre già arrivava il Prosecco con datteri ripieni di caprino.

Le otto convenute spaparanzate in evri uei esaurivano le formalità a incrocio di presentazioni degli incroci non ancora conosciuti. L’occhio della qui presente, la cui palpebra già provata dall’assenza di blefaroplastica si appesantiva vieppiù dopo il Prosecco scolato d’un fiato, cadeva sui piedi delle astanti: tutte belle altibus calzantibus ma belle pure, darling iz incredibol, le due con simil pianelle (gli aborritori delle ballerine sappiano che esiste un piano B chiamato loafer).

Era sulle prime pagelle che si stavano assegnando al sesso a noi avverso che Ippazia, pietosa, interrompeva la seduta per farci atterrare sui
-Sedanini al finocchietto selvatico raccolto a Capo Peloro dalla signora Vizzini, con pomodori Pachino secchi e ricotta di pecora

Il Lagrein scorrendo a fiumi sul Capo Peloro e sui tavoli nostri veniva quindi sostituito dal Rosso di Montepulciano all’ingresso dello
-Sformato di carne ripieno di melanzane in agrodolce, peperoni ripieni di frutta secca e tortino di patate e zucchine alla menta.

L’analisi della generale crisi di sistema sentimentale che ci attanaglia trovava improvvisamente dei varchi di luce gastroalcolica. Due bis e tre brindisi dopo si conveniva che anche la grande tragedia dell’homo insapiens così come quella dell’homo che scappa, era tutto sommato arginabile proprio nel perimetro del sottostante piatto.

Era al momento del tiramisuà alla fragola e limoncello che veniva affogata in una definitiva bottiglia di Marsala anche l’emergenza della cornificazione globale, cui ognuna aveva avuto modo di offrire testimonianze anforghettabol too. E dunque, a mezzanotte e passa, si conveniva all’unanimità che laddove a volte neanche può il lettino dell’analista, potrebbe utilmente riuscire il tinello della sorella.

Molto ottimiste nei confronti della vita e financo del giro vita, le otto convenute si riavviavano traballanti sui so posh tacchi12 ivicompresa laltacarica sulle pianelle.

E dunque questo in sostanza volevo dirvi: non esiste sentimental dramma anforghettabol che non possa essere rimosso con un’opportuna serata inforchettabol.

Ho imparato a sorellare. E non smetterò

domenica, maggio 20th, 2012

Sono giorni dolorosi. Molto. Molto dolorosi. E però sono anche giorni nei quali s’avanza ancor di più la sorellanza. Non ho trovato il significato preciso di questa parola. Nel vocabolario. Invece lo sto trovando in parecchie case. Case di donne. Nelle quali arrivo, sbarco, sorello e riparto. Apripista fu Lamicamia, sempresialodata. Seguì il viaggio in Carinzia, sempresianlodatepure Frà&Vale too.

Stavolta ne ho fatto uno apparentemente più corto. Nel quartiere accanto. Ma per arrivarci ho dovuto fare un sacco di strada. Nel senso che 1) io fino a due anni fa una cosa del genere me la sognavo e 2) che prima di aprire sto blogghe e di andare sui socialcosi non avevo una movimentatissima vita. Cioè se ce l’avevo era perché pedinavo la vita di un altro. Ma che potessi permettermi io di averne una per i fatti miei questo poi figuriamoci (e, sia chiaro, non è che fosse colpa del poveruomo. Era miaebbasta).

Insomma c’è che io sono stata invitata. A casa. Di… Ippazia. La mia amica Ippazia. Che come Lamicamia e Franca e Vale io non l’avevo vista mai. Ma ci seguivamo sul socialcoso. Ippazia me l’aveva raccomandata la mia amica Nì e Nì un’altra Nì e insomma na specie di effetto domino di amiche.

C’è che Ippazia faceva il compleanno. E aveva invitato le amicheamiche. E poi pure Meri Pop in quota “sparigliatrice”. Tra le referenze di Ippazia c’era che cucina che in confronto Ferran Adrià je spiccia casa. E io vi voglio solo ricordare che mia sorella -quella anche di Dna- mi ha regalato il curriculum adesivo “Bacio meglio di come cucino”.

Capite? Insomma io vado. E arrivo in una casa che lì proprio lì ci ha abitato venti anni la mia zia del cuore. Me stava a prende un colpo. Citofono, salgo, lei apre, ci abbracciamo, entro, mi abbraccio pure le altre insieme a un calice di Berlucchi e -non so come dirvelo- io mi sono sentita tutta una cosa emozionante nello stomaco. Era fame. Perché era dalla sera prima che facevo posto. E avevo ingurgitato solo un Bifidus Actiregularis. Ma me ne sono sentita pure un’altra di cosa emozionante. In testa. Era il Berlucchi. Rosè.

Ed è stato dal secondo bicchiere che si è aperta una delle più memorabili Woodstock del palato e della chiacchiera che si ricordino. A ricordarsele, appunto. Che dopo il Berlucchi è arrivato il Verdicchio e un altro buonissimo che non mi ricordo e poi i liquorini e gli elisir e i nettari degli dei.

Ippà, mi ricordo che quando sono uscita da casa tua-vostra-nostra ero più vicina al Nirvana che a Lungotevere. Ma che caspita ci siamo dette in quelle quattro ore a tavola io proooooooprio non me lo riesco a ricordà. Uomini, di sicuro. Tacco. Tacco 12 di sicuro pure lui. Poi tipo i rossetti. I rossetti, i tacchi e gli uomini (nell’ordine, che di solito così si conquistano). Mannaggia, poi?
So solo che, uscendo, mi sono detta:
-Meripo’, qualsiasi sia stato il prezzo per arrivare fino a qua ne valeva la pena. Ahssì, se ne valeva la pena.

Segue elenco parziale delle meraviglie patrimonio dell’umanità (che ora devo far aggiungere dall’Unesco) consumate dalle otto sorelle:

Bavaresina di gorgonzola (un piccolo Ayers Rock) con sopra una gelatina di squisitezza e uvetta al Marsala
Ravioli (fatti a mano) di melanzane e ricotta salata con confit di pomodorini
Timballino di pesce azzurro all’arancia, zenzero e cannella su letto di patate
Mozzarella sbottonata con bottarga e Saba
Tiramisù che lèvati
Parfait di mandorle glassate con squaglio di cioccolata calda
Rotolo al cioccolato con bucce di arancia candite

I dolci di Ippazia - Foto (e stomaco) Meri Pop