Posts Tagged ‘sognare’

Sì, sognare

lunedì, giugno 1st, 2015

“Sognate in grande. Per quanto ne sappiamo, ci è concessa una sola occasione”
Marilyn Monroe, 1 Giugno 1926
Marilyn Monroe reading

Via con l’Avvento/We have a dream

giovedì, dicembre 13th, 2012

Era L’autunno 1943. Moltissimi giovani americani erano in guerra, lontano da casa, e le loro famiglie non solo non sapevano se sarebbero tornati per Natale, ma proprio non sapevano se sarebbero tornati e molti purtroppo non tornarono.

Nell’autunno di quell’anno uscì una bellissima canzone, una lettera di un soldato che scriveva alla famiglia di preparare la neve, il vischio e i doni sotto l’albero, perché lui sarebbe certamente tornato a casa, anche se solo nei suoi sogni.

Ecco, allora non c’era skype e internet e viber e i blog e neanche i telefoni ma solo le lettere che arrivavano quando arrivavano, ed il telegramma che annunciava una brutta notizia arrivava sempre prima di loro. Per cui adesso ci lamentiamo perché c’è la guerra dello spread, dei mercati e delle borse, e magari ci arrabbiamo pure perché qualcuno rimane bloccato in aeroporto per colpa della nebbia o in stazione dallo sciopero dei treni. Però, magari in ritardo, magari solo per il pranzo di Santo Stefano alla fine il nostro caro arriva, e per questo penso che dobbiamo essere comunque molto felici.

E anche se non arriva, magari perché è partito e non torna più, è bello farlo tornare per Natale, anche solo nei nostri sogni.

Perché senza sogni, che Natale è?

Ramerrez

I’ll be home for Christmas
You can count on me
Please have snow and mistletoe
And presents on the tree

Christmas Eve will find me
Where the lovelight gleams
I’ll be home for Christmas
If only in my dreams

Collezione da Tiffany

venerdì, dicembre 17th, 2010

Quante volte, figliola?
Quante volte l’hai visto, Colazione?
Quante tirate su di naso hai collezionato, a Colazione?
Quante lacrime?
Quanti videostruggimenti?
Quanto ci hai sognato, davanti a quella vetrina?
Quante volte abbiamo tenuto in mano quel cartoccio e quel bicchiere?
Quante volte hai sognato di entrarci, in quel film?
Quanto ci hai messo, sbarcata a Niuiorc, per dire al tassista “Fifth Avenue at 57th Street”?

Grazie a Black Edwards. Per tutti questi anni di pioggia. E di lacrime.

E grazie ad Andrea per questa “perla”: perché, come spiegò ai suoi studenti del corso di giornalismo, quando c’è un buon montaggio non servono troppe parole per raccontare una buona storia.

Una città per sognare

martedì, novembre 30th, 2010

Volevo dirvi che oggi, alle 17,10, Meri Pop ha sognato per trentadue secondi. Quando, dopo un pomeriggio di stato d’assedio, lacrimogeni, sirene spiegate, cariche di alleggerimento, è comparso questo:

Università/ Roma, automobilisti applaudono corteo degli studenti
Roma, 30 nov. – Numerosi automobilisti in coda su Muro Torto sono scesi per applaudire e ringraziare gli studenti che in corteo sfilano per Muro Torto. I ragazzi hanno risposto agli applausi della gente, da ore in coda, alzando ancor di più e scandendo ancor più forte i loro cori contro il ministro Gelmini e contro il governo.

E poi questo:

UNIVERSITA’. ROMA, STUDENTI SEDUTI SUI BINARI A TERMINI “SE CI BLOCCANO IL FUTURO, NOI BLOCCHIAMO L’EUROSTAR”.

Su un blog sentimentale ci stava bene, sognare un po’.

Un cuore grasso da slegare

martedì, novembre 30th, 2010

di Marina

Domenica. Da sola a casa a piangere come poche volte prima. A cascatella, a rivolo, a fontana e a diga. Del Vajont. Mica pizza e fichi.

Riguardo le vecchie foto, vedo quella Marina così grassa, così ingombrante, così con quasi una persona in più sulle spalle, con oltre 40 kg a circondarla, e, con l’occhio affogato dal prodotto delle sacche lacrimali, mi chiedo come sia possibile che, ora, in questo istante, io la rimpianga.

Perché lo faccio? Perché quella Marina li aveva il cuore sotto grasso. Come i salami in Piemonte. Protetto e conservato. Anti-urto, anti-inganno, ben arrotolato. Nessun rischio di amare, perché il grasso le bastava. Allontanava chiunque. Compresa la stessa Marina.

Oggi. Quei 40 kg meno l’hanno di colpo spogliata. Resa vulnerabilissima, spaventata e temuta. Perché quel rimbombo nello stomaco non è più la peperonata della sera prima, ma è un cuore grasso, grasso da slegare. Solo che Marina è una dilettante. Si è dimenticata la lezione dei suoi primi 25 anni, o forse allora non serviva neppure studiare. E oggi il suo aspetto le fa orrore. Più di 40 kg fa. Perché oggi ha comprato uno specchio. E ci si guarda, si prova vestiti, si cambia, ma non sa davvero chi sia sta Marina nuova. E di fondo nemmeno le piace, perché, benchè se la racconti, non guarirà mai dall’ossessione del cibo. E forse, solo questo, la salverà.

Si ama così poco che non si concede neppure il beneficio del dubbio. Da grassa, grassissima, pensava: “Nessuno mi può amare perchè faccio splendidamente schifo.”. Da grassa, mediamente dimagrita, pensa: “Nessuno mi può amare perché faccio sempre splendidamente schifo”. Il tetro motivo conduttore non è affatto cambiato.

Pur comportandosi da donna da manuale, il minchia grande amore non appare. Non vede altre possibilità. E’ perchè è grassa. Meno grassa, ma grassa.

E poi, dopo questa valanga di lacrime domenicale, perdurata fino al lunedì mattina, come una batosta in mezzo alla fronte, un pensiero, l’unico sensato che poteva nascere, riesce a perforare la calotta cranica.
ECCHECCAZZO.
Un sano ECCHECCAZZO di quelli che sgorgano dal cuore. Anche da quelli magri.
E’ solo fottuta paura. E’ solo sostituire il grasso con qualcos’altro. In questo caso con un muro altissimo. E’ fingermi ciò che non sono e poi pretendere che qualcuno scavalchi quel muro di 20.000 mattoni che ho costruito con pazienza certosina, per trovare dietro una che ti chiede se vuoi giocare a Monopoli?

Credo di aver capito che, se non mollo io la paura, quella non mollerà mai me. Se non corro io il rischio, non saprò mai se ne sarebbe valsa la pena. E’ sempre la paura che fa 900, non solo 90.

E, di botto, ho sorriso. Facendomi largo fra le lacrime. E ho ricordato nonna che mi diceva: “Se una cosa si può sognare, si può fare”. E io, soffocata dalla paura, non ho più sognato.
Voglio riprendermi i miei sogni, là dove li avevo lasciati, voglio mollare un po’ di zavorra e concedermi il rischio di soffrire, ma avendo investito davvero me stessa nel tentativo di vivere…

Io sono una donna, mediamente grassa, consapevole di esserlo. Ma ancora troppo impaurita per non togliere quel grassa vicino alla parola donna. Quel grassa che, per anni, l’ha tutelata dalle emozioni. Ma posso lasciare li quel “grassa” e sbilanciarmi lo stesso.
Almeno in questo, essere donna di peso potrà aiutarmi.

Meno due

martedì, luglio 6th, 2010

Meri Pop è sempre stata un disastro in matematica quindi in via del tutto teorica, e senza neanche il conforto del professor Pi ma solo del contatore wordpress, comunica che fra due post siamo a 100.

Non abbiamo fatto ‘manco uno scoop, tutti quelli che si sono dimessi l’hanno fatto non certo dietro nostra pressione, però abbiamo aperto un bar in una notte senza avere neanche una licenza.

Infine non so se, dopo 100 post, io abbia imparato a scrivere. Certamente, specie dopo avervi incontrato, ho imparato a. E non smetterò.

(La musica l’ho presa dal jukebox del Meri’s Bar, grazie all’avventore Mena a Brea)