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Erasmus, l’elogio della Sofia

martedì, giugno 13th, 2017

Storie calme di donne inquiete/29

Era il 1959, frequentavo l’ultimo anno di Giurisprudenza e fin lì erano stati tutti trenta e lode. Con tre esami su ventuno da dare, vinsi una borsa di studio, la Fulbright, e andai a New York. Columbia University. Parlavo inglese e riuscii a prendere un master in Diritto comparato: gli americani mi ritenevano post-laureata, non solo laureata. Quando tornai a Roma trovai naturale chiedere il riconoscimento di quella specializzazione. Allo sportello della segreteria studenti l’impiegato cadde dalle nuvole: “Columbia University? Mai sentita nominare”. E quando arrivò il direttore mi riempì di insulti: “Crede che regaliamo una laurea a chi si va a fare una scampagnata negli Stati Uniti? Torni a studiare e veda di essere promossa”. L’Erasmus nasce così, da un’incazzatura. Dall’incazzatura di una donna, Sofia Corradi -classe 1934- che alla Columbia si è fatta un mazzo tanto, altro che scampagnata. E decide di fare qualcosa per il riconoscimento degli studi fatti all’estero.

Sofia Corradi Erasmus

E dunque se 4 milioni e mezzo di studenti (ma gira e gira quelli che ci ruotano davvero intorno sono 9,1 milioni più 1 milione di Erasmini, nati dagli incontri andati a buon fine non solo negli studi) e 120 mila insegnanti in 30 anni hanno potuto studiare nell’università di un altro paese e vivere in una città straniera lo devono a lei. Sofia si laurea con 110 e lode,  svolge attività di ricerca sul diritto allo studio presso l’Onu e diventa consulente della Conferenza dei Rettori Italiani. Inizia a bussare a tutte le porte possibili e nel 1969 propone quello che sarà l’Erasmus ai Rettori. L’idea piace ma si dovrà aspettare il 1986 e Francois Mitterrand per trovare l’appoggio e il sì definitivo.

Il 14 maggio 1987, nonostante l’opposizione degli inglesi, a Bruxelles in Consiglio dei ministri viene votata la delibera che vara la nascita di un programma di studio all’estero. Il 15 giugno la ratifica. Fu invece Domenico Lenarduzzi, 81 anni, torinese emigrato con il padre minatore in Belgio, a scegliere il nome

Erasmus, acronimo di European Region Action Scheme for the Mobility of University Students, e tributo al viandante da Rotterdam che viaggiò in mezza europa, quello dell’Elogio della follia. Erasmus? Il più grande programma contro la denatalità europea, sfottono i detrattori. Visto che dalle trasmigrazioni di quei 3 milioni e mezzo di studenti, oltre a collaborazioni e scambi, sono nati anche un milione di bambini, i figli di Erasmus. Trent’anni di orgasmus, hanno chiosato di conseguenza l’anno scorso altri buontemponi per festeggiare il trentennale.

Certo è che senza la capa tosta e la determinazione di Sofia Corradi saremmo rimasti fermi all’umiliazione di una porta chiusa in faccia e consegnati nelle mani di un inetto di Facoltà esperto in scampagnate.

Io ve lo dico sempre: le donne non le dovete fare incazzare.

Sofia Corradi

P.S.
E anche la Sofia me l’ha caldamente consigliata Brunella Barbella, sempresialodata