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Sedovetefareunafilafatela per VerMeri

venerdì, settembre 28th, 2012

Beh intanto per la prima volta in vita mia sono andata in un posto nel quale tutti, ma proprio tutti, mi chiamavano “Meri”. Che io nella vita precedente mi chiamavo in un altro modo. Ma di quella vita precedente non c’era nessuno e se c’era mi aiutava a planare in quella nuova.

E questo posto è una mostra: la mostra di Vermeer a Roma, alle Scuderie del Quirinale. L’invito è arrivato su Zuckercoso. Me l’ha mandato la mia amica Chiara e diceva: Meripo’ apriremo straordinariamente la mostra per una serata a inviti per i nostri amici del web, del 2.0, blog e quant’altro, che ci vieni? Eccerto, Chià, che ci vengo.

E però quando sono arrivata davanti alle Scuderie ho visto che erano tutti in coppia, anche amiche eh, e che io ero l’unica spaiata. Non ho fatto neanche in tempo a deprimermi trentacinque secondi che, con l’Aifonio 4 nella mano destra, leggevo su twitter che la Fraq, che si occupa di queste cose, scriveva “io sono alla mostra di Vermeer”. Che io la Fraq non l’ho mai vista di persona e Uh, mi dico e le scrivo

-Ci sono pure io, magari ho proprio qui accanto la donna in Fraq e no lo so
E lei scrive
-Meripo’, ho le scarpe verdi

Allora io comincio a guardare tutti i piedi di quelli che avevo vicino, anche abbassandomi un po’ perché era buio e immaginatevi la scena e zan zan ti trovo ste scarpe verdi di camoscio. E io le avevo gialle a pois neri, per dire, fatte davvero l’una per l’altra.
Così sono entrata con la Fraq e non da sola, per esempio.

Poi io non conoscevo neanche Chiara che mi aveva invitata e me l’ha indicata Fraq e allora l’ho anche abbracciata e ho detto “Sono Meripo’”. Ma non mi ricordo che scarpe avesse Chiara.

Dentro, ho incontrato un sacco di altri e ogni tanto qualcuno mi fermava e diceva
-Ma che sei Meripo’?
Guardate, è come quando vedi il quadro che teneva sempre in camera da letto nonna e finalmente scopri come si chiama. Bello. E anche il mio amico Domenico, che mi conosceva da mo’, mi ha chiamata Meri. Poi mentre me ne andavo e scendevo la scalinata delle Scuderie modalità Wanda Osiris mi son sentita un
-Meriiii ma ci sei anche tu?
Ed era Melissa, Melissa quella che scrive, bella, e che non se la tira. Che era spaiata anche lei. Ma ieri sera eravamo tutti insieme. E non si vedeva chi fosse spaiato e chi no. La rivincita del calzino da lavatrice, tipo. Ecco, che vi devo dire? Bello. Vabbè mi pare che ho detto tutto.

Come? Ah, la mostra? Beh la mostra che mica c’è bisogno che ve lo dica io sto Vermeer che genio che è.

Insomma, se dovete fare una fila, fatela per Vermeer. Parola di VerMeri

Ragazza con il cappello rosso

Quando sai chi ci hai sai pure dove sei

martedì, novembre 22nd, 2011

(segue da ieri)
Per aggravare una situazione già complessa, la vostra qui presente accettava dunque l’invito dalla Lamicasua mai vista né sentita, per numero due giorni consecutivi di foolish immersion con incorporato incontro con altri due avventori Amicisuoi ma ipotetici anche Amicifuturimiei. Senonché, digiamolo, se non fosse che abbiamo cinquant’anni ‘na certa e non 16 (ma Lamicamia e Lamica2 di meno, di 50 intendo, non di 16) sarebbe stata una gran figata.

Solo  al momento di spiegarlo a mia madre mi rendevo conto della situazione, cioè da abordo della corriera quindi un po’ tardi per ripensarci.
Driiiinn
-Meri sono mamma, dove sei?
-Su una corriera
-E dove vai?
-Non mi ricordo bene. Ma mi vengono a prendere
-Chi ti viene a prendere?
-Lamicamia
-Ah mi fa piacere e chi è?
-Non lo so
Silenzio
-Non l’ho mai vista. Ma ci siamo scritte un sacco
-Allora forse era meglio farne una pubblicazione, non un weekend
-Si forse faremo anche quella. Vabbè mamma ci sentiamo quando torno
-Ma quando torni da dove?
-Da qui. Ciao
Clic

Così Lamicamia è venuta a prendermi alla pensilina della corriera ma subito prima mi ha telefonato (che il numero, almeno quello, ce l’avevamo): e mentre il coso squillava io un po’ ho avuto, per la prima volta, paura. Che la voce è importante. Come dare la mano. E se ci ha la voce moscia? Non ce l’ha. Pfiuuu. Anzi, squillava più del telefono. Ha detto “Meriii guarda che io sto scendendo dalla collina, arrivo eh”.

Infatti poi lei è scesa e io sono salita. Sulla macchina. E mi ha portata all’autolavaggio. Io non ero mai rimasta dentro alla macchina, all’autolavaggio. Cioè solo quando ero piccola. Poi mi hanno fatta sempre scendere e invece a me stare sotto ai rulli mi piace un sacco. Così sul fiume inarrestabile di parole e squilli che ci stavamo catapultando addosso, ha iniziato a scendere pure la schiuma. E siccome l’autolavaggio è parecchio rumoroso pure noi alla fine urlavamo in una nuvola di Carwash “E ALLORA QUANDO M’HAI CHIAMATA HO PENSATO SPERIAMO CHE NON è MOSCIA”. E altre cose così, da signore.

Che io poi ho pensato: mai nessuna al primo appuntamento m’aveva portata all’autolavaggio. E però dopo anche in una bellissima piazza, al bar all’aperto che il sole ci baciava. E dopo “lesignorecosaprendono?” s’è sentito un coretto all’unisono di “uncaffèmacchiatocaldograzie”.

Era fatta. Suggellate davanti a un parzialmente scremato. Mi ha presentato mezzo paese, che chiunque passava la conosceva, in senso buono. E poi sono arrivati gli altri due Suoiamici. E lì io ho avuto un altro po’ di paura perché lei lo sapevo come scriveva, cioè molto bene. Loro non sapevo niente niente e neanche mai ci eravamo scritti; ma essendo Amicisuoi avevo però capito che Lamicamia magari è tanto buona ma uno/a che non ha dimestichezza col congiuntivo e coi cani MAI.

Anfatti. I miei 25 lettori immaginino ora un altro tavolino di un altro bar all’aperto di un gran bel posto che eravamoquattroamicialbar, ma proprio che avevamo un sacco di cose da dirci, che era tanto che non ci vedevamo. Da mai, io. Epperò io non lo so com’è stato ma ci siamo mipiaciuti pure al bar. Credo. E insomma si è fatta ‘na certa. E siamo andati tutti a casa della Lamicamia. Qui:

E la mattina, quando mi sono svegliata, fuori della finestra c’era questo:

E questo:


E che altro vi devo di’? Ah si, che io un silenzio così silenzioso non l’avevo mai sentito. E però non mi ricordavo più dov’ero.
Così ripensando a “quando sai chi sei sai anche chi vuoi con te” io ho pensato: Mattugguarda, che quando sai chi ci hai sai pure dove sei. A casa.
(segue. aò io me sto a invecchià e ho perso un paio di occhiali, il collagene e pure la sintesi)

Buon compleanno puravvoi che vi wwwoglio bene

lunedì, novembre 14th, 2011

Oggi è il compleanno del web, che il vuvuvù compie vent’anni. E non so perché ma la prima cosa che mi è venuta in mente è stata Futura, la canzone di Lucio Dalla.

E siccome “chissà chissà domani su che cosa metteremo le mani, se si potràcontareancora leondedelmare e alzare la testa” intanto oggi mettiamole pure sulla tastiera, le mani, per dire due cose. Che in effetti “dove sono le tue mani” ormai il posto dove stanno più spesso è sulla tastiera. Ma sta tastiera mi ha portata tante volte anche dalle persone, in carne e ossa.

Io, per dire, due anni fa a quest’ora pensavo di essere arrivata al capolinea. Di me. E proprio non ce la facevo a pensare al futuro e veramente manco al presente. E che è successo? Che a uscire fuori da questo casino mi hanno aiutata un sacco di persone. In carne e ossa, che proprio m’hanno trascinata giù da scalinate, tirata indietro da precipizi, cucinato cose buone, passato fazzoletti di carta, rimboccato coperte, prescritto Xanax (ma non l’ho preso, però ce l’avevo). E tante altre mi hanno scritto. Qui sopra, su Facebook e da un pochetto pure su Twitter. I socialcosi.

Insomma io poi su sto web ci ho anche iniziato a viaggiare: prima solo a navigare. Col mouse. Ma poi ho proprio preso gli aerei, i treni, i pulmini, le jeep. E si perché il mio primo vero vero viaggio io l’ho iniziato con un clic. “I russi i russi” no e manco “gli americani” ma, per dire, mi so’ ritrovata persino tra gli Afar. Ed è successo pure che “no lacrime, non fermarti fino a domani” che “sarà stato forse il tuono, non mi meraviglio” ma ci ho avuto pure “è una notte di fuoco”. Due. Tre. Insomma, certe.

E allora buon compleanno a tutti noi che sul web ci incontriamo, ci scriviamo, ci litighiamo, ci piaciamo, ci mipiaciamo, ci innamoriamo, ci clicchiamo e poi ci viene pure voglia di ci incontriamo. E “aspettiamo, senza avere paura, domani”.