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Caccia alla notizia

mercoledì, dicembre 4th, 2019
E’ l’alba del 17 marzo 2014 quando una forte scossa di terremoto colpisce Beverly Hills. La corsa a dare per primi la notizia la vince il “Los Angeles Times”. Ma l’articolo non è opera di un giornalista: lo ha scritto quasi in tempo reale un robot.

Alle 6:25 di quella mattina Ken Schwencke, giornalista e programmatore del Los Angeles Times nonché estensore dell’articolo finale, è stato effettivamente svegliato dal terremoto, è rotolato giù dal letto e si è precipitato davanti al suo computer (avrebbe dovuto precipitarsi in strada ma, è risaputo, la categoria non eccelle in prudenza quando si trova a tu per tu con una notizia).

Schwencke corre dunque verso il pc sul quale il grosso del pezzo è stato già scritto da Quakebot. A lui a quel punto non rimane che dare una veloce controllata e premere “Pubblica”. Tre minuti in tutto. Praticamente imbattibile.
Questa è la cattiva notizia. Ma ce n’è una buona, molto buona, per i pazzi scellerati che ancora si ostinassero a voler fare i giornalisti.

Quella buona ve la darò domani, alle 16,30 a Più libri più liberi, Sala Antares. Quello che avete letto più su è l’incipit della Prefazione che mi hanno chiesto per un libro sul giornalismo -che presenteremo domani- scritto da Paolo Castiglia, docente a Roma Tre.

Un vero giornalista spiega benissimo quello che non sa, diceva Leo Longanesi. Speriamo che non sia proprioproprio così pure domani. Vi aspetto.

Dell’invasione degli imbecilli

giovedì, giugno 11th, 2015

Sostiene Eco, Umberto, che “i social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli”. Innegabile. Imbecilli “che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel”. E conclude, anche qui innegabilmente, “È l’invasione degli imbecilli”.

Senonché proprio mentre il nostro tuonava sacrosantamente contro codesta inarrestabile invasione, il professor Tim Hunt, stimato biochimico britannico, membro della Royal Society, intervenendo alla Conferenza mondiale del giornalismo scientifico ha sostenuto fra l’altro:

«Lasciate che vi spieghi qual è il mio problema con le ragazze… tre cose possono succedere quando ci sono delle ragazze in un laboratorio… Ti innamori di loro, loro si innamorano di te, e quando le critichi si mettono a piangere». Conseguentemente dichiarandosi favorevole a “laboratori separati” per gli uomini e per le donne.

Il punto è, caro Eco, che Tim Hunt è un premio Nobel. E non stava al bar.

Quanto al professor Hunt mi è gradito fargli osservare che allo stesso modo molte ragazze potrebbero agevolmente spiegargli quale sia il loro problema con i ragazzi e i baroni nei laboratori, eventualmente anche aiutandosi con un disegnino.

Questo per dire che se i social media hanno dato la stura a tanti imbecilli da bar, non è riuscita manco l’Accademia di Svezia a offrire un argine a quella che imperversa anche fra i Nobel. E che Marie Curie abbia pietà di entrambi.

Marie Curie