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Regreso de Cuba cuando quiero

lunedì, novembre 28th, 2016

Andò più o meno così. Esausta da giorni di straziacuoramenti derivanti dal mio stato di neoseparata, trovandomi in zona Avvento e con ciò sentendo sul collo la fiatella del Santo Natale, sola come un gambo di sedano e prosciugata come na piantina sul balcone durante le vacanze estive, decidevo la mossa della disperazione:

-Basta. Basta, parto. Basta, parto con Avventure nel mondo

il che per me equivaleva a una sorta di estremo gesto, modalità Tosca da Castel Sant’Angelo. Occorreva trovare una destinazione in cui non sembrasse inverno, non sembrasse Natale e non si sembrasse tristi. Fu così che l’occhio cadde sulla pagina Cuba. Cuba “Cuba prima che muoia Fidel Castro che poi chissà che succederà”.

Contemporaneamente, nel Granducato di Toscana, anche il Professor Pi, avendo già visto mezzo mondo, riteneva maturo il tempo di recarsi a Cuba, “Cuba prima che muoia Fidel Castro che poi chissà che succederà”.

Sul catalogo del viaggio c’erano le date 25 dicembre-8 gennaio e accanto il nome del capogruppo: PROFESSOR PI (più o meno, io manco ero ancora Meri Pop). Decisi dunque l’estremo click. “Prenota”. Prima però telefonai all’ignaro.

DRIIIIIIINNNNN

-Pronto buongiorno sono Meripo’. Sentanpo’ io ho letto di questo viaggio e tenterei l’estremo gesto ma volevo chiarire due cose: primo io sono abituata a viaggiare come la gente normale e secondo mi trovo in una condizione psicologica piuttosto precaria per cui non voglio creare problemi a voi a settemila chilometri di distanza e soprattutto non vorrei me ne creaste voi, dunque Le chiedo: secondo lei quanto sarà disagevole questo viaggio?

Si sentì solo una lunga pausa. Poi

-Dunque se la destinazione fosse l’Irian Jaya  (non ho ancora idea di dove stia), con fango alle ginocchia e sanguisughe in ogniddove, le direi Se ne resti a casa. Però, scusa eh, ma stiamo parlando di Cuba. Ripeto: Cuba, la bellezza e la rivoluzione permanente. Tu devi dirmi solo una cosa: ma per te è più importante quello che andremo a vedere, l’incanto che andremo a scoprire o se esce l’acqua calda dalla doccia?

Fu così che mi fregò. Perché è del tutto evidente che la cosa più importante era la caspita di acqua calda dalla doccia. Ma sentii solo una voce che al posto mio rispondeva

-E beh certo, la rivoluzione permanente

cuba

E dunque per me Cuba è stata “Cuba prima che muoia Fidel Castro che poi chissà che succederà” da casa fino all’imbarco di Fiumicino, ove poi si appalesò il professor Pi in tutti i suoi due metri di longitudine. Dopodiché Cuba è stata solo la nueva vida. Una vita più libre, più Cuba libre.

Ma soprattutto Cuba è stato quel posto in cui, a 48 ore dagli ultimi straziamenti e lacrimamenti, mi ritrovai in una fumeria di sigari spippacchiando un Montecristo con un bicchiere di rhum nell’altra mano (spippacchiava Pi ma tentai pure io un paio di intossicate) e avendo già prenotato una lezione di salsa con un cubanero locale.

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Cuba, foto Professor Pi

Portai un taccuino di appunti sul quale ancora oggi è possibile ammirare una sola paginetta scritta, la prima. Dove ci si può fare un’idea della mia lungimiranza:

“Partenza ore 10 Fiumicino. Zaino, no bagagli rigidi. Dice che ci sarà questo Pi ad attenderci. Quello del telefono. Comunque se non mi trovo bene VUELVO QUANDO QUIERO. Torno quando voglio”.

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Cuba, Foto Professor Pi

Dunque cosa altro dire di Cuba? Nulla, bellimiei. Ricordate solo una cosa: le peggiori sole si preannunciano con la frase “smetto quando voglio”.