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Ingabbiati, fragili e stronzi

martedì, aprile 18th, 2017

Già che siete ancora sotto l’effetto della trimurti lasagna-grigliata-pastiera ma col riflesso cognitivo in ripresa, potreste deambulare fin sulla poltrona del primo cinema a tiro per affrontare anche il triduo Libere disobbedienti innamorate. Presentato un po’ cazzaramente come il Sex and the city arabo, che non è, è invece un film sull’emancipazione e sul cambiamento delle donne, sulla libertà di scegliere come vivere. La storia è quella della quotidianità delle tre coinquiline palestinesi a Tel Aviv, Leila, Salma e Noor, e del loro quotidiano piangere, ridere, bere, fumare, cadere, rialzarsi, farsi canne, subire violenze, avere amori ma restare sole anzi il peggio possibile: restare sole quando si è in due. E ritrovarsi insieme nella solidarietà fra amiche. Vi ricorda qualcuna?

Ed eccole le tre: Leila, una splendida avvocata ribelle alla quale nessun uomo riesce a stare al passo, Salma dj lesbica piena di piercing alla quale la famiglia spera di ammollare un inetto di turno ma che invece ama le donne e Noor, una studentessa di ingegneria proveniente da un gruppo fondamentalista musulmano piamente fidanzata con un pio uomo checchevvelodicoaffare anzi no non ve lo dico, andate a incontrarlo di persona, il porco.

La “morale” la spiega bene la regista, Maysaloun Hamoud, che per questo film -costatole cinque anni e svariate minacce dagli integralisti- ha messo in gioco tutto:  “Ogni cosa ha il suo prezzo, ogni decisione ha il suo costo. Vorrei credere che l’amore giusto deve arrivare solo se siamo sincere con noi stesse. Salma, Nour e Leila sono ferme e rivolgono il loro sguardo verso un punto lontano, loro sono un’unica donna, la solitudine è solo un passaggio momentaneo”. E “sì quando le donne sono forti e unite hanno un impatto maggiore sulla società”.

Film di donna con tre caspita di donne che parla della condizione di altrissime donne. E invece io ieri sono uscita dalla sala convinta di aver visto un film sugli uomini. Neanche tanto sulla loro stronzaggine (che pure eh) ma sulla loro fragilità. Sul loro restare ingabbiati in una serie di regole e tabù senza le quali si sentirebbero persi. Senza donne che corrispondano alla loro idea di donna -sottomessa e bisognevole- essi non sanno che cazzo fare, questo è il punto. E sbroccano. E si fanno stronzi. E violenti. Bisogni che diventano più forti dell’intelligenza, del buon senso, dell’umanità e financo della religione. La sfiga planetaria d’amore non è altro che una delle conseguenze.

Le generalizzazioni sono sempre sbagliate. Ma a volte ci prendono. E insomma ecco forse perché l’emancipazione delle donne è così difficile: perché passa da quella degli uomini.

Libere disobbedienti innamorate

 

Sempre caro ci fu quest’ermo cuore

venerdì, aprile 14th, 2017

Cosicché ierisera, mentre Roma si svuotava in vista del Pasquamento, il binomio condominiale Lorenza-Meripo’ affluiva in direzione Ermo Colle ove sempre care ci furono le Scuderie del Quirinale. Colà ci attendevano “Da Caravaggio a Bernini, capolavori del Seicento italiano nelle collezioni dei reali di Spagna” ma ci attendeva pure la Serenissima amica Debora, ivi sopraggiunta dalla Laguna. Debora, diciamolo subito, è una gnocca che lèvati e dunque, nel peregrinar di quadro in quadro, l’occhio dell’avventore posavasi anche modestamente sulle amichemie.

Senonché la mostra merita assai e caldamente consiglio di ivi trascorrervi qualche ora della maratona del Pasquamento, tra il digerir della pastiera o del sartù.

Lì a un certo punto, improvvisamente affacciandovi in una sala, verrete letteralmente abbracciati dal Cristo crocifisso di Bernini, l’unica figura in metallo realizzata dal Gian Lorenzo e anche l’unica statua che, mentre lui era in vita, fu ritenuta inadatta alla destinazione, sostituita nel Pantheon dell’Escorial da uno di minor valore nonsisapperché. In ogni modo sentirete che emozione e sentirete anche quelle braccia crocifisse senza croce (andateci anche perché arriva dal Monastero di San Lorenzo de l”Escorial e difficilmente viene esposto al pubblico).

Scuderie crocifisso Bernini

Gian Lorenzo Bernini, Cristo crocifisso – Foto Meri Pop

Se un appunto devo fare, e lo faccio, è che tra tutti i mirabili quadri esposti ce n’è uno di una pittrice donna, Fede Galizia, una assoluta rarità per l’epoca, considerata uno dei fondatori del genere della natura morta, ma il suo nome non viene mai citato nella presentazione ufficiale (compresa quella sul sito) e sappiamo che statisticamente è da quella che discenderanno molte altre recensioni. Peccato. Peccato perché questo Giuditta e Oloferne è bellissimo.

Scuderie Fede Galizia Giuditta e Oloferne

Fede Galizia, Giuditta e Oloferne – Foto Meri Pop

E vabbè, vi toccherà nella galleria delle Storie calme di donne inquiete, poveravvoi. Che stavamo dicendo? Ah sì che stavamo deambulando fra queste meraviglie. Senonché essendo l’affluenza copiosassai, a un certo punto ci appartavamo agevolando il deflusso. Agevolando il deflusso di un prosecchino recandoci al baretto quirinalizio.

Lì, a un certo punto avventatasi (nel senso come avventora) anche l’amica Chiara, costì diventando quattro femminazze attorno a un tavolo con vista bollicinata Ermocolle, scattando la modalità Sex and the city, ci sovveniva un taglia-e-cuci spaziante urbi et orbi includente gli sconcludenti esponenti del sesso a noi avverso. E dunque sedendo e mirando interminate sòle di là da quelli e sovrumani spajamenti e profondissima sete, in un coro di risate il naufragar ci era dolce e pure parecchio terapeutico in quello mare. Perché, davvero, a una donna può succedere di tutto ma ci sono “due cose di cui non avremo mai abbastanza: buone amiche e buone scarpe”.

Costì, nuovamente issateci sui tacchi, ci si rendeva conto che s’era fatta nacerta e che eravamo rimaste le ultime quattro del palazzo più i due baristi: ondeggiando a causa del bolliciname in circolo, congedata Chiara, ci recavamo a ritroso nelle sale della mostra in direzione uscita.

A un certo punto, arrivate alla per noi uscita che era la prima sala di entrata, ci ritrovavamo tutte e tre al cospetto di quello che forse è il cuore della mostra ma che ha certamente fatto battere il nostro: messer Caravaggio, “Salomè con la testa di Battista”

Caravaggio Salomè

Caravaggio, “Salomè con la testa di Battista” – Foto Meri Pop

Tre donne attorno al cor, proprio. Noi tre sole, in quella penombra e in quell’infinito silenzio, di fronte a quella magnificenza ma soprattutto a quella testa d’uomo mozzata offerta sul vassojo. Embeh. Non solo ci è sovvenuto l’eterno e le morte stagioni e i chitemmuorti a corredo ma anche un infinito, liberatorio ESTICAZZI.

Andate, amiche e amici. Andate e mandate.

The cat is on the table and the plane is in the river

giovedì, dicembre 1st, 2016

Esce dunque nel weekend questo catalogato “da vedere” film di Clint Eastwood –“Sully”– sul pilota-eroe che, essendogli entrato un pattuglione di uccelli nel motore, ammarò nell’Hudson invece di seguire la procedura d’emergenza facendo dietrofront e andando ad atterrare in qualche aeroporto limitrofo.

Ora si dà il caso che quel 15 gennaio 2009 la quippresente non solo fosse a New York -in quello che di fatto fu il viaggio in cui pure er poro ex ed io ammarammo da matrimonio a separazione- ma più propriamente alloggiata all’Hotel Hudson, quello. Quello sopra al fiume ma soprattutto quellostesso di Sex and the city.

hudson-hotel

Quel pomeriggio, neoatterrati, si stava passeggiando attorno all’albergo quando vedevamo volteggiare elicotteri e sentivamo sirene circostanti ma il tutto in un’atmosfera piuttosto rarefatta, date le circostanze. Delle quali eravamo ancora all’oscuro.

Dopodichè, strafatti di jet lag e anche di freddo, rientravamo in albergo e salivamo in camera. Anche nella Hall nessuno riteneva di metterci a parte di nulla e anzi tutti, essendosi fatta nacerta, trangugiavano Cosmopolitan e Martini come non ci fosse un domani.

Io continuavo comunque a chiedere del perché di ste sirene e er poro ex continuava a tranquillizzarmi sulle nuove procedure di pattugliamento del territorio. E mi invitava a rilassarmi guardando dalla finestra il paesaggio vista fiume

E infatti è stato proprio avvicinandomi alla finestra, spazzolino da denti in bocca, che alla sua domanda da altra stanza

-Allora che c’è lì fuori di bello?

io ho urlato

-OOOHHHUUAUUAUIA UE’ U AUEUEO E IUE

-EEHH??

-OMMAMMAMIA….C’E’ UN AEREO DENTRO AL FIUME

Perché io poi mi lamento di matrimoni e separazioni. Però pure la vita di sto poraccio accanto a me non è stata certo facile.

Scarpe diem

mercoledì, gennaio 21st, 2015

Il punto è che, nel momento in cui finisce, da qualche parte nella testolina ti tornerà in mente di quella volta tra le prime volte in cui, di sfuggita e come un lampo, avevi già percepito il punto debole. Un Mmhh. Un fastidio, un rumore di fondo. Ma all’inizio c’era già scritta la fine.

Ora sta spopolando il test delle 36 domande per innamorarsi in 45 minuti, ignorando che i migliori danni noi li si fa dandoci direttamente una risposta nei primi 5 minuti, nei quali di solito si pensa “Ma tugguarda che caspita di stronzo” cui segue immediatamente, manco a dirlo, dunque-lo-voglio. Non è mai quello il luogo dei punti interrogativi. Non è mai quello il luogo delle domande. Ma quello, spesso, è il luogo del campanellino: forse è un istinto di sopravvivenza a farlo suonare. Ed è un istinto di femmina quello di metterlo subito a tacere. Sappiamo che non gli apriremo la porta. Ma, se non è cosa per noi, dopo esserci ben incaponite e fustigate, prima o poi risuonerà.

E dunque, se al posto delle 36 domande vi leggete 3 righe di Nora Ephron -nell’imperdibile “Quello che avrei voluto sapere” posto nel fondamentale tomo “Il collo mi fa impazzire”- lo scoprirete meglio:

-Se solo un terzo del tuo guardaroba è sbagliato, stai andando alla grande

e soprattutto

-Se le scarpe non ti vanno bene al negozio, non ti andranno bene mai

Esse

giovedì, gennaio 16th, 2014

La mia amica Daniela mi ha incautamente affidato la lettera S.

Esse, terza persona femminile plurale (Meripo’ inizi subito barando, Si): la mia Salvezza. Esse. Le esse che mi circondano fino a confluire nella Enne, Noi.
Super cali fragili: quelli ai quali -anche grazie a esse- Sono riSalita Su, per cali fragili
Stupore: che è finché riusciamo ancora a stupirci che possiamo dirci ancora vivi
Sola: che si impara a stare insieme quando finalmente si impara a stare soli
Sòla: già sapete tutto, è fondamentale. Per deluderci: e quindi finalmente concludere qualcosa. Che, ricordiamolo, le grandi conquiste della vita avvengono a seguito non dei momenti in cui si ride ma quelli in cui si Soffre.
Sogno: che siamo fatti della stessa sostanza loro, vi ricordate, si, che diceva Guglielmo Shakespeare?
Sesso: che siamo fatti soprattutto pure di questo, vi ricordate, si, che diceva Samantha di Sexandthesiti? Ecco: godete, invece di incazzarvi. O subito dopo.

Daniè, come so’ andata??

Rassegnare stanca

martedì, giugno 12th, 2012

E dunque, dopo una giornata surreale di parole, opere e omissioni in rassegna, ecco che alle ore 18 si affaccia la parola chiave di oggi: rassegnazione. In bisestile progressione di sfighe amorose, alle 18 si sono incrociate le delusioni di tre congiunturate e sventurate amiche che, in sequenza ravvicinata e a distanza di mesi -quando non anni- dalla dipartita di un presunto amore, si interrogavano sul miraggio -oltre che della pensione e del numero certo degli esodati- anche di una sana e consapevole rassegnazione.

Già, perché è così difficile rassegnarsi? ovvero  v.rifl. [sogg-v-prep.arg] Arrendersi senza più opporsi alla volontà di qlcu. o accettare con sopportazione qlco.: r. al volere del padre, alla sconfitta; anche con arg. sottinteso: non si è rassegnato

Perché  per quanto rassegnare stanca c’è che arrendersi svuota. Che il “meglio sole che maleaccompagnate” troverebbe il perfetto corollario nel “meglio sole che male abbandonate” e senonché invece quando fanno prima loro, ad abbandonarci, si rimane sole e maleabbandonate. Co’ sto cerino in mano.

Ora un’unica consapevolezza potrebbe illuminarci -sia pure fioca come un cerino: che il passo successivo è sole, maleabbandonate e con la gastrite e che siccome diceva Charlotte (quella di Sex and the city) che “Per dimenticare un uomo ci vuole la metà del tempo che si è stati insieme”, se ve fate due calcoli (non renali) -e a meno che non foste vicine alle nozze d’argento E NON CI SIETE ve conviene farveli- vedrete che stiamo già ben oltre con l’accuso.

Quindi rassegnare stanca ma non farlo invecchia. Vedete che dovete fa’.

Come eravate, Barbara? Belli. Anche un tantino più coraggiosi

martedì, aprile 24th, 2012

E dunque compie 70 anni. Barbara Streisand. Manco un juke box potrebbe contenere tutto quello che mi andrebbe di riproporvi di suo. Ma in linea con la tendenza Lucarelli, l’assassino torna sempre sul luogo del delitto paura eh?, direi che il Memory di “Come eravamo” ha sempre un suo perché.

Potrei poi tacervi della versione cantata dalle quattro ragazze di Sex and the city?

E potrei qui riproporre il dialogo finale, che ci consegna in poche battute la tragedia del “perchénonhasceltome”:
Carrie: Sono passata da qui tornando a casa e… Hey, ho una domanda per te: perchè non hai scelto
me?
Big: Carrie, beh…
Carrie: No, sul serio. Ho davvero bisogno di sentirtelo dire… Su, avanti, fa’ l’amico!
Big: Non lo so… Era diventato difficile… E lei è così…
Carrie: Già… (accarezzando il viso di Big) La tua ragazza è adorabile, Hubbell.
Big: Non capisco…
Carrie: Non hai mai capito…

“E pensai una cosa: ok, non ero riuscita a domare Big, ma il vero problema era che lui non era riuscito a domare me. Forse certe donne non sono fatte per essere domate… Forse hanno bisogno di restare libere, finchè non trovano qualcuno altrettanto selvaggio con cui correre”.

Dunque gli uomini preferiscono le selvagge. Poi sposano le altre. Perché “era diventato difficile”.

Quindi, Barbara, come eravate? Belli, eravate belli. E forse anche un tantino più coraggiosi.

Via con l’Avvento/ Non è bello ciò che è bello ma ciò che è impossibile

lunedì, dicembre 5th, 2011

Avevo mai amato Big o era solo dipendenza da dolore? Lo squisito dolore di volere qualcuno inaccessibile
(Carrie Bradshaw – Sex and the city)

Che il punto, a volte, è questo: che non è bello ciò che è bello ma ciò che è impossibile. E che ciò che hai passerà comunque in secondo piano appena troverai qualcosa che non potrai mai avere. E dunque, a corollario delle leggi di Murphy, ci è qui gradito mettervi a parte di alcune estensioni sentimentali delle

Leggi complementari di Richard sulla proprietà
:
Se si tiene a qualcosa abbastanza a lungo lo si potrà buttare.
Qualsiasi cosa si butti, servirà non appena non sarà più disponibile.

Carrie Sarah Jessica Parker Bradshaw

Car-rie Bradshaw

mercoledì, ottobre 26th, 2011

“A New York si dice che si è sempre in cerca di un lavoro, di un ragazzo o di una casa”. A Roma di un parcheggio. E’ per questo che ho deciso di tagliare alla radice la mia seconda causa naturale di stress, che la prima sono io stessa: e dunque ho venduto la macchina.
Dopo trent’anni di onorata ma sofferta carriera automobilistica, che guidare non mi è piaciuto mai un granché, per la prima volta l’ho data via in cambio di nulla. La macchina. Nel senso che non ne arriverà un’altra al suo posto.


A questa, in realtà, mi ero affezionata un bel po’: mi piaceva come era fatta, il rumore quando la mettevo in moto, come mi faceva sentire quando ci salivo. Tipo Kate sulla carrozza con William. Ma, a conti fatti, mi stava prosciugando risorse ed energie. E così quel santuomo di quel santuomo mi ha aiutata a venderla.

E quando l’ho lasciata lì, nel parcheggio, e me ne sono andata via a piedi, a un certo punto mi sono sentita camminare tipo sulle nuvole. Mi sembrava di andare più veloce a piedi che in macchina. Che a Roma è effettivamente così. E più mi allontanavo più mi alleggerivo, anche se mi ci sentivo ancora parecchio attaccata, a quella scatoletta.

Così mi è venuto in mente che certe volte facciamo la stessa cosa con l’altro motore ingolfato, l’amore: che a forza di stare ancorati a un sedile poi non ci ricordiamo più di quanto sia salutare camminare anche con le proprie gambe.

Però a questo punto la citazione di Carrie Bradshaw ve la metto tutta:
A New York si dice che si è sempre in cerca di un lavoro, di un ragazzo o di una casa. Mettiamo di averne due su tre. E che sono favolosi. Perchè permettiamo all’unica cosa che non abbiamo di rovinarci quelle che invece abbiamo? Perchè una donna senza un più uno.. si sente meno di zero?”


Sex and the chili

giovedì, settembre 29th, 2011

Ristorante messicano, interno sera, tavolo per quattro
-Beh, novità?
-Ho deciso di smettere
-Con Giovanni?
-Col chili. Il chili chiama il Margarita e uno ne chiama un secondo e insomma io domani mi devo alzare presto
-E Giovanni?
Cameriere: Le signore sono pronte?
-Le signore sono sempre pronte, caro, siete voi che non lo siete mai
Cameriere basito
-No no allora tacos, chicken burrito due, chili con carne uno e un grilled chicken con patate
Timidamente: E da bere?
-Tanto. Ci portiii… tanto da bere
-Quattro birre per la precisione
-Allora, con Giovanni?
-Basta
-E perché?
-Sta con un’altra
Silenzio. Intanto arrivano le birre. Glu glu glu glu
-Beh ve l’avevo detto che era sparito, no?
-Si ma poi continuava a mandarti messaggini
-Li manda ancora
-EEHHH???
-Ha detto che non riesce a staccarsi da me
-Beh non mi pare visto che sta attaccato a un’altra. E chi è sta str sta qua?
Non è una str. E’ una normale
-Ehh??
-Gliel’ho chiesto: ho detto “cos’ho io che non va?”
“Ecco i burrito, il chili e il pollo”. Il cameriere scappa
-E lui?
-Lui ha detto: sei troppa. Troppo complicata, troppo. Io ho bisogno di una normale
Glu Glu glu glu. Gnam gnam. Glu glu glu
-Vabbè, sei una ragazza Cathe
-Che sono?
-Che non ti ricordi Sex and the city? Ci sono due tipi di ragazze, le ragazze semplici e le ragazze Cathe, le Cathe hanno cascate di ricci selvaggi ma loro preferiscono quelle con i capelli lisci.
Tutti guardano Meri Pop che ha i capelli indubitabilmente lisci
-Escluse le jene presenti, ovvio
-Quindi che è sta storia dei due tipi di ragazze?

Dal tavolo accanto una signora:
Cara, le ragazze sono di due tipi, quelle che sanno stare anche da sole e quelle che invece no. Com’era il burrito?
 
 
“E pensai una cosa: forse certe donne non sono fatte per essere domate. Forse hanno bisogno di restare libere finché non trovano qualcuno altrettanto selvaggio con cui correre”