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Togliamoci il peso

mercoledì, giugno 6th, 2012

-E’ un verme che, mentre mangi, ti mangia dentro. E più lui scava e crea il vuoto, più tu mangi per riempire quel vuoto.
-Vedere un mondo bello, dove la gente vive e tu, come uno spettatore, sopravvivi.
-Dover gestire un corpo che non ti rappresenta.
-E’ una condanna. Il tuo io è prigioniero in un corpo che non sente suo.
-È guardarmi allo specchio e chiudere gli occhi sperando di essere qualcun altro.
-È il vivere sempre ai margini, sperando di non farsi notare.
-È un ostacolo alla vita anche perché non ti fa vivere la vita.
-Una prigione dalla quale bisogna trovare la forza di uscire. 
-È come essere una mosca finita nella tela del ragno.
-È sentirsi “diversi”.
-È un lungo elenco di “non posso”. 
-E’ la mia “non vita”.
-È un bambino che sghignazza e dice “papà hai visto che ciccione?”, mentre il padre sorride accondiscendente.

E’ l’obesità. E’ una malattia. Che uccide più della fame nel mondo. E’ l’obesità così come la racconta chi se ne è ammalato. In un libro. Che Marina Biglia, presidente dell’Associazione Amici Obesi, ha scritto a quattro mani con Carlo Gargiulo (ilmedicodiElisir).

Si chiama “Togliamoci il peso” (Mondadori Electa editore, Pagine 183, euro 16)

Parla dunque di obesità. Cioè di una battaglia durissima. Che molti intraprendono e dalla quale ancora in troppo pochi escono vincitori. Ma io ne conosco un bel po’, di vincitrici. Le mie Sex and the ciccia. Capeggiate da una specie di tsunami travestito da donna che si chiama, appunto, Marina. Biglia. Che, per dire, è una che ci crede nelle cose. Che crede addirittura all’amore. Insomma una dalle cause impossibili. Epperò poi alcune le vince. Anche se non riesce a esserne soddisfatta mai.

“Un malato ed un medico -dice Marina del libro- i due fronti della barricata. Io malata instabile, a tratti disperata, a tratti in rinascita e lui, vituperato medico di base, che, a volte non sa esattamente cosa dirmi, ma che riesce ad intravedere soluzioni assolutamente proponibili. Perchè ha saputo andare oltre: ha saputo guardare ai malati attraverso i miei e i vostri racconti. E, se lo ha saputo fare lui, lo sapranno e lo potranno fare anche tanti altri medici come lui. E tutto questo con la speranza che più nessuno ci guardi con sufficienza, ma con la certezza che ci possano aiutare e non giudicare, solo in virtù di ciò che siamo: malati”.

Una gran donna. Che ora è molto meno gran ma solo nel senso del peso, che ne ha perso un bel Pop. E un bel libro. Io, perdonatemi, l’ho amata perdutamente tanto in quell’altro (e non se ne abbia Carlo Gargiulo, son robe da donne). Ma mi sono molto felicemente perduta anche in questo.

E dunque togliamocelo, sto peso. No, non quello del volumetto. L’altro.

E ora una canzone che le piace molto. Non quella che Rosalinarosalina a me piaci grassottina, che quella la schifa. Quella di De Gregori.

Mangiare per vivere. E per morire

giovedì, marzo 15th, 2012

Non so se vi ho mai presentato le Sex and the ciccia. Ci terrei a farlo oggi, che è la Giornata nazionale dei Disturbi del comportamento alimentare. Erano ciccione, ora sono donne. In mezzo sono passate molte lacrime e qualche chirurgo, molti frigoriferi svaligiati di notte, svariati amori persi prima dei chili, molti di più quelli ritrovati dopo. “E ricordatelo, chi ha subito un danno è pericoloso: sa di poter sopravvivere” ammoniva Juliette Binoche. Donne che dovreste conoscere. E assaporare. Donne (ma anche uomini, eh) che ce l’hanno fatta. Mentre altre no. E “senza fame e senza sete, senza ali e senza rete son volate via”. Perché di cibo si vive. Ma spesso ci si ammala. E a volte, anche, si muore.

Oggi qui.

Mentre qui trovate qualche altra informazione per la Giornata.

E qui per le Sex and the ciccia.

Sorelle di taglia

venerdì, dicembre 3rd, 2010

Oggi Meri è anche qui:
http://www.ingenere.it/finestre/sorelle-di-taglia

con loro:
http://www.amiciobesi.it/

E a noi questa piace moltissimo:

Tu chiamale se vuoi e-mozioni

martedì, giugno 29th, 2010

Meri Pop venerdì scorso è salita su un Frecciarossa ed è andata a Milano e Vercelli. E’ andata a conoscere le sue amiche di tastiera di Supercalifragili e di Fèisbuc, sezione Sex and the ciccia.

Meri Pop è la prima volta che prendeva un treno per andare a conoscere qualcuno che già conosceva.

Ed è la prima volta che ci mette due giorni per fermare un’emozione sulla carta, che ancora non sa bene come fare perchè quelle, le e-mozioni, se ne stanno ancora tutte in giro tra la testa e il cuore.

Meri Pop ha sempre pensato che l’amicizia su Fèisbuc fosse una cagata pazzesca. E quanto a quella sui blog beh pure lì ci sarebbe da discuterne parecchio.

Meri Pop forse è ora che la smetta di aggirarsi con il machete nelle cristallerie.

Quando a sera si sono radunate tutte quante nella stanza 521, in ritardo di 30 anni sull’ultima gita scolastica, ha pensato che se avesse puntato un po’ più sulle amiche e un po’ meno su altro magari sarebbe passato meglio anche quel sottile dispiacere e certamente le sarebbe venuto in mente prima di “ricoprir di terra una piantina verde sperando possa nascere un giorno una rosa rossa”.

Fatto sta che Meri Pop è davvero tornata a casa anche con una piantina: di basilico. Che Tonda si è trascinata sui treni da Genova per regalarne una a ciascuna. E con il libro di Simon’s cat, che Marilla ha tirato giù dalla sua libreria nonostante fosse tra i “preferiti” (la cosa potrebbe avere delle conseguenze).

Meri Pop ha deciso che prenderà più spesso il treno. Nel frattempo sa che proverà la prossima e-mozione di fronte a un piatto di trenette al pesto.

Matrioske

giovedì, giugno 24th, 2010

Le donne sono matrioske: quella che vedi ne contiene sempre almeno un’altra decina, alcune forse non le conoscerai mai, altre ti si svelano dove in nessun caso le avresti cercate.

Ci penso sempre quando le Sex and the ciccia onorano di un invito i miei 45 chili. A tutte quelle che durante l’inverno si sono inutilmente accanite contro inestetismi veri o presunti, a chi arrivata al 24 giugno ha già impegnato ori di famiglia, stipendio e quattordicesima in centri estetici gemellati con la Nasa, a noi che davanti allo specchio e a prescindere dalle nostre reali condizioni ci sentiamo peggio che davanti alla Santa Inquisizione sottoponendoci perciò spontaneamente a ogni genere di tortura, a tutte consiglierei vivamente una giornata a bordo piscina con loro, le Sex and the ciccia. 

Erano ciccione, ora sono donne. In mezzo sono passate molte lacrime e qualche chirurgo, molti frigoriferi e dispense svaligiate in notturna e diurna, tanto dolore, molta forza, svariati amori persi prima dei chili, molti di più quelli ritrovati dopo.

“E ricordatelo, chi ha subito un danno è pericoloso, sa di poter sopravvivere”, ammoniva Juliette Binoche in un indimenticabile film. Queste sono toste e non solo nel senso di nuovamente rassodate: di quelle decine di chili dei quali sono riuscite a liberarsi rimangono tracce a volte indelebili sui loro corpi, mai paragonabili alle cicatrici di dentro. Eppure sono lì, in costume da bagno, ad assaporare finalmente la vita dopo una vita passata a ingozzare cose senza sapore.

Sono lì a ridere di sé, appagate più da quello che hanno scoperto di avere dentro l’anima che dentro lo stomaco. Sono lì abbronzate e morbide, pronte a mostrarci un modo diverso e più gratificante per vivere con leggerezza, orgogliose di essere arrivate a fare più sesso che cannelloni gratinati (ma le lasagne al pesto di Dizzy e il tiramisù di Ester restano, e sono insuperabili).

Impensabile al loro cospetto lamentarsi se davvero non hai un buon motivo e spesso anche quelli che sembravano molto corposi si sciolgono insieme al gelato, prima del caffè, in un mare di risate.

Donne che dovresti conoscere. E assaporare.

(Grazie a Rob)