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Le tre regole dell’armadio

domenica, aprile 3rd, 2016

C’è un momento preciso in cui esci una mattina e ti rendi improvvisamente conto che tutto ciò che hai addosso è sbagliato. Pesante. E non sono solo i vestiti.

Non so cosa sia, una luce, un’aria, un qualcheccosa che lo dice chiaro e tondo. Dalle calze 40 denari allo stivaletto, dal piumotto alla borsona, l’imperativo è solo uno: alleggerire.

Appena varcato il portone senti nell’aria c’è già, e vorresti risalire immediatamente a cambiarti e a cambiare. Posponi. Ma è lì’ che si annida il germe del butting.

Il butting è quell’irrefrenabile voglia di alleggerirsi. Dai vestiti dell’illusione Poilometto, ai cibi, alle suppellettili in casa, alle cataste di imperdibili ritagli di giornali accumulati per il Poiloleggo, alla piramide di caricatori Nokia a carbone.

Il butting non è solo il cambio armadi e non è il pedaggio pagato al senso di colpa consumista: il butting è soprattutto quella cosa che inizia buttando oggetti e non sai mai dove ti porterà a buttare. Per fare spazio. Spazio al nuovo. A volte si inizia dall’armadio e si finisce al letto passando per la dispensa.

Ecco dunque una breve guida al Butting. Consapevole del fatto che, non sfuggirà a un occhio attento, la terna vale anche come Prontuario Scegli Compagno.

E dunque dopo la Ballata di uomini e cani ecco quella di uomini e armadi:

1) se non ti è stato utile nell’ultimo anno non ti serve

2) se non ti dà soddisfazione portarlo è inutile conservarlo

3) se non ti dà gioia pensare di averlo può essere che sia addirittura dannoso

 

Regole dell'armadio

Le tre regole dell’armadio e degli uomini. MeriPop

I 10 segnali dai quali capire che stai per cacciarti in un guaio

giovedì, marzo 31st, 2016

Cara Meri,
ma secondo te esiste un metodo per capire dall’inizio se una storia ha futuro oppure no? E soprattutto per capire che futuro? In sintesi: un vademecum anti-sòla è possibile?
Tua Vera

Cara Vera, primaVera,
secondo me manco Othelma. Però forse una google map della sòla in agguato te la possono dare le prime frasi che ti si affacciano nella capoccettabbella appena ti imbatti nell’oggetto del tuo desiderio. Il presente vademecum, a ben guardare, vale dal fumo alla Nutella, passando anche per i rappresentanti del sesso a noi avverso.
Ecco dunque i 10 segnali dai quali capire che stai per cacciarti in un guaio:

10 Non mi interessa proprio
9 Figuriamoci
8 Che poi che ci troveranno
7 Mah, proprio al limite
6 Più che sopravvalutato
5 See ciao
4 Ho già dato
3 Casomai solo una volta
2 So quello che faccio
1 Smetto quando voglio

E ricorda sempre, con Ennio Flaiano, che
“I grandi amori si annunciano in un modo preciso, appena la vedi dici: chi è questa stronza?”

Top ten

Di Superman, pippe e Superpippe

venerdì, maggio 29th, 2015

Meripo’  scusa,

metti che anni fa due persone si incontrino per lavoro, lui è più giovane. Capiscono subito di avere una fortissima attrazione, sebbene non accada nulla. Metti che il tempo passi, i due si sentono per le feste comandate e compleanni. Metti che però a ogni telefonata o casuale incontro si percepisca sempre che tra i due aleggia un sospeso importante ed intrigante.

Lei fa finta di nulla. Lui pure. Poi lei si sposa. Passano altri anni, feste comandate, compleanni. E c’è sempre quel filo inspiegabile che continua a legarli.

Metti che il matrimonio di lei entri in crisi, metti che lui rientri in Italia. Si scrivono, si sentono, lui le dice che rispetta la sua vita.

Metti che infine si rivedano. E ri-scatta la magìa. Ma poco dopo lui inizia con lo show, quello che tante volte abbiamo letto e sentito: sai il lavoro, sai ho appena avuto una promozione, non ti voglio perdere ma come faccio, non ho tempo. E l’ultima volte aveva anche un forte raffreddore. A volte pare geloso, fondamentalmente non lo è. E non c’è da scomodare la sindrome del martello. Ma, se vuoi qualcuno davvero, vai e almeno cerchi di prendertelo.

Ora però direi anche che basta, noo?

Forse lui vuole mostrarsi l’uomo-che-non-deve-chiedere-mai, per lei è diventato uno str.. stupidino. Quindi, oltre alle pippe mentali, ci sono anche delle gran pippe. Ecco Meripo’ questo volevo dirti.

Tua Chèrie

Cara mia,
bei tempi quando già alla seconda riga di lettera narrante le gesta di qualche esponente del sesso a noi avverso mi scattava in automatico il tasto che-stronzo. Ma stavolta son giorni che leggo e rileggo e non scatta. O almeno non scatta del tutto. E’ vero lui mo’ temporeggia e traccheggia. Però quella “impegnata” sei tu. E’ vero:  se vuoi qualcuno vai e cerchi di prendertelo. Ma quand’anche il Traccheggiatore si presentasse troverebbe in qualche modo occupata te, tesò. Questo dobbiamo dircelo.

Certo resta il fatto che, aspetta e aspetta, poi finalmente lui si decide e, mentre siamo lì a sognare sull’agognato arrivo del nostro principe quello si fa fermare da una rinite allergica. E in questo, sì, hai ragione: uno aspetta Superman ma alla fine rischia di ritrovarsi con Superpippa. Non è tanto il caso in oggetto quanto una nostra predisposizione genetica: rincorrere gli impossibili, rassegnamoci.

Tutto ciò premesso auspicherei l’acquisizione di un parere di esponente del sesso a noi avverso. Ed è per questo che lascio la tastiera al Professor Pi.
Per ora ti abbraccio
Tua Meri

Cara Chèrie,

Meri mi ha passato il tuo messaggio chiedendomi un parere. Succede spesso, a noi ricercatori, di vivere nel dubbio, è la molla che ci fa andare avanti: e anche in questo caso non riesco a trovare un indirizzo univoco. Provo, quindi ad elencarti  una serie di riflessioni che spero possano essere utili :

– Al di là della questione di età, che non mi pare rilevante, perché, se  l’attrazione (non solo fisica) era così forte e ripetutamente verificata, hai poi sposato un altro?

– Dal messaggio si evince che lui ti ha aspettato e ti è stato vicino a lungo, anche dopo la tua scelta di un altro: ma non sarà che oggi si aspetti un tuo deciso passo nella sua direzione ?

– Ti ha aspettato, ti ha pensata, ti è stato vicino. E’ come se si fosse caricato di elettricità nel tempo. Potrebbe essere che al contatto si sia scaricato ma non riesca ad accettarlo con se stesso, prima ancora che con te e per questo traccheggia?

– Che abbia solo voluto aggiungere una tacca alla sua pistola? Cioè è uno stronzo?  Sarebbe la risposta più facile e anche la più consolatoria. Ma magari non quella vera.

tuo Pi

P.S.
Chèrie qua non ne viene a capo manco la scienza. Speravo in un Teorema del Traccheggiatore, in un Postulato del Fantasmino Amoroso. Manco quello. Tocca aspettare. Perché, di questo sì sono sicura, non credo finisca qua. Facci sapere.
Tua Ri-Meri



Il “Comma 22” del sesso

venerdì, maggio 8th, 2015

“C’è prima un anno di passione, poi un anno di tenerezza e infine un anno di noia”. Così parlò il maestro Beigbeder nel fondamentale tomo “L’amore dura tre anni” (“Una zanzara dura un giorno, una rosa dura tre giorni. Un gatto dura tredici anni, l’amore tre. E’ così”).

Poco fa mi sono imbattuta in un video di Alain de Botton “Come non smettere di fare sesso”, pubblicato qui da Internazionale, ove si tenta una spiegazione del perché -senza scomodare l’amore ma le due cose temo di intreccino, marescià nel senso siano collegate- il tempo decreta in una relazione il de profundis della voglia di fare sesso.

Per farla breve ciò è dovuto al fatto che si passa dal comodato d’uso alla legittima proprietà. Cioè dal tentativo della conquista di un essere libero e indipendente all’acquisizione in esclusiva:

Per dirla con un’equazione  che farebbe la gioia del Professor Pi

“EROTISMO = POSSESSO+LIBERTà”

Senonché, invece, desiderare qualcuno di solito significa “voler ridurre la sua capacità di sopravvivere senza di noi”. Mettendo in atto ogni umana e sovrumana tecnica per incastrarlo. Fossimo su Facebook il prode Zuckerberg direbbe: Giovanna è passata da essere una Conquista a essere una Prigione.

C’è poi il fattore P, non di Professor Pi ma di PAURA:

il sesso è una richiesta e perché ci inzurlisca deve prevedere la possibilità di un rifiuto. Ecco perché la maggior parte delle litigate finisce a letto: perché ripristina la possibilità di perdersi e quella di tornare indipendenti.

Insomma il sesso funziona in presenza di
Libertà
Fiducia In Se Stessi
e Capacità di Stare Da Soli.

Cioè esattamente le cose alle quali iniziamo a rinunciare cinque minuti dopo esserci accoppiati.

Siamo dunque al “Comma 22” del sesso. Come recitava il paradosso contenuto nel romanzo del signor Heller: “Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo”.

Poi dice che non funziona.

Il finto fidanzato noi ce l’abbiamo già. Gratis

mercoledì, gennaio 28th, 2015

Dice
-Meripo’ ma che pensi della App finti fidanzati?
Dunque, si chiama Invisible boyfriend.
L’acchiappo pubblicitario dice “Finalmente! Un fidanzato credibile per la tua famiglia”.
E’ una app che permette di messaggiare con fidanzati immaginari con sms scritti però da operatori veri.
Nelle intenzioni vorrebbe essere un dissuasore degli scassamaroni che si intromettono nella vita sentimentale. Tipo parenti fino al quarto grado, amici, condomini.
Ti iscrivi e imposti l’identikit scegliendo caratteristiche fisiche, interessi, personalità, hobby e tutto il cucuzzaro.
Lui ti scriverà, risponderà ai tuoi messaggi ma senza alcun coinvolgimento sentimentale e in assenza di alcun tipo di appuntamenti reali o reali intenzioni di progetti di vita: sfruttamento intensivo del tempo presente scritto con divieto di ipotesi sul tempo futuro di persona.
Poi strisci la carta di credito e inizi a pagarlo 20 euro al mese.
Caitlin Dewey del Washington Post l’ha provato. E ha dovuto smettere perché si stava affezionando.

Ora il vero limite di tutta questa operazione è uno solo: che noi i finti fidanzati ce li abbiamo già. Veri. Ma sono gratis

Le vittime di Fonzie che hanno sempre scansato Richie

mercoledì, ottobre 22nd, 2014

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la seguente cazziata

Cara Meripo’,

stavo spulciando Supercali e non trovavo, senza nulla togliere a quelle gradevolissime delle donne,  molte lettere scritte da uomini nella tua posta melanzana. Forse questa mia potrebbe essere l’occasione per incoraggiare i colleghi più riservati,  anche perché tra i tuoi follouers ce ne stanno di assai simpatici e dalle penne felici. Quanto alle rubriche di posta sentimentale questa mi pare un luogo adatto anche per i timidi anche perché, diciamoci la verità, quella di Savage sull’Internazionale è un pochettino estrema.

Comunque, Meripò, ti scrivo per dirti una cosa sulla quale rifletto da un po’ di tempo. Partiamo da un presupposto: i miei colleghi di genere, gli uomini, stanno un poco inguaiati. Con buona pace di qualche esemplare, diciamoci la verità proprio pochi, gli uomini sono proprio lontani pure da una striminzita sufficienza. Non sto parlando di un aspetto in particolare, infatti la cosa è gravissima.

Sono portatore di un totale sentimento di disistima nei confronti del maschio italico. Li vedo, incapaci di sostenere il peso di una relazione degna di questo nome con fidanzate/mogli/compagne/amiche/amanti. Sempre pronti a lamentarsi, fanno finta di lavorare per non tornare a casa e quando ci tornano, Meripò, che disastro! Se non fosse per le donne, secondo me, staremmo ancora all’età della pietra.

Ma non è di questo che ti voglio parlare, che ad infierire su mariti, ex mariti e futuri mariti c’è una letteratura sin troppo vasta.
Quello di cui ti voglio parlare sono le cause di tutto questo. E qua c’entrate voi però. Lungi da me l’idea di volervi dare ancora altre responsabilità ed incombenze oltre a tutte quelle che vi abbiamo storicamente addossato, però la selezione, Meripò, la selezione la fate voi.

Tra Fonzie e Richie Cunningham, Meripò, chi avete sempre scelto? E non parliamo proprio di Ralph e Potsie (fate pure fatica a ricordarveli, mica solo quelli del telefilm, dico proprio tutti i Ralph e tutti i Potsie che avete incontrato nella vita vostra).
A scuola, tra quello che vi portava i libri e quello che non vi filava proprio, chi agognavate?

Devi essere sincera Meripò, il maschietto affidabile e di buon cuore non ha mai battuto chiodo. Lo chiamano “sfigato” proprio per questo.
E da lì parte tutto, perché quello che voi selezionate ancora implume, per tutti noi diventa il modello da seguire. E alla fine, la cosa peggiore, diventa il modello pure per voi.

Poi ad un certo punto li guardate i vostri uomini, su divani, abbandonati a telecomandi in mano (cit.) e io lo so che vi pentite della selezione che avete fatto, solo che ormai è troppo tardi. E siete talmente tanto abituate a quel modello, che vi pare brutto pretendere (ma persino chiedere) qualcosa in più.

E allora, cara Meripò, il consiglio che vorrei dare a te a te e a tutte le tue lettrici è questo: non vi stancate mai di pretendere, non rinunciate a chiedere. L’uomo è pigro e ogni domanda che non fate, ogni volta che vi dite “ma che glielo chiedo a fare, faccio più presto a farlo io” avremo un uomo un po’ peggiore e una donna un po’ più avvilita.

Tanti auguri Meripò, che è stato il tuo compleanno e te li meriti proprio
Tuo
Stighespiralidoso


Il segno di Zara

mercoledì, settembre 10th, 2014

Vorrei che tu mi guardassi come un marito guarda la porta d’uscita di Zara.
(MaxMangione sul socialcoso)

L’ultima cosa vera che sai di lui

lunedì, settembre 1st, 2014

La moglie di Harrison Ford gli lascia un messaggio in segreteria
-Tesoro, devo partire per Miami all’improvviso, sai le sfilate, la collezione, il lavoro
Anche il marito di Kristin Scott Thomas parte. Per New York. E siccome la fortuna va a casaccio ma la sfiga è sempre sincronizzata succede che il volo si inabissa. Il volo sul quale quei due son partiti insieme. Come, da amanti, fanno da tempo. Si chiama Destini incrociati. E’ un film del 1999 e da allora lo guardo ogni volta che lo trasmettono.

Ogni volta prima di tutto cerco di farmi una ragione del perché se sei sposata con Harrison Ford tu senta il bisogno di andare a letto con un altro. Mentre capisco di più il marito della Thomas che sarà anche una grande attrice ma con quella scopa infilata nella schiena e l’aura da stronzetta britannica qui poi anche candidata alla scalata politica, è il cliché perfetto da Ti Sta Bene.

Ma il punto è perché ogni volta, e so di non essere la sola, ci sintonizziamo, noi del circolo investigativo matrimoniale postumo, sulla scatola nera di questo film, di quell’aereo e di quel matrimonio.

Cos’è questo bisogno di andare a rivedere al ralenty, come fa Harrison, la storia a marcia indietro di un matrimonio che si pensava ancora pieno di amore? Lui a un certo punto, alla Kristin che proprio non vuol sapere la verità manco a cadaveri fedifraghi identificati allacciati, chiede

-Qual è l’ultima cosa vera che sa di lui?

Questo, probabilmente, è il punto. Che a forza di andare a ricostruire enigmi e ad andar cercando scatole nere, si inizia a dubitare un po’ di tutto. Del passato e del presente ma, inevitabile, anche di chi arriverà da lì in poi.

Ecco: qual è l’ultima cosa vera che so di te? Che pure a noi eh sembrava proprio di sapere bene e sapere abbastanza e Figurati, Ma dai, Ma No Ma Me Ne Sarei Accorta. Questo è il danno maggiore dopo un tradimento. Amoroso, amicale, umano. Il Punto Interrogativo che rimane.

Senonché poi sti due, ovvio, hanno pure una storiella. Ma non funziona. Perché non è sulle macerie precedenti che si può ricostruire qualcosa dopo. Bisogna proprio fare pulizia. Via tutto. Conservando solo e unicamente il Punto Interrogativo. Non usarlo eh: conservarlo. Farlo stare lì. In un angolo. Per non farci eventualmente trovare cojonate un’altra volta. Ma questo, credetemi, è spesso reciproco. Perché tanto fummo tradite noi quanto, probabilmente, anche noi tradimmo, in qualche modo, o proprio in quello. Magari evitammo di far ritrovare la scatola nera a matrimonio ancora in volo -come invece fece lui ma si sa che alcuni son maldestri per cui cosa volete rimpiangere-.

E allora guardo Harrison che per due ore e mezzo cerca il tasto rewind. E stavolta, finalmente, mi alzo dal divano, mi avvicino al televisore e glielo dico:

-Harrison, mobbasta eh. Son quindici anni, mobbasta sul serio. Sei Harrison Ford, cavolo!

Ecco, care e cari miei, non fatevi ingannare dalle apparenze: siete Harrison Ford. Dunque sapete che dovete fare, si? Prenotatevelo voi, un bel viaggio. Da soli, mi raccomando. Mollate sto Rewind. E guardate avanti.

Le imprevedibili forme del progresso

giovedì, agosto 28th, 2014

In linea di massima sono due gli elettrodomestici che hanno segnato il reale cambiamento nella qualità della vita delle donne: la lavatrice e il vibratore. Entrambi funzionano ad elettricità. Ed entrambi sono stati pensati per alleviare fardelli presenti nella vita delle donne. Il primo più specificatamente quelli derivanti dai tessuti tessili il secondo quelli dai tessuti nervosi. In entrambi i casi il risultato è il raggiungimento di un piacere. Il piacere di star meglio. Con il minor dispendio di energie possibili.

Dunque la lavatrice e il vibratore. Ci pensavo poco fa rivedendo Hysteria, il film sull’invenzione del vibratore, nato all’inizio come cura anti isteria. Dove per isteria -dal greco Hysteron, utero- si intendeva una sorta di degenerazione cui erano soggette le donne preda di attacchi nevrotici. Diagnosi che si si “curava” con l’isterectomia.

La diagnosi di questa “isteria”, con la relativa “cura”, fu abbandonata nel 1952. Ripeto: nel 1952. C’è poco da sobbalzare, visto che noi in Italia avevamo ottenuto il diritto di voto alle donne da appena sei anni. Dicevamo della lavatrice e del vibratore. In entrambi i casi, appurato che si è in grado di lavare panni anche a mano e di ricevere piacere anche con un partner, possiamo forse dire che la rivoluzione sta nell’aver reso entrambe le funzioni -lavare con poca fatica e provare piacere con sicuro successo- una scelta. In entrambi i casi esistono alternative: lavare a mano e avere il privilegio di un partner amorevole. Ma non sono più condizioni in assenza delle quali ci si condanna all’infelicità.

Ecco, credo si chiami progresso. Aumentare le possibilità e lasciare libertà di scelta. E a volte, come è evidente in questi due casi, il progresso prende forme assolutamente impensabili per farsi strada. Dunque, mie care, godiamo. Godiamoci il progresso.

Che Sordi era veramente un bell’uomo

mercoledì, agosto 27th, 2014

Roma, esterno giorno, zona Galleria Alberto Sordi. In quattro a spasso sotto il clemente sole delle 13

Lei1 -Che poi, diciamolo, Alberto Sordi era veramente un bell’uomo

Lei2 -Manfatti, peccato dire soltanto che faceva ride

Lei1 -E’ che aveva un fascino da seconda botta

Lui1 -In che senso?

-Lei1 -Nel senso che alla prima ti diverti, alla seconda ci pensi meglio e capisci che è proprio un figo

-Lei2 -Un uomo espressivo come pochi. Sì, bello.

Vabbè Meripo’ e allora che c’è di strano?

Allora, signorimiei, c’è che erano tre persone non vedenti. E il quarto era il cane-guida.