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Quella seta tenace come l’acciaio

mercoledì, febbraio 8th, 2017

Prima l’alluvione, poi il fallimento, poi mesi e Natali senza stipendio quindi il licenziamento. Mancavano solo le cavallette. E invece loro non si sono arrese e il 7 marzo -poi dice le date- sono andate da un notaio. Il 4 aprile erano già chine sulle nuove macchine da cucire. E’ la storia della Red Colour, una cooperativa di donne nata dopo il fallimento dell’azienda tessile nella quale erano assunte. Ve ne avevo parlato quando mi invitarono a Orvieto Destination Wedding, lì dove grazie all’energia di un’altra donna, Maria Rosa, le ho conosciute.

Smesso di cucire maniche, di fronte al disastro della disoccupazione se le sono rimboccate. E hanno ricominciato da capo, insieme. A Orvieto, a sfilare con tutti gli altri abiti, arrivò anche il modello “Mary Poppins” in onore della quippresente creato proprio da loro, insieme ad abiti da sera che lèvati proprio. Fu un incontro tessile-emotivo indimenticabile

Meri e Mary Orvieto

Oggi nelle sale di quel magnifico creare che è il taglia e cuci è entrata Fiammetta, un’altra della categoria donnetoste, e ha fatto una diretta sulla pagina di Cronache Italiane, quella delle testate locali del gruppo de l’Espresso. “Per noi -le hanno detto- aver salvato il posto di lavoro è stato come rinascere”.

La parola crisi, scritta in cinese -pare dicesse John Fitzgerald Kennedy- è composta di due caratteri. Uno rappresenta il pericolo e l’altro rappresenta l’opportunità. Loro son riuscite a trasformare quella parola in metà seta e metà chiffon. E la seta, lo sapevate?, è tenace come l’acciaio.

Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia, teorizzava dalla sua Albert Einstein.

Il video lo trovate qui. Loro le trovate alla Red Color a Orvieto. La loro grinta ovunque

I migliori danni della nostra vita

martedì, settembre 28th, 2010

Cara amica che mi hai detto che hai un piccolograndenonsocchè che nasce,
mi sono sbagliata.

Cara amica che mi hai raccontato che è iniziato con un “aggiungi agli amici”, poi è proseguito con un “condividi”, “commenta”, “sgomenta”, “contenta”, mi sono sbagliata.

Cara amica che mi hai raccontato che poi c’è stato un sms e poi un altro ancora, mi sono sbagliata.

Cara amica che mi hai raccontato che piccoli battiti hanno cominciato a salire, mi sono sbagliata.

Cara amica che mi hai detto che a volte la felicità è anche una casellina rossa dei nuovi messaggi arrivati, mi sono sbagliata.

Cara amica che mi hai detto che quando non ci pensi le cose accadono, mi sono sbagliata.

Cara amica che mi  hai mandato un bip bip alle 6,20 e mi è preso un infarto perchè quella è l’ora in cui i cuori si fermano sul serio e invece il tuo aveva appena ricominciato a battere dopo un sacco di tempo, mi sono sbagliata.

Cara amica che mi hai detto che ancora non sai cos’è e ancora non sai bene chi è ma ti ci vuoi abbandonare lo stesso,
e io ti ho detto “si ma mettiamoci il paracadute che stavolta ci facciamo male, ma male sul serio”
e tu mi hai detto “no, io il paracadute non lo voglio”
e io ti ho detto: “almeno mettiamolo e teniamolo chiuso”
e tu mi hai detto: “no, io non me lo voglio manco mettere, basta paura”
e io ti ho detto: “che bip di testa dura che ci hai” e mi è venuta paura del vuoto a me,
mi sono sbagliata.

Ora che tu l’appuntamento l’hai preso, una cosa sola volevo, alla fine, veramente dirti: mi sono sbagliata, quando ti ho detto “seta”:
E’ MEGLIO IL PIZZO.

Psssss
Che tanto in infermeria, alla fine, ci andiamo a finire tutte lo stesso e allora meglio avvolte di pizzo che col nylon. Del paracadute.