Posts Tagged ‘Semporna’

Benvenuti in Merinesia

mercoledì, settembre 19th, 2012

26 agosto – da Semporna a Mataking 

Dello squallore di Semporna si è detto a sufficienza, non è che posso stare a intristirvi più di tanto, che pure voi avete i caspita di cavoli vostri. Data per acquisita la rara tristezza del luogo arrivava il 26 mattina una barca a prelevarci, o meglio a liberarci per condurci a una seduta intensiva di snorkeling in quel di Mataking. Ora io in Polinesia non ci sono mai ancora stata ma fonti attendibili mi dicono che, non sapendolo, chi sbarcasse a Mataking potrebbe tranquillamente pensare di essere a Bora Bora. 

Mataking (Foto Professor Splash Pi)

Ed è quello che a me è sembrato, finalmente, lo sbarco in Merinesia 

Merinesia (Foto Professor Splash Pi)

quel uogo ideale del cervello, più che dell’orbe terracqueo, che si insegue nei momenti di più bassa autostima che si susseguono di norma dai 14 agli 84 anni, io trovandomi comunque più vicina al secondo step che al primo di questi due citati. E visto che ieri abbiamo tirato fuori dalle Teche Rai “Born to be alive” oggi diamo l’onore delle armi a Phoebe Cates (anno di grazia 1982 dopo Villarzilla), che giusto lei sentivo mentre mi immergevo nelle cristalline acque. 

 

Spettacolo sopra e sotto il mare, in cielo, in terra e in ogni dove. Eccheccavolo. Era pure ora, no? E daje su.
L’amaro rientro serale nella deprimente Semporna veniva in parte riscattato da un giretto al supermercato e all’islamico bazar con un professor Pi fermamente determinato ad acquistare nel primo qualcosa da mettere sotto i denti (mandorle, unica cosa mangiabile) e nel secondo un Baju Melayu, il costume tipico malese. 

E’ che la XXXLLL è un concetto di taglia che al malese medio sfugge. Comprensibilmente. Ma certo lo spettacolo dei commessi del Semporna bazar che assistevano ai vestimenti e svestimenti provamenti e riprovamenti del professor Pi, alle prese con taglie lillipuziane per la stazza, è roba che terrà impegnati gli antropologi fra qualche millemila anno. 

Bajo Melayu ammiration moment

L’alternarsi di stupore, ilarità, sganasciamenti misti a sincera ammirazione per quel refrigerator di occidentale uomo che si ostinava a insaccare una XXXLLL nella locale L e che a stento riusciva ad abbottonare il malese pantalone che comunque a stento arrivava al sottoginocchio, tipo alla zuava, è ugualmente scena indelebile per me e figuriamoci per loro, i loro figli e i figli dei loro figli. La delusione per lo svanito acquisto veniva affogata nel sacchetto delle malesi mandorle prima e della malese Tiger Beer di lì a poco, Tiger che tutti ci avrebbe accompagnati prima nel Sempornese letto indi, la mattina dopo, verso l’agognato sbarco a Mabul Island. Mabul Island. Ripeto: Mabul Island. Lo sentite già lo sciabordio delle onde del mare di Celebes? E le palme a farvi da corona mentre siete spiaggiati tipo i leoni marini nella baia di san Francisco, sulle bianche spiagge malesi aggettanti sulle cristalline acque, sorseggiando Pinacolada al Mabul Island resort? La sentite anche voi la magia?

Borneo to be alive

martedì, settembre 18th, 2012

25 agosto – Sandakan&Sepilong Orang Utang 

Alle ore 7 si decollava da Kota Kinabalu con destinazione Sandakan, città dell’omonimo figaccione. Non vi sto a dire della sveglia alle 4,30, tra ammaccature recenti da impatto tombino e chilometrici pedestri risentimenti precedenti. Menzione speciale mi è qui gradito fare, invece, della colazione, breakfast box, che il pregevole SABAH ORIENTAL HOTEL di Kota Kinabalu (il presente vale come errata corrige: che m’ha detto Miss Nikon che ieri ho scritto Century Hotel invece alla fine eravamo stati dirottati su questo sempresialodato) ci faceva trovare alle ore 5 alla Reception: doppio muffin (cioccolato e mirtilli), dolcini a fette, mela e arancia. 

A Sandakan ci prelevava nonmiricordomancopiùcchì e ci traslava al Sepilok Orang Utang dove alle ore 10 era previsto il breakfast loro. E qui diciamo subito che sti Oranghi sono dei tipini piuttosto riservati interessati unicamente a mangiare, a quanto pare, incazzosi, appartati e pericavoliloro che però ti compri con due banane e una papaya. 

Sepilong, indovina chi viene a cena (Foto Maria Teresa Menna)

Che tanto basta a farli uscire e apparire. Ma, ormai in overbooking di liane e papaye, a quel punto il gruppo decideva che sì, bella la giungla, belli gli Oranghitanghi, bella pure la buasserì (cit, il Marchese del grillo) però ora pure mobbasta: un diffuso e spontaneo ammutinamento indurrà il Professor Pi ad annullare un altro giro di scimmie, felci e giungle notturne e anticipare immediatamente le procedure di sbarco verso Semporna, arcipelago di Sipadan, avamposto che poi ci condurrà a Mabul Island. 

E’ che quando il pulmino, dopo quattro ore di dolon dolon da Sandakan a sta meraviglia, si fermava davanti ad alberghetto in fetusissima strada di puzzolente posto, immaginavo che fosse per il pipì-stop dell’autista. E immaginavo male, malissimo. Perché, signori, la porta verso il paradiso di Sipadan e dintorni cigola. Anzi, non è manco una porta: è un incredibilmente squallidino e anonimo posto. Dove blatte e topi scorazzano allegramente tra pozze di nonvogliosaperecosa. Succede lì, a picco su un mare e su un arcipelago immortalati sui depliant di meraviglie del mondo. 

Forse qui, più che su un’isola, stavamo sbarcando su una metafora della vita: niente è gratis e nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma. Tutto sta a capire a che punto di sto casino ti trovi. 

Voglio infine rassicurare tutti quelli che in queste ore mi stanno scrivendo riguardo al post di ieri sull’impatto col tombino: tutta intera emersi, grazie alle possenti braccia del professor Pi.

Borneo to be alive. Che a me Patrick Hernandez mi fa un baffo.