Posts Tagged ‘sanguisughe’

Tisanic

sabato, settembre 22nd, 2012

Visto che il miglior film di tutti i tempi pare sia l’Hitchcockiano “La donna che visse due volte”, per le donne e gli uomini che ne vivono una ma coi controcavoli c’è da dire che il mio amico cinefilo Ste, per l’occasione Stechcock, ha stilato un podio dei tre film ai quali ricorrere in situazioni di emergenza emotiva amorosa: quando il primo Pronto Soccorso Emotivo raggiungibile si venisse a trovare, per dire, sotto a un albero di sanguisughe nel Borneo, o a una festicciola fra amici, voi comodamente potete accedere, a seconda della sintomatologia, al seguente Dvd:

di Stechcock

1. Come eravamo: ideale per la fanciulla che non si sente all’altezza del proprio “farfallone amoroso”; vuole dimostrargli quanto è bella dentro, ma teme che alla fine preferirà il genere Belen Rodriguez al fenotipo Margherita Hack

2. Scrivimi fermo posta: ideale per il maschio romantico che profonde tutte le sue energie nell’arte del corteggiamento. Nonostante collezioni due di picche a ripetizione è convinto che, per la legge dei grandi numeri, prima o poi qualcuna cederà per sfinimento ai suoi slanci d’amore.

3. Titanic: ideale per chi crede nell’amore eterno, nelle due metà della mela che si uniscono e per i fan di De Gregori. Se il vostro partner vi ha mollato e volete illudervi che, nonostante abbia giurato che preferisce affrontare un’operazione a cuore aperto piuttosto che rimanervi accanto, ancora in fondo in fondo vi ama… beh, l’annegamento di Di Caprio e la susseguente offerta di diamanti al Dio del mare nel centenario del tragico evento… sarà molto catartico.

 

Dr. SanguiHouse

domenica, settembre 16th, 2012

23 agosto – Arrivo a Limbang

Esaurite le formalità giungla-fiume-fiume-giungla-sanguisughe-giungla-fiume, due pulmini ci prelevavano all’attracco piroghe per depositarci al Purama Hotel di Limbang ove ci ricongiungevamo anche con i limbagagli (che noi sempre con lo zainetto stavamo, da cinque giorni). Ma scendendo da barche e pulmini risultava evidente che la ferita di guerra del professor Pi causata dalla malese sanguisuga chiusa col cerotto, si era chiusa in realtà col cavolo e stava lì bella riaperta che zampillava dal suo riverito fondoschiena. Lui asseriva, inoltre di sentire “qualcosa dentro” (alla ferita, alla ferita).

Tanto bastava, una volta spiaggiati nella suite principesca del Purama, per richiedere l’intervento del Dr House Medical Division, Patrizio, che -indossata la pila da testa sui vestiti da trekking- esplorava la parte lesa. Mugugnando il Dr House si avvicinava alla sacca rossa del pronto soccorso, estraeva mi pare una siringa e una garza, scarufava con piglio professionale nel luogo del disastro e dopo un po’, al paziente steso a quattro di bastone sul letto, chiedeva:
-La senti ancora, quella cosa dentro?
Il paziente a quel punto asseriva non sentire più nulla. Immagino intendesse manco più il riverito fondoschiena.

Io non lo voglio manco sapere cosa gli abbia estratto. Che me ne stavo lì a simulare una mia presenza fisica per qualsivoglia tipo di partecipazione mentre avevo gli occhi ben serrati e anche le orecchie, nonvojovedènonvojosentì.
Apposto quindi un cerotto coi controcavoli, la parte veniva definitivamente sigillata tipo bresaola sottovuoto della Conad.

Ora io, nella spasmodica attesa del Dr. House Patrizio, spaparanzata sul mio letto XXXL, avevo sottratto la Lonely Planet Malesia al professor Pi onde documentarmi al meglio sulle risorse gastronomiche in vista della cena. Appurato che alla voce “DOVE MANGIARE A LIMBANG” anche la Lonely si arrende e scrive “LASCIATE PERDERE”, si incaricava il professor Pi, tornato come nuovo, di far svoltare la serata scendendo nell’unica Caffetteria dell’Hotel, vuota, ove entrava intimendo alle due cameriere superstiti:

-Siamo sedici, molto stanchi e molto affamati veniamo fra un’ora, Salam (nel senso vi saluto) e Konniciuà
Poi mi trascinava nell’unico negozio di dolci aperto e acquistava una specie di cofana zuccherosa cilindrica  spacciata come strawberry cake, uguale all’apple pie, alla banana pie, al cocco pie. Perché è il ripieno, che cambia, annunciava entusiasticamente Konniciuà la commessa. La cena, piatto forte fish&chips, ci accompagnava dritti dritti tra le braccia di Morfeo.

24 agosto Labuan

Mo’ io sta Labuan è da quando ho quindici anni che la inseguo, per via della perla e per colpa di Sergio Sollima, accidentallui. Ci si arrivava, chevelodicoaffare, in barca a temperatura interna modalità Oslo d’inverno per approdare poi in temperature esterne tipo interno di una fonderia. Insomma una si fa un mazzo tanto per arrivarci e poi, uscita da sta barca, approda qua:

Labuan (Foto Maria Teresa Menna)

Non c’è un tubo. Oltre ai tubi Innocenti del porto franco e porto navi. Porto franco francamente desolante nel quale o fai un carico di alcolici e cioccolata al duty free (si, cioccolata: non oso pensare a chi venga in mente, sbarcati con 46 gradi, di andare subito a farsi un bel quadrotto di Ritter Sport ma tant’è). Insomma a Labuan ci siamo stati tre ore prima che una seconda barca ci prelevasse con destinazione Kota Kinabalu ove la Lonely, per la cena, stavolta affermava che occorreva assolutamente recarsi al mercato del pesce locale ove, in una serie di banchetti all’aperto, avremmo gustato il meglio della cucina malese.

Sanguiseghe time

sabato, settembre 15th, 2012

23 agosto

La notte trascorreva tra stridor di ronfate e scrosci d’acqua. Si consideri che dalle 7 della mattina ci attendevano dodici -ripeto DODICI- chilometri di trekking sul temibile Headhunters Trail, sentiero dei cacciatori di teste al quale saremmo pervenuti avendo accumulato, nell’ordine:
n. 5 km il 20 agosto
n. 8 km il 21+spingimento barche e saliescendi dalle grotte
n. indefinibili per i Pinnacolieri.
Ma era il fattore Pi il vero incubo notturno. No, ma quale Pipistrelli, no ma che vi pare il professor Pi? La PiOGGIA: dodici chilometri sotto secchiate d’acqua con melma, scivolamenti e la Woodstock di sanguisughe che avremmo incontrato mi si palesavano in ogni anfratto di micropisolo, tra un ululato e uno stridìo della notturna giungla.

E così siccome ogni tanto persino Zeus si muove a compassione la mattina alle 6,15 un cielo grigio ma asciutto accoglieva il risveglio del Camp Five. Vestita così com’ero stata per la notte, effettuato solo il cambio calzone lungo in favore di quello corto, le sonnolenti truppe si radunavano per la partenza confortate da una colazione a base di uovo sodo di marmo e specie di pancake di piombo sul quale si tentava di spalmare del mastice marroncino spacciato per burro di arachidi, con ciò confezionando vere e proprie armi di distruzione di massa.

Vi risparmio la cronistoria del percorso. Tra ponti tibetani

Meri tibetan bridge Pop (Foto Professor Pi)

ponti di legno, radici, foglie, insetti, guadi, sassi e te credo che se alla fine incontri qualcuno che ti saluta male poi gli seghi la testa. Minimo.
Fatto sta che al km. -1 dall’arrivo, asciutti di pioggia ma zuppi di sudore, iniziavo ad elaborare fondate teorie di dimostrazione dell’esistenza di Dio. Naturalmente l’ultimo chilometro dei 12 è durato tipo come l’ergastolo: fine della pena mai.
Eppure, miracolosamente, dietro un’ennesima fratta, si iniziava a udire un italico vociare del primo nostro contingente ivi arrivato a picco sul fiume con altri sciami d’api, calabroni e vespe una delle quali un chilometro prima aveva già punto Laura tra i capelli.

Il gruppo primo arrivato era dunque intento alle operazioni di rianimazione respiratoria ma soprattutto di tamponamento con fazzoletti Citrosil delle numerose sanguinolente falle pedestri aperte -sissignori- dalle locali sanguisughe disseminate come tagliole proprio sull’ultimo pezzo di trail. Faccio presente che non più tardi di qualche chilometro prima Geni senior aveva rassicurato le truppe:
-Tranquilli, mi ha detto la guida che qui di sanguisughe manco l’ombra
con ciò adombrando l’ipotesi che ci si facesse suggestionare da reciproche sanguiseghe.

Alla vista della cruenta scena del crimine la vostra qui presente, pur apparentemente indenne da segnali di attacco, si sentiva un improvviso e diffuso sanguisugare ovunque. Toltasi scarpe e calzini alla velocità dei neutrini la sottoscritta iniziava una minuziosissima ispezione che confermava:
A) l’assenza di ciuccianti sanguisughe
B) la presenza di perenni sanguiseghe che io continuavo a sentirmi laddove le avvistavo su piedi e gambe degli altri.

Si procedeva quindi anche al contestuale cambio scarpe-sandali per poter nuovamente immergersi in piroghe che ci attendevano sul greto del fiume

Malese piroga (Foto Meri Pop)

per la risalita dello stesso, con durata prevista di ore TRE mentre una parola magica faceva capolino dalla disfatta sanguisughiga: lunch.

Era in  occasione del lunch -ottimo picnic attorno a un tavolo in praticello costeggiante fiume- che notavo sulal chiappa destra del Professor Pi il sigillo inequivocabile dell’avvenuto impatto: la lettera scarlatta di stille di sangue sparse ma copiose che variegavano il pantalone tecnico fu bianco.

-Professor Pi scusa ti ricordi che prima nella giungla hai esclamato “accc forse qualcosa mi ha pizzicato qua dietro?” Ecco togli il forse e togliti anche i pantaloni.

La scena che seguiva è materia che andrà ad ingrossare, oltre il corpaccione della maledetta che se l’era accalappiato, anche i manuali di antropologia dei posteri e dei posteriori- Scena di tutto rispetto, il pubblico abbassamento di braghe e, vi assicuro, indimenticabile. Contestualmente anche Alberto e Sven compilavano un Cid Citrosil di avvenuto impatto con sanguisughe, il piede di Sven eruttando come l’Etna ma nella sua più assoluta indifferenza, intento come era a gustare il prelibato intruglio del pranzo.

-Ora hoffame e mancio poi topo makari ci penzo, ah
esclamava rassicurante in tedescosiculo mentre il dito della vostra Meri ancora tamponava, rincorrendolo, il fazzoletto sul pregevole fondoschiena del Professor Pi il quale a quel punto richiamato anch’egli più dai morsi della fame che da quelli della sanguisuga, stoicamente mi apostrofava:
-Grazie Meri mobbasta che hoffamepureio

Spazzolata via ogni traccia di cibo, io ancora in evidente stato di choc al posto altrui, osservavo Sven avviarsi con tutta calma al barchino, contenente il pronto soccorso, lasciando una scia di sangue che manco Dario Argento , dicevo osservando la sua calma olimpica a fronte dell’incipiente crisi isterica mia per il piede suo, ho capito che gnaapossofa’, non ce la farò mai. Mai riuscirò e mai nessuno riuscirà, manco padre Amorth, a liberarmi dall’agitosi che mi prende in simili frangenti. Hai voglia a dire  all’ansiosi “esci da questo corpo”: vi stimo molto ma io, ad abituarmi a questo e considerarlo normale, non ce la posso fa’. Io mi agito. Dentro. Mi shakero proprio. Che magari poi fuori sembro anche la Sfinge. Ma dentro sono cazzi cavoli.

Hasta la lista

giovedì, agosto 9th, 2012

Elenco degli oggetti ancora mancanti per lo zaino secondo la lista fornita dal professor Pi alla voce “Cosa portare” per fare la perla di Labuan:

-Sacchi spazzatura grandi e robusti (nell’escursione sui fiumi e durante alcuni trasferimenti sulle isole i bagagli potrebbero essere esposti all’acqua)
Io purtroppo sono ormai nella fase rassegnativa tale per cui a leggere sta cosa neanche mi sono agitata più di tanto e anzi mi son detta “Ambeh, almeno non ha scritto che i bagagli potrebbero essere esposti all’attacco degli squali”
-Guanti da lavoro (utili soprattutto nell’ascensione ai Pinnacles)
-Zanzariera (utile per il pernottamento in Longhouse al camp 5)
(Ora voi mi dovete dì, se uno scrive che si dorme nella Longhouse io già penso al Longhouse Resort Hilton, MINIMO, no a un posto in cui te devi portà pure la zanzariera e la carta igienica da casa)
-Carta igienica di riserva
(Anfatti, vedete? Ma di riserva de che? Ma io come devo fa’ con quest’uomo?)
-Coltellino svizzero e posate tipo campeggio
(Picchè, picchè, picchè io sono l’unica che se le dicono che dormirà in “alberghetti” e mangerà in “ristoranti” se deve portà pure le posate tipo campeggio?)

In questo agile “Indicazioni per il viaggio Borneo malese” a cura del professor Pi esiste poi un paragrafo “Sanguisughe”: io l’ho stampato ma non l’ho manco letto. ED è IL PARAGRAFO PIù LUNGO DI TUTTI. MEZZA PAGINA SCRITTA A CORPO 8 NEL SENSO SCRITTO PICCOLISSIMO.

Con la prima scimitarra che trovo all’aeroporto di Kuala Lumpur lo so io che ci faccio.

Là dove c’era l’erba e qua dove c’era un loveblog

mercoledì, agosto 1st, 2012

Avverto l’utenza che se si inserisce su Google “sanguisughe Borneo Sandokan” il quarto risultato è questo:

SuperCaliFragili » sanguisughe

  • www.supercalifragili.com/?tag=sanguisughe
    5 lug 2012 – Tags: Borneo malese, giungla, isole delle Tartarughe, Professor Pi, Salgari, Sandakan, Sandokan, sanguisughe, Sipadan, tagliatori di teste

    E dunque se “Là dove c’era l’erba ora c’è una città” ora aqquà dove c’era un blog sentimentale mo’ ci sta un allevamento di sanguisughe. Mi compiaccio. Evvabbè ora sentiamoci la Via Gluck che “ma un giorno disse/ vado nel Borneo in città/ e lo diceva mentre piangeva”.

  • La pirla di Labuan

    martedì, luglio 31st, 2012

    DRIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIINNNNNNNNNNNN
    -Meri?
    -Professor Piiiiii che piacere, ci siamo quasi eh?
    -Si ,cara, senti volevo ricordarti di mettere nello zaino anche un cappello
    -Ma certo che l’ho messo, il cappellino di paglia con il velo da Marianna, tendenza Carole Andrè
    -Ecco no, paglia non va bene perché ha i buchi, serve un cappello di cotone pesante
    -Professor Pi ma il cotonaccio non va bene per perla di Labuan…
    -Lo so Meri però va bene per le sanguisughe

    SILENZIO

    -Meri? Meriii???
    -Ma non s’era detto che per le sanguisughe servivano le ghette e i pantaloni tenuti stretti coi calzini sopra?
    -Si, quello per le sanguisughe che saltano da terra. Poi ci sono quelle che scendono dagli alberi

    SILENZIO 2

    -Meri?
    -Io però così non ce la posso fare, eh. Già con le calze da sanguisuga lo capisci da te, prof, che io la perla la faccio col cavolo ma adesso pure con il cappellaccio l’unica cosa che posso fare è la pirla, la pirla di Labuan, accidentammè e a quando guardavo Kabir Bedi da piccola e accidentipurallui e alle calze elastiche e antisanguisughe, che possa portarle mo’ che è anziano e che anzi ci si arrotoli tutto come la mummia di Tutankane.

    Sa’ ndo van

    giovedì, luglio 5th, 2012

    DRIIIIIIIINNNNNN

    -Ciao Meri
    -Professor Piii che piacere, come va?
    -Intendi dire “dove” va?
    -Ho paura di sapere la risposta
    -Meri, vuoi fare la perla di Labuan?
    -Ceeeerrrrtoooo.Eeeeee, mi scusimaaa che se deve fa’ per fare sta perla?
    -Borneo. Borneo malese. Sandakan, Janez, Salgari, l’isola di Sipadan, le isole delle Tartarughe, Meri…
    -Ohhhsssiiii professor Pi, stavolta proprio si
    -Bene, allora ti mando il programma
    -Grazie grazie, finalmente. Intanto prenoto
    -Brava, ciao CLIC

    Eh si stavolta proprio non gli si può dire nulla, eh. Io, Meri, la perla di Labuan.

    DRIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIN
    -Pronto?
    -Ciao cara, sono Meri senti ma lo sai che quest’estate farò la perla di Labuan? Io, Sandokan, il paradiso di Sipadan, le acque cristalline… hai presente “nasce il seme dalla pianta il grande albero adesso canta, sale e scende la marea che tutto copre e tutto crea, forte e tenero è l’amore e l’uomo sa cos’è l’amore?” ecco quello. Ohhhffinalmente
    -Meriii??? Meri?
    -Eh?
    -No, bene eh, bene. Solo che guarda che il Borneo malese sarà pure questo maaaaa… hai cliccato su Google?
    -No, io ho solo cliccato prenota
    -Ah
    -Perchè, cara? Non mi dire così: ma che non posso fa’ la perla manco a Labuan?
    -Ma ceeeeerto che la puoi fare, ceeeerto. Anzi, si si mooooolto bello. Brava. Allora ci sentiamo CLIC

    Io ve lo dico sin d’ora: le prime tre parole che mi so’ venute fuori cliccando Borneo malese non so’ né Sandokan e né Sipadan ma so’ giungla, sanguisughe e tagliatori di teste. Io lo sapevo. Lo sapevo porcamiseria che mi fregava anche stavolta in questo di dovecaspita di posto mi porta.

    Ah ma stavolta mi faccio trovare con la scimitarra affilata. Altro che La Perla, je faccio proprio Sandokan.