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Ma Liberaci dal male

lunedì, aprile 25th, 2011

 Io nel 1945, nonostante le apparenze possano far sospettare il contrario, non c’ero. Ma mia madre si. Aveva dodici anni. Ma non aveva più una casa, una famiglia, un’infanzia: gliel’avevano portate via già da due anni.

Tu te ne stai lì a suonare il pianoforte nella tua bella casa in cima ai monti di uno sperduto paese del Molise, che ci hai dieci anni e non lo sai ma hai la sfiga di abitare vicino al Sangro, e a un certo punto il mondo ti si rivolta contro, parlando una lingua che non hai sentito mai, piena di consonanti senza manco una vocale.

I tedeschi, in verità, entrarono a casa sua in punta di piedi. Forse, addirittura, bussarono. Poi, in pochi mesi, diedero fuoco al pianoforte, alla casa, al paese e a tutto il circondario. Prima, però, si premurarono di devastare tutto, cacciando e disperdendo persone e famiglie.

Scappò, a novembre, con un paio di zoccoli e sua nonna, mangiando pane secco ammollato con l’acqua per mesi: si è fatta decine di chilometri a piedi nella neve tra i campi minati e ha visto cose che noi umani è meglio che non ve le racconto.

Ecco, adesso se volete andarle a spiegare che oggi è Pasquetta fate pure. Però vi avverto: ha 78 anni ma – nonostante non abbia mai più imparato a suonare il pianoforte, riempia dispense come dovesse sfamare un reggimento e ancora abbia paura quando vede fuochi, tuoni e lampi – ha sempre la forza di un leone e la memoria di un elefante. Vi sconsiglio vivamente, quindi, di mettervi sulla traiettoria delle sue mazzate.

E oggi, per noi, è il 25 aprile: la Festa della Liberazione.