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Di perle nelle ostriche e pirle nei tombini

lunedì, settembre 17th, 2012

24 agosto Kota Kinabalu

Naturalmente mezz’ora prima dell’ora di cena si scatena una pioggia a doccia che durerà tutta la notte. Sbarchiamo impavidi a questo Fish Night Market

Kota Kina Kitchen (Foto Professor Pi)

dove iniziava una serata di slalom gastronomico da Guinness

Kota Kina Cena (Foto Maria Teresa Menna)

Ed è a Kota Kinabalu che troverò, oltre a questa apoteosi di spiedini, ali di pollo, ostriche senza perle e crostacei senza piatti, la dimostrazione scientifica di una teoria che, da tempo sostenuta dal Professor Pi, ha trovato nuove conferme anche in Patrizio, reduce da una serie di viaggi ai confini della realtà: viaggiare è un fatto di testa, ancor prima che di fisicaccio. La teoria è che, anche per situazioni molto impegnative, una buona testa può compensare un fisico meno allenato: il contrario mai.

Ed è infatti così che, sopravvissuta a cinque giorni di giungla, guadi di fiumi, tagliatori di teste, sanguisughe da gambe e tutto quello che sapete, nel pieno centro abitato e civilizzato di Kota Kinabalu sono finita dritta dentro a un tombino aperto.

La scena è presto detta: esterno notte, pioggia, semibuio di città, in uscita dal mercato, la compagnia viaggiante si apprestava ad attraversare la strada in cerca di un taxi quando la qui presente non vedeva una profonda buca aperta tra marciapiede e strada e ci finiva dritta dentro, tipo i cartoni animati.

Nell’incredulità generale sentivo solo la voce di Filippo che credo abbia detto qualcosa tipo
Occazzo Acciderbola
indi sentivo le possenti braccia del professor Pi sollevarmi dal sottoascella ed estrarmi. Ammaccata ma stabile su entrambe le gambe, ammaccate pure loro ma intere, la pirla di Labuan si interrogava inutilmente sul dilemma
-Come caspita si fa a uscire indenni dalla giungla dei Dajacchi e finire inghiottite nei tombini di KotaKinabalu?

Preso un taxi al volo (un altro tipo, di volo) e rientrati nei fasti del Century Hotel, una volta fatta la constatazione amichevole dell’incidente con un primo bilancio dei danni -un paio di sbucciature, lividozzi, pantaloni e kway inservibili- era il professor Pi a dire:
-Meri, io devo riportarti in Italia tutta intera e conto sulla tua piena collaborazione per la riuscita di questa impresa.

Dopodichè mi preparava un bel Nescafè (e ringraziate che stavamo nell’albergo figo), apriva la confezione di biscotti Oreo cioccolato e crema acquistati nella inguardabile Labuan

e procedeva al cioccococcolamento della pirla. Spazzolati via i biscotti e scolatasi il caffè, riposti in un sacchetto gli inservibili indumenti del frontale col tombino, la pirla si addormentava ancora interrogandosi sugli imperscrutabili e sconfinati sconfini dell’umana stupidità e sbadataggine.

Che ora che ci penso mica me lo ricordo come va a finire Sandokan. Ma escludo nella maniera più assoluta che ciò possa essere avvenuto tramite l’inghiottimento in un tombino di Mompracem.

Resta infine ancora oggi aperto, oltre al tombino, il pensiero sul momento nel quale, finalmente uscita da quella caspita di giungla con i dodici chilometri d’iradiddio e sanguisughe che sapete, mi ero detta:

-Effinalmente, ora che la parte cazzuta del viaggio è finita il resto è tutto in discesa.

Appunto.

Dr. SanguiHouse

domenica, settembre 16th, 2012

23 agosto – Arrivo a Limbang

Esaurite le formalità giungla-fiume-fiume-giungla-sanguisughe-giungla-fiume, due pulmini ci prelevavano all’attracco piroghe per depositarci al Purama Hotel di Limbang ove ci ricongiungevamo anche con i limbagagli (che noi sempre con lo zainetto stavamo, da cinque giorni). Ma scendendo da barche e pulmini risultava evidente che la ferita di guerra del professor Pi causata dalla malese sanguisuga chiusa col cerotto, si era chiusa in realtà col cavolo e stava lì bella riaperta che zampillava dal suo riverito fondoschiena. Lui asseriva, inoltre di sentire “qualcosa dentro” (alla ferita, alla ferita).

Tanto bastava, una volta spiaggiati nella suite principesca del Purama, per richiedere l’intervento del Dr House Medical Division, Patrizio, che -indossata la pila da testa sui vestiti da trekking- esplorava la parte lesa. Mugugnando il Dr House si avvicinava alla sacca rossa del pronto soccorso, estraeva mi pare una siringa e una garza, scarufava con piglio professionale nel luogo del disastro e dopo un po’, al paziente steso a quattro di bastone sul letto, chiedeva:
-La senti ancora, quella cosa dentro?
Il paziente a quel punto asseriva non sentire più nulla. Immagino intendesse manco più il riverito fondoschiena.

Io non lo voglio manco sapere cosa gli abbia estratto. Che me ne stavo lì a simulare una mia presenza fisica per qualsivoglia tipo di partecipazione mentre avevo gli occhi ben serrati e anche le orecchie, nonvojovedènonvojosentì.
Apposto quindi un cerotto coi controcavoli, la parte veniva definitivamente sigillata tipo bresaola sottovuoto della Conad.

Ora io, nella spasmodica attesa del Dr. House Patrizio, spaparanzata sul mio letto XXXL, avevo sottratto la Lonely Planet Malesia al professor Pi onde documentarmi al meglio sulle risorse gastronomiche in vista della cena. Appurato che alla voce “DOVE MANGIARE A LIMBANG” anche la Lonely si arrende e scrive “LASCIATE PERDERE”, si incaricava il professor Pi, tornato come nuovo, di far svoltare la serata scendendo nell’unica Caffetteria dell’Hotel, vuota, ove entrava intimendo alle due cameriere superstiti:

-Siamo sedici, molto stanchi e molto affamati veniamo fra un’ora, Salam (nel senso vi saluto) e Konniciuà
Poi mi trascinava nell’unico negozio di dolci aperto e acquistava una specie di cofana zuccherosa cilindrica  spacciata come strawberry cake, uguale all’apple pie, alla banana pie, al cocco pie. Perché è il ripieno, che cambia, annunciava entusiasticamente Konniciuà la commessa. La cena, piatto forte fish&chips, ci accompagnava dritti dritti tra le braccia di Morfeo.

24 agosto Labuan

Mo’ io sta Labuan è da quando ho quindici anni che la inseguo, per via della perla e per colpa di Sergio Sollima, accidentallui. Ci si arrivava, chevelodicoaffare, in barca a temperatura interna modalità Oslo d’inverno per approdare poi in temperature esterne tipo interno di una fonderia. Insomma una si fa un mazzo tanto per arrivarci e poi, uscita da sta barca, approda qua:

Labuan (Foto Maria Teresa Menna)

Non c’è un tubo. Oltre ai tubi Innocenti del porto franco e porto navi. Porto franco francamente desolante nel quale o fai un carico di alcolici e cioccolata al duty free (si, cioccolata: non oso pensare a chi venga in mente, sbarcati con 46 gradi, di andare subito a farsi un bel quadrotto di Ritter Sport ma tant’è). Insomma a Labuan ci siamo stati tre ore prima che una seconda barca ci prelevasse con destinazione Kota Kinabalu ove la Lonely, per la cena, stavolta affermava che occorreva assolutamente recarsi al mercato del pesce locale ove, in una serie di banchetti all’aperto, avremmo gustato il meglio della cucina malese.

Hasta la lista

giovedì, agosto 9th, 2012

Elenco degli oggetti ancora mancanti per lo zaino secondo la lista fornita dal professor Pi alla voce “Cosa portare” per fare la perla di Labuan:

-Sacchi spazzatura grandi e robusti (nell’escursione sui fiumi e durante alcuni trasferimenti sulle isole i bagagli potrebbero essere esposti all’acqua)
Io purtroppo sono ormai nella fase rassegnativa tale per cui a leggere sta cosa neanche mi sono agitata più di tanto e anzi mi son detta “Ambeh, almeno non ha scritto che i bagagli potrebbero essere esposti all’attacco degli squali”
-Guanti da lavoro (utili soprattutto nell’ascensione ai Pinnacles)
-Zanzariera (utile per il pernottamento in Longhouse al camp 5)
(Ora voi mi dovete dì, se uno scrive che si dorme nella Longhouse io già penso al Longhouse Resort Hilton, MINIMO, no a un posto in cui te devi portà pure la zanzariera e la carta igienica da casa)
-Carta igienica di riserva
(Anfatti, vedete? Ma di riserva de che? Ma io come devo fa’ con quest’uomo?)
-Coltellino svizzero e posate tipo campeggio
(Picchè, picchè, picchè io sono l’unica che se le dicono che dormirà in “alberghetti” e mangerà in “ristoranti” se deve portà pure le posate tipo campeggio?)

In questo agile “Indicazioni per il viaggio Borneo malese” a cura del professor Pi esiste poi un paragrafo “Sanguisughe”: io l’ho stampato ma non l’ho manco letto. ED è IL PARAGRAFO PIù LUNGO DI TUTTI. MEZZA PAGINA SCRITTA A CORPO 8 NEL SENSO SCRITTO PICCOLISSIMO.

Con la prima scimitarra che trovo all’aeroporto di Kuala Lumpur lo so io che ci faccio.

Là dove c’era l’erba e qua dove c’era un loveblog

mercoledì, agosto 1st, 2012

Avverto l’utenza che se si inserisce su Google “sanguisughe Borneo Sandokan” il quarto risultato è questo:

SuperCaliFragili » sanguisughe

  • www.supercalifragili.com/?tag=sanguisughe
    5 lug 2012 – Tags: Borneo malese, giungla, isole delle Tartarughe, Professor Pi, Salgari, Sandakan, Sandokan, sanguisughe, Sipadan, tagliatori di teste

    E dunque se “Là dove c’era l’erba ora c’è una città” ora aqquà dove c’era un blog sentimentale mo’ ci sta un allevamento di sanguisughe. Mi compiaccio. Evvabbè ora sentiamoci la Via Gluck che “ma un giorno disse/ vado nel Borneo in città/ e lo diceva mentre piangeva”.

  • La pirla di Labuan

    martedì, luglio 31st, 2012

    DRIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIINNNNNNNNNNNN
    -Meri?
    -Professor Piiiiii che piacere, ci siamo quasi eh?
    -Si ,cara, senti volevo ricordarti di mettere nello zaino anche un cappello
    -Ma certo che l’ho messo, il cappellino di paglia con il velo da Marianna, tendenza Carole Andrè
    -Ecco no, paglia non va bene perché ha i buchi, serve un cappello di cotone pesante
    -Professor Pi ma il cotonaccio non va bene per perla di Labuan…
    -Lo so Meri però va bene per le sanguisughe

    SILENZIO

    -Meri? Meriii???
    -Ma non s’era detto che per le sanguisughe servivano le ghette e i pantaloni tenuti stretti coi calzini sopra?
    -Si, quello per le sanguisughe che saltano da terra. Poi ci sono quelle che scendono dagli alberi

    SILENZIO 2

    -Meri?
    -Io però così non ce la posso fare, eh. Già con le calze da sanguisuga lo capisci da te, prof, che io la perla la faccio col cavolo ma adesso pure con il cappellaccio l’unica cosa che posso fare è la pirla, la pirla di Labuan, accidentammè e a quando guardavo Kabir Bedi da piccola e accidentipurallui e alle calze elastiche e antisanguisughe, che possa portarle mo’ che è anziano e che anzi ci si arrotoli tutto come la mummia di Tutankane.

    Gli Oliveronions

    lunedì, luglio 30th, 2012

    Oliveronions. Per l’utenza al di sotto dei 30 anni evocherà al massimo una salsa alla cipolla. Ma a noi questi ci hanno rovinato l’esistenza: Guido e Maurizio De Angelis. Gli Oliver Onions. Sandokan. Janez. Philippe Leroy. Una specie di Risiko della memoria e della carta d’identità.

    Una generazione di adolescenti passata indenne da Zorro, Rin Tin Tin e La casa nella prateria si è infine arenata sulla riva della Malesia ma soprattutto ha ardentemente desiderato abbarbicarsi alla tunica di Kabir Bedi.

    E la Carole Alt che è in noi ancora, invano, ovunque lo insegue. Sempre e solo sulle note di “My Sweet Lady Blue”.

    (Scusate ma siccome è ora di prepararsi sto caspita di zaino per il Borneo malese, prima di occuparmi di reperire un cappello -che servirà fino all’incontro con i dajacchi poi ve lo potete pure riciclare- approfitto degli ultimi istanti di illusione romantica. Che ora che ci penso ma po’ esse che io poi parto romantica e mi ritrovo sempre alle prese con le cipolle? Ma com’è sto fatto?)

    Sa’ ndo van

    giovedì, luglio 5th, 2012

    DRIIIIIIIINNNNNN

    -Ciao Meri
    -Professor Piii che piacere, come va?
    -Intendi dire “dove” va?
    -Ho paura di sapere la risposta
    -Meri, vuoi fare la perla di Labuan?
    -Ceeeerrrrtoooo.Eeeeee, mi scusimaaa che se deve fa’ per fare sta perla?
    -Borneo. Borneo malese. Sandakan, Janez, Salgari, l’isola di Sipadan, le isole delle Tartarughe, Meri…
    -Ohhhsssiiii professor Pi, stavolta proprio si
    -Bene, allora ti mando il programma
    -Grazie grazie, finalmente. Intanto prenoto
    -Brava, ciao CLIC

    Eh si stavolta proprio non gli si può dire nulla, eh. Io, Meri, la perla di Labuan.

    DRIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIN
    -Pronto?
    -Ciao cara, sono Meri senti ma lo sai che quest’estate farò la perla di Labuan? Io, Sandokan, il paradiso di Sipadan, le acque cristalline… hai presente “nasce il seme dalla pianta il grande albero adesso canta, sale e scende la marea che tutto copre e tutto crea, forte e tenero è l’amore e l’uomo sa cos’è l’amore?” ecco quello. Ohhhffinalmente
    -Meriii??? Meri?
    -Eh?
    -No, bene eh, bene. Solo che guarda che il Borneo malese sarà pure questo maaaaa… hai cliccato su Google?
    -No, io ho solo cliccato prenota
    -Ah
    -Perchè, cara? Non mi dire così: ma che non posso fa’ la perla manco a Labuan?
    -Ma ceeeeerto che la puoi fare, ceeeerto. Anzi, si si mooooolto bello. Brava. Allora ci sentiamo CLIC

    Io ve lo dico sin d’ora: le prime tre parole che mi so’ venute fuori cliccando Borneo malese non so’ né Sandokan e né Sipadan ma so’ giungla, sanguisughe e tagliatori di teste. Io lo sapevo. Lo sapevo porcamiseria che mi fregava anche stavolta in questo di dovecaspita di posto mi porta.

    Ah ma stavolta mi faccio trovare con la scimitarra affilata. Altro che La Perla, je faccio proprio Sandokan.