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San Valenvino/ Vini, vidi, vici

martedì, febbraio 14th, 2012

E no, non so’ tutti come Russel Crowe. La speranza di un’ottima annata dello strafigo etilicamente certificato è abbastanza annata (traduz. per zone al di fuori del Grande Raccordo Anulare: andata, sparita, baibai). Approssimandosi la sera di San Valentino in concomitanza con quella di San Remo propongo all’utenza tutta che si riverserà in ristoranti, enoteche, localini, privè, osterie& affini un breviario ad usum donnae aduse a solae.

Cara Meri,
succede che dopo mesi di scambi 2.0 su Facebook finalmente ci incontriamo. “Per un aperitivo”: lui parecchio interessante anche di persona, bei modi, buone battute. Poi ordina una Coca Cola. Neanche una birra: una Coca Cola. Negli scambi virtuali ci eravamo intrattenuti sulla buona tavola e sul buon bere e io mi ero fatta tutto un film su di lui. Magari è la sera clou e con cosa ti viene in mente di suggellarla?
Meri, scusa, ti dispiace chiedere all’amico tuo enologo di inviarmi un prontuario di ordinazioni doc dalle quali ricavare informazioni più attendibili su chi le fa?
Grazie
Alessandra

Risponde Gimbo, personal investigative winer

Cara madamina,
intanto osservo che può capitarti di peggio di uno che ordina una Coca-Cola: uno che ordina il vino della casa. Non prometto nulla ma il catalogo è più o meno questo: 

Tirchio e/o scannato, vino-banalotto: Casale del Giglio Merlot o Shiraz, Vermentino Sella e Mosca, Pagadebit

Riccone e/o incompetente che va sul sicuro: Sassicaia o Solaia o Nebbioli di Gaja

Intenditore: i sangiovese di Montevertine e di Soldera o Barolo di un tradizionalista a scelta (Rinaldi, Mascarello, Conterno…) o Chambolle Musigny o Volnay o Riesling della Mosella

Ecologista, famolostranista, pauperista: Pico di Angelino Maule o Lambrusco di Camillo Donati

Ecologista, famolostranista (versione alto reddito): Coulèe de la Serrant, tutto Massavecchia

Amore al primo sguardo: Champagne Dom Perignon millesimato

Tenero e bisognoso di affetto: Pinot noir di Gottardi o Hartmann Donà; Etna rosso (Biondi, Russo, Terre Nere, Passopisciaro); nebbiolo di Ar.Pe.Pe.

Aggressivo e maschilista: Montepulciano d’Abruzzo di Pepe o Praesidium o Masciarelli, Tocai friulano (Jakot), Amarone Bertani

 Timido, insicuro: Falanghina di Mastroberardino o Soave di Inama o Rosato del Salento

 Eno-chic, portafoglio gonfio: Barbaresco Roagna, i vini in anfora di Josko Gravner, Tenuta di Trinoro, Caberlot, Hermitage

 Esterofilo per forza o per moda: merlot/cabernet di Bordeaux e Napa Valley

 Esterofilo a poco prezzo: vini sudafricani, cileni, argentini

Snob, ego smisurato: i vecchi chardonnay e pinot bianco di Terlano, lo Chablis, Verdicchio riserva di Bucci, Faro Palari o Bonavita

 Fallimento garantito: Prosecco (quasi tutti, tranne Casa Coste Piane e pochi altri), Nero d’Avola (quasi tutti, tranne Gulfi e pochi altri), Orvieto (quasi tutti, tranne Palazzone), Turà Lamberti

Verso San Valentino/Cosa c’è, cara? Niente. Come, niente?

lunedì, febbraio 13th, 2012

L’ultima convivenza biennale essendosi frantumata giusto poche ore fa (che la mia amica comunicommelo stamane via mail) in seguito a frasi avventate pronunciate al termine di giorni all’insegna del gelo metereologico e non solo, riterrei utile fare il punto su alcune locuzioni la cui brevità è di norma direttamente proporzionale all’ampiezza di casino che riescono a innestare.

A questo proposito mi sovviene che nel fondamentale tomo “Istruzioni per rendersi infelici” che, ve lo voglio dire, è giunto alla diciannovesima -ripeto: diciannovesima- edizione, l’estensore -dall’impronunciabile cognome di dieci lettere con sole tre vocali, tal Watzlawick- ci rende edotti sull’attitudine all’assiduo esercizio del sospetto e della pippa mentale che, di filato, pur proveniendo da autostrade di piena soddisfazione e gioia potranno condurci nell’agognato vicolo cieco della perfetta infelicità. (L’attitudine attraversa trasversalmente i due sessi ma tende ad attecchire prevalentemente tra le donne).

E dunque anche lì si dimostra che il primo passo per costruire un futuro di piena e appagante infelicità amorosa è partire dall’assunto che “poiché io lo amo non posso credere che egli mi ami”: qualora lo credessi è invece fondamentale iniziare a portarsi avanti col lavoro e convincersi dell’assoluta infondatezza dell’idea di essere da lui in qualsiasi modo corrisposte e dunque stanarlo e metterlo di fronte all’innegabilità dei fatti: bene che vada non vi desidera quanto lo desiderate voi, non vi ama quanto voi, non gli mancate quanto lui vi manca e non ci tiene quanto voi tenete a lui.

La tempesta si preannuncia, di norma, per telefono e nel seguente modo:
DRIIIIIINNNN
-Ciao, tesoro (lui, squillante e tutto su toni alti)
-Ciao (lei, monocorde e sottovoce)
E’ qui che di solito si commette il primo tragico errore. Lui chiede:
-“Che c’è?” barra “Che hai?” barra “Che succede?”
Ed è qui che lei risponde:

-Niente

Niente è la notifica della  linea Maginot. Dovreste fermarvi e arrendervi. Invece continuate:

-Come, niente?

Ed è con questa domanda che vi condannate: nel sistema binario maschile (on-off ) due indizi contrastanti vanno ricondotti a uno. Nel sistema multiplo femminile manco per niente. E al “come, niente?” è già troppo tardi per tutto: per compiere un’onorevole ritirata come per ingaggiare ore di travaglio che potrebbero condurvi comunque a un parto podalico senza cavarne un beneamanto piffero.

Perchè lei risponde:
-Niente, niente (due volte, ribaditivo e seccativo)

“Niente, niente” è il secondoo warning: è il declassamento ad AA di Fitch. Ma voi, maschi, pensate di avere un fondo salva stati e anche un discreto fondoschiena che comunque vi ha sempre tratti in salvo dai guai. Qui non è così. E, spazientiti, ripartite:

-Beh non direi. Ho fatto qualcosa?

“Ho fatto qualcosa?”, lungi dal tranquillizzarla con implausibili assunzioni di responsabilità la terrorizzerà definitivamente confermandole che quindi sì, ci avete ‘na coda de paglia lunga quanto la cometa di Halley.

E però voi insistete:
-Allora, dimmi, che ho fatto?

Siete al credit crunch: fallimento assicurato. Libri in tribunale. Da “Allora, dimmi, che ho fatto?” non potrà tirarvi fuori manco il si al maxiprestito della Merkel: quello che avete fatto lo sapete benissimo, lei se l’è solo immaginato come peggiore delle ipotesi, eppure eccovi qui a sfidarla con una frase che -tradotta in donnese- è: evvabbè, già che lo sai allora vediamo se la sai tutta.

Vi dovevate fermare a “Ciao, tesoro” e al suo funereo “Ciao” riattaccare subito.

Io so’ venti righe che ve lo sto a dì ma vedo che insistete. E allora fate come caspita vi pare. Poi però non venite a lamentarvi se quella poi la sera vi mette in regime di amministrazione controllata della libidine, ve la sospende cautelarmente e poi definitivamente.

Segnali di inarrestabile declino dell’Universo

giovedì, febbraio 10th, 2011

Le unghie per San Valentino

Love history

venerdì, febbraio 4th, 2011

Non vorrei turbare il clima di assoluta eleganza, decoro e tranquillità ma ci sta per assalire un altro San Valentino. Meno dieci. Desistere, desistere, desistere.