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I 10 segnali dai quali capire che stai per cacciarti in un guaio

giovedì, marzo 31st, 2016

Cara Meri,
ma secondo te esiste un metodo per capire dall’inizio se una storia ha futuro oppure no? E soprattutto per capire che futuro? In sintesi: un vademecum anti-sòla è possibile?
Tua Vera

Cara Vera, primaVera,
secondo me manco Othelma. Però forse una google map della sòla in agguato te la possono dare le prime frasi che ti si affacciano nella capoccettabbella appena ti imbatti nell’oggetto del tuo desiderio. Il presente vademecum, a ben guardare, vale dal fumo alla Nutella, passando anche per i rappresentanti del sesso a noi avverso.
Ecco dunque i 10 segnali dai quali capire che stai per cacciarti in un guaio:

10 Non mi interessa proprio
9 Figuriamoci
8 Che poi che ci troveranno
7 Mah, proprio al limite
6 Più che sopravvalutato
5 See ciao
4 Ho già dato
3 Casomai solo una volta
2 So quello che faccio
1 Smetto quando voglio

E ricorda sempre, con Ennio Flaiano, che
“I grandi amori si annunciano in un modo preciso, appena la vedi dici: chi è questa stronza?”

Top ten

Auguri

sabato, febbraio 14th, 2015

Soprattutto a quelli che, amandole, hanno reso migliori persone che poi hanno scelto altri.

Limo, no grazie

sabato, marzo 8th, 2014

Oggi siamo qui. Con questo:

La prova del nove è arrivata, tre giorni prima del D day, con un titolo dell’insertoViaggi di quotidiano progressista che, alla voce Piemonte, titolava a sei colonne: “Piccole fughe per far festa tra donne”. La sagra quotarosata nelle Langhe era stata preceduta poco prima dalla mail invito di un club enologico a base di “8 marzo, cena con tour panoramico in Limo rosa a soli 40 euro”. Limo. Decisamente più comodo e glamour degli zoccoli neri sfrangicaviglie che difficilmente esponenti femmine al disotto dei 45 anni ricorderanno.

Dice facciamo il punto sull’8 marzo. Il punto sull’8 marzo non è quello che significa e quello che è stato ma, per dirla con Paula Fox, “Quello che rimane”. E per ora rimane non solo ma soprattutto un fastidioso appaiamento commerciale. Un 14 febbraio col bigliettino delle frasi fatte della Perugina senza manco il Bacio. Che in questo caso è l’apostrofo eroso tra le parole mo’ basta.

Quello che rimane è il quotarosismo che obbliga i maschi a nominare le femmine facendole sparire dalla quota neutra delle persone-adatte-per. Dice ma sennò non ci si arriva per niente.

Quello che rimane sono, a latere, anche illuminati televisionari che, a una donna che possieda la bellezza, son pronti a giustificare qualsiasi cosa tranne la possibilità dell’intelligenza.

E pure a chiedere un po’ in giro nella stretta cerchia delle sopravvissute agli zoccoli sfrangicaviglie, quello che rimane è percepito spesso come un contentino stinto.

Poi, per carità, c’è anche un chiaro anzi giallo poster di dichiarazione d’intenti – spiace precipitare così nelle citazioni ma qui corre l’obbligo – di gruppo umoristico impazzante sui socialcosi, “Tua madre è leggenda”, che mirabilmente riassume lo spirito con il quale ci si accosta la maggior parte degli uomini:

(continua qua)

@LaveraMeriPop

Piccole donne crescono

venerdì, febbraio 14th, 2014

Marta, 7 anni, prepara un collage per il suo fidanzato, cuoricini e fiori. Poi va dalla mamma venuta a prenderla a scuola e……

-Bene, mamma, fatto: glielo lascio sul banco. E ora andiamo da quell’altro.

Travolti da un insolito trascino

venerdì, febbraio 14th, 2014

Comprensibilmente un blog che si occupa prevalentemente di cuorinfranti si predispone ad assistere alla festa di San Valentino come i curiosi agli incidenti in autostrada. Tutto ciò premesso mi corre l’obbligo di informare che, alla fine, l’amore è una inevitabile maledizione. Questa:

“Alla fine il bello dell’amore è proprio il fatto di potersi innamorare di chiunque. “È solo un amico” ma poi ti innamori. “È antipatica” ma poi ti innamori. “Siamo così diversi”, ma poi ti innamori. “Abitiamo lontanissimi”, e ti innamori. L’amore non si sceglie, l’amore ti sfonda la porta di casa e ti trascina da chi gli pare.” (Francesco Roversi)

Emmossoccavoli. Auguri eh.

Oblazione da Tiffany

mercoledì, febbraio 12th, 2014

Che San Valentino sarebbe senza Pecerin?

Guida pratica a San Valentino

di Gregorio Pecerin

San Valentino. Provate a chiedere ad una donna e comincerà a dirvi “una festa commerciale”, “la festa più brutta dell’anno”, “io la odio”, “è fatta solo per le coppie sfigate” e via dicendo. Immagino tuttavia che la vostra conoscenza dell’animo (e della comunicazione) femminile vi porti a tradurre correttamente queste parole in “preferisco denigrare la festa per attenuare il dispiacere che proverò il 14 sera”. Dunque, dobbiamo prima di tutto dire la verità: ogni ragazza, a prescindere da quanto affermi a scopo apotropaico, desidera che qualcuno la consideri la sua Valentina. E voi dovete essere lì, pronti a sfruttare slealmente l’occasione a vostro svantaggio.

Iniziamo con il dire che non parliamo né delle donne perdutamente innamorate di voi, né delle donne delle quali siete invaghiti ma che vi detestano. Di costoro parleremo poi; qui consideriamo quell’amplissimo limbo di fanciulle alle quali siete simpatico, o che ancora non avete avuto occasione di conoscere, o che magari hanno un fidanzato nojoso che esitano a tradire: insomma tutte quelle che potenzialmente potrebbero concedersi con un incoraggiamento psicologico ma che ancora non l’hanno fatto. Ebbene, ognuna di loro si alza nel giorno di san Valentino sperando che il fidanzato le porti fuori a cena in un bel ristorante e non con il coupon di Groupalia; che quel collega gentile si avvicini e dica loro “buon san Valentino”, o che un affascinante single si palesi dal nulla rischiarando la loro giornata. Questo è il terreno nel quale la vostra azione deve svolgersi.

Cosa fare, come diceva Lenin? Semplicissimo. Per le suddette donne, effettivamente, “basta il pensiero”. Nel senso che intendeva il grandissimo architetto Ludwig Mies van der Rohe, ovvero “less is more”, il meno è più. Meno direte, meno scriverete e meno farete e più lascerete all’immaginazione della vostra preda e più questo spazio sarà riempito da lei esattamente con quello che desidera sentire, pensare o immaginare. Per cui bisogna essere vaghi, vaghissimi e assolutamente indeterminati per conseguire la massima efficacia distruttiva.

In realtà è a disposizione del gaglioffo un’arma estremamente potente, economica e facilissima da usare che si chiama Interflora. Se vi collegate al sito con un semplice clic e la modica somma di 95 euro potete inviare dodici rose rosse che è ben oltre quello che ogni fanciulla si aspetta. Potete, ovviamente, passare dal fioraio ma non vedo perché perdere tutto quel tempo, a meno che non si tratti di una fioraia e sia pure carina (è il classico caso dei due piccioni con una fava). Un clic, pochi secondi è il giuoco è fatto. Rimane solo da scrivere il biglietto, ma anche qui è facile. Io ho sempre scritto a tutte quelle che hanno ricevuto rose da me per san Valentino (e non sono state poche) questa semplicissima frase

“tu sei così bella da rendere splendida anche la festa più brutta dell’anno”.

Se non è una lettrice di questo blog, il successo è assicurato. Anzi, se devo ammettere una debolezza della suddetta strategia, è che rende la cosa troppo facile. E’ un poco come pescare con le bombe, si prendono i pesci ma il divertimento non è come farli abboccare all’amo. Concludendo, ogni donna che si sveglia nel giorno di San Valentino sa che deve correre più veloce del vostro mazzo di fiori, oppure è perduta.

Abbiamo detto però che quanto detto non vale per le donne innamorate e per quelle che vi detestano. Le donne innamorate effettivamente non sono un problema a San  Valentino: sono un problema perpetuo e per come risolverlo vi rimando ad altri scritti che già ebbi occasione di vergare per questo locus telematicus.

Per le donne che vi detestano, al contrario, la strategia suddetta non è efficace, il pensiero non basta, non è vero che less is more: ci vuole il carato. Nel senso che dovete passare da Tiffany’s, farvi chiudere un anellino in una di quelle magnifiche scatoline turchese con un nastro rosso, e poi presentarvi. Rimarrete stupiti di quanto questo gesto vi renderà istantaneamente simpatico, amabile e attraente.

Lo so. State leggendo questo scritto insieme ad una donna e lei vi sta dicendo “ma chi è questo cretino, cosa crede che siamo tutte in vendita? Io uno che mi portasse un anello di Tiffany e non mi piace lo manderei subito a quel paese”. Ebbene, voi non perdete la calma e chiedetele quanti anelli di Tiffany ha rimandato indietro dal giorno in cui ha compiuto diciotto anni. La risposta, vi garantisco, sarà zero. Chiedetelo anche a tutte le vostre amiche. Sorprendendemente la risposta sarà di nuovo invariabilmente “zero”.

E a questo punto, come Renato Rascel si chiedeva “dove vanno a finire i palloncini che fuggono di mano ai bambini?” viene da chiedersi “dove finiscono questi anelli di Tiffany’s?”  Ci sono , ma non sono facili da trovare. Sono infatti sul dito di fanciulle che in questo momento si trovano a Sankt Moritz al Suvretta a godersi la vista sul ghiacciajo dalla suite insieme al generoso benefattore, e tipicamente tengono il telefono spento, perché l’amore trionfa sempre.

Stateve zitti

domenica, febbraio 9th, 2014

Continuare a indurre un Paese nel quale una coppia su due si separa entro i primi cinque minuti (che ci si inizia a lasciare, il Professor Pi insegna, nel momento in cui si dice -Oh, figo questo, mi piace assai, ora vediamo come posso cambiarlo) e l’altra lo farà entro i primi cinque anni, dicevo continuare a indurre un Paese di spajati a festeggiare San Valentino è come chiedere ai diabetici di festeggiare la Giornata della Sacher, ovemai esistesse.

Tutto ciò premesso, siccome appunto nulla ci è risparmiato, si è ufficialmente aperta anche la settimana del chesidevefare e chesidevedire. Ed è Repubblica a perpetrare la madre degli inganni con un pensoso servizio dal titolo “Dieci frasi (che funzionano) da dire a San Valentino”. Non vi sarà sfuggito l’ammiccamento contenuto fra le parentesi ma che purtroppo, mi duole informarvi, rischia di ricadere nella fattispecie della pubblicità ingannevole. Recita infatti il punto uno:

1. Invece di una frase, regala al partner una domanda: “Come vanno le cose tra di noi?

Ecco, questo è esattamente ciò che non dovreste mai mai mai fare. Chiedere. Chiedere comevannolecosefrannoi. Comevannolecosefrannoi è l’inizio di ogni catastrofe, il principio della fine, la madre di tutte le chiusure. Chiedere comevannolecosefrannoi non implica, come è la malriposta certezza di chi la pone, una risposta incoraggiante e positiva: porta con sé piuttosto la rottura di tutti i faticosi e reticenti argini di contenimento di mesi o anni.

Per cui, se davvero volete sapere le “Dieci frasi (che funzionano) da dire a San Valentino” chiudete sto link di Repubblica e stateve zitti. Non dite e soprattutto non chiedete nulla.

Una lunga storia d’amore

giovedì, febbraio 14th, 2013

Caro amore eterno che chissà se ci sei,
mi stavo chiedendo di quante Sandre e Raimondi avremmo bisogno per darti un po’ più di fiducia che tu, povero amore eterno, certo bene non te la passi.

E’ così che mi sono ricordata di Giuliana e Peppino che in televisione non ci sono andati mai ma se la guardavano sempre insieme, la sera, la televisione. Che Giuliana e Peppino la loro vita l’hanno passata tutta, oltre che insieme, in silenzio.

Giuliana e Peppino il primo bacio se lo sono dati la prima sera che si sono sposati. Ma si amavano da morire anche solo a guardarsi. A guardarsi in mezzo a tanti, chè non si poteva manco uscire a spasso, da soli.

Giuliana la prima volta che l’ha visto aveva 14 anni e da allora  non ha più avuto voglia di guardare nessun altro. Ancora oggi eh, che di anni Giuliana ne ha 80.

Giuliana e Peppino hanno avuto una vita piena d’amore. E di guai. Ma i guai non me li hanno mai raccontati. Io certe volte andavo da loro la domenica a pranzo solo per vedere come si guardavano. E per il risotto alla milanese.
Giuliana e Peppino hanno avuto tre figli. Ma si sono avuti loro, prima di ogni altra cosa.

Giuliana non l’ho mai vista dargli un bacio. Giuliana l’ho solo vista amarlo.
Giuliana non le ho mai sentito dirgli “amore”. Giuliana ho solo sentito che era sua.

Giuliana e Peppino sono sposati da 63 anni, anche se Peppino non c’è più da 13.

Ma a Giuliana non lo dite, perché lei ogni sera, tutte le sere da 13 anni, quando gli altri vanno a dormire, spegne la tv, resta al buio e gli parla. In silenzio.

(questo post non è nuovo. Ma resta il miglior augurio che possa farvi oggi)

The day after/San Valentino

mercoledì, febbraio 15th, 2012

Sono giornieggiorni che, trovandomi in un surplus di interventi di Pse -pronto soccorso emotivo- con amiche strafighe assai e sentendo sempre, a un certo punto della disamina dell’inadeguatezza altrui, “o forse sarò io cheeeee” mi corre l’obbligo di ricordare che tesoremie va bene l’autocritica ma il tafazzismo poi no (vale anche per gli uomini, chiaro, ma io sto prontosoccorsoemotivo mi capita di farlo prevalentemente alle donne).

Voglio dire, tanto per fare l’ultimo esempio in ordine di intervento, se quello è stato il vostro compagno per cinque anni e a San Valentino manda le rose a voi in ufficio ma poi scopa con un’altra nel suo, di ufficio, e beh no, non puoi dirmi “o forse sarò io cheeeee”.

E dunque nell’ambito delle sinergie coatte, nel senso obbligate, fra questo blogghe, Fèisbuc, Tuìtter e affini, mi è gradito riportarvi la parola di @Iddio evocata da @Sissetta80.

Per dire di come, a volte, dopo esserci sciroppate le 608 pagine di Donne che corrono coi lupi e non averci comunque capito un tubo, poi si scopre che in 140 battute ci stava tutto lo stesso:

Devi imparare a tirartela di più, vedrai che dopo il mondo sarà ai tuoi piedi.
@Iddio

(grazie a Francesca, Michela e a tutti quelli che hanno inviato, ovunque, sto prontosoccorsoqquà. RIPETO: vale anche per uomini vs donne)

San Valenvino/ Vini, vidi, vici

martedì, febbraio 14th, 2012

E no, non so’ tutti come Russel Crowe. La speranza di un’ottima annata dello strafigo etilicamente certificato è abbastanza annata (traduz. per zone al di fuori del Grande Raccordo Anulare: andata, sparita, baibai). Approssimandosi la sera di San Valentino in concomitanza con quella di San Remo propongo all’utenza tutta che si riverserà in ristoranti, enoteche, localini, privè, osterie& affini un breviario ad usum donnae aduse a solae.

Cara Meri,
succede che dopo mesi di scambi 2.0 su Facebook finalmente ci incontriamo. “Per un aperitivo”: lui parecchio interessante anche di persona, bei modi, buone battute. Poi ordina una Coca Cola. Neanche una birra: una Coca Cola. Negli scambi virtuali ci eravamo intrattenuti sulla buona tavola e sul buon bere e io mi ero fatta tutto un film su di lui. Magari è la sera clou e con cosa ti viene in mente di suggellarla?
Meri, scusa, ti dispiace chiedere all’amico tuo enologo di inviarmi un prontuario di ordinazioni doc dalle quali ricavare informazioni più attendibili su chi le fa?
Grazie
Alessandra

Risponde Gimbo, personal investigative winer

Cara madamina,
intanto osservo che può capitarti di peggio di uno che ordina una Coca-Cola: uno che ordina il vino della casa. Non prometto nulla ma il catalogo è più o meno questo: 

Tirchio e/o scannato, vino-banalotto: Casale del Giglio Merlot o Shiraz, Vermentino Sella e Mosca, Pagadebit

Riccone e/o incompetente che va sul sicuro: Sassicaia o Solaia o Nebbioli di Gaja

Intenditore: i sangiovese di Montevertine e di Soldera o Barolo di un tradizionalista a scelta (Rinaldi, Mascarello, Conterno…) o Chambolle Musigny o Volnay o Riesling della Mosella

Ecologista, famolostranista, pauperista: Pico di Angelino Maule o Lambrusco di Camillo Donati

Ecologista, famolostranista (versione alto reddito): Coulèe de la Serrant, tutto Massavecchia

Amore al primo sguardo: Champagne Dom Perignon millesimato

Tenero e bisognoso di affetto: Pinot noir di Gottardi o Hartmann Donà; Etna rosso (Biondi, Russo, Terre Nere, Passopisciaro); nebbiolo di Ar.Pe.Pe.

Aggressivo e maschilista: Montepulciano d’Abruzzo di Pepe o Praesidium o Masciarelli, Tocai friulano (Jakot), Amarone Bertani

 Timido, insicuro: Falanghina di Mastroberardino o Soave di Inama o Rosato del Salento

 Eno-chic, portafoglio gonfio: Barbaresco Roagna, i vini in anfora di Josko Gravner, Tenuta di Trinoro, Caberlot, Hermitage

 Esterofilo per forza o per moda: merlot/cabernet di Bordeaux e Napa Valley

 Esterofilo a poco prezzo: vini sudafricani, cileni, argentini

Snob, ego smisurato: i vecchi chardonnay e pinot bianco di Terlano, lo Chablis, Verdicchio riserva di Bucci, Faro Palari o Bonavita

 Fallimento garantito: Prosecco (quasi tutti, tranne Casa Coste Piane e pochi altri), Nero d’Avola (quasi tutti, tranne Gulfi e pochi altri), Orvieto (quasi tutti, tranne Palazzone), Turà Lamberti