Posts Tagged ‘Sahara’

Isabelle Eberhardt, l’androgina del deserto travolta dall’acqua e dalla passione

mercoledì, marzo 15th, 2017

Storie calme di donne inquiete/8

“21 ottobre 1904. Sud est algerino, guarnigione di Ayn Sefra, ultimo avamposto dell’amministrazione coloniale francese e della legione straniera al confine marocchino. Le casupole di fango costruite a ridosso del wadi Sefra vengono improvvisamente sommerse dal fiume in piena. Un torrrente d’acqua precipita giù dalla montagna,trascinando con sé case, bestiame, alberi, persone. La donna – affacciata ad un precario balconcino – sorride. Osserva la spaventosa marea che spazza via tutto. Rimane immobile, non fugge, non tenta in alcun modo di salvarsi. Un’onda la travolge. Muore così, a 27 anni, Isabelle Eberhardt“, esploratrice, viaggiatrice, scrittrice, che -figlia di un’aristocratica russa e padre ignoto- abbandona gli abiti femminili e, da androgina del deserto, inizia ad andare e nomadare tra Algeria e Tunisia. Si veste alla beduina, si rasa completamente i capelli, si spaccia per un giovane ragazzo, Mahmoud Saadi.

Isabelle Eberhardt

Per sette anni  si addentra a cavallo nel cuore del Maghreb condividendo la vita dei locali in posti interdetti agli europei, nomade con i nomadi, legionaria coi legionari.

Nell’agosto del 1900 conosce e si innamora di Slimène, che sposerà, e come cittadina francese ritorna in Algeria. Si stabilisce ai margini del deserto e, pur essendo sposata, non smette di indossare abiti maschili. Studia l’arabo e compra grammatiche d’italiano, d’inglese, di armeno, dizionari di greco, di persiano,di turco, di tedesco, abbraccia la fede musulmana e la sua vita rocambolesca di avventure, passioni, viaggi e travestimenti e  financo un po’ Mata Hari non conoscerà mai tregua.

Della sua fine abbiamo già detto. Ma ciò che travolse davvero la vita della nomade dal cuore d’oro non fu l’acqua: fu la passione, la passione ribelle.

“Partire -scrisse- è la più bella e coraggiosa di tutte le azioni. Una gioia egoistica forse, ma una gioia per colui che sa dare valore alla libertà. Essere soli, senza bisogni, sconosciuti, stranieri e tuttavia sentirsi a casa ovunque, e partire alla conquista del mondo”.

Dedicata a tutte le viaggiatrici di ogni tempo.

Isabelle Eberhardt 2

Almost Blue

martedì, ottobre 23rd, 2012

Si chiama Elena. Elena Dak. Aveva un sogno. E se l’è andato a prendere. Nel Sahara. Perché poi i sogni ognuno ci ha i suoi e non sempre sono a portata. Dunque lei se la poteva cavare con un paio di scarpe di Jimmy Choo o, che ne so, un’altana sul canal Grande (che Elena è di Venezia) il Gronchi rosa, un posto fisso. No. Lei voleva farsi la traversata del Tenerè con i Tuareg, aggregandosi a una delle carovane del sale che risalgono verso le oasi di Bilma e Fachi.

Chi è assiduo di questo blogghe sa quanto ve l’ho fatta lunga con la Dancalia: perché pure io, eh l’ho seguita, una carovana del sale, ma per 20 chilometri a piedi e svariati strisciando di caldo ma la maggior parte dentro una jeep. Lei cinque settimane. A piedi o a dorso di cammello. Unica donna fra 30 uomini (piano con gli entusiasmi) e 300 dromedari.

Trenta Tuareg, stavamo dicendo, gli “uomini blu”, quelli che li guardi e il tasso ormonale ti s’impenna come lo spread. Dice beata lei. Si. Poi voglio vedè a 45 gradi, senz’acqua, a fare l’arrosticino bianco in mezzo al Sahara, senza capì una parola, senza vedè un albero per giorni e giorni.

Insomma Elena ce l’ha fatta. E’ partita. E soprattutto è pure tornata. Non lo voglio manco immaginare, la fatica che è stata. Che lei, che pure ci ha scritto un libro, la parola fatica non l’ha usata mai. E del fatto che lì si sia presa pure la malaria accenna brevemente in un capitoletto e passa oltre.

Non so come ciascuno di noi sappia affrontare il deserto. Nonsolo quello del Nord del Niger: anche i deserti che abbiamo dentro, tipo. Lei lo fa così: “Affrontiamo il deserto in un’alba di quelle che la vita ti regala una volta soltanto, sospesa nella foschia e nello spazio, ora senza più confini, del deserto. L’enorme carovana procede in tante file parallele come un organismo unico ma elastico che assorbe le asperità del terreno e ne segue le diverse inclinazioni adeguandosi senza scomporsi”.

Elena Dak

Elena è partita in un’alba di ottobre per andare a prendersi il suo sogno. Oh, ragassi, è il 23, mancano sette giorni: siamo ancora in tempo anche noi. Per imparare a sognare.

Elena Dak, La carovana del sale. Cda&Vivalda Editore

E per chi è a Milano andate a trovarla domenica prossima, 28 ottobre, alle 16 a Via Tortona 27 al Nomad Dance Festival