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E’ tutto un equilibrio sopra la follia

lunedì, maggio 25th, 2015

A proposito della morte di John Nash molti oggi ricordano quanto la sua teoria dell’equilibrio, nella più generale teoria dei giochi,  (“un profilo di strategie -una per ciascun giocatore- rispetto al quale nessun giocatore ha interesse ad essere l’unico a cambiare”) abbia a che fare con un motto di Italo Calvino:

“Il meglio che si può ottenere nella vita è di evitare il peggio”.

Che, mi sa, è anche il meglio che si può ottenere nel matrimonio.

San Valenvino/ Vini, vidi, vici

martedì, febbraio 14th, 2012

E no, non so’ tutti come Russel Crowe. La speranza di un’ottima annata dello strafigo etilicamente certificato è abbastanza annata (traduz. per zone al di fuori del Grande Raccordo Anulare: andata, sparita, baibai). Approssimandosi la sera di San Valentino in concomitanza con quella di San Remo propongo all’utenza tutta che si riverserà in ristoranti, enoteche, localini, privè, osterie& affini un breviario ad usum donnae aduse a solae.

Cara Meri,
succede che dopo mesi di scambi 2.0 su Facebook finalmente ci incontriamo. “Per un aperitivo”: lui parecchio interessante anche di persona, bei modi, buone battute. Poi ordina una Coca Cola. Neanche una birra: una Coca Cola. Negli scambi virtuali ci eravamo intrattenuti sulla buona tavola e sul buon bere e io mi ero fatta tutto un film su di lui. Magari è la sera clou e con cosa ti viene in mente di suggellarla?
Meri, scusa, ti dispiace chiedere all’amico tuo enologo di inviarmi un prontuario di ordinazioni doc dalle quali ricavare informazioni più attendibili su chi le fa?
Grazie
Alessandra

Risponde Gimbo, personal investigative winer

Cara madamina,
intanto osservo che può capitarti di peggio di uno che ordina una Coca-Cola: uno che ordina il vino della casa. Non prometto nulla ma il catalogo è più o meno questo: 

Tirchio e/o scannato, vino-banalotto: Casale del Giglio Merlot o Shiraz, Vermentino Sella e Mosca, Pagadebit

Riccone e/o incompetente che va sul sicuro: Sassicaia o Solaia o Nebbioli di Gaja

Intenditore: i sangiovese di Montevertine e di Soldera o Barolo di un tradizionalista a scelta (Rinaldi, Mascarello, Conterno…) o Chambolle Musigny o Volnay o Riesling della Mosella

Ecologista, famolostranista, pauperista: Pico di Angelino Maule o Lambrusco di Camillo Donati

Ecologista, famolostranista (versione alto reddito): Coulèe de la Serrant, tutto Massavecchia

Amore al primo sguardo: Champagne Dom Perignon millesimato

Tenero e bisognoso di affetto: Pinot noir di Gottardi o Hartmann Donà; Etna rosso (Biondi, Russo, Terre Nere, Passopisciaro); nebbiolo di Ar.Pe.Pe.

Aggressivo e maschilista: Montepulciano d’Abruzzo di Pepe o Praesidium o Masciarelli, Tocai friulano (Jakot), Amarone Bertani

 Timido, insicuro: Falanghina di Mastroberardino o Soave di Inama o Rosato del Salento

 Eno-chic, portafoglio gonfio: Barbaresco Roagna, i vini in anfora di Josko Gravner, Tenuta di Trinoro, Caberlot, Hermitage

 Esterofilo per forza o per moda: merlot/cabernet di Bordeaux e Napa Valley

 Esterofilo a poco prezzo: vini sudafricani, cileni, argentini

Snob, ego smisurato: i vecchi chardonnay e pinot bianco di Terlano, lo Chablis, Verdicchio riserva di Bucci, Faro Palari o Bonavita

 Fallimento garantito: Prosecco (quasi tutti, tranne Casa Coste Piane e pochi altri), Nero d’Avola (quasi tutti, tranne Gulfi e pochi altri), Orvieto (quasi tutti, tranne Palazzone), Turà Lamberti