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Si, però mi sa che me lo dovevo comprare

lunedì, febbraio 20th, 2012

Fermo restando che confermo tutto quello che ho scritto quattro ore fa però da stamane persiste un paio di occhiaie che insomma: e quindi la signorina Estee Lauder avrei dovuto ascoltarla, sabato.

Che ci vorrebbe proprio sto rullo compressore, oggi. Evvabbè.

La Rinascente. Maiuscola e minuscola. Uot-els?

lunedì, febbraio 20th, 2012

Quanto i venerdì sera sono carichi di attese tanto i sabato mattina sono spesso ai livelli dei camalli di Genova, scaricatoridiattese.

Ciò premesso in realtà sabato mattina avevo appuntamento con George Clooney alla Rinascente di Piazza Fiume. Nel senso che mia sorella nella sua infinita bontà, mossa a compassione dalle mie attitudini in cucina ma anche solo di quelle davanti a una moka, ha deciso insieme alla sua famiglia di fare un investimento e, prima di investire me al successivo caffè preparato con le mie sante manine, ha optato per il regalo di una Nespresso-uotels.

Dunque appuntamento per la registrazione -che avere le cialde gratis è complesso come entrare al palazzo di vetro dell’Onu- sabato mattina alla Rinascente. I regalatori in leggero ritardo io mi avviavo verso i profumi dove la signorina Estee Lauder mi intercettava e diceva:

-Signora, vengaquichelatruccoelafacciorilassare

Io, che pensavo di essermi già truccata, decidevo di accettare l’aiutino e il rinforzino. Lei mi sistemava su un trespolo e diceva:

-Ora le metterò un correttore di occhiaie, che corregge anche le rughe, attenua le macchie della pelle e ridona tonicità al viso stanco.

Essendo appena le unidicetrenta del mattino e avendo quindi già ricevuto l’impietosa diagnosi decidevo di sottopormi al trattamento riparativo.

Dopo un ordine di
-Chiuda gli occhi
la perfettamente restaurata signorina iniziava a passarmi una cosa tipo un rullo sulla borsa. La borsa sotto agli occhi. Massaggiando una cremina avanti e indietro poi cambiava arnese e ne spalmava un’altra sulle guance e un’altra ancora sugli zigomi. Il tutto continuando a cazziarmi per non aver mai ottemperato a neanche una di quelle azioni imprescindibili “dopo una certa età”.

Finito il triplo massaggio carpiato, acquisita la certezza che ogni mattina dovrei alzarmi un’ora prima per le incombemza del caso, oltre a chiedere un finanziamento alla Findomestic per l’acquisto della triade, cercavo di svicolare e andarmene quando lei, bloccandomi e guardandomi fissa nelle borse degli occhi esclamava:

-Prenda questa buona abitudine, vedrà che fra poco neanche si riconoscerà

Ora, per carità sia chiaro, a me qualsiasi cosa non m’avesse fatta riconoscere, fino a un paio d’anni fa, io avrei fatto qualsiasi cosa per accaparrarmela. Il problema è che oggi no. Aricapiamoci: non che una bella beautyfarm gratis da diecianniinmenosubito mi faccia schifo, eh.

Però ci ho messo un bel po’ a incontrarmi. E mo’, pure con le rughe e le borse, ci manca solo che manco mi riconosco quando mi incontro.

E così ho detto:
-Grazie, magari un’altra volta. Ora devo andare, che ci ho Clooney che m’aspetta.

Poi sono scesa e mi sono presa un bel caffè. Che, certamente, a ste borse farà malissimo. Ma ho proprio avuto la netta sensazione che a Clooney non gliene importasse per niente, effiguratiammè.

Quindi, poi, alla fine, dopo aver assaggiato la capsula dell’ Indriya intenso e speziato unione di puri Arabica provenienti dal sud dell’India, mi sono chiesta: vabbè ma in effetti che altro caspita di whatelse voglio?

Le rughe di Elsa

martedì, dicembre 6th, 2011

Dunque, oggi siamo qui:
Con questo

Non ho visto subito le lacrime perché stavo guardando le mani. Le mani e il gesticolare di Elsa Fornero, ministra che ha tolto il primato e lo scettro della lacrima tristi a Livia Turco. Le mani di una che, puoi essere d’accordo o no sul contenuto, padroneggia la materia della quale parla. Su Facebook qualcuno scriveva che quando parlano questi di sto governo qui le viene automaticamente da prendere appunti. Io guardavo quelle mani che stavano per darmi la mazzata, previdenziale, ma mi sentivo stranamente sollevata. Sollevata dal sapere che, forse, davvero, se voglio salvarmi domani, non ho altra possibilità che la mazzata oggi.
Davanti a quel televisore mi è successo un miracolo: le stavo credendo.
Credevo a quelle mani.
E poi le rughe. Rughe come segni di accetta sul viso. Senza il lenimento non dico di un botox ma nemmeno di una Nivea idratante.
Il coraggio di presentarsi così mi stava facendo riflettere sul fatto che gesti di ordinario buon senso sono ormai diventati eroici. E quando lei ha pianto è venuto da piangere anche a me. Un po’ a vedere la mia pensione che prendeva il largo lasciandomi in mare aperto senza salvagente ma anche perché mi sono chiesta: ma come ci eravamo ridotti? Davvero siamo al punto in cui vedi un ministro serio in tv e vorresti alzarti e abbracciare il televisore? Ho visto e ascoltato quel pianto ma soprattutto un’esposizione lucida e competente. E sono stata contestualmente assalita dall’incubo dell’audiovideo che mi avrebbero riservato gli altri in aggiunta alla mazzata: tra un grugnito di Bossi, una maledizione di Brunetta, un dito medio della Santanché, una barzelletta di terz’ordine del capocomico e qualcosa di cui chiedere scusa a nome di Giovanardi.

Ed è così che, fresca di mazzata, sono andata a letto felice.

No, io non voglio avere 10 anni di meno

giovedì, febbraio 3rd, 2011

Caro signor Fèisbuc,

alla sfiancante pubblicità con la quale ogni santo giorno, da settimane, mi bombardi ammiccante e loffio chiedendomi “Vuoi avere dieci anni di meno?” vorrei rispondere serenamente, pacatamente e definitivamente “No, no e no”. Io non voglio avere dieci anni di meno, io voglio gli anni che ho. Perchè io oggi sono molto meglio di dieci anni fa. 

Certo che avevo meno rughe. Se è per questo ero anche più tonica, la pelle era più elastica e idratata. Ma ero anche meno contenta.
Avevo un corpo più giovane. Ma sapevo usarlo e godermelo meno.
Avevo le labbra più piene. Ma baciavo peggio. Meno bene, diciamo. (Che comunque, sia chiaro, non si è mai lamentato nessuno).
Perchè questo è il bello di avere dieci anni di più: accorgersi che dieci anni fa avevi anche dei “meno” che non cambieresti mai con i più di oggi.
Figuriamoci con la crema rassodante.

Per dire, due sere fa me ne stavo in cucina a preparare la pastella con delle amiche. A un certo punto una mi ha fatto un’intervista, sì sulla pastella e che solo la Clerici?, e io la sera mi sono vista nella televisione. La televisione è più grande dello specchio del bagno. E più impietosa. Anche perché non è che mentre mi lavo i denti o mi trucco mi metto a rilasciare dichiarazioni sul bollito. Insomma mi sono guardata da un altro punto di osservazione: la telecamera. Ma senza la calza davanti. E ho potuto accertarmi che effettivamente il combinato disposto della legge di gravità e del trascorrere del tempo imprime un’azione verso il basso. Ed ero pure emozionata. Insomma non proprio una performance da Oscar.

E poi delle amiche su Fèisbuc hanno iniziato a condividere quel video. E io all’inizio mi dicevo “epperò peccato le rughe, l’incertezza e mo’ l’elenco è lungo e lasciamo perdere”. Ma a vedere che io a quelle amiche ero piaciuta lo stesso mi sono piaciuta anche io.  Beh, mo’ proprio piaciuta forse è  troppo: diciamo che mi sono stimata. Perché tutto quello che c’è stampato sulla mia faccia, e sul resto, è la mappa della strada che ho dovuto fare per arrivare fino a qui. E mi è costata. Dice: si vede. Meglio: guarda dove mi ha portata, piuttosto.

Quindi, signor Fèisbuc, scusa eh: ma proprio ora che io ci ho il mondo ai miei piedi tu ti stai a fissà co’ ‘ste due rughette?

E mo’ basta co’ sto stalking anagrafico. Oh.

(Cioè, dico io, ma a Milva ti permetteresti mai di scrivere “che vuoi avere dieci anni di meno”?)