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mercoledì, settembre 28th, 2011

Lo sapete che abbiamo finito, si?

E’ che pure stavolta non riesco a staccarmi. Dal racconto. Che se ci pensate aveva ragione quello che diceva che “La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla”. E quindi chissà che caspita è successo veramente, in sta Laustralia. Ma quello che volevo dirvi, e ci ho messo trenta giorni e ancora non ci riesco, è che a questa Laustralia voi ci dovete proprio andare.

Perchè pure se vedete tutto nero alla partenza poi andate lì e se trovate le persone giuste vedete improvvisamente tutto rosa:

The Pink Panthers: Carlina, Meri, PaolaDarwin (Foto Professor Pi)

Però certe volte pure se andate là e pure se siete felici improvvisamente arivedete tutto nero, ma per poco. Cioè finché non se ne vanno le mosche:

Meri Burka (Foto Professor Pi)

E certo potreste trovare parecchi ostacoli sulla vostra strada

Rolled stones (Foto Professor Pi)

ma l’importante è scansarsi in tempo:

Ahia (Foto Meri Pop)

 Potrà capitarvi di trovarvi in mezzo a un guado e pensare di non farcela (ma intanto famose na doccetta)

Quel ponte sul fiume Indovai (Foto Carlina)

e scoprire che invece potete osare dove pochi avevano già osato, anche fare cose osè Mosè

Meri M-osè (Foto Professor Pi)

E insomma se poi, come diceva poi quell’altro, “Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone”, vedendo come so’ ridotta io lo capite si che caspita di viaggio è stato. Indimenticabile. Specie per i poveracci che m’hanno dovuto sopportà.

Però mo’  basta eh. Basta tende, basta materassini gonfiabili, basta pane in cassetta, basta cessi dei campeggi, basta campeggi, basta chemmoppropriobbasta. Io gliel’ho detto così al Professor Pi: mobbasta. E lui manco m’ha risposto. Cioè si stava a leggere una cartina geografica, in aereo al ritorno.  Che aveva finito tutto Guerra e pace e I Fratelli Karamazov e ancora dovevamo arrivare a Dubai. Insomma non mi si è filato di pezza. Poi, mentre lui ripiegava la cartina per far posto al quarto vassoietto di cibo, io ho intercettato un lampo luciferino nella sua pupilla. Lui s’è girato, ha fatto scendere un po’ l’occhialetto sul naso, m’ha dato una sommaria occhiata e ha detto:
“Meripo’, Omo river?”
 

VAI CON LA SIGLA. Di coda. De coccodrillo

Tutti i numeri che abbiamo dato:
Km. 8888
Dei quali sballonzolati su pista 6000
Km a piedi: 70
Ore di volo: 63. Ripeto: ses-san-ta-tre
Jeep: tre due
Eroi: 11
Tende: sei cinque
Fusi orari cambiati: 3
Stati attraversati: 5
Bagagli in chili alla partenza: 220
Bagagli in chili al ritorno: 180
Chili di zavorra lasciati in cestini ostello Cairns: 40
Temperatura minima 0 (aò ma quale 0, famo pure -10)
Temperatura massima 35
Litri d’acqua consumati nel bush: 400
Litri de sudore: ancora in corso
Litri di gasolio: 5.100
Casuari avvistati a casuaccio: 1
Canguri vivi: 30
Canguri morti: 300
Aquile: 20
Coccodrilli: 10

Grazie ad Ago, Carla, Cris, Dario, Enza, Mariella, Mauro, Tino, Paola, Pietro

Unforgettable (Foto: Signora laustraliana sulla spiaggia)

E grazie anche a:
Dire Straits
Rolling Stones
John Denver
Beach Boys
Animals (quelli che suonano)
Simon e Garfunkel
Franco Battiato (
che cantava Ruby Tuesday pure lui però meno a caciara dei Rolling Stones e quindi a Carlina la Ruby Tuesday de Franco je piaceva e non ci apriva i finestrini per protesta quando fuori faceva meno cinque. E una volta per fargliela sentire meglio avevamo messo il volume a 58 e lei terrorizzata ha detto “oddio ma quanto sta incazzato oggi il professor Pi?”, che ve l’avevo detto che quello quando s’arrabbia non fa una piega ma mette a palla i Rolling Stones. E mo’ ogni volta che uno alza il volume di qualsiasi cosa a Carlina purtroppo è rimasto, della Laustralia, il riflesso condizionato. Vabbè mo’ basta davvero. Fine. De end. Ciao).

Non è nulla, caro

martedì, settembre 20th, 2011

19 agosto

Tutte le grandi catastrofi, di norma, iniziano con il seguente tipo di dialogo:
-Capo, scusa, si sente uno strano odore in macchina, puoi venire a controllare?
-Non è nulla, caro 

Nonènullacaro si manifestava all’incirca alle ore 9, lasciata Burketown da circa 60 chilometri. In realtà al rientro nella nostra, di macchina, giurerei di aver sentito il professor Pi nonènullacaro bofonchiare invece “maporc….”.
Il puzzo aumentava ma noi eravamo in un posto mozzafiato, questo:

Che robetta (Foto Meri Pop)

e dovevamo pensare, nell’ordine, a :
1)cascate
2)laguna
3)dune di sabbia
4)formazioni rocciose
5)pinetina con canguri saltellanti

Nonènullacaro, alla ripartenza, veniva monitorato con la radiola interna dal professor Pi che chiedeva “E la puzza?” e quelli “ormai ci siamo abituati” ma, fatta un’altra decina di chilometri, la gippona si rifiutava di prendere ulteriori ordini dal guidatore Mariella.
Escluso si potesse trattare di un caso di misoginia, si iniziava a valutare l’ipotesi che il nonènullacaro fosse invece unbelcaspitadicasino, come il “maporc….” aveva fatto presagire.
Si apriva il cofano e, dopo un consulto di cinque virili capoccione appozzatesi dentro, si diagnosticava:
-la frizione è andata.
Ago estraeva con nonchalance i 10 metri di corda da traino rossa e blù che aveva provvidenzialmente imposto di comprare a inizio viaggio, mentre con gli altri iniziava le operazioni di ancoraggio:

Rimorchiatori (Foto Meri Pop)

Nonostante l’evidenza dei fatti mi avventuravo comunque a chiedere a Pi:
-E ora?
-E ora la trasciniamo
-Quindi torniamo indietro?
-No, andiamo avanti
Ora io nel professor Pi, si sa, nutro la massima stima al punto che mi ritrovo in mezzo a un caspita di deserto del bush senza coperture telefoniche con una macchina in panne. Però ugualmente obietto:
-Scusa, ma indietro abbiamo 70 chilometri, davanti più di 200
-Infatti la trascineremo per i prossimi 200. In avanti

Le truppe, pur scettiche, annodavano il cavo. Poche, essenziali altre parole cadevano in un silenzio di gelo ma a 30 gradi Celsius:
-Tenete il cavo sempre in tensione e andate piano
Disposizioni che venivano infrante già al secondo chilometro, mancandone quindi solo 198 al traguardo. La nostra jeep era terza, chiudeva la fila della trainante e della trainata e la nuvola di polvere rossa che ci avvolgeva ci rendeva ormai simili a Marte. Si tentavano inoltre due affiancamenti da stuntmen per urlare da una macchina all’altra, abbassati i finestrini e busto in fuori, RAL-LEN-TA-TE-E.
L’andatura rallentata durava un altro chilometro dopodichè li vedevamo inchiodare. E “intrupparsi” (trad. tamponarsi), fortunatamente senza conseguenze escluse le carrozzerie e la sequela di irriferibilità uscite dall’esimia bocca del Capo Pi. Il quale, sceso come John Wayne da un cavallo imbizzarrito (che mo’ che ci penso ma un po’ non ci assomiglia? no, no al cavallo imbizzarrito, a John Wayne, dico. Vabbè) e chiamati a rapporto i due autisti, ribadiva che era meglio andare piano per 197 chilometri che spingere per 197 chilometri.
Le parti convenivano trattarsi di proposta irrifiutabile.

Ripreso con animo lieto il cammino e con Ruby Tuesday a 63 la via, ci sciroppavamo sti altri100 chilometri a 35 all’ora, sempre nella nuvola rossa di Marte, finché l’esimio, aguzzando lo sguardo come un Sioux, avvertiva:
-quel cavo sta troppo in terra, rischia di spezzarsi
Devo aggiungere altro?
Altri 2 chilometri e TRAC, il cavo esalava l’ultimo filo.
“Ora sono volatili per diabetici”, chiosava Dario, il trainato.

E finalmente anche per me veniva l’ora del “machiccaspitamel’hafattofarammè, che manco ancora ho mai visto la costiera amalfitana??” quando Stino, con imperturbabilità epicurea e aplomb veneto, nel generale agitarsi, zitto zitto apriva lo zainetto e tirava fuori i suoi metri di cordino per il bucato. Non so se si è capito bene: tirava fuori il cordino per i pedalini. Poi chiamava la sottoscritta, sottovoce, dicendo:
-Meripop, dammi una mano
e dunque la vostra, in stile labellalavanderina, iniziava a torcerlo insieme a lui.

Stending rimorchiescion (Foto Meri Pop)

Ora io voglio sapere quanta gente conoscete che sia entrata a Normanton, Queensland, Australia, trainata da un cordino da bucato.

Entrata indimenticabile persino per gli aborigeni del luogo che, abitualmente rintanati, accorrevano ad osservare lo sbarco dei rossi marziani.
L’esimio si precipitava a telefonare alla società di noleggio Apollo denunciando il sinistro della navicella e usciva dal breve colloquio rinfrancato al grido di
-hanno detto di non muoverci da questo incrocio che fra un’ora, massimo un’ora e mezza saranno qui.
Non so perché queste 19 paroline evocassero nel nostro immaginario una scena tipo Apocalypse Now sbarco elicotteri di salvataggio con al seguito macchina di ricambio.

Le ore, intanto, diventavano due. E non si avvistava nessuno. Però si allestiva nell’attesa, sul locale bidone della spazzatura, unico appoggio rintracciabile nel raggio di chilometri, un frugale pasto a base di pane in cassetta un po’ ciancicato, avanzi di sottilette, di prosciutto e di mele.
Fattesi due ore e mezza l’esimio arichiamava e gli veniva spiegato che “I meccanici” erano in viaggio ma purtroppo si erano dovuti fermare all’ospedale di Normanton. Alle tre ore e mezza nuova, veemente telefonata, per sapere se sti meccanici erano direttamente trapassati nell’Aldilà. Finché alle 17  un carroattrezzi monoguidato faceva il suo ingresso trionfale in quel di Normanton, Queensland.
Il meccanico rimorchiatore, date un paio di superficiali occhiate nel cofano e sotto il cofano, senza proferire parole iniziava le operazioni di issaggio:

Oh issa (Foto Meri Pop)

mentre noi di corsa provvedevamo allo sbarcaggio. Bagagli, cassa viveri e uomini. Rassegnati a passare la notte in quel di Normanton.

Lo sbarco (Foto Meri Pop)

E, domanda, se 11 persone con relativi bagagli e casse viveri, albergano in 3 jeep ma 1 improvvisamente sparisce, come faranno gli 11 a proseguire in 2 jeep? Aò e che vi siete dimenticati la Greyhound Australia?

Parte di equipaggio, Dario autoimmolatosi con parte dei bagagli proseguirà in corriere fino a Cairns. Gli altri, 5 per jeep, si spareranno sti 700 chilometri domani, onde ricongiungersi sulla Barriera Corallina nell’ostello Backpacker: un letto, signori miei, vuol dire un letto. E un cuscino. Dopo 20 giorni di tenda io lo sto rincorrendo come il Sacro Graal, sto caspita di ostello di Cairns e intendo arrivarci con ogni mezzo. Domani.