Posts Tagged ‘Ruby’

Che il letto è l’ultimo posto in cui si perde la dignità

domenica, febbraio 13th, 2011

Non è Berlusconi che offende la mia dignità: so fare benissimo da sola, quando accetto di credere alle bugie o alle meschinità degli uomini per elemosinare un po’ di amore o di attenzione, quando non alzo la voce per paura. Quando tradisco me stessa. Berlusconi offende la dignità del mio Paese. E non mi piace. Non mi è neanche piaciuto tutto di oggi. Ma ci sono momenti nei quali non serve aprire dibattiti: bisogna alzare il sedere e uscire di casa. Io l’ho fatto. Grazie a tutte quelle che l’hanno fatto. E che però lo faranno anche domani. E la prossima volta che un uomo proverà a prendersi gioco di loro, ovunque.

Perché il letto è sempre l’ultimo posto in cui si tradisce o si perde la dignità: prima c’è tutto il resto.

Elenco delle frasi in grado di far proseguire il clima di assoluta eleganza e decoro

giovedì, febbraio 10th, 2011

Il contributo dato nella giornata di ieri

Sara Tommasi da Dubai dove è in vacanza:
‘Non sono una escort. Sono vittima di persecuzioni e ricatti continui e non mi sento tutelata. Berlusconi mi ha colpita positivamente la prima volta che l’ho visto. Oggi posso dire di essere delusa. Uno scandalo del genere può coinvolgere una starlette come me ma non un politico, che dovrebbe dare il buon esempio”.

“Il mio problema è un impulso insopprimibile a fare sesso. Ma non sono una prostituta. È che mi sciolgono la droga nei bicchieri”.

“Certo, se un ministro mi offrisse 15mila euro… ma è solo un’ipotesi”.

Oh, se poi qualcuno avverte pure Wikipedia delle novità intervenute gliene siamo grati, che per ora siamo fermi a “Nel novembre 2010 è stata legata sentimentalmente con il calciatore brasiliano (ex Milan) Ronaldinho, per poi affermare nel febbraio 2011 di iniziare una storia con il calciatore Balotelli (ex Inter), cosa poi smentita dall’attaccante del Manchester City il giorno dopo sulle pagine della Gazzetta dello Sport”.

Viene comunque riportata la sua mission aziendale: «La mia mission aziendale è quella di ricercare la qualità, e scegliere progetti che mi facciano sentire viva. Crescendo i sogni cambiano, perché si scoprono nuove opportunità, come la televisione. Il mio obiettivo è di far continuare l’armonia che trovo oggi nel mio lavoro. D’altro canto tutto questo è piuttosto labile e la mancanza di certezze crea un po’ di instabilità psicofisica e anche ansia. È come stare sulle montagne russe». Profetica. 

(Grazie a Martino)

E retrodatiamo pure l’età dell’unità d’Italia, no?

mercoledì, febbraio 9th, 2011

Allora, riassumo: ci sono questi 150 anni dell’unità d’Italia. Però questi non si mettono d’accordo manco se devono festeggiarli andando a lavorare o restandosene a casa. Allora dico io: ma siamo sicuri che ne ha proprio 150? E allora retrodatiamola, st’unità d’Italia.
Perchè, vedendo il casino, i legali del premier potrebbero presentare nuovi documenti per dimostrare la vera età dell’Italia all’epoca delle cene ad Arcore dei festeggiamenti a Roma. E magari potrebbe anche spuntare l’ipotesi di una rogatoria in Marocco in Padania.

Quindi Gnazio La Russa, ministro della Difesa fa festa (“Certo che il 17 marzo non si va a lavorare. Si va a lavorare per fare qualcosa di più grande e bello per cementare quello che è un sentimento comune di tutti gli italiani, un lavoro morale ed etico che vale più di una giornata di lavorativa”).
Paolo Romani, ministro dello Sviluppo economico non lo sa ma vorrebbe fare un ponte, appena si può, e non solo a Messina (“I 150 anni dall’unitá d’Italia si festeggiano solo quest’anno, mi sembra che per una volta si possa festeggiare senza andare a lavorare. Il primo maggio cade di domenica e il 25 aprile è Pasquetta, se c’è solo questo di ponte allora festeggiamo”).
Roberto Calderoli ministro per la Semplificazione invece lavora (“No, il 17 marzo si può festeggiare lavorando. “Ho votato contro, a suo tempo, in Consiglio dei Ministri e sono e resto completamente contrario al fatto che l`attribuzione delle caratteristiche di festività nazionale, conferita alla data del 17 di marzo, comporti la chiusura di molti uffici pubblici”).

Ecco, scusate eh, ma, concludendo, io mo’ ci ho solo due domande:
1) Che caspita deve fare una per sapere che deve fare il 17 marzo?
2) E la cosa che mi fa impazzire non sono nemmeno questi cialtroni: ma è possibile che non si riesca a battere gente che non riesce a mettersi d’accordo manco sull’agenda, Santocielo?

I Promotori della Sadomasità

lunedì, febbraio 7th, 2011

Mo’ io sto audiomessaggio consultabile sul sito dei Promotori della Libertà diretto dalla signora Michela Vittoria Brambilla l’ho visto. Silviè, tu ci hai ragione a ribellarti a quest’ondata di fango mediatico, a questi maniaci che si intromettono illegittimamente ovunque e pure nella Privacy e nei privè.

Ora però, io per te ho una sola domanda: stai dicendo che le “intromissioni illegittime” sono quelle dei magistrati, che i giornali non ci hanno di meglio da fare che guardare te “dal buco della serratura” e scusa, eh, ma per opporti a questa deriva di erotomani che affollano le aule giudiziarie e le redazioni, tu il tuo audiomessaggio di discolpa, improntato a un clima di assoluta eleganza e decoro, lo mandi al sito diretto da una che ha esordito con “Esplorazioni notturne”, inviata speciale “Nei misteri della notte” nei locali sadomaso di mezza Europa???

Perchè è come se la Franzoni avesse deciso di affidare la memoria difensiva a Erode, eh. No, dico, bisogna essere proprio dei masochisti.

No, io non voglio avere 10 anni di meno

giovedì, febbraio 3rd, 2011

Caro signor Fèisbuc,

alla sfiancante pubblicità con la quale ogni santo giorno, da settimane, mi bombardi ammiccante e loffio chiedendomi “Vuoi avere dieci anni di meno?” vorrei rispondere serenamente, pacatamente e definitivamente “No, no e no”. Io non voglio avere dieci anni di meno, io voglio gli anni che ho. Perchè io oggi sono molto meglio di dieci anni fa. 

Certo che avevo meno rughe. Se è per questo ero anche più tonica, la pelle era più elastica e idratata. Ma ero anche meno contenta.
Avevo un corpo più giovane. Ma sapevo usarlo e godermelo meno.
Avevo le labbra più piene. Ma baciavo peggio. Meno bene, diciamo. (Che comunque, sia chiaro, non si è mai lamentato nessuno).
Perchè questo è il bello di avere dieci anni di più: accorgersi che dieci anni fa avevi anche dei “meno” che non cambieresti mai con i più di oggi.
Figuriamoci con la crema rassodante.

Per dire, due sere fa me ne stavo in cucina a preparare la pastella con delle amiche. A un certo punto una mi ha fatto un’intervista, sì sulla pastella e che solo la Clerici?, e io la sera mi sono vista nella televisione. La televisione è più grande dello specchio del bagno. E più impietosa. Anche perché non è che mentre mi lavo i denti o mi trucco mi metto a rilasciare dichiarazioni sul bollito. Insomma mi sono guardata da un altro punto di osservazione: la telecamera. Ma senza la calza davanti. E ho potuto accertarmi che effettivamente il combinato disposto della legge di gravità e del trascorrere del tempo imprime un’azione verso il basso. Ed ero pure emozionata. Insomma non proprio una performance da Oscar.

E poi delle amiche su Fèisbuc hanno iniziato a condividere quel video. E io all’inizio mi dicevo “epperò peccato le rughe, l’incertezza e mo’ l’elenco è lungo e lasciamo perdere”. Ma a vedere che io a quelle amiche ero piaciuta lo stesso mi sono piaciuta anche io.  Beh, mo’ proprio piaciuta forse è  troppo: diciamo che mi sono stimata. Perché tutto quello che c’è stampato sulla mia faccia, e sul resto, è la mappa della strada che ho dovuto fare per arrivare fino a qui. E mi è costata. Dice: si vede. Meglio: guarda dove mi ha portata, piuttosto.

Quindi, signor Fèisbuc, scusa eh: ma proprio ora che io ci ho il mondo ai miei piedi tu ti stai a fissà co’ ‘ste due rughette?

E mo’ basta co’ sto stalking anagrafico. Oh.

(Cioè, dico io, ma a Milva ti permetteresti mai di scrivere “che vuoi avere dieci anni di meno”?)

Per chi suona la pastella

mercoledì, febbraio 2nd, 2011

E’ andata così: che ieri abbiamo scritto una lettera a Silvio.  All’inizio sembrava l’avesse scritta una sola e poi invece, in un clima di assoluta eleganza e decoro, gliel’abbiamo messa lì, nella cassetta della posta, in tante. Ma tante. Che a una certa ora eravamo belle che Protagoniste dopo il Blitz, co ‘sta rivoluzione della pastella.

Poi ci siamo trasferite in cucina. Quella di Zuckerberg. E lì la missiva ha iniziato a viaggiare di bacheca in bacheca, di amica in amica e a un certo punto è arrivata a darci una mano anche Nilde Iotti. Intanto qualcuna cominciava a spianare la farina. E più tardi altre sono arrivate con la parannanza e le scodelle. La lettera intando andava e il caro Silvio pure.  

Ho capito che la missione e la missiva entravano nell’elenco ingredienti del Gran Final Cucinamento quando, a sera, la staffetta Tina Anselmi-Giovanna ha suonato la campana: “Stiamo portando l’olio a temperatura”.
Ecco, volevo dirvi che pure la pastella è a buon punto.

E intanto si potrebbe tentare un primo assaggio il 13 febbraio.

Infine, nella concitazione del mescolamento, si è fatta sera. E su una piccola tv è andata in onda un’intervista a Franca Valeri.
E’ stato come avvistare una perla. Una perla in un mare di catodico liquame. Perciò ancora più splendente, in quel sorriso sghembo sul mondo che nessun ostacolo può fermare, anche quando le parole non scorrono più fluentemente, in questo oceano di intelligenza, arguzia, ironia, classe. E sono state quelle pause, quello sforzo, il lusso di potersi fermare in mezzo a una frase, restituendocela poco dopo più attesa e quindi più preziosa, che ieri l’hanno resa ai miei occhi ancora più grande.

Maddalena Carlino ha realizzato l’intervista e fra poco diventerà anche mamma,  Chiara Geloni è sempre più Marylin nonché direttora della tivvù e il link è questo:
http://www.youdem.tv/VideoDetails.aspx?id_video=b0efac00-e129-4b4e-b287-2fdadf31f7e4

E siccome di Franca Valeri la mia amica Rita mi ha regalato l’autobiografia, ieri sera, spenta la tivvù ma nell’assoluta impossibilità di staccarmi dalla compagnia di quella lezione di etica e stile, risfogliandola, ho trovato questo:

“L’educazione non è ormai una forma di rispetto umano scambievole e con le sue regole codificate, no certo, è resistenza alla maleducazione. E la maleducazione è arrivata molto in alto. La nostra freddezza li ha lasciati lavorare. Adesso la ribellione spetta a noi. Non si era mai visto nella storia: la rivoluzione degli educati”.
(Franca Valeri “Bugiarda no, reticente”. Einaudi, pag. 82)

E ora, per dirla proprio con la Franca, “ho parlato abbastanza, considerando che parlo da sola”. Towanda.
E buona rivoluzione della pastella. E degli educati.

Gnocca ciao

martedì, febbraio 1st, 2011

Oggi Meri è qui.

Con Silvio-ri-membri ancora.

E buona rivoluzione della pastella a tutte

Se tu ci fai toccare il fondo perché noi ancora non strappiamo ‘sto fondale?

lunedì, gennaio 31st, 2011

Ho fatto un sogno: che anche io, come Truman, ce la farò. Ne ho fatto anche un altro: che non ce la farò da sola ma che ce la faremo insieme. E mi piacerebbe cominciare a farcela insieme ad altre donne. Bello smacco, eh, per Toro Sedutoflaccido.

Che in tutta questa storia una cosa mi ha spaventata: quando ho visto che dopo l’arrabbiatura, il disgusto, l’umiliazione arrivava al massimo la nausea. Cambiavo canale, chiudevo i giornali, spegnevo la radio. Finché mi sono accorta che quello che stavo provando non era stanchezza: era rassegnazione. E cioé “la disposizione di chi si adegua consapevolmente a uno stato di dolore o di sventura”. Brutto, eh? 

E’ che aspettavo che ci pensassero Di Pietro, Bersani, Fini, Casini e mi sono attaccata pure a Iva Zanicchi. E quando lui da Lerner le ha intimato di alzarsi mi sono alzata io dal divano, avvicinata al televisore e le ho detto: non lo fare, ti prego non lo fare e resta seduta su quella caspita di sedia.

Ma, pur parteggiando per la seduta della Zanicchi, non arrivava mai il momento di rialzare la testa io. E lo so, l’immagine in questo caso non favorisce quel clima di assoluta eleganza e decoro al quale invece lui ci ha abituate in questi anni. E però che-cosa-posso-fare-io che manco siedo non dico in Parlamento e nemmeno a Kalispera ma al massimo sul divano di casa mia?

E poi hanno cominciato a raccogliere le firme. Si, capirai, stiamo freschi. Poi a mettersi le sciarpe bianche. Poi pure a imbracciare pentole. E, mentre io stavo ancora sul divano,  ho visto, ieri, che qualcuno iniziava persino a timidamente fischiare Ruby. E siccome questo è il vero danno e il vero male che ci sta facendo, che ormai misuriamo tutto non più dall’Osservatorio di Pavia ma solo da quello di Lele Mora, beh insomma io ieri a un certo punto ho sentito che stava succedendo qualcosa. Che stavo alzando il mio fondoschiena dal divano per ripoggiarlo sulla sedia della scrivania, aprire il pc, andare a cercare sto caspita di link delle firme, e poi pure cercare dove si rivedono queste che protestano con le padelle. E se la parabola del nostro Paese è passata dalla Costituzione alla Prostituzione, allora embeh va bene pure che si faccia qualcosa per passare dalle mignotte alle pignatte.

Io, ieri, guardando le immagini di un servizio di riepilogo di tutta ‘sta storia, mi sono ricordata di te, caro Truman. Quando eri nel mare in tempesta sulla barca e hai sentito “Toc”. E ti sei accorto che non eri andato a scogli: eri andato a finire sul fondale. Avevi bucato con la prua la quinta della scena che ti teneva prigioniero, alla Scajola, a tua insaputa. Sono andata su Iutùbb e me lo sono riguardato.

E ho capito che, io, per farcela, è a te che devo guardare. Perché se ce l’hai fatta tu a ribellarti e  affrancarti dall’uomo-Creatore beh allora magari je la famo pure noi con l’uomo-Cerone.

Sei stato bravo, quando lui ha provato a fermarti.
Quando, per fermarti, ti ha detto che aveva creato tutto, tutto lo Show, per te.
E tu gli hai detto “E io chi sono?”
E lui ti ha detto: “Tu sei la star”.
Ma tu, per la prima volta, hai messo la mano non nel costato (del Creatore) ma sul fondale e non gli hai creduto.
Eh, Truman, se riuscissimo pure a noi a non credere più a chi ci dice che siamo le Star quando invece siamo solo le sue comparse.
E poi lui ti ha detto: “Dove vai? Guarda che là fuori ci sono le stesse ipocrisie. Ma nel mio mondo tu non hai niente da temere”.

Quanto ti ho amato quando non gli hai creduto per la seconda volta di seguito e hai fatto quell’inchino prima di prendere la porta del fondale e andartene. Per uscire e andare a sbattere il muso non su un fondale ma su qualche altro muro. Però vero. E tu, perciò, libero.

E guarda eh, te lo scrivo io che sono tenutaria di un blog sentimentale su tacco 12, se poi come donne riuscissimo a farlo non solo in politica ma anche in amore ebbeh allora si che non ce ne sarebbe più per nessuno.

Vabbè però intanto cominciamo da qualche parte, no? Ecco, Truman, io ho deciso di seguire te.
E ora mi alzo da questa caspita di scrivania e vado. Vado a strappare il fondale.
Con una penna e una padella, forse anche una sciarpa bianca.

Perché vedi, Truman, non vorrei che a forza di aspettare che venga a liberarmi qualcun altro, io alla fine, per dirla in un modo che forse non favorirà un clima di assoluta eleganza ma certamente favorirà me, rinunciassi alle palle perché sono ormai rassegnata alla prevalenza numerica dei coglioni.

 

Che poi, riguardandolo, mica me la ricordavo questa bella musica. Apperò. Burning benches nel Bignami del film, tiè:

Caro monsignor Bagnasco

martedì, gennaio 25th, 2011

Caro monsignor Bagnasco,
pfiuuuuuuu.

No, dico, bella questa cosa che la carica politica impone sobrietà, disciplina e coerenza.
 
Ora però, a proposito di coerenza, le sarei grata se volesse anche ridare un’occhiata a quel libro di Monsignor Giampaolo Crepaldi dal titolo “Un manuale per la ripresa dei politici cattolici”. Soprattutto alla regoletta che recita:

“Tra un partito che contemplasse nel suo programma la difesa della famiglia fondata sul matrimonio e il cui segretario fosse separato dalla moglie e un partito che contemplasse nel programma il riconoscimento delle coppie di fatto e il cui segretario fosse regolarmente sposato, la preferenza andrebbe al primo partito”.

Glielo dico perché, non so se ricorda, Lei gli ha firmato la Prefazione, a quel libro, scrivendo che era “utile e tempestivo” e che coglieva “un bisogno reale, affermando alcune verità della vita del politico che spesso vengono invece stemperate”.

Ecco, magari c’è qualcuno che, in un clima di assoluta eleganza sia chiaro, ma potrebbe approfittare di quel varco da voi lasciato aperto tra quello che si scrive e quello che si fa. Un varchetto, lo so. Ma Lei non ha idea delle infinite possibilità che a volte offre un varchetto.
E sa com’è, stempera oggi stempera domani e il prossimo passo è direttamente il bianchetto.

A Lei un reverente ossequio e mi saluti anche il collega Fisichella, sempresialodato.

Sua Meri Pop

Dimmi quanto, quanto quanto

giovedì, novembre 18th, 2010

Caro professor Pi,
riguardo alla sua branca di riferimento della Fisica quantistica mi rivolgo a lei non tanto per la parte della Fisica quanto per la “quantistica” per chiederle: avendo io accumulato negli ultimi sei mesi una serie di n.3 “due di picche” nel mio itinerare da un happy hour a un appuntamento con esponenti dell’altro sesso, secondo lei quanti altri ne devo accumulare per arrivare finalmente a un esito positivo?
Grazie
Sabina

Risponde il professor Pi
Cara Sabina,
come lei certamente saprà, la meccanica quantistica ci dice che eccitando il sistema (almeno un quanto di energia) gli elettroni (per semplificare) modificano il loro stato da stazionario in transitorio nel quale, in modo casuale, iniziano a “saltellare” da uno stato ad un altro e questa transitorietà non termina se non quando si smette di eccitare il sistema, di fornirgli, cioè, quanti di energia.

E’ anche noto che un eccesso di eccitazione può portare ad una frantumazione con conseguente scissione.
Mi permetto infine una nota personale: nella mia lunga (ahimé) carriera di scienziato ho alla fine realizzato che i risultati migliori non li ho mai ottenuti nei momenti di maggior eccitazione ma quando, con serenità, sono riuscito a elaborare i dati a mia disposizione.
Sperando di essere stato esauriente e soddisfacente mi è caro augurarLe un sereno domani.
Suo, Pi

Traduzione a cura di Meri Pop
Sabì,
è tutto da rifare. Noi pensavamo che il sistema lo dovevamo eccitare e invece questi vogliono essere lasciati in pace, che sennò gli viene la frantumazione, dei cabbasisi.
Però, scusi eh professor Pi, io i saltelli più che da uno stato all’altro li ho visti, eccome, da una cubista a un’altra e non sarà certo il suo caso ma Le assicuro che era gente che pure doveva elaborare i dati a sua disposizione, quelli del popolo italiano per dirne uno, e lo faceva saltellando.
Però se lei dice che Sabina il sistema non lo deve eccitare noi Le crediamo: lasciamo che continui a farlo Ruby. Sabì, statt’a casa.