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Le Rose di Mark

giovedì, febbraio 5th, 2015

Insomma ieri mentre mi aiutava a ricostruire la vicenda di Pride,  il mio amico Roberto -rabdomante musicale di classe AAA+++- ha iniziato a raccontarmi la storia di Bread and Roses. Poi, mentre ulteriormente mi ci appassionavo, e visto l’innesco Amarcord in tanti di noi qui e sul socialcoso, gli ho chiesto di raccontarcelo a voce alta. E alla fine ce le ha pure cantate… Che anche le canzoni, come le rose, si regalano a dozzine.
Meri

Già il nome era un segno: Rose.

E’ suo, di Rose Schneiderman femminista e socialista leader della Woman Trade Union League, il discorso che ispirò lo slogan Bread and Roses. Lo pronunciò davanti ad platea di suffragette benestanti, ci dice l’enciclopedia in rete, di Cleveland.

“The worker must have bread, but she must have roses, too. Help, you women of privilege, give her the ballot to fight with”.

Era il primo gennaio del 1912 e i lavoratori tessili di Lawrence, Massachusetts, iniziarono uno sciopero che durò 9 settimane.

Durante una delle manifestazioni un gruppo di donne portò uno striscione che aveva proprio quelle parole stampate sopra: pane e rose. Era la loro richiesta ad un trattamento lavorativo e salariale come gli uomini

James Oppenheim, poeta e scrittore americano che ha dedicato la sua opera al mondo del lavoro, fa diventare le parole di Rose una poesia e Martha Coleman musica il testo: Bread and Roses diventa così una delle canzoni dell’American working-class.

P.S. Sarà l’età, sarà che Meri Pop me la ritrovo alla scrivania accanto, ma quando penso a Rose Schneiderman che parla davanti alle suffragette l’immagine che torna alla memoria è quella, nel film Mary Poppins, della signora Banks che va alla marcia.

P.P. S.Tutto nasce intorno a delle chiacchiere sul (bel) film Pride. Il protagonista di quel film nella vita reale, Mark Ashton, se ne è andato
nel 1987, portato via da quella “grande malattia con un piccolo nome”.

Ashton nella sua breve vita ha avuto tra i suoi amici Jimmy Somerville, cantante dei Bronski Beat e poi con Richard Coles nei Communards. Gli hanno dedicato questa canzone:

Sì, anche le rose

mercoledì, febbraio 4th, 2015

Lunedì sera con Pat, la mia rabdomante cinematografica, siamo andate a vedere Pride. Sostanzialmente una proiezione privata: di post-domenica per un film ormai sulla rampa di lancio di uscita dai cinema con l’intera sala per sei persone.

Pride, la storia vera del sostegno degli attivisti gay allo storico sciopero dei minatori inglesi in pieno regno Thatcher: LGSM, Lesbian and Gay Support the Miners. I miners all’inizio, in realtà, non lo volevano proprio per niente, quell’ “imbarazzante” sostegno. Senonché i gay non si scoraggiarono e li aiutarono lo stesso. Con ciò facendo nascere un’amicizia prima e un’alleanza poi che, dal piccolo sperduto paesino del Galles in cui nacque, si propagò ovunque, fino a culminare nel fatto che, per esempio, l’energica signora Sian James -moglie di minatore che durante lo sciopero preparava pasti per mille famiglie a settimana e che venne incoraggiata a rimettersi a studiare dal fascinoso Jonathan Blake (Dominic West) – oggi è un membro del Parlamento per il Labour Party. E dal Parlamento oggi è lei che Support, e come.

Imperciocché uno dei momenti in cui la quippresente è dovuta ricorrere al soccorso dei Kleenex è stato quello in cui si alzano in piedi tutti, supermachi e gay, morigerate mogli e disinvolte lesbiche, e cantano insieme Bread and roses:

The worker must have bread, but she must have roses, too.
L’operaia deve avere il pane, ma deve avere anche le rose.

Non basta il diritto di esistere, serve anche quello di vivere. E vivere degnamente. Valeva per le lavoratrici allora, quando quelle parole le pronunciò Rose Schneiderman per il diritto di voto, vale per tutti oggi.

Ora accade che, nell’anno di grazia 2015, noi si debba ancora star qui ad assistere a intolleranti che attaccano sedi gay, offendono, insultano quando non peggio.

Qui siamo ancora al pane, evidentemente. Merita dunque rammentare la storia di Pride: perché lì il pane lo conquistarono tutti insieme, etero e gay, per tutti. Compresi i minatori gay. Che c’erano. Dunque appuntarselo: i-diritti-si-conquistano-tutti-insieme-per-tutti.

Ordunque, se non volete diventare tolleranti per il senso di civiltà tocca che vi rassegnate: fatelo per il pane. Noi, intanto, lavoriamo per le rose.