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Non vedo la maestà del Colosseo

mercoledì, maggio 14th, 2014

La vicenda è complessa, molto. E lo so che andrebbe sviscerata per bene studiandosi tutti i faldoni degli accordi sindacali e delle circolari e di tutto il cucuzzaro. Però stavolta partiamo dalla fine e una cosa tutti, ad ora, sappiamo: che per la notte dei Musei, sabato prossimo a Roma, il Colosseo -a meno di qualche miracolo dell’ultimora- resterà chiuso per assenza di custodi. Successe la stessa cosa l’anno scorso.

E nel rotolare di dichiarazioni, minacce, distinguo, controdeduzioni e altro, poco fa è uscita questa notizia:

CULTURA. ‘NOTTE MUSEI’, VERTICE PER APERTURA DEL COLOSSEO

Ripeto: un “vertice” per trovare i custodi notturni di uno dei siti più visitati al mondo. Che uno legge e sarebbe portato a pensare che in fondo i Maya erano pure degli ottimisti.

Ora secondo me il punto non è aprire il Colosseo sabato notte -che di Musei e siti mozzafiato qui ne abbiamo graziaddio a schiovere- e non si tratta di salvare la notte dei Musei. Si tratta di salvare la faccia. E l’onore, se qualcuno ancora fosse interessato all’articolo.

La grande amarezza

giovedì, maggio 23rd, 2013

Più di dieci editoriali o delle analisi sociologiche un tanto al chilo è questa foto di Stefano Peppucci che credo esprima meglio come sia ridotta oggi Roma:

una distesa di bellezza colpita al cuore. All’inizio guardavo la foto e non vedevo altro che l’antica perfezione di quel lastricato. Che questa città è la maestà der Colosseo ma soprattutto quella der sampietrino. Quel lastricato inviso ai tacchi ma amato dal cuore. Solo dopo ho visto quella siringa nell’interstizio. Neanche sbattuta in faccia: adagiata. Lì. Tra un buco e l’altro. In tutti i sensi.

Che Roma Capoccia non è bella solo “quann’è sera,  quanno la luna se specchia dentro ar fontanone” e  “quann’è er tramonto”. E’ bella sempre. Ma oggi Roma è soprattutto ferita. Nella sua dignità. Che è anche la nostra, di noi che ci abitiamo e di noi che le vogliamo bene anche se abitiamo da altre parti. Di noi che passiamo davanti ar Colosseo e ci viene un po’ di fare l’inchino. Ma ora, ovunque passiamo, ci viene soprattutto da piangere. E non abbiamo idea di cosa fare per farla tornare a ridere. Ma una cosa è certa: nun te lasso mai. Soprattutto in mano a questi che t’hanno ridotta così.