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La Passione secondo Alemanno

Friday, April 26th, 2013

Succede nella patria del Belcanto e nella Capitale d’Italia e anche un po’ del barocco, Capitale ahimè sempre più di declino ostello e un po’ bordello, che un solerte pizzardone appostato in anfratto di artistica fontana, abbia eroicamente assicurato alla giustizia amministrativa l’incivile atto del violoncellista diplomato che suonava Bach in strada con cinque minuti di anticipo sulla solerte ordinanza che disciplina il sol maggiore nonché quello dell’avvenire.

La storia ce la racconta oggi Daniela Amenta sull’Unità a pagina 13 (non ho il link. Si ora ce l’ho: eccolo qua). Fabio Cavaggion è un quarantenne maestro diplomato al musical Conservatorio. Son tempi nei quali un diploma di tal fatta difficilmente può aiutare a sbarcare il lunario. E il maestro Cavaggion ha ripiegato sulla strada. “Sono appena tornato dal Portogallo -racconta sul quotidiano- ho bussato alle porte di tante orchestre, ho provato anche a Santa Cecilia. Ma non c’è niente da fare”.

Il maestro allieta dunque dove può. Educa le nostre orecchie, ingentilisce il nostro cuore e per quanto di sua competenza, e probabilmente a sua insaputa, sta contribuendo a salvare il mondo come I Giusti di Borges.

Per lui non ci sarebbe ricompensa. Dovremmo solo dargli una medaglia al valor civile. In compenso c’è una multa e non è neanche la prima. Pare che il pubblico abbia rumoreggiato e preso le sue difese davanti al pizzardone. Ma niente.

Ora, sindaco Alemanno, ascolti se non Cavaggion almeno un consiglio: faccia questo bel gesto. Esca da questi cinque anni di dolore ostello e bordello da statista: ci vada lei da Cavaggion. E lo inviti a suonare sulla Piazza del Campidoglio. Tipo come fece Rostropovich sotto al muro di Berlino. Che sempre di cadute rovinose parliamo.

Grazie


E già che ci siamo ascolti anche questa:

Ciao Camilla amore suo virgola

Monday, October 8th, 2012

E dunque il primo fu il mio amico Rudy. Io ero andata a prendermi un treno per evitare di perderne un altro (che chissà se e quando ripassava, quell’altro, e non era comunque né di Trenitalia né di Italo ma era proprio un treno tipo della vita). E così sull’Aifonio ho visto che il mio amico Rudy mi aveva lasciato una foto (in calce) e un messaggio sulla bacheca di Zuckercoso che diceva:

“Meripò, ma questo lo perdoniamo? Tipo, una lettera aperta a Camilla gliela scriviamo? O s’è fatto prendere per i fondelli da mezza Roma inutilmente?”

I fatti sono presto detti: tal Gianluca deve aver fatto la cazzata della vita, scelta fra le pegggiori evidentemente, con sua moglie Camilla dopodiché prima di essere adagiato in un pilone di cemento dai di lei parenti deve aver valutato che era meglio chiedere scusa e correre ai ripari. E’ a quel punto che ha fatto la seconda cazzata della vita: è corso in tipografia. La tipografia sbagliata. Quella dei volantini del Pam. Il supermercato.

Purtroppo, Gianlù, sono questi i casi nei quali occorre rivolgersi a dei professionisti del settore. No, non settore amoroso ma tipografico. Ora, Gianlù,

1) chiunque abbia a cuore la tua pelle non potrebbe mai farti stampare il salvacondotto con il “comic sans” (come si è avuto modo di osservare pure sulla bacheca di Francesca, depravatamente frequentata pure quella)
2) le prime tre parole sono fondamentali e se tu parti con “Ciao Camilla virgola amore mio punto” stai già sulla rampa di lancio, figlio mio: Ciao cosa?  Siamo all’Ehi di Fonzie e non te lo puoi permettere.
3) “Ti devo chiedere scusa punto”: e qui te stai proprio a mette il chiodo sulla bara perché lo capisci da te che il fra te e “Totò, Peppino e la malafemmena” è un attimo
4) ti sei pure incartato con l’elenco particolareggiato dell’asse ereditario al quale chiedi scusa, “alla tua famiglia, alle tue amiche e amici” insieme pure alla bambina e “a tutta Roma”, dunque contestualmente inimicandoti tutti gli esclusi -a partire dai cognati- che nonostante l’esborso copioso al quale ti sei sottoposto rimangono fuori dal manifesto dell’anno
5) AMORE, RISPETTO, ATTENZIONE: questa grandinata di maiuscole strillate, non te lo vorrei dì, ma fa solo effetto “aò ma che te strilli?”
6) “Io ho la fortuna di averti sposata” è consapevolezza che avrebbe dovuto eventualmente soccorrerti prima, mo’ non vorrei allarmarti ma la fortuna è andata insieme al resto
7) Su Ti amo spazio punto esclamativo si è già diffusa Queen Rob quindi vai a guardare sulla bacheca sua
8 Lo stesso dicasi per il fatto che i manifesti sono abusivi in quanto sprovvisti del tassametro
9) Dante:  ”Lode e Gloria a l’amor che move il sole e le altre stelle”, Gianlù, in un manifesto di supposte corna o casini appajabili non lo consiglierei manco al mio miglior nemico, che intanto Gloria po’ esse che tutti i parenti e le amiche elencate nelle scuse iniziali sanno pure chi è.
10) “Credo che in amore vinca chi resta”: il congiuntivo l’hai azzeccato, me ne compiaccio ed è bene che resti. Ma, Gianlù, sent’ammè: tu è meglio che sparisci.
Tua
Meri spazio punto esclamativo

Scendo alla prossima

Thursday, May 31st, 2012

In occasione del ripristino (o meglio della decisione di ripristinarla, mo’ vediamo quante ere passeranno per rimettere la palina) della fermata di Via der Plebbiscito mi è gradito riproporre la fine analisi che la passeggera dell’87 strapieno gridò all’autista tra spintoni e ululati un anno fa. Al contempo però osserviamo che -in allineamento con quando in amore i grandi traditori si pentono, strafighi che ci hanno mollate si ripresentano, stronzi si riumanizzano- ciò avviene sempre quando, purtroppo, è tardi e manco ci va più di compiacerci. Che la vendetta sarà pure un piatto freddo. Ma è pure scotto. E spesso immangiabile. Ciò detto scendo alla prossima, ar Plebbiscito. Pure se devo andà più avanti.

Stamattina a Roma veniva giù che Dio la mandava. In città pioveva acqua. Sul Paese pioveva (omissis) altro.

L’87 è arrivato dopo 40 minuti pieno come lo studio Ghedini alla vigilia del processo Ruby. La fermata di piazza Venezia è la rappresentazione plastica del Paese: gente esasperata che non riesce a salire, gente imbufalita perché non risce più a scendere. Da Piazza Venezia si passa per via del Plebiscito e l’autista non si ferma. Perché da due anni lì è stata soppressa la fermata. Una signora urla:
-Aò me fa scende?
Un’altra passeggera spiega:
-Signò qua ‘a fermata so’ du anni che nun ce sta più
-Ma io devo andà a lavorà, so’ in ritardo, ma che è diventata sta città?
-Signò, via der Plebbiscito nun è più Roma: è casa de Berlusconi

Fuori continuano a piovere acqua e scandali. Dentro ci si è rassegnati. Persino a riprendersi quel pezzetto di servizio pubblico che è una palina dell’autobus soppressa.

E insomma a me stamattina mi è venuta una tristezza infinita. Perché non so se lui sia al capolinea. Ma possibile che noi non riusciamo a riprenderci manco una fermata?

Sex and the Cipol

Friday, May 18th, 2012

E’ successo che il Professor Pi doveva partire per la Cappadocia. Ma stavolta io non potevo andare. E’ un uomo fortunato, a volte.
Dunque io non potevo andare però lui ha detto
-Meripo’ visto che ho l’aereo all’alba che dici se passo a salutarti e con l’occasione mi ospiti la sera prima?
-Certo Professor Pi anzi se con l’occasione poi mi insegni qualche altra ricetta, che sono cinque inviti a cena di seguito che faccio la tua pasta alla siciliana rivisitata
E lui ha detto
-Certo Meripo’, potremmo fare il riso pilaf , ora ti dico cosa comprare.
E così io sono uscita a fare la spesa e lui ha preso un treno ed è venuto a trovarmi.

Io, ve lo devo dire, non è che avessi mai ospitato uno scienziato e allora mi sono preparata. Ho studiato. Ho studiato tutta la settimana. Come dovevo vestirmi. Tipo gonna tattica, maglietta, tacco 12. 10. 8 (no, scusate, se mi presento col tacco 12 a Termini potrei dare adito a pettegolezzi).

E insomma sono andata a prenderlo e me lo sono trascinato e l’ho accompagnato a casa.

Sapete com’è, una chiacchiera tira l’altra e intanto avevo stappato un 15 gradi rosso e cin cin e salutino e sorsetto e poi questo caspita di Professor Pi me ne fa passare di tutti i colori e mi porta in posti che manco so dove stanno e come si pronuncino e però ecco lui ha un suo fascino. Così beh, avete capito, si era creata una certa atmosfera, io avevo messo pure Chiara Civello di sottofondo, a Roma c’era il tramonto che faceva capolino dalla finestra e allora lui si è avvicinato e anche io e lui ancora un altro po’ e io pure e sostanzialmente eravamo come la collisione del Titanic con l’iceberg, ho chiuso gli occhi, ho sentito la sua bocca avvicinarsi al mio orecchio ed è allora che mi ha sussurrato
-Meripo’ hai una cipolla?

Ha detto Meripo’ haiunacipolla

Io prima ho visto se c’era la telecamera di Scherzi a parte poi ho guardato il calice del rosso chemagarihoesgaeratoehocapitomale e poi ho guardato lui che ancora stavo stesa, nel senso dallo stupore e allora lui ha detto
-Mi sono dimenticato di dirti di comprare la cipolla. Non ne hai vero?
-No.

E lui allora ha sfoderato il sorriso da bel tenebroso
E io mi sono detta: Ambeh me stava a prende in giro, volevo dire…
E lui a quel punto si è alzato in direzione suo zainetto, l’ha aperto e ha tirato fuori un incartamento argentato e, sempre come il beltenebrosando ridens, me l’ha sventolata, la cipolla d’argento, e ha detto:

-Lo immaginavo, non importa, l’ho portata da casa.
Poi si è messo a cucinare.


Adesso, guardate, ci deve solo provare a dirmi che mi vuole portare tipo dai cannibali. Anzi, ci provi: che gliela do’ io la ricetta a quelli per sbocconcellarselo in casseruola.
Il Professor Pi-laf, lo faccio diventare.
Con la cipolla, s’intende.
Giuro che me la porto da Roma.

Aò???

Friday, February 10th, 2012

Scusate, per motivi che mo’ è difficile riassumere e spiegare se non nell’ambito di una trattazione multi tomica e atomica sulla Profezia dei Maya, che evidentemente se stavano a ispirà anche a sti ultimi tre giorni miei, so’ entrata in un tunnellellelle che non era propriamente del divertimentooooo.  

E’ che ho chiuso una porta e dice che quando si chiude una porta poi s’apre un portone. E infatti. Solo che sto portone ancora sto a capì come se apre. Quindi, dal pianerottolo e con un collegamento di fortuna, vi volevo dì che intanto grazie che avete fatto finta che ve so’ mancata. Ma si sa, specie le donne, so’ campioni di finzioni.

Concludendo: la pacchia è finita. Aristò qua, con le catene e pure con le manette di pelouche nel caso servisse. Mi siete mancati.

Caro pino romano, Roma scapoccia

Monday, February 6th, 2012

Oggi siamo qui. Con questa:

Caro pino romano, minuscolo sia pino che romano,
vengo a te con questa mia per scusarmi anche a nome delle querce e del sindaco. Dopo secoli di onorata carriera botanica e musicale, alla fine è arrivata la resa dei conti pure per te. Non so se già sai, ma intanto l’abbiamo saputo noi, che questo casino della neve a Roma è pure colpa tua. Che non ci sei abituato e non hai retto. Peccato. Perché mentre ancora resta insoluto l’interrogativo di ”come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati” intanto avevamo accertato che “i pini di Roma la vita non li spezza”. E invece la neve si. Vi piega, vi spezza, vi fa cadere sulle macchine, vi mette di traverso e poi i poveri sindaci sono costretti a prendere le pale, mettersi il pile e farsi il giro di tutte le televisioni. Peccato, davvero. (continua qua)

Tre metri sopra la neuro

Tuesday, December 13th, 2011

“Non trovare una soluzione è un fallimento della politica”. Chiaro che stai a pensà alle pensioni. Alle liberalizzazioni. Alla disoccupazione. No, sono i lucchetti di Ponte Milvio. E lo sentenzia la Cassazione della ferramenta amorosa: Federico Moccia. Che, parlando della decisione del XX Municipio di Roma di togliere i lucchetti sennò casca proprio il ponte, così continua: “Io accetterò questa decisione solo quando, con la stessa solerzia, avrete risolto i VERI (in maiuscole nel testo) 5.000 problemi del quartiere”.

E vabbè. Pure la Santanchè, per dire, si sentiva in grado di indirizzare il Paese da qualche parte. A quel paese, tipo. Comunque. Senonchè invece interviene il sindaco Alemanno. E che dice? Dice: no, aspettate, che “voglio chiedere a Moccia se ha qualche suggestiva idea, una delle sue”.

Non è finita. Il re della ferramenta’s love, Moccia, ari-risponde: “Parlare con Alemanno per trovare una soluzione alternativa? E che gli devo dire? Se avessi il potere direi alla gente di assaltare il XX Municipio come Fort Apache.”

Ora, per quanto mi riguarda, caro sindaco e caro Moccia, dei lucchetti potete farne l’uso che ritenete, il primo che mi viene in mente di suggerirvi è chiudervici la bocca. 

Però a questo punto voglio sapere, nel giro di consultazioni del sindaco, cosa ha intenzione di far risolvere a Fabio Volo e Benedetta Parodi. Perchè, ve lo dico, sono più spaventata da Alemanno che resta che dai lucchetti a rischio crollo-ponte che tolgono.
 

Ponte Silvio

Friday, October 28th, 2011

Archiviato il Ponte sullo Stretto è ora di interrogarsi sull’altra miracolosa opera che invece è stata costruita alacremente dal Nostro in questi anni: il Ponte Silvio.
Il Ponte Silvio è quello che ieri, plasticamente raffigurato nella calca di fedeli ammassatisi ai portoni di Tronynoncisonoparagoni in quel di Ponte Milvio Roma, come neanche durante il terzo e ultimo giorno dell’haj, il tradizionale pellegrinaggio che ogni musulmano deve compiere almeno una volta nella vita, che tante epocali resse della Mecca produce, dunque dicevo che il Ponte Silvio è quello che collega ormai da decenni i consumatori alla fonte della propria autostima: il televisore a schermo piatto.

Il Ponte Silvio ha però una portata ridotta: imponente costruzione architettonica è in grado di soddisfare e accogliere nel passaggio solo un piccolissimo, fortunato numero di eletti. Molti però sono i chiamati. E, da Trony come nella vita, continuano ad accalcarsi stando in fila. Fuori.

Aver illuso che tutti possiamo permetterci tutto e che il nostro valore aggiunto passa dallo schermo di un televisore a Led, o meglio ancora quello di un Aifonio 4S, è operazione temeraria e a lungo andare, come si è visto, pericolosa.

Per la cronaca ieri il signor Trony ha incassato due milioniemezzodieuro. Gli altri al massimo un Samsung a 100 euro. Non vorrei che a forza di convincerci che la fonte della felicità sta nell’arraffo di televisori a fotoni non ci accorgessimo che, mentre siamo in fila, alla cassa ci stanno arraffando cervello e portafoglio dei manipoli di furboni.

Car-rie Bradshaw

Wednesday, October 26th, 2011

“A New York si dice che si è sempre in cerca di un lavoro, di un ragazzo o di una casa”. A Roma di un parcheggio. E’ per questo che ho deciso di tagliare alla radice la mia seconda causa naturale di stress, che la prima sono io stessa: e dunque ho venduto la macchina.
Dopo trent’anni di onorata ma sofferta carriera automobilistica, che guidare non mi è piaciuto mai un granché, per la prima volta l’ho data via in cambio di nulla. La macchina. Nel senso che non ne arriverà un’altra al suo posto.


A questa, in realtà, mi ero affezionata un bel po’: mi piaceva come era fatta, il rumore quando la mettevo in moto, come mi faceva sentire quando ci salivo. Tipo Kate sulla carrozza con William. Ma, a conti fatti, mi stava prosciugando risorse ed energie. E così quel santuomo di quel santuomo mi ha aiutata a venderla.

E quando l’ho lasciata lì, nel parcheggio, e me ne sono andata via a piedi, a un certo punto mi sono sentita camminare tipo sulle nuvole. Mi sembrava di andare più veloce a piedi che in macchina. Che a Roma è effettivamente così. E più mi allontanavo più mi alleggerivo, anche se mi ci sentivo ancora parecchio attaccata, a quella scatoletta.

Così mi è venuto in mente che certe volte facciamo la stessa cosa con l’altro motore ingolfato, l’amore: che a forza di stare ancorati a un sedile poi non ci ricordiamo più di quanto sia salutare camminare anche con le proprie gambe.

Però a questo punto la citazione di Carrie Bradshaw ve la metto tutta:
A New York si dice che si è sempre in cerca di un lavoro, di un ragazzo o di una casa. Mettiamo di averne due su tre. E che sono favolosi. Perchè permettiamo all’unica cosa che non abbiamo di rovinarci quelle che invece abbiamo? Perchè una donna senza un più uno.. si sente meno di zero?”


Per la Madonna

Monday, October 17th, 2011

Dunque, scusate, cerco di riassumere brevemente: sabato scorso, davanti agli occhi del mondo, Roma -unica fra 952 città al mondo- è successa l’iradiddio che sappiamo di teste spaccate, feriti, assedio, devastazioni, danni, paura, camionette flambè e quant’altro. E siccome la coglionaggine e l’attitudine criminale sono trasversali e non risparmiano le confessioni religiose, delle devastazioni di sabato hanno fatto le spese anche una statua della Madonna e un crocifisso. Male. Malissimo. Ora però posso chiedere come venga in mente all’esponente di un governo di un Paese umiliato davanti a tutto il mondo -che si manifestava in 952 città e solo da noi l’iradiddio- di chiedere ai cittadini di organizzare una preghiera di riconciliazione con la statua?la coglionaggine è trasversale e non esclude le confessioni religiose ne hanno fatto le spese anche una statua della Madonna di Lourdes e un crocifisso, fatti a pezzi dai devastatori entrati a forza nella chiesa dei Santi Marcellino e Pietro a via Labicana.

L’immagine di quella statua frantumata a terra è l’emblema dello stato di devastazione in cui si trovano prima di tutto il cervello e l’animo di molte delle canaglie incappucciate che hanno tenuto in scacco una città e i suoi cittadini per ore.

Che il cappuccio, spiace osservarlo, sarebbe stato preferibile l’avessero indossato i loro padri allo scoccar del concepimento.

Senonché ora apprendo che il sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Maria Giro ha poco fa auspicato che:

I cittadini del quartiere promuovano una fiaccolata, nella piazza antistante la chiesa di San Marcellino e Pietro, una preghiera di riconciliazione per sanare una vera e propria profanazione dei luoghi. Una fiaccolata organizzata e promossa dalla societá civile, non dai politici, -ha proseguito Giro- pervasivi e presenti, alla quale però possono anche partecipare. Quello che è accaduto in questi luoghi è una vera e propria profanazione“.

Ora, premesso che il dolore e lo sconcerto per quel gesto mi accomunano al sottosegretario Giro -e ma qui grazieaddio me fermo- posso chiedere come caspita possa venire in mente a un esponente del governo di un Paese umiliato in questo modo davanti a tutto il mondo di chiedere ai cittadini una preghiera di riconciliazione per la statua?

P.S.
Mentre finisco di scrivere arriva un nuovo dispaccio che vi trascrivo senza ulteriori commenti:

“ TEATRO: GIRO, OCCUPAZIONE VALLE CATTIVO MODELLO PER NUOVE GENERAZIONI – Vorrei lanciare un invito a quei gruppi animati da disagio e spirito contestatorio. Evitate di occupare il Teatro Valle. Quell’occupazione protratta è un cattivo modello per le nuove generazioni”.