Posts Tagged ‘Roberto Benigni’

Popypedia, un pop di quello che avete scritto voi mentre scrivevo io

lunedì, settembre 21st, 2015

Questi viaggi sono come i grandi amori: bellissimi prima, terribili durante, piacevoli da ricordare una volta finiti guardando le fotografie con un sospiro di sollievo.
Mario

Le donne si dividono in due categorie: quelle che ciabattano fischiettando con nonchalance verso il cesso comune e le altre.
Marco

Vorrei avere la tua abilità di scrittrice per raccontare il mio viaggio in Islanda con amico catanese che continuava a chiedersi perché mai doveva prendere tutto quel freddo per vedere della lava quando ne aveva a mucchi davanti casa sua.
Marino

Ora posso affrontare il mondo fuori
Giovanna Lapinia

La Lonely Planet ti fa un baffo a tortiglione
Alessandra

In estrema sintesi direi: per ora molto vomito
Chiara

Io te lo dico, alla fine ha ragione la mammamia Robi: MA PERCHÈ ‘UN TU VAI A LERICI? oppure in alternativa stai a casa”.
Gianna

Io te lo dico, sarai responsabile del divorzio più veloce del secolo quando la prima notte del viaggio di nozze a NY, incollato all’ipad dirò: “no, no, devo fare il diario di bordo come Meripo’”
Alessandro
(Alessà, tutte le scuse so’ buone, eh 🙂

Ma dove sta la Kamchatka?
Lucia

Meripo’ eeee… quando riparti?
Astrid, Manuela, Nicoletta, Silvia e molto cucuzzaro

La mia piena ammirazione: avventurarvi stoici per la caletta zuppa senza un’adeguata scorta di marshcosi.
Silvia

Nun… fate… caciara… che… sto… leggendo…., troppi nomi
Massimo

Io oggi di nascosto vado a pagare le vacanze in villaggio. Non mi frega più.
Diletta

Ohi Ohi Ohi, moio
Carla

#Osvaldobevilacquanuntetemo
Donatella Aridatecemeripop

Che il sovjet e la vita nei kolchoz ve spiccia casa
Lorenza

Ora rivaluto decisamente e finalmente il mio viaggio nella vecchia URSS con intossicazione collettiva quando, in seguito a assunzione di chinino per febbre alta, essendo svenuta cinque o sei volte sopra i campi di girasole della distesa, volevano portarmi in ospedale ma ho resistito alle cinque delegazioni venute a visitarmi.
Maria Grazia 

Noto che nella lista finale sono del tutto assenti i mezzi di trasporto rotti, il che mi fa supporre che stiamo pure migliorando.
Tiziana

Benigni Troisi lettera

Caro Savonarola

Se vuoi ti pago solo per leggere i tuoi post di viaggio Maori Pop
Antonella Anna

Meri Pop, noi lo paghiamo profumatamente il professor Pi, per portati in giro.
Daniela

Tu je devi fa’ male fisico, a Pi
Floriana

E ora vai con la sigla

Il nome della cosa

martedì, giugno 21st, 2011

Post di blog che, a leggerli, ti sembra di sentire lo speaker di Superquark.

E insomma ho trovato un uomo che infin ci fornisce un primo vademecum oratorio dall’inequivocabile titolo “Le parole a letto”.

Vado a illustrare: “Comunicare -scrive l’esimio collega- è fondamentale nella vita quotidiana, nella vita di coppia e a maggior ragione a letto”. Che “la connessione mentale rinforza la connessione fisica”.
Avercela. La connessione mentale, dico.

E dunque, egli ci informa di
Come passare dal sesso silenzioso al giocoso sesso parlato“:
1) “Un primo passo per favorire l’intimità è dare un nome ai genitaliattribuire vezzeggiativi al pene e  alla vagina è senza dubbio un passo per rendere caldo e familiare l’eros. Conferire agli organi sessuali un carattere e una personalità può approfondire il contatto con l’intimità dell’altro ed aiutare la comunicazione intima”.

Caro, scusa, ma dipende. Che una volta la mia amica Giulia mi raccontò che finalmente aveva trovato l’uomo semiperfetto. Senonchè il semi era che lui, appassionato di politica e di una ministra in particolare, chiamava la di lei “l’onorevole” e a lei veniva ma solo da ridere. Che la evocava anche per telefono “E come sta l’onorevole” “e che dice l’onorevole”.  Peggio andò a Marcella, che lui la cosa la chiamava “Stefania”: “e salutami Stefania” e “stasera fai venire pure Stefania” e “come si è vestita oggi Stefania”.Ma va anche aggiunto che lo stesso accadde a Giacomo, la cui di lei chiama il suo di lui “Sergio”. Che “conferire agli organi sessuali un carattere e una personalità” magari aiuta ma chiamarlo col nome di un altro barra un’altra, ti assicuro, NO.  

2) “Il secondo passo è chiedersi: “perché non ho mai chiesto cosa desideravo mentre ero a letto? Oppure perché non ho mai esternato quello che provavo? Impariamo ad esternare e comunicare di più”.

Senonché anche qui, amico mio, purtroppo dipende. Che c’è gente che non riesce a dimenticare di essere presidente di Consiglio di amministrazione manco quando è in braghe, calzettoni e Church ancora allacciate e alterna lo sguardo concupiscente sulla di lei lingerie a quello arrapato sugli aggiornamenti di InvestCenter per iPad. Che purtroppo quando cala il titolo poi cala pure Sergio. E lo vedi, si, come sta combinata la Borsa da una decina d’anni.

E ancora:
3) Il linguaggio romantico (quello fatto di poesia, dolci parole, romanticismo) si rivolge alla femminilità, mentre vocaboli più licenziosi ed inviti eccitanti fanno appello alla mascolinità. L’uomo ha costantemente bisogno di essere lodato e onorato per eccitarsi, non per altro  una frase come “mio eroe” ispira il cavaliere in armatura lucente che si nasconde in ogni uomo, contribuendo a portare alla luce la sua forza virile.

Scusate io mo’ non so chi frequentate voi, però solo l’idea di dire acchissoio “mio eroe” produrrebbe che il cavaliere me rompe tutta l’armatura lucente in testa.

4) “A letto le parole che accendono una donna sono soprattutto quelle che solleticano ed apprezzano quello che “è” , mentre l’uomo è più eccitato da parole e frasi che riguardano ciò che “fa”.
No comment

5) “Il segreto di un sesso felice sta nel dire tutto ciò che vi provoca piacere, senza però trasformare il rapporto sessuale in una lezione di guida”.

Di guida? Ma che davvero immagini, esimio collega, che ancora ci sia chi pensa di cavarsela con un pacchetto di coordinate destra-sinistra-divieto di svolta? Guarda che c’è gente che manco col Garmin e Google map ne viene a capo. 

Non lo so, magari a voi sto Prontuario risulta utile. Eventualmente fatemelo sapere. A me e all’onorevole. E pure a Sergio e Stefania, già che ci siete.
Intanto vi metto Benigni che magari lo trovate. Il nome della cosa.