Posts Tagged ‘Robert Redford’

Le magnifiche quattro

mercoledì, aprile 20th, 2016

Sapete chi sono queste quattro signore?

The AP team that investigated seafood caught by slaves poses at the George Polk Award luncheon in New York, Friday, April 8, 2016. From left, Martha Mendoza, Robin McDowell, Esther Htusan and Margie Mason. (AP Photo/Richard Drew)

Si chiamano (da sinistra) Martha Mendoza, Robin McDowell, Esther Htusan and Margie Mason. Sono quattro giornaliste della Associated Press. E ieri hanno vinto il premio Pulitzer. Che sarebbe tipo un Nobel dei giornalisti. La storia la racconta oggi Pietro Del Re su Repubblica. Con la loro inchiesta sullo sfruttamento del lavoro nella catena di lavorazione e distribuzione del pesce  nel sud est asiatico, hanno fatto liberare duemila persone. Ripeto: duemila persone. Per realizzarla hanno lavorato un anno e mezzo. Hanno pedinato in terra e in mare i mafiosi ittici, sono state speronate in acqua e minacciate di morte in terra. Sono anche rimaste nascoste quattro giorni in un Tir -ripeto: nascoste quattro giorni in un tir- per individuare le imbarcazioni che trasportavano il pesce avariato.

In un mondo giusto oggi, oltre alle meritatissime foto di Reuters e New York Times sui migranti ci sarebbe in primo piano anche la storia dei mafiosi ittici sgominati dalle magnifiche quattro. E già verrebbe commissionato un film su di loro, uno da far impallidire Hoffman&De Niro & Tutti gli uomini del presidente e tutto il cucuzzaro. Immagino siano già al telefono per definire i dettagli.

La filosofia della panchina

mercoledì, aprile 15th, 2015

“Abbi cura di lui, fallo sentire importante. Se ci riesci avrete un matrimonio felice e meraviglioso: come il 10% delle coppie”.

Alla fine sta tutto qui, “A piedi nudi nel parco”: sta in questa frase e su una panchina. Quella di Washington Square Park, quella sulla quale finisce a ubriacarsi Robert Paul-Redford dopodiché inizia la passeggiatina più famosa della storia filmica sentimentale. Come un fachiro sugli spuntoni del cuore. Che “andare a piedi nudi nel parco non è sensato, ma è divertente”, aveva urlato a Paul sua moglie Jane-Corie Fonda.

Che funziona sempre così: all’inizio è tutto meraviglioso, il mondo vi sorride da ovunque, anche dalla stanza scamuffa, dai materassi a terra, dalla luce non ancora attaccata e lei-lui è perfetto per voi. Ma è proprio lì che si comincia a dire

-Oh che meraviglia sei, adesso vediamo come posso cambiarti

Quando però lei vede come si è ridotto lui, pur di diventare come voleva lei, ecco che scatta lo statisticamente improbabile lieto fine della riconciliazione e dell’accettazione. Di norma qui invece scatta l’avvocato e arrivederci-eggrazzie.

Ma la “filosofia della panchina” resta. Resta il momento in cui ci si ferma. A cercare una via d’uscita ma soprattutto a cercarsi. E sulla panchina, mentre pensi di cercare l’altro, il più delle volte ri-incontri te stesso. E ti chiedi che fine abbia fatto tu. A volte, poche, si capisce che i sogni sono ancora gli stessi ma li si sta inseguendo per strade diverse. Altre si capisce che ti sei perso e basta. Dunque, invece di alzarti ubriaco e toglierti le scarpe, è il caso che ti prenda un bel caffè e ti rimetta i calzini tuoi.

Insomma in ogni curriculum sentimentale che si rispetti non manca mai quella panchina. L’importante è che, anche se vi ci sedete ubriachi, decidiate di alzarvi e prendere decisioni solo quando siete nuovamente sobri.

Dopodiché -al netto del genio di Neil Simon- c’è che stando a Roma il mio amico Tommaso (ispiratore del presente post) ha trovato il modo di sedersi qui davanti:

Fontana di Trevi, foto Tommaso Carmassi

che non è una panchina ma lo capite da voi che, come dice Tommaso, se le idee si rabbuiano e non son chiare meglio sedersi “con il fragore dell’acqua a sovrastare il suono dei pensieri”.

E buona panchina a tutti.

Sex and the chili/2: Redford-Streisand, the original

venerdì, settembre 30th, 2011

-Tu non molli mai eh?
-Solo quando ci sono proprio obbligata. Però so perdere molto bene
-Meglio di me
-Beh, io ho fatto più pratica

Addio, Katie
Addio, Hubbell

(Grazie a Carla, Labongini)